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Archive for 18 febbraio 2012

benvenutoAbbandono per un momento l’argomento “Festival di Sanremo” -che francamente ho poca voglia di riprendere- per un benvenuto alla Lisa, che si è presentata con un “uno-due” di commenti che,  come da regolamento, le valgono il benvenuto ufficiale con cesto d’ordinanza.
Di lei so due cose: la prima è che appoggia le mie teorie sull’educazione dei figli, che io non ho ma lei sì, e questo rende più autorevole l’affermazione del sottoscritto; la seconda, gravissima, è che trova una qualche ragione di esistere alle scarpe a dondolo di cui parlavo qui:

A difesa delle scarpe a dondolo: possono essere consigliate per qualche tipo di mal di schiena perché obbligano con microaggiustamenti a rinforzare la muscolatura della schiena. Giuro che è vero.

Anche una stecca nel culo potrebbe migliorare la postura ma non per questo i fisiatri incoraggiano la pratica; inoltre, se dico che quelle scarpe sono una cagata, allora SONO UNA CAGATA.
Non ci provare, Lisa, ilpandadevemorire non è una democrazia. 
E non fare quella faccia lì, che sto scherzando.
Benvenuta, Lisa.

E vi mollo così? Naaa… mi sa che potrei concludere con due cose ancora sul Festival, così mi risparmio un “Girone della Merda 3”.
Ieri sera non ne ho visto nemmeno un minuto, praticamente non ho fatto il “richiamo”, come per l’antitetanica, così mi è già scappata la voglia di parlarne, cosa che la dice lunga sull’importanza di fatti che per un giorno tengono in scacco l’informazione nazionale e il giorno dopo, come succede a me, non sai più di cosa volevi sparlare. Mi ero fatto una serie di appunti mnemonici, roba che nella mia testa resiste  quanto  una confezione di donuts in mano a Homer Simpson.
E quindi?

Beh, due-parole-due su Celentano, per quello che serve, le direi pure, anche se ci sarebbe da parlare molto di più sulle persone che lo trovano gradevole o anche solo sopportabile, mentre quelli che lo definiscono un grande artista non fanno testo, lo dicono solo davanti ad un microfono ma non c’è uno che lo pensi.

Uno dei luoghi comuni televisivi degli anni 80/90 era

Sgarbi sarà antipatico ma quando parla d’arte… lascialo stare.

Oggi c’è

Celentano potrà piacere o meno come uomo di spettacolo ma come cantante…

A livello musicale Celentano non conta un cazzo.
A suo tempo ha fatto sfracelli perchè ha avuto la fortuna -e l’astuzia per approfittarne- di arrivare in un periodo di radicale cambiamento dei maggiori fruitori della musica, cioè i giovani. Ha fatto in campo musicale, trent’anni prima, quello che Roman Abramovich ha fatto nel campo dell’economia e della finanza: il giorno prima era un pirla, il giorno dopo un Dio, questione di fortuna e di capacità di coglierla.
Era sufficiente sculettare davanti al pubblico in un modo che faceva tenerezza a chi conosceva Elvis ma per un’Italia abituata a Nilla Pizzi e Armando Trovaioli era più figo e dannato di Sid Vicious.
Come per Abramovich, gli riconosco astuzia e spietatezza, con la differenza che , credo, Celentano non ha fatto ammazzare nessuno; prendeva due “americanate” e le riproponeva ai giovanotti di allora e per farlo ha sfruttato le doti di gente come Don Backy e molti altri, per poi litigare con tutti quelli che gli erano intorno, sempre per questioni di soldi.
Arrivato agli anni 70 si è trovato bene, infatti è rimasto lì, sia con gli argomenti che con l’abbigliamento: le sue tenute con stivaletti e pantaloni di gabardine sono l’incarnazione picaresco/tardo-beat di un concetto di fighezza che ricorda molto la personalissima interpretazione del look “dell’ammericano del Kansas City” di Alberto Sordi, solo che la tenuta e le gag dell’immenso Albertone ci hanno fatto schiattare dal ridere in un film, quelle di Celentano fanno cagare da quarant’anni.

Giuro che l’altra sera ho provato a vederlo, proprio a livello di studio del “fenomeno Celentano” ma è più forte di me, non lo sopporto; ogni cinque minuti ci tornavo su ma rimbalzavo dopo trenta secondi: fastidio epidermico. 
In una di queste “pillole celentane” l’ho visto, seduto, cantare una canzone a me sconosciuta, inascoltabile, in cui credo di aver captato una perla tipo “tu sei molto stupenda”… Potrei sbagliarmi ma non mi stupirei se l’avesse detto davvero, d’altronde, dopo la scritta “La caccia e contro l’amore”, non è un segreto che da giovane il maiale gli abbia mangiato i libri e che nella sua autodefinizione “Il Re degli Ignoranti” ci sia più verità di quanta ce ne volesse mettere lui…

Va beh, mi viene difficile nascondere il fatto che Celentano mi ha sempre fatto cagare su tutta la linea, anche quando cantava, soprattutto quando cantava: canzoni di una povertà, di una prevedibilità e scontatezza disarmanti, sempre che non se la tirasse da rockstar su melodie da coro da osteria come “La coppia più bella del mondo” o “Chi non lavora non fa l’amore”.
Per anni mi sono chiesto dove avesse preso l’ispirazione per una canzone bella come “Azzurro”, per poi scoprire che era di Paolo Conte.

Okay, okay, confesserò che “Una carezza in un pugno” mi è sempre piaciuta e, se mi capita, mi piace ancora adesso, ma è di Gino Santercole, suo nipote o cugino o non so che tipo di parente, lo stronzo ha avuto solo la fortuna di trovarsela pronta in casa.

E se come cantante lo considero poco più che un cantastorie, non proponetemelo proprio come intrattenitore o predicatore o uomo di spettacolo in genere.
Non mi spiego chi abbia dietro, chi spinga la gente a considerarlo, forse è un dono di natura. Dice cose scontatissime e, se vuole uscire dagli schemi, svacca o sbaglia bersaglio; è riuscito nel miracolo di farmi schifo pur parlando male della Chiesa… no, dico… eh?
È noioso, non ha argomenti, è pompatissimo, osannato, strapagato, forse temuto ma in realtà non ha peso, spessore e considerazione.
Non esiste, è il Sarchiapone dell’entertainment italiano.

Oggi ho seguito due o tre TG e in tutti c’era l’immancabile inviato da Sanremo che dichiarava: «Non si sa ancora di cosa parlerà Celentano».
Avrei dato un organo per uno di loro che avesse concluso con «…e non gliene frega un cazzo a nessuno»…

E che nessuno si sogni di scrivermi “…Intanto, che ti piaccia o no, sei qui a parlarne…”.
Eh sì, sono un tipo strano: affermo anche che la merda mi fa schifo, pur non avendola mai assaggiata.

Dottordivago

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