Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 4 novembre 2011

Papandreou

“Schiavo senza catene, del tuo amore…”
“Scemo torna ad Atene, và a cagare…”
Sì, metrica rispettata, possiamo proseguire.

Nel 1981, il quasi sconosciuto Marco Ferradini, tutt’oggi sconosciuto ai più giovani, ha fatto il botto: con il Q-disc (LP con solo Quattro brani) “Schiavo senza catene”, contenente il brano omonimo e l’immortale “Teorema”

Prendi una donna, trattala male…

ha avuto un successo con pochi precedenti nella discografia italiana e senza precedenti per la ricaduta sulla società giovanile di allora.
Praticamente la Bibbia degli Sfigati.
A parte battezzare “Chiavo con le catene” chiunque si negasse per cinque minuti agli amici a causa della morosa, epiteto spesso usato da chi non si assentava mai a causa di una morosa (perchè non esisteva…), le parole di “Teorema” erano diventate più che un tormentone, erano una vera regola di vita, forse l’ultimo vero luogo comune planetario:

Le donne, più le tratti male e più ti corrono dietro.

Quando sentivi quella canzone, ovunque ti trovassi, c’era sempre qualcuno che sulla nota finale chiosava: «E và che è proprio vero!…», lasciando intendere che era una sua ferma regola di vita.
Naturalmente si trattava sempre di sfigati che vedevano la patata come i panorami con i cannocchiali a pagamento, cioè raramente, per due minuti e da lontano; gente per cui “un pelo di figa” non aveva la proverbiale forza trainante di “una coppia di buoi” ma la spinta propulsiva del Saturno 5; personaggi che, se mai una donna gli avesse rivolto la parola, sarebbero caduti ai suoi piedi, disposti a donare un organo di quelli doppi pur di averne un altro in prestito per dieci minuti.
Non per niente, quasi vent’anni dopo, in “Chiedimi se sono felice”, uno sfigato Giovanni fa il professore con Giacomo, applicando, appunto, il “Teorema”.

Ma io ricordo meglio l’altra canzone, “Schiavo senza catene”.
E mi scapperebbe di divagare, poco poco, giuro…

Me la ricordo meglio, tra l’altro, perchè proprio in quel periodo quel merdone di Ginko si è fidanzato ed è praticamente scomparso per tre anni, diventando il Chiavo con le Catene per antonomasia: lo vedevamo a Natale per le recite di Baleta e l’abbiamo rivisto per il suo matrimonio.
Io mi sono incaricato di disegnare con il riso, sul sagrato della chiesa, una gigantesca mano che faceva le corna, mentre il Cigno ha saccheggiato il negozio di mammà e si è presentato con un bagagliaio pieno di verdura.
Morale, i parenti, che erano già incazzati perchè gli impedivamo di cancellare la mia opera, sono rimasti scandalizzati dal lancio di ortaggi agli sposi, con le melanzane che lasciavano il viola -IL VIOLA!-  sull’abito bianco della sposa.
Ricordo una signora che è corsa a bloccare il Comandante Rasa mentre si apprestava a lanciare una carota grossa come un braccio: «Nooo!… La carota fa maleee!…»
«Signora, si informi, la carota fa bene!…» e vai col lancio, perfetto, sul  capoccione di Ginko…
Abbiamo rivisto Ginko un anno e mezzo dopo, rilanciatosi sul mercato dopo la separazione. La prima, intendo…
Considerato che non lo vede più nessuno da un po’, manco su queste pagine, chissà con chi si è fidanzato, adesso, quella faccia di merda…

Torniamo alla canzone.
Aveva un refrain che cambiava dopo ogni strofa; uno faceva così:

E la città è vuota d’agosto
non resta nemmeno un amico,
per ammazzare le ore
parlando, parlando di te
e giro nudo, mi mangio una pesca
e mi sento finito, per aver detto:
“D’accordo vai pure così vedi se…
resisti più di un giorno senza me”.

Ecco, io avevo una morosa a Viguzzolo, a una trentina di km da Alessandria, che mi voleva “più presente”.
Bella gnocca, peccato che non si accontentasse del giro “discoteca e sesso sabato sera, discoteca e sesso domenica sera, sesso e basta il martedì sera”, giorno di chiusura di Baleta.
Ci eravamo conosciuti in discoteca e lei sosteneva che se mi avesse visto di giorno non mi avrebbe riconosciuto: «Perchè non ci vediamo tutti i giorni? Magari per fare due passi, due parole… Ci vediamo solo in discoteca, poi scopiamo… Bello, sì, ma vorrei di più…»
«Vuoi che mi porti insieme un amico?…»
«Potresti fare la persona seria, una volta?»

Serio?

Moi?

A vent’uno/ventidue anni?
Lei si diceva innamoratissima, io no; lei voleva che ci sentissimo almeno telefonicamente tutti i giorni, io non ne avevo voglia…
Una volta, proprio al telefono, si è dichiarata stufa di telefonare sempre lei e io le ho canticchiato:

D’accordo vai pure così vedi se…
resisti più di un giorno senza me.

Oh… roba da matti: non l’ho più vista.
Non ho sofferto le pene d’amore del protagonista ma il mio orgoglio è rimasto per qualche giorno a livello di lettiera del gatto.
E và che io i gatti non li posso vedere, eh?…

E pian pianino arriviamo anche al Grande Bluff di Papandreou.
A forza di sentir dire “La Grecia non può uscire dall’Euro, sarebbe la fine dell’Europa…” e avanti cagate simili, vuoi vedere che ci ha creduto?
Così si è presentato con la storia del referendum, giusto per far capire che a fronte di richieste troppo dure -che sono il minimo che si meritano- avrebbe messo in discussione tutta la faccenda.
A quel punto, io, la Merkel e Sarkò abbiamo detto più o meno quello che ho scritto ieri:

Ok, ciao…

«Eh?… Prego?… Ma… non si era detto che… senza la Grecia…eh?
Insomma… in Europa… quando c’è la Grecia, c’è tutto… no?…»
«No, chella è ‘a salute…» come diceva Troisi.

Tutti sono utili, nessuno è indispensabile, si è sempre detto, concetto che va rivisto: quasi tutti sono utili, nessuno è indispensabile, tranne la Germania.

Quindi, cari coglioni che ci governate comandate, prendete appunti e non credete proprio a tutto, tipo quando ci dicono che siamo troppo grossi per andare a prendelo nel culo…

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »