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Archive for 7 novembre 2011

…se mi dà il permesso…

Sindaco Fabbio… Piercarlo… posso chiamarti Pier?
No, eh? Va beh, andiamo avanti.

È sabato pomeriggio (5 novembre) e scrivo questo post, con l’intenzione di pubblicarlo lunedì, nella speranza che i nostri due fiumi non ci rovinino la domenica e le settimane seguenti; nella speranza, insomma, che questo sia l’unico dito nel culo della sua giornata.

Indovini un po’? Vorrei parlarle del ponte Tiziano.
Ecco, sto pensando di cambiare nome, da Dottordivago potrei diventare Heimdall: per chi non lo sapesse, era il Guardiano del Ponte dell’Arcobaleno, quello che porta ad Asgard, il regno di Odino; io potrei diventare, più prosaicamente, il Guardiano del Ponte Tiziano, quello che porta in Cittadella, dove c’è il mio negozio.
Heimdall aveva un udito prodigioso: sentiva crescere l’erba nei prati e il vello delle pecore. Io ho un’altra specializzazione: vedo le cagate.

E ne ho vista una mentre mi accingevo ad attraversare a piedi il ponte.
Oh, è colpa mia se mi piace camminare e ho la fortuna di poter andare a lavorare a piedi in dieci minuti? 
Va beh, se oggi prendevo la macchina, era meglio: Photo-0084

che tradotto in italiano diventa “se avessi usato l’auto sarebbe stato meglio” ma detta da ignorante ha un’impagabile immediatezza…

Ok, c’è da dire che oggi piovigginava ma la situazione è simile anche durante una pioggia normale e, dopo un giorno senza pioggia, la situazione è la seguente: 

Photo-0082

Oggi avevo tre possibilità; scartando la prima, cioè di entrarci dentro come Silvana Mangano in “Riso amaro” -ovviamente sto parlando della situazione della prima fotografia- mi restava da decidere se farmi sputlire (per i non alessandrini, sputlire è l’italianizzazione del verbo sputlì, spappolare) dalle macchine che passano a una spanna dalle transenne a 70/80 all’ora (poi, magari, vediamo pure questa…) o camminare sul cordolo dell’aiuola, un piede davanti all’altro come un equilibrista su un filo, strusciando contro le rose, che magari non ce ne sono più tante ma, ringraziando la Madonna, di spine ce ne sono sempre un mucchio e, tutte le volte che lì c’è una spanna d’acqua, rischio di rimanerci impigliato come una mosca in una ragnatela. Mi permetto un piccolo suggerimento a lei che è il “Sindaco dal pollice verde”: magari, ‘sta primavera, metta un bel filare di piante carnivore… così al primo allagamento del marciapiede non mi trovano neanche più e smetto di farglielo a fette.

Ora, io capisco che coi soldi, a livello comunale, siamo in mezzo a una strada e che lei passa le giornate come il capocomico d’anteguerra, quello che rispondeva alle richieste delle ballerine con il classico “Bambole, non c’è una lira…”.
Capisco anche (io, lo capisco, molti “del mestiere” non so…) che se mai al mondo c’era un posto in cui fare un tombino, quello di cui stiamo parlando è nei primi tre: marciapiede del ponte e pista ciclabile sono in discesa, quindi scaricano lì; la carreggiata del ponte stesso, essendo a sezione convessa, pure; la cordolatura delle rose fa sponda, mentre il tratto tra le due aiuole è rialzato.
Morale? O smetto di passarci a piedi -e non ci penso neanche- o ci pensa lei.
Oppure ci penso io, anzi, noi.

Piazzare lì un tombino fa caldo: c’è da spaccare, intubare, ricoprire… insomma, è un casino. Però, tra i miei ragazzi -quelli che posano i miei serramenti, per intenderci- ce n’è uno che fino a un paio di anni fa posava gli autobloccanti.
Facciamo società: lei fa portare gli stessi autobloccanti, che chissà quanti ne avrete in qualche magazzino comunale, e io mando il mio uomo a congiungere il marciapiede del ponte con quello tra le due aiuole, ovviamente rialzandolo a filo della cordolatura, così l’acqua potrà tuttalpiù allagare il tratto di pista ciclabile.
E le ruote delle bici sono molto meno sensibili dei piedi dell’Alessandrino medio…

Ah, naturalmente ci metterò una targa con il mio nome, come le famiglie nobili sui banchi in chiesa.
Continua.

Dottordivago

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