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Archive for 8 febbraio 2012

I Maya erano una banda di coglioni.
E fin lì… l’avevo già anche detto: quando siamo arrivati a casa loro li abbiamo trovati come i treni italiani, cioè “portavano ritardo”; non tanto, eh… solo cinque o seimila anni malcontati sull’invenzione della ruota e della scrittura.
E poi non conoscevano il cavallo, cosa gravissima, se pensiamo all’importanza che ha avuto nella nostra evoluzione; ancora più grave se ci domandiamo come possa svilupparsi una civiltà senza i salamini di Gidòn che, bontà a parte, avrebbero contribuito non poco alla tempra del loro sistema immunitario (mia nonna diceva che “fanno sangue”…) e non sarebbero morti quasi tutti di morbillo, ‘sto popolo di pirla che guardava le stelle…
Per scoprire che il nostro mondo sarebbe finito nel 2012.
Okay, mille ringraziamenti per patate, mais, cacao, peperoni e, volendo, pure il tacchino, piatto principe per i barbari del cibo ma che noi prendiamo in considerazione quando proprio non si sa cosa mangiare. Ancora grazie. 
Però, voglio dire, già che per tutto il giorno non facevano un cazzo d’altro, potevano almeno guardarci meglio, dentro a ‘ste stelle: avrebbero azzeccato una data un po’ più precisa, altro che 2012… 
No perchè… non so il vostro mondo ma di sicuro il mio è da mò che è finito.

E qui mi scappa di divagare.

Di solito la divagata nasce da un’associazione mentale che mi sorge in seguito ad una delle cose che ho appena scritto, in questo caso la musica è diversa.
Sarà che oggi è il mio compleanno (un “grazie” anticipato a chi mi farà gli auguri e un fantasmagorico “vadavialculo” a chi invece no…), sarà che la temperatura è aumentata di un bel 10° abbondanti e il pianeta Terra, in località Alessandria, ricomincia a ritrovare l’acqua in forma liquida, condizione imprescindibile per lo sviluppo della vita come noi la conosciamo, sarà quel che sarà ma, prima di continuare ad inoltrarmi in tutti i “pandismi” che tanto mi fanno girare le balle, vorrei parlare di qualcosa di positivo, oltre a festeggiare “quota 100”. No, bastardi, anche se è il mio compleanno, non è un riferimento alla mia età.
Circa tre anni fa scrivevo il post "La palestra, le scale, la vita", in cui raccontavo di aver trovato un buon esercizio “indoor” per tamponare la situazione, dopo aver mollato la palestra: fare le scale di casa mia.
Abito all’ottavo piano, praticamente un megastep a gratis. Così, grazie alle nevicate e all’impraticabilità dell’argine dove da un anno scarso ho scoperto la vocazione per la corsa, da una decina di giorni sono tornato all’esercizio che mi ha reso famoso nel mio condominio.
Famoso come pirla, ovvio.
Inizio con una cinquantina di piani, per la precisione sette volte sette piani: dal mio pianerottolo a quello del primo piano, poi giro il carretto e torno su, sette volte. Non faccio sette piani a caso o per complicarmi la vita, visto che la tabellina del sette è sempre stata incontrovertibilmente la più difficile: faccio inversione al primo semplicemente perchè al piano terra c’è quasi sempre qualcuno che aspetta l’ascensore o che infila depliant nelle cassette postali o che aspetta di infilare la cinesina che la dà via proprio lì, al pianterreno, zoccola tascabile (piccolina e minutina com’è, mi stupisco che non sia ancora “rimasta sotto i ferri” a qualcuno…) di cui vi avevo già parlato.
Ah, questa fa parte delle buone notizie: la cinesina continua ad acchiappare cazzi che è un piacere, però ha smesso di cucinare, ed è un piacere per noi.
Non so da quale provincia della Cina provenga ma di sicuro è un posto che le tre stelle Michelin se le sognano: l’unica cosa che mangiano è il pesce fritto, possibilmente frollato precedentemente per una decina di giorni, come un fagiano, così mentre aspetti l’ascensore sembra che qualcuno alle tue spalle stia friggendo un pescestronzo, morto per blocco intestinale.
Non so se ha cambiato dieta per scelta, è più probabile per necessità, visto che non ho proprio idea di cosa raccontassero ad un’ipotetica moglie gli uomini che uscivano da lì: avevano un odore addosso molto, molto più evidente del classico rossetto sul colletto della camicia; probabilmente sarà questo il motivo per cui non frigge più.
Comunque, al pianterreno c’è sempre qualcuno e capisco che non è normale vedere uno in tenuta sportiva che scende di corsa dalle scale per poi girarsi e tornare su, quindi mi impongo il giro di boa al primo piano.
Primo giorno 50 piani, poi 60, poi 70, 80, 90 e oggi, finalmente, il traguardo psicologico dei 100 piani: sono pronto per i 102 dell’Empire State Building.
Oddio, in questo momento ho la sensazione di non essere simpaticissimo ai miei tendini rotulei… Vedremo domani.

Avevo chiuso il post precedente raccontandovi della litigata epistolare su Feisbuk con un tot di genitori preoccupati che i loro bambini (studenti dello Scientifico e altre scuole superiori…) potessero farsi male camminando sulla neve per andare a scuola. 
Io non mi sono riprodotto, forse inconsciamente timoroso della pochezza del patrimonio genetico che avrei trasmesso ad un’eventuale prole… Ma soprattutto perchè non sopporto i bambini, non li ho mai potuti vedere.
bimbo 
Naaa… Io ci provo ma proprio non è il mio mestiere.
Prima sono dei Vasi di Pandora di pipì, cacca, moccio e rigurgiti, poi cominciano a rompere i coglioni e per vent’anni va così.
Sono tollerante e rispetto chi la pensa diversamente da me, tutti quanti, a parte gli interisti e i cultori di balli latino-americani, però non cercate di convincermi su quanto “i figli ti cambiano la vita”: lo so benissimo ma, se posso scegliermi il cambiamento, opterei per un “sei” al Superenalotto.

In compenso mi sono cuccato pochi figli degli amici e devo riconoscere che alcuni hanno fatto un buon lavoro, tirando su figli “normali”, bambini che quand’era il momento rompevano i coglioni -facendo per altro il loro mestiere- ma che sapevano stare al mondo.
Altri avrebbero fatto meglio a prendere un cane: probabilmente avrebbero rovinato di vizi pure quello ma, almeno, un cane campa poco e, extrema ratio, te ne puoi liberare in autostrada. 
Abbiamo smesso di vedere molti amici, da quando hanno avuto figli, ovviamente a causa mia: Bimbi sopporta, io no.
Non sopporto che un bambino di tre anni sia il signore incontrastato della casa, non sopporto che sia costantemente tra i coglioni, che si senta solo la sua voce, che si esaudiscano i suoi capricci, che non si possano dire due parole senza  essere interrotti dal piccolo o dal genitore che, incapace di farsi rispettare, ogni dieci secondi lo deve riprendere, per mille volte, sulla stessa cosa.
In realtà non sopporto un certo tipo di genitore.

Io ero un bimbo particolarmente intelligente: se non ubbidivo al primo richiamo di mia madre, al primo schiaffone afferravo il senso della faccenda.
Ricordo benissimo quando i miei genitori ricevevano amici: io e mia sorella li salutavamo, se ci portavano qualcosina ringraziavamo, poi scomparivamo nella nostra cameretta con i nostri giocattoli. E non rompevamo i coglioni a nessuno.
Alcuni amici hanno operato nello stesso modo e si sono ritrovati con dei figli; qualcuno ha fatto qualche concessione al dialogo e alla teorie moderne e si è dovuto “mettere in discussione, confrontare, ricredere”, giusto per diventare l’inconsapevole zimbello dei figli.
Una coppia, poi, ha ceduto su tutta la linea e si è ritrovata con una sorta di Anticristo. Sostenevano fosse ingestibile; resta il fatto che un paio di volte, in cui proprio non mi potevo fare i cazzi miei, gli è bastato sentire il mio tono di voce per rientrare immediatamente nei ranghi, mentre la cantilena di richiami dei genitori non lo sfiorava nemmeno. L’ultima volta che ci siamo visti a casa loro, ormai anni fa, dopo tre minuti il simpatico furetto aveva mandato affanculo suo padre e chiamato “vacca” sua madre. Lo so, non sono cazzi miei ma io gli avrei immediatamente gonfiato un labbro, poi ho pensato “mò l’ammazzo” e ho continuato a pensarlo per il resto della serata, dopo di che, come si dice, croce.

Più recentemente è arrivato un altro “nipotino”, un bimbo abbastanza tranquillo e simpatico, che sa essere anche piacevole.
Da solo.
Quello che mi fa impazzire è il comportamento dei genitori, non il suo.
Lo so, state già meditando la risposta, le so tutte:

Tu non puoi capire…

Io non capisco?

È vero ma non puoi tutte le volte…

Tutte? È sufficiente qualche volta, poi non sarà più necessario.

Fai presto, tu… Ma lo sai che si offende?…

E cosa fa? Ti fa scrivere dall’avvocato? Ti ritarda i pagamenti? Ti disereda?
Io facevo “Offeso” di secondo nome, poi mi è passata…

Se inviti due amici a casa tua perchè ti viene più comodo che non uscire, causa prole, almeno apprezza il mio enorme sacrificio -perchè lo sai che per me è un sacrificio…- e se tuo figlio di due anni vuole a tutti i costi spegnere la luce non puoi passare la serata ad alzarti per riaccenderla ogni trenta secondi, lanciando un inutile “Insomma!…”, non puoi per il semplice fatto che, parafrasando Grillo,

lui non si stancherà mai, tu nemmeno

Ma io sì.
Io ho il nervoso che mi strozza, che mi toglie il fiato, perchè non siamo ancora riusciti a dire tre parole senza essere interrotti.
Perchè tu puoi mettere sul tavolo il più bel giocattolo del mondo e tuo figlio non lo caga, puoi metterci un carillon che lancia note e bagliori e lui non sa se esiste, puoi avere Shrek e Roger Rabbit che danzano su quel cazzo di tavolo e lui non li degna di uno sguardo.
Ma appena ci metti le patatine che dovremmo mangiare noi, un qualsiasi cibo, fosse pure un pacchetto di grissini, allora il cucciolo ci infila le mani dentro, pasticcia il tutto, lo porta alla bocca, lo sbavacca: non mangia, semplicemente fa in modo che scappi la voglia a me.
Sai cosa? Mi è scappata, la voglia. Ma non è stato lui: sei stato/a TU.

E tu sei padronissimo/a di perdere ore e giorni a ripetere le stesse “sgridate”, puoi passare anni a sgolarti, è la tua vita.
Ma non provare mai più a dirmi: «Fate un salto da noi?…»
Continua.

Dottordivago

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