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Archive for 22 febbraio 2012

Er Cagnottaro, incuriosito dal fatto che due imbecilli vadano da lui a comperare cinque chili di cagnotti alle 11 di sera, ci domanda se c’è una gara “in notturna” e dove, anche se gli sembra strano non saperne nulla.
Noi, col sacco di cagnotti in mano, già in mezzo alla porta, rispondiamo:
«No, li mettiamo in macchina ad un nostro amico»
«Eh… ma state attenti, potrebbe uscirne qualcuno dal sacco…»
«Quale sacco?…» e giù a ridere come due coglioni, due sinistri coglioni, visto che le risate risuonano sotto al portone mentre ci apprestiamo a commettere una nefandezza senza senso, una porcata da delinquenti, assolutamente ingiustificata.
Va beh, l’ideatore è Bebi e con lui discutevano della cosa altri quattro, io sono solo l’equivalente del palo della banda; non voglio sembrare meno colpevole,  non opererò materialmente ma, senza il mio contributo determinante, le cinque carogne non avrebbero trovato i cagnotti.
Armando, forse è stato meglio così: con la voglia che c’era di far danni, probabilmente ti avrebbero messo in macchina… che so, qualche badilata di polvere di amianto o il virus dell’ebola… 

Arriviamo tutti in Piazzetta, inteso come due imbecilli, io e Bebi, nonchè 50.000 cagnotti.
«Ehi, c’è qualche fottuto Gesù Cristo, qui intorno?» domanderebbe Bruce Willis.
Mica per altro, è solo che, invece dei pani e dei pesci, qualcuno ha moltiplicato gli imbecilli… Ne troviamo un mucchio.
Meglio fare un riepilogo, con nomi e cognomi, tanto è tutta roba prescritta.
Al tavolo con il povero Armando c’erano Bebi Bolognini, Piero Coppero e l’Alligatore, quelli me li ricordo; come dicevo ieri, ricordo che Armando voleva denunciare cinque persone, quindi metterei in campo Vinella e il Pollastro, anche se dal profondo della memoria mi rinviene come l’aglio il nome di un insospettabile, tipo il dott. Roberto Zoccola: non ci giurerei ma…

Dai Fab Five si levano grida di giubilo e risate sguaiatissime, tali da attirare l’attenzione di tutta la Piazzetta, così il fatto diventa di dominio pubblico.
Permettetemi una breve riflessione: a una certa età, cosa scatta nella testa (parlare di cervello mi sembra impegnativo…) della gente?
Un povero Cristo, un tuo amico, dimentica le chiavi della macchina sul tavolino e va al cinema. Qualcuno chiede di entrare un momento (il cinema era a sette/otto metri dal tavolino) e gliele porta?
No, decide di fargli “uno scherzo”, solo che se gli avessero dato fuoco alla macchina sarebbe stato meglio, almeno sarebbe intervenuta l’assicurazione.

Torniamo al fatto. Allora in Piazzetta si mischiavano tre generazioni, dagli under 20 agli over 70.
Di gente normale?
No, di gente che poteva discutere per mesi sul peso e l’apertura alare di un’aquila; di gente che aveva costruito fortune; di gente che le aveva spianate, le fortune; di gente che quasi sempre esordiva con «Dam da ment…».
Insomma, pellacce da Baleta/bar Moderno/Piazzetta.

E un gruppo del genere, di fronte all’imminente misfatto, si fa i cazzi suoi?
Certo che no. Così, mentre i cinque soci si dirigono verso la Giulietta blu di Armando, un codazzo di consulenti li segue:
«No, dài… ma che schifo…»
«Ma… di chi è la macchina?»
«Fioi, is l’è ‘n schers da trè vea la machina…»
«Minchia, che figata!…»

I Fab Five sembrano posseduti da un demone ridanciano: aprono la macchina ed iniziano a spargere manciate di cagnotti su sedili, cruscotto, tasche laterali, senza dimenticare il vano portaoggetti.
«Oh… lasciane un po’ per il bagagliaio…»
E da questo momento ho alcuni secondi scolpiti nella memoria.
Piero si occupa del bagagliaio mentre gli altri hanno finito i cagnotti e, come per il riso ai matrimoni, si chiedono l’un l’altro «Ne hai ancora? No-o? Peccato…»
Le portiere si chiudono mentre ci sono spettatori che si contorcono letteralmente dal ridere, gli ideatori-esecutori parlano un ottava sopra al normale, Piero finisce gli ultimi cagnotti tra gli oggetti presenti nel bagagliaio, poi lo richiude.

Tumph!
Beh, no, era un’Alfa Romeo, quindi è stato più una specia di “sbrang”.
Neanche fosse stato un colpo di pistola: tutti si guardano con l’espressione “e adesso?” mentre io ero esattamente dietro a Piero, che si gira, mi guarda senza l’ombra di un sorriso e fa: «Avremo mica esagerato?…»
Bebi fa cenno di no, è certo di aver fatto la cosa giusta e lo tranquillizza ma l’atmosfera è un momentino più pesante.
Forse ho assistito alla classica impresa del “branco” dove, per fortuna, il bersaglio era una macchina e non una signorina: probabilmente anche le imprese più schifose nascono tra risate e sghignazzi, salvo poi rendersi conto dopo di ciò che è stato fatto.

Va beh, ormai è andata…
Ormai non resta che aspettare Armando allo stesso tavolino.
A mezzanotte esce dal cinema, la morosa se ne va a casa e lui si avvia verso gli “amici”, che gli dicono delle chiavi.
«Ah, grazie, meno male che le avete trovate voi…», mentre a qualcuno parte una risata nervosa.
Quando è ora di andare l’eccitazione è al limite: Armando entra in macchina…
Saluta e se ne va.

Oh cazzo…
Doveva andare diversamente, lui avrebbe dovuto vedere i cagnotti, guardare gli amici con l’aria di “ma siete proprio delle simpatiche canaglie” e poi scoppiare in una risata contagiosa che avrebbe concluso il telefilm.
Ma nella vita quasi niente va come nei telefilm.
Nei telefilm due amici si prendono a pugni per dieci minuti poi se la ridono a crepapelle e si sbronzano insieme, nella realtà uno prende un pugno, cade, batte la testa e muore.

Io mi permetto di osservare che se Armando, che vive in centro sopra il suo negozio, non tocca la macchina per tutto il giorno, quando alla sera la apre, gli volano in faccia 50.000 mosconi e crepa d’infarto.
A quel punto il ricordo si fa confuso: non ricordo composta da chi ma parte una delegazione diplomatica verso casa di Armando, che viene informato del fatto.
Quelle bestiole di merda hanno la capacità di infilarsi ovunque, quindi non li aveva visti ma ora è sufficiente alzare un tappetino…

Non ho assistito di persona: da bravo coniglio ho preso la direzione opposta a quella degli ambasciatori e sono andato a casa.
Dicono che Armando è diventato una specie di lupo mannaro idrofobo in acido.
È partito a tutta velocità in direzione distributore notturno IP, quello sul ponte, il cui custode era il povero Felice: non si tratta di ossimoro voluto, si chiamava proprio Felice ma era vittima di decine di nostri scherzi una notte sì e una no, l’unico benzinaio che avrebbe traslocato a Casal di Principe per aver a che fare con gente migliore e stare più tranquillo.

Armando ha passato la notte ad aspirare cagnotti in ogni angolo della macchina ed a svuotare e ripulire il filtro che si intasava a causa della marmellata di cagnotti.
Ha fatto ancora un tentativo nel pomeriggio, dopo aver dormito poche ore.
Alla sera è arrivato in Piazzetta minacciando azioni legali, faide e atroci vendette.
Il giorno successivo è arrivato con una fiammante Golf GTI.
Pensandoci bene, Armando… visto il miglioramento di parco macchine, forse sarebbe stato il caso di ringraziarli, i Fab Five, magari anche una bottiglia per il sottoscritto…

Gli echi di questa storia si sono trascinati per qualche tempo, era una storia sempre attuale da raccontare, neppure l’appena iniziato Mondiale di Spagna riusciva a far parlare così la gente.
D’altronde, con una squadra così, senza il capocannoniere Pruzzo, dove vogliamo andare? E quel Rossi lì, ricomincerà mai a buttarla dentro?

Poi qualcosa è cambiato: il Paradiso si è stancato di attendere.
E ci è venuto incontro, in quell’estate del 1982.

Dottordivagopandagallia

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