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Archive for novembre 2011

Scarlett

Sottotitolo: aspettando RisPost 9

C’è cascata pure lei, ‘sta cretina.

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Ho sempre adorato questa ragazza, un insieme di bellezza “normale”, classe e intelligenza.
Mò s’è rifatta le tette, sembra un comodino col cassetto aperto.
Oddio, trovandola alticcia e disponibile a una festa, credo che non la metterei signorilmente su un taxi pregando l’autista di portarla a casa ma penso che l’accompagnerei di persona per metterla a letto come si deve.
Cioè con una parte di me dentro, e non mi riferisco a una poesia o a un bel ricordo…
Questo, naturalmente, dopo averla ciulata

  1. nell’androne,
  2. sul pianerottolo,
  3. nell’ingresso,
  4. in bagno
  5. e pure in cucina, visto che alla lunga un po’ d’appetito viene…

A parte le minchiate, la preferivo prima: speravo diventasse una bella donna al naturale, poi una bella signora di una certa età, con le sue rughe, ma sempre lei.

E invece no, se indulge a certe debolezze e cadute di gusto, che la mettono sul piano di migliaia di troie più belle e appariscenti di lei, mi sa che a breve ci ricasca, magari con zigomi e labbroni.

Beh, sia chiara una cosa: se fa qualcosa a questo viso

1c

la rintraccio e la sfiguro con l’acido.

Fateglielo sapere, mi raccomando.

Dottordivago

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Nonostante gli abbia politicamente messo le corna nel 2008 e che non possa più sopportare l’idea di essere “governato” da lui, l’uomo Berlusconi è sempre rimasto nel mio cuore.
Cosa ci posso fare? Amo le simpatiche canaglie…
Se fossi una donna starei con un ladro d’auto che mi garantisca sesso e imprevisti, tipo Richard Gere in “All’ultimo respiro”, magari un po’ più furbo. 
Mi mancheranno le sue barzellette -quella di “Orchidea – orcodio” è assolutamente spettacolare- come mi mancheranno i suoi “cu-cù” e le altre minchiate che lo hanno sempre distinto dal paludato panorama politico italiano.

Ma non mancherà solo a me.
A parte un genio come Vauro, che ha la capacità di farmi ridere solo prendendo in mano la matita, molti detrattori del Berlusca lo rimpiangeranno, un po’ come successe in America dopo l’impeachment di Nixon, “il momento più drammatico per la comicità coast to coast”. 
Gente come Antonio Cornacchione dovrà cercarsi un lavoro, mentre Sabina Guzzanti, con ancora un paio di interventi di plastica, potrà riciclarsi nel Muppet Show o come modello per i testoni del Carnevale di Viareggio.
Benigni, che la sa lunga, si è già portato avanti con il lavoro; una volta c’era gente che per lavoro leggeva i contatori di acqua-luce-gas, lui adesso di mestiere legge la Divina Commedia, attività che ha lo stesso margine di incertezza del leggere il meteo del giorno prima: non puoi sbagliarti.

Mi mancherà la capacità di Berlusconi di essere anti-retorico e non allineato.
Tutti parlano di momento drammatico, a sentire loro a breve cominceremo a mangiarci l’un l’altro. Il Nostro risponde dicendo che in Italia i ristoranti sono pieni e gli aerei pure.
Qui mi ricollego al “prossimamente” di qualche giorno fa per mostrare -se non dimostrare- che ha perfettamente ragione, alla faccia dei monatti di sinistra
-quelli per cui ho votato io, tra l’altro…- che girano per le strade in cerca di cadaveri a cui dare pietosa sepoltura.
Come anticipato in Marco, Marta e Silvio 2, ho scattato queste foto in un ristorante cinese/finto-giapponese di Alessandria, in cui io e il mio “comunista di merda” preferito, il Cigno, da qualche giovedì ci ammazziamo di schifezze.

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Trattasi di ristorante “all you can eat” e con 25/30 euro -dipende dal bere- ti sfiguri di cibo; la qualità è decisamente mediocre per il 70% delle proposte ma cercando bene, non andando all’ingrosso/ingrasso a testa bassa, si rischia di mangiare decentemente, infatti abbiamo abbandonato il precedente cinese/ finto-giapponese del giovedì sera: qui ci sono persino le ostriche, piccole ma dignitose e non a rischio “spruzzone”, visto che con i quantitativi di cibo che girano, non c’è pericolo di trovare roba vecchia.

Giovedì scorso, con la polemica antiberlusconiana nelle orecchie, ho scattato le foto che vedete.
Io e il Cigno avevamo una fame porca, così abbiamo saltato l’aperitivo con due aspiranti compagne di cena, che sono arrivate alle nove insieme ad altre quattro amiche, quattro bei re magi, sedendosi ovviamente a un altro tavolo.
Insomma, io e il Cigno abbiamo messo in moto le mandibole alle otto meno dieci, come gli anziani che svernano nelle pensioncine in Liguria; nonostante ciò c’era già gente che pagava e se ne andava.
Alle otto c’erano una cinquantina di clienti, con ricambio continuo, anche perchè tutti arrivano, si strafocano senza i classici tempi di attesa e quando sono pieni come un uovo se ne vanno. 
Quando ho scattato le foto, alle nove e mezza, c’erano circa trecento persone, sempre con ricambio continuo e per l’intera serata abbiamo calcolato un cinquecento coperti malcontati. 
Ribadisco: era un giovedì sera, di novembre, in Alessandria, il che corrisponde a un Alessandrino su duecento a cena in quel posto.
E credetemi: la stessa sera le pizzerie non hanno acceso il forno per niente.

Non eravamo a una cena del Rotary o dei Lions, non c’erano solo notai, avvocati e imprenditori di successo: era pieno di gente comune, tra cui Peppo, il commesso di un mio ex dipendente, un tipo in gamba che si è messo in proprio.
So per certo che porta a casa poco meno di mille euro al mese ma su tre volte che vado in quel posto, è la seconda volta che lo trovo; ed è un ragazzo onesto, non è il tipo che arrotonda trafficando col cassetto dei soldi, anche perchè al mio amico, nonchè suo capo, non sfugge una virgola.

Quindi i casi sono due: o la famosa posizione baricentrica di Alessandria, al centro del Triangolo Industriale, tra mare e monti, ha fatto sì che da tutto il Nord Italia la gente venga a cena qui, o il popolo ha deciso, ormai da qualche anno, che il tradizionale “mettere via qualcosa” tutti i mesi non interessa più.
Il Cigno, noto “comunista di merda” nonchè titolare di un negozio hi-tech, scrolla la testa incredulo: riconoscere che Berlusconi possa aver ragione non figura tra le sue opzioni ma, da persona intelligente (goditela ma non t’allargare, non lo dirò mai più…) deve ammettere l’evidenza, oltre a rincarare: «…e io continuo a vendere dei telefoni da sette/ottocento euro…».

Semplicemente, come dice l’amico Diegoviola:

Non è la prima volta che sostengo che spesso e volentieri noi per primi non sappiamo vivere secondo le nostre possibilità ma dobbiamo sempre strafare. Qui gli italiani si stanno estinguendo perchè con la scusa del “non si arriva alla quarta settimana” risulta impensabile procreare. I figli in numero massimo di uno per coppia, e sempre più tardi, perchè prima bisogna finire di pagare la macchina, poi il mutuo, poi le vacanze… Oops, a 45 anni gli spermini non corrono più, le ovaie si sono rinsecchite e avanti di fecondazione… Mentre orde di beduini giunti via mare si moltiplicano a grappoli nei condomini che gli italiani non vogliono più abitare, si moltiplicano anche se l’unico stipendio che entra in casa è quello del capofamiglia che fa un lavoro che gli italiani non vogliono più fare. E allora mi chiedo: ma come cazzo fanno ad arrivare non alla quarta, ma anche alla quinta settimana, e a metter pure via i soldi per comprarsi gli elettrodomestici da riportare un po’ alla volta in Beduinia? La risposta è semplice: son disposti a vivere al di sotto delle loro possibilità (e non al di sopra come invece facciamo noi), mangiano pane e cipolla, fanno acquisti in supermercati dove non entrerei nemmeno per pisciare, ecc ecc.. I ristoranti son sempre pieni, si… ma quanti immigrati con famiglia ci vedete dentro?Attenzione, non è una critica a loro, mi rendo sempre più conto che invece si sono adattati a vivere come facevano i miei nonni negli anni 60, dove c’era uno stipendio solo che entrava e 4 figli da sfamare.

Non a caso accennavo al fatto che il buon Peppo non va a ravanare nella cassa del negozio in cui lavora.
Per mantenere uno standard di vita che lo stipendio non permetterebbe, si moltiplicano i casi di “dipendenti infedeli”, vedi il caso Rinascente di questi giorni, i facchini che aprono le valigie in aeroporto, i trasportatori che fanno sparire i pacchi e hanno sempre qualcosa da vendere, i postini che aprono la corrispondenza in cerca di contanti, i camionisti delle raffinerie che a 90 centesimi al litro per il gasolio e un euro per la benzina, ti portano tutti i fustini che vuoi…
Quando li beccano si dicono disperati perchè non arrivano a fine mese e, se proprio non l’hanno fatta fuori dal vaso, rischiano di farla franca, con l’appoggio del loro sindacato, che per una sorta di sciagurato Giuramento di Ippocrate,  considera sacro lo stipendio di un lavativo come un medico la vita.
Ho una domanda per le anime belle della sinistra, i miei eletti: è questa la gente che, se ben governata, può far rinascere l’Italia?
Ma soprattutto, seconda domanda: quello che sto facendo, è populismo o qualunquismo? Davvero, non lo capisco mai…
Per questo, di Berlusconi, apprezzo il fatto che è l’unico a dire certe cose.

Eh… Silvio, Silvio…
Mi mancherà la sua capacità di governare anche senza maggioranza: con lombarda ed imprenditoriale praticità, lui se la comperava, come la figa.
Salvo poi ritrovarsi in balia di Lavitola, Tarantini, Mora… o Scilipoti, che è peggio.

Mi mancherà anche quella strana e cangiante peluria sulla sua testa, per la cui manutenzione credo che Berlusconi spenda una cifra con cui una famiglia di cinque persone ci camperebbe e ci farebbe studiare i figli.
Capisco che i soldi non siano un problema, per lui, ma gli sarebbe convenuto farsi platinare, non inteso come tinta ma proprio come placcatura di platino: sì, d’accordo, farebbe un momentino “Fantasma del Palcoscenico” ma non la toccherebbe più per tutta la vita e risparmierebbe un mucchio di tempo.
Ma questo ci avrebbe privato del periodo post-operatorio, quello della bandana: è bello e molto democratico vedere un Primo Ministro che si comporta da scemo come i suoi connazionali.

Ciao bandito, poeta e saltimbanco, grande imprenditore prima, grande inquisito poi, dopo la “discesa in campo”, unico politico messo alla gogna, ridicolizzato ma mai condannato, per evitare che aprisse il libro, unico politico colpito fisicamente… Tutte cose che la dicono lunga sui suoi avversari.
Unico politico che, per un brevissimo tempo, io abbia amato.

Chi lo sa, forse tornerà: non sarò più suo complice ma credo che ci riproverà.

Dopo la dichiarazione di -breve- amore per Silvio, vorrei concludere dicendo qualcosa di sinistra ma non ne sono capace, non mi piacciono le cose di sinistra.
Tranne roba del genere: 

Dottordivago

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Sottotitolo: L’euro trema, lo spread va su e il Berlusca non c’è più.

Bella la segnalazione di Maurizio, a volte detto Ilcamagna ma più spesso chiamato «Ehi tu, che guardi dal buco della serratura!…»

L’addio di Berlusconi è come la laurea: l’aspetti per tanti anni, quando la raggiungi ti ubriachi e il giorno dopo non sai cosa cazzo fare.

Affermazione sacrosanta, si prevedono migliaia di anti-berlusconiani in mezzo a una strada.
A differenza di molti che nell’antiberlusconismo sono stati concepiti, manco fosse il lettone di papà e mammà, o di altri per cui quel sentimento è stato il liquido amniotico in cui hanno assunto fattezze umane, per poi vedere la luce nella clinica “Berlusconi di Merda del Bambin Gesù”, io all’antiberlusconismo ci sono arrivato per gradi.

Ricordo ancora quel TG serale, nel ‘94, quando è stata resa pubblica l’alleanza tra Lega e Forza Italia: eravamo in piena Tangentopoli e sembrava che chiunque dovesse arrivare sarebbe stato meglio del passato, figuriamoci un imprenditore di successo e un partito che, per la prima volta, parlasse in favore del Nord!…

Via il Vecchio, avanzi il Nuovo: un po’ come oggi, insomma.
Comunque, per me che ho sempre trovato simpatico l’uomo Berlusconi e che ho sempre nutrito sentimenti non secessionisti ma autonomisti, roba legale, tipo Valle d’Aosta, Trentino, Friuli V.G., Sardegna e Sicilia, per me un’alleanza come quella era l’equivalente politico di mettere insieme l’uovo fritto e il tartufo.
Considerato che sono sempre stato di destra, c’era anche un bicchiere di Nebbiolo: Fini. Peccato solo per le cattive compagnie, tutti quei poveracci “eia eia alalà” col braccino alzato, che gli conferivano un brutto sentore di tappo.

Passato il momento di euforia, ho iniziato a fare i conti con le porcate dei governi Berlusconi: dalle leggi che depenalizzavano i vari reati di inquinamento ambientale, per citarne una, a quelle che depenalizzavano i reati patrimoniali, il falso in bilancio o l’emissione di assegni a vuoto.
Credevo di aver votato per un liberalizzatore, invece si tratta di un depenalizzatore a raffica. Provate a mollare un assegno farlocco negli Stati Uniti: vi mangiano la testa ma, prima, vi rompono il culo con le mani; in Italia credo sia più grave mettersi le dita nel naso.
Il mio uomo fa ‘ste porcate? Beh, il primo governo di sinistra della nostra storia
-Prodi, D’Alema I, D’Alema II, Amato II, Rambo 2, Scaramacai, Francis il Mulo Parlante ecc. ecc.- metterà le cose a posto, sicuro…

Ma a quelli, gliel’hanno detto che, pur tra imboscate parlamentari e trabocchetti, hanno governato per cinque anni?
Intendiamoci, lungi da me il mettere in discussione la “superiorità morale della sinistra”: più che altro… distratti, ecco, la parola giusta è “distratti”.
Sono passati come l’acqua sulla roccia.

Nel 2001 rivoto Berlusca, senza l’antico entusiasmo ma… che faccio, voto per quei “Nessuno” là? Va beh, marca “Silvio”…
In un batter d’occhio ci ritroviamo nel 2006, in India.
Almeno, a sentire Prodi e la sinistra, sembra di essere a Calcutta, con la gente morta di fame e stenti ai lati della strada.
Un po’ come adesso, insomma.

Non è così, questi vedono un’Italia che non esiste…
Non ho più voglia di votare Berlusca ma… che faccio, voto per i visionari, per i profeti di sventura? Serve un po’ di ottimismo, su…
E con il naso… come dire, più che tappato… suturato, ecco, ci ricasco.
E lo prendo in quel posto: vince Prodi, la bestia nera del Cavaliere.

Poi la folgorazione: un amico mi regala “L’odore dei soldi” di Travaglio, di cui avevo sentito parlare.
Gente, se è così, il mio uomo è un bandito!
Approfondisco come posso, leggendo qua e là e scopro che il Berlusca ha querelato Travaglio: a-ha!… mò facciamo i conti, comunista diffamatore!…
Oh-oh!… Travaglio viene assolto e il Berlusca è condannato al pagamento delle spese processuali.
Solo una cosa non ho capito: se è finita così, significa che le cose scritte da Travaglio sono vere. E allora, perchè Berlusconi non va in galera?

Giuro, sono suonato, sono groggy come un pugile che si rifiuta di andare al tappeto. E continuano ad arrivare colpi, non pesanti, praticamente schiaffetti ma tutti insieme ti fanno una faccia così: prime voci di feste, puttane a fiumi, la moglie se ne va, si parla di minorenni…
Il primo che mi dà del puritano, me lo mangio.
Ma sono cose che, alla lunga, fanno cubatura, tengono il loro posto.
Sì, continuo a sostenere, sempre meno convinto, che non mi preoccupa ciò che Berlusconi fa col suo uccello ma ciò che fa con il mio culo.
Già, cosa fa con il mio culo?

Avete presente i Testimoni di Geova?
Come beccano uno in un brutto momento, uno che magari non ha nessuno che lo ascolti, loro arrivano. E spesso se lo pigliano.
Ecco, io non ero contento di aver perso le elezioni ma vedo ‘sto governicchio di Prodi, tenuto insieme con lo sputo, che qualche cosina la fa, magari mezze cazzate, ma le fa.
Si rivota nel 2008 e io sono in pieno marasma.
Suonano alla porta, apro, c’è Veltroni vestito da Testimone di Geova che mi dice “Svegliatevi!”.

Lo voto.

… … …

Mi mancano le parole, lasciatemi riprendere…
Continua.

Dottordivago

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Qualcuno, anzi, molti, forse quasi tutti quelli che si esprimono in proposito, definiscono i fatti di Piazzale Loreto come una delle pagine più vergognose della storia d’Italia.
Io non sono d’accordo: magari non sarà stato uno dei momenti migliori del ‘900 ma nello stesso secolo sono state fatte certe porcate -ai vivi, non ai morti- in confronto a cui gli oltraggi ai cadaveri di Mussolini e soci diventano gravi quanto masticare con la bocca aperta.
La retorica istituzionale relativa a quei fatti, sottolinea sempre che

nonostante la gravità delle colpe di cui può essersi macchiato Mussolini, l’umana pietà porta a condannare bla bla bla…

Sarà che sono ateo e che del mio corpo, una volta morto, ci potete fare il cazzo che volete (anche se ribadisco che, odiando gli spechi, mi piacerebbe diventare cibo per cani) personalmente “l’umana pietà” la riservo ai vivi.
Che se la meritano.
Ritengo che il castigo sia non giusto ma sacrosanto, motivo per cui non trovo bestiali o immeritati gli ultimi dieci minuti di vita di Gheddafi o dei coniugi Ceausescu: quando un popolo le ha viste tutte e ha passato i guai dei nostri nonni o quelli dei vari oppressi di tutto il mondo, se anche sbrocca un momentino quando ne ha la possibilità, non mi sembra così riprovevole.

Niente, ho detto una cazzata: certi personaggi se la sono proprio cercata e meritata, me ne rendo conto e me lo devo ripetere, perchè quelle scene mi urtano e mi ispirano pietà, come a qualsiasi persona sana di mente al mondo. Evidentemente sono meno merda di quanto vorrei essere.

Ma ogni periodo ha il Piazzale Loreto che si merita.
Nel ‘45 si usciva da una guerra mondiale, l’Italia non esisteva più, la gente aveva subito lutti, perdite, sofferenze e soprusi, per cui le eventuali vendette erano commisurate: sia quando le davi che quando le prendevi si trattava di fatti epici, erano storie a tinte forti, in cui erano in gioco sentimenti importanti e profondi, fatti di sangue, di vita o di morte.
Quella era un’Italia di gente affamata se non denutrita ma dura come il ferro: appena qualcuno gli ha detto “vai”, l’Italia è partita come i cani da caccia quando apri il portellone della macchina ed è subito stato “boom economico”.

Oggi siamo molli sulle gambe davanti, come i vecchi ronzini, quindi insceniamo una vendetta adeguata al nostro spessore: avreste mai pensato di assistere a una versione giocosa e girotondina di “Piazzale Loreto”?

Io mi sono perso tante cose, nella vita: giusto per dirne qualcuna

  • avrei voluto essere Roger Vadim, sposato a una BB ventenne,
  • avrei voluto essere a Woodstock nell’agosto del ‘69,
  • al Live Aid nell’85,
  • a picconare il Muro di Berlino nell’89,
  • a Tonga tra 1999 e 2000 per assistere alla prima alba del Terzo Millennio.
  • Facendo le dovute proporzioni, avrei voluto essere al primo, indimenticabile V-Day di Beppe Grillo nel 2007 (giuro, per un attimo ci avevo creduto…)

Ma non a Roma, sabato sera.
E non è “l’umana pietà” che mi ha portato a non gradire la giocosa riedizione di “appendiamo qualcuno per i piedi”.
La cosa che mi ha disturbato, in qualità di ex elettore di Berlusconi, è stato il seguente pensiero: «E io, dopo aver votato Silvio per dodici anni e per Veltroni l’ultima volta…

conati

 BBURP!…

Scusate

il

conato…

dovrei rivotare per quella gente?» inteso come quelli che negli ultimi vent’anni hanno cambiato più nomi di partito e alleanze che mutande e non partorendo
-mai!- un’idea che è una su come battere Berlusconi.
Eppure sabato sera erano tutti in piazza a gridare LI-BER-TA’… LI-BER-TA’, che mi faceva il paio con gli “Allahu Akbar” dei libici, i quali, per liberarsi, hanno almeno sparato delle fucilate, non delle cazzate.

Il Berlusca se ne va, non l’avete cacciato voi, non l’ho cacciato io.
E se ne va perchè ha capito che se mai dovesse fare quel che bisogna fare per raddrizzare la barca, non solo non prenderebbe più un voto per il resto della vita ma si ritroverebbe i kamikaze ad Arcore o a Palazzo Grazioli, altro che le statuette del Duomo sul muso…
Che sia qualcuno non interessato ai futuri voti, a sporcarsi le mani.
Lui fa un passo di lato, non indietro, ottenendo, ne sono certo, una contropartita in termini di prescrizione di alcuni processucoli e la possibilità, se gli regge il fisico, di ripresentarsi tra un anno e mezzo: la grinta non gli manca e la faccia come il culo neanche.

Tutti a gioire che adesso arriva Monti.
Premesso che il personaggio mi piace parecchio e che attualmente è moneta sicuramente più spendibile all’estero che non il passato governo, proprio in questo momento sento per radio che lo spread è al 5,46% (15/11, ore 18) segno che i mercati hanno i piedi un momentino più per terra dei girotondini.
A proposito, meno male che ho il frigo pieno: ci hanno sempre detto che il 5% di spread sui crukkenbond è sinonimo di default…

Tutta questa gioia mi suona un po’ così… un po’ eccessiva: se Monti è gradito alle Banche e a Confindustria, cazzo c’hanno da festeggiare quelli come me?
Mi sa tanto di “so’ ffratelli a nnoi, ci vengono a li-bbe-ra’…”, pezzo già usato in un altro post ma in versione 1981.
Oggi vi cuccate un Mimmo Cavallo con trenta barrette in più ma sempre gradevole, anche perchè trattasi di vergognoso playback della stessa incisione.

Continua.

Dottordivago

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Forza Italia!

Nel senso buono, non nel senso di “apologia di Berlusconismo”…

Anche se ho chiuso il post precedente con un “continua”, non mi andava di intitolare “Marco, Marta e Silvio 3”, visto che interrompo un momentino la serie per fare tanti auguri di cuore all’Italia.
Siamo diventati un popolo molle e fasullo ma, oltre ad essere l’unico popolo a cui appartengo, siamo sempre in grado di fare 85 minuti di melina (in questo caso direi una ventina d’anni) e poi, in zona Cesarini, rompere dei culi a tutti quanti, Germania e Francia compresi.
Abbiamo sempre dei Rossi/Tardelli/Altobelli da opporre ai Tedeschi o, nella peggiore delle ipotesi, dei Materazzi, con cui ne abbiamo combinate più di Bertoldo, ai Francesi. 
Ma oggi dipende molto dal CT, cosa di cui parleremo nel prossimo post.

Oggi voglio solo fare tanti, tanti auguri alla mia Italia, che odio e amo come pochi altri.

Ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare, dobbiamo tirare fuori il nostro lato migliore, ciò che ci distingue da tutto il resto del mondo. A questo proposito mi permetto di riproporvi un pezzo di settembre 2010, improntato all’ottimismo.
Ve ne giro solo un pezzo, tanto per cambiare l’avevo presa un momentino larga; per chi si fosse perso i due post, la storia inizia QUI.
Parto con l’autocitazione.

……………………………………………………………………………………………………………

Ora, cosa c’entra tutto ciò con il fatto che sono tornato da una vacanza greca con la convinzione che l’Italia ce la può fare?
Tornando dall’estero, fosse pure la Grecia e non la Scandinavia o il Lussemburgo, ti rendi conto che ci sono tante analogie tra la situazione di Sodoma e quella della nostra povera Italia: non fatemele ripetere, mi viene già la nausea solo a pensare di elencare la triste ed infinita lista di problemi e malcostumi che, oltre tutto, conoscete quanto me.
Per fortuna, a differenza di Sodoma, in Italia ti inchiappettano per strada ma non siamo ancora arrivati al punto di dire ad un padrone di casa “Fai uscire i tuoi ospiti che glielo buttiamo nello sgnau”, come accadeva nel post precedente. E con questo sono finite le cose che ci distinguono dall’antico merdaio mediorientale, per tutto il resto siamo piazzati uguale.

Visto che non mi risulta esistere un qualsivoglia Dio, non c’è nessuno che può incenerirci, salvo Ahmadinejad se gli diamo un po’ di tempo per organizzarsi, anche se spero che intervenga prima Israele.
Quindi ci limiteremo a scomparire, verremo cancellati dalla storia, dalla realtà, dalla logica delle cose: lasciamo perdere le nostre istituzioni marce, pensiamo piuttosto alla nostra evidente debolezza, noi che proprio non riusciamo a trovare lavoro in casa nostra mentre una decina di milioni di immigrati ci sono riusciti benissimo, noi obesi, noi deboli, noi molli sulle gambe, noi vecchi, noi falsi.

Noi che, alla faccia del mondo, ce la faremo.

Perchè lo sostengo, quando tutto suggerirebbe il contrario?
Ho cinquant’anni, ho avuto la fortuna di girare quasi tutto il mondo, di nazioni importanti mi manca la Cina continentale, dove mi ripropongo di farci prima o poi un giro, e l’India, dove non intendo andare neanche se mi pagano.
Non mi considero come

l’uom dal multiforme ingegno che città vide molte e delle genti l’indol conobbe

ma ne ho viste comunque tante e proprio per questo sono certo che noi abbiamo qualcosa in più, un qualcosa che, non so come, ci salverà.
Non parlo della millantata fantasia, della creatività, del gusto del bello: noi abbiamo un asso nella manica, quindi una ragione di esistere, quindi ce la faremo.

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Perchè noi ci laviamo il culo.

Perchè siamo noi il vero Popolo Eletto, il prediletto del Signore,
l’unico popolo al mondo che possiede quella specie di Santo Graal che è il Bidet.

Il Bidet rappresenta per noi quello che sarebbero stati i famosi Dieci Giusti per Sodoma e Gomorra, è per noi come l’Olio Crismale e l’Olio dei Catecumeni, è l’assoluzione dal Peccato Originale, è l’impenetrabile pelle di Achille –tallone compreso-, è l’armatura di Iron Man, è l’Occhio di Zoltec, è la vera Fede che ci eleva dal piano degli animali al livello degli Dei.

Sono trent’anni che, quando sono all’estero, mi ritrovo a lavarmi il culo nelle docce, nelle vasche da bagno, nelle tristi bacinelle che ti fanno trovare in bagno negli appartamenti in affitto, quando poi non mi ritrovo a fare contorsioni ed acrobazie alle prese con il lavabo dove, magari, cinque minuti dopo mi lavo i denti.
E mi rifiuto di credere che tutti i popoli del mondo si sottopongano a vita, non episodicamente come me, ad una tortura del genere.
La spiegazione più immediata e logica è che siamo gli unici che si lavano il culo.

I nazisti dividevano il mondo tra razza ariana e gli impuri, i razzisti tra bianchi e neri, i musulmani tra fedeli ed infedeli: no, il mondo si divide tra chi si lava il culo e quelli che lasciano le frenate nelle mutande.
E il fatto che noi siamo gli unici che appartengono alla prima categoria, avrà il suo cazzo di significato sì o no?
Gente, ce la faremo.

Dottordivago

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Nel precedente post mi proponevo di tributare l’onore delle armi a questi personaggi, sia a chi se n’è andato che a chi sta per andarsene.
Per i primi due, abbiamo dato; ora resta Silvio.

Ma non ho tempo.
Vi rimando alla prossima volta ma vi lascio un piccolo anticipo, giusto per inquadrare il tono del post:

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Parleremo anche di ristoranti, queste foto sono “la verifica” che mi proponevo di fare alla fine del post precedente.
Le ho scattate all’interno del ristorante cinese/finto giapponese in cui io e il Cigno, di giovedì sera, ci introgoliamo con altri maiali, trattandosi di “Sushi restaurant all you can eat”, roba da americani obesi.

Venti euro, caffè offerto, più bevande: se ti filtri due birre da 66 cl come il sottoscritto, fanno 28 euri.
Mezza paga giornaliera di uno stipendiato da 1200 euri.

Giovedì sera, non sabato sera o Capodanno: un tranquillo, ordinario, leggermente nebbioso giovedì sera. 
Ad Alessandria, non a Las Vegas. 
Un ristorante, non la mensa della Caritas.

Capito dove andremo a parare?

Dottordivago
P.S. Contento, Marco?

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Sottotitolo: supersfiga, sfiga e mezzasfiga

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Nel post Spartacus, titolo che non c’entra una fava col contenuto, se non nel senso di “strappare le catene” dell’impotenza, avevo preannunciato che avrei chiesto il vostro aiuto per una minchiata che avevo in mente.

Bòn, da quel momento, manco a farlo apposta, c’è sempre stato qualcos’altro di contingente su cui spandere un po’ di letame: e se non era la crisi era la Grecia, e se non era il governo era l’alluvione… eccheccazzo!… Oh, qui tocca anche portare a casa la pagnotta, mica si può scrivere e basta tutto il santo giorno…
Così quando c’è tempo, uno si mette lì e si ripropone di andare avanti con la misteriosa iniziativa, senza cagare tutto il resto. E invece no, mi tocca distrarmi ancora una volta dalla mia missione.

D’altronde, arrivano certi momenti…
Certi momenti che… come cazzo si fa a stare zitti?
Queste tre persone, che qui mostro sorridenti -come si dice… “parlandone da vivi…”- o se ne sono andate o stanno per andarsene, motivo per cui vorrei tributare loro l’onore delle armi e, tanto per cambiare, ricordare ai giornalisti che nel loro mestiere non devono dire minchiate per volontà divina, non sono obbligati, non sono “unti del Signore”, non hanno “sentito la chiamata”; caso mai, se hanno sentito qualcosa, potrebbe essere un tinnito o un tappo di cerume, comunque niente che un buon otorino non possa mettere a posto.

marco-simoncelli-1Partiamo dalla Supersfiga.
Siamo d’accordo che il povero Marcolone si è beccato la Sfiga Bisesta Sfiga Funesta?
Nel senso che una botta di sfiga così capita una volta nella vita…
No, dài, freddure a parte, una sfiga così capita una volta ogni quattro anni… ma non parlando di motociclismo, eh… bensì considerando ogni campo dello scibile umano: confrontato al suo destino infame, anche il classico “karma di merda” di uno sfigato medio, diventa un sei al Superenalotto.
Se si fosse inclinato un millesimo di grado in meno, probabilmente sarebbe rimasto in piedi; se fosse caduto altre mille volte in quel punto, lui e la moto sarebbero finiti nella ghiaia, ognuno per conto suo; sfiga nella sfiga, sbaglia “troppo poco” per stendersi e Marco è una bestia cattiva, un guerriero, capisce che non tutto è perduto, così resta aggrappato alla moto e la sua traiettoria, tra le mille possibili, va a incrociare i due che arrivano.
Oh, sarebbe stato un tiro difficile anche per un campione di tiro al piattello, quella cosa che sfrecciava da sinistra a destra…
Invece lo prendono; e dimmi te, dove lo centrano?
Ora… voglio dire… và che era lungo, Simoncelli, eh? Era lungo come la Quaresima, ce n’era di posto per centrarlo… Invece… 
Tac.
‘Na botta ‘n capo ‘ome a ‘oniglioli (una botta in testa come ai conigli), diceva Massimo, il mio amico di Montaione (FI), comune depisanizzato, quando minacciava i figli che facevano i capricci.
Sul coppino o l’osso del collo o come preferite chiamarlo: un pelo più in qua c’era la gobba imbottita, un pelo più in là il casco.
No, proprio lì lo pigliano, vaffanculo alla Sfiga Bisesta…
Senza voler gufare nessuno ma facendo un semplice calcolo statistico, posso capire se una cosa del genere fosse successa a Pedrosa: è alto un metro, di cui mezzo metro lui e mezzo metro il collo… voglio dire, hai già un 50 e 50…
Va beh, chiudiamola qui, che mi sta venendo il magone.

Naturalmente, un bel vaffanculo a giornalisti e commentatori che di moto dovrebbero capirne più di me. Hanno dato la colpa alle gomme, che sono uguali per tutti, hanno tirato in mezzo l’elettronica che, con tutto il male che se ne può dire, non c’entra, non ha mantenuto accelerata la moto: magari dopo una caduta il motore resta acceso e la ruota gira ma non ha coppia, non spinge.
Se il pilota chiude, la moto si ferma; se così non fosse, ad ogni curva ci sarebbe un camposanto.
Alcuni hanno tirato in mezzo la velocità.
Bravi, facciamo delle gare di regolarità come le auto storiche, così Marco avrebbe rischiato di morire cadendo da un’impalcatura, semplicemente perchè avrebbe preferito fare il muratore, che non certe cagate…
Onore a te, SuperSic, grande amico mai conosciuto.
E un abbraccio alla tua meravigliosa famiglia.

Passiamo alla sfiga, quella del Sindaco di Genova.

Sindaco-di-Genova-Marta-Vincenzi

Viene voglia di dirle “ridi in faccia a ‘sto cazzo”, eh?

Eppure io la difendo.
«Non ha chiuso le scuole».
E allora? Non dico gli alunni delle elementari, ma quelli delle medie o delle superiori, in una giornata di vacanza “regalata”, rischio 2 o 15, riuscivi a tenerli a casa?
Ma per piacere…
Sarebbero stati tutti a vedere la piena, con l’incoscienza e la voglia di mettersi in mostra tipica di quell’età: mi sa che la scuola ne ha salvati qualche decina…
E a quelli che sostengono che una ragazza di 19 anni non sarebbe morta mentre andava a prendere il fratello a scuola, consiglio di rileggersi il paragrafo precedente, quello in cui si parla di “se” e di sfiga.
Paradossalmente mi è piaciuta meno, la Marta, quando ha fatto “atto di contrizione” e si è presa sulla coscienza dei morti che non le competono.
Ho sentito dire: «Certo, se è destino, te ne fai una ragione ma se è colpa di qualcuno… allora è peggio.»
Certo che è colpa di qualcuno, di una lunghissima fila di qualcuno, una fila a cui il Sindaco si è attaccata per ultima.

Tutti i catastrofologi temono la frana del Cumbre Vieja, nelle Canarie, che provocherebbe uno tsunami epocale nell’Atlantico.
Io sarei preoccupato allo stesso modo se abitassi in Corsica o in Sardegna, nel timore che venga giù Genova, dal Passo dei Giovi alla Foce.
È una città in discesa che vive col freno a mano tirato, hanno costruito centinaia di palazzi che lo sa la Madonna dove sono attaccati, tutta roba che prima o poi viene giù, garantito.
Ma i Genovesi lo sanno e hanno provveduto: hanno costruito un’altra Grande Muraglia di palazzi in riva al mare, così quello che dovesse mai venire giù, si fermerebbe senza bagnarsi.
Ehm… gente… E l’acqua? Dove scarica? 
«Oh belinone, l’acqua la strada se la trova, no?»
Appunto, se la trova; e se non nel torrente Fereggiano, passerà  in Via Fereggiano, giusto? E se non capita un disastro tutte le settimane è perchè raramente piove come ha fatto l’altro giorno.
Insomma, la Marta si è beccata un’eredità di debiti e condannarla per i recenti disastri, non mi pare bello

Ad Alessandria siamo stupidi come i Genovesi, con la differenza che loro hanno una storia più lunga della nostra, hanno iniziato prima a fare minchiate sul territorio. Ma noi ci stiamo impegnando per recuperare.
Qui, al centro del triangolo industriale, in questi giorni è andato a bagno solo un centro commerciale e relativo distributore, fatto mai accaduto a memoria d’uomo.
No, non centrano gli sconvolgimenti climatici, quello è un posto in cui il Bormida ogni dieci anni va a farsi un giro: semplicemente, quattro o cinque anni fa non c’era niente da mandare a bagno, perchè negli 800 e rotti anni della storia di Alessandria, nessuno è mai stato così ciuccio da costruire lì.
Ma la cosa spettacolare è che il centro commerciale è costruito come una palafitta: parcheggio piano strada, pilastri e sopra tutto il resto, come dire “sì, sappiamo che potremmo andare a bagno, non siamo mica stupidi…”
Prima ho detto “la cosa spettacolare”? Errore mio, scusate.
La vera cosa spettacolare è che se mai il fiume si allarga ancora cento metri, sapete cosa fa su? 
La caserma dei Vigili del Fuoco, che poi sarebbero quelli che dovrebbero intervenire per primi in casi del genere, inaugurata nel 2007, annata nella media per Barbaresco e Nebbiolo ma eccezionale per le cagate, qui in Piemonte.
Però mi sa che chi l’ha voluta in quel posto, la sa lunga: avendo l’acqua in casa, i Pompieri sarebbero i primi a rendersi conto dell’emergenza. Diabolici…

Va beh, tornando a Genova, un vaffanculo di cuore ai giornalisti. E a chi, sennò?
Le abbiamo sentite tutte:
«A Genova, in meno di un giorno, sono caduti 400 millilitri di pioggia»
Oddio! Quasi mezzo litro d’acqua? Altro che scapparci il morto…
Un altro, senza riferimenti temporali, ci informa che «Ci sono stati momenti in cui eravamo prossimi ai 18 centimetri!», come diceva un mio amico mentre se lo misurava…
Ne ho sentite altre cento ma, come le barzellette, non mi vengono in mente quando servono. Comunque, inviati e corrispondenti, un atto di coraggio, forza: giù il microfono e dài col badile, che c’è bisogno…

È tardi, gente: Silvio lo vediamo domani, anche perchè stasera devo fare una verifica, poi vi dico…

Dottordivago

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