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Archive for 28 dicembre 2010

Allora, come ho già dichiarato cinquanta volte, per Natale non faccio e non accetto regali.
E amici e parenti si sono adeguati.
Poi c’è Bimbi, che non dice niente e fa quello che le pare.
Io so solo che:

a lei regalini ne fanno    +
lei non è una cafona      =
——————————–
Bimbi ricambia i regali.

Per me va bene, la mia è una scelta personale, lei può fare ciò che vuole: basta che mi lasci tranquillo. 
Mi inquieto un momentino quando fa un’uscita del tipo: “Ho preso ‘sta confezione di formaggi per mia zia ma non mi convincono tanto: quasi quasi potremmo mangiarli noi e a lei regalo i Baci di Gallina…”.

Micro divagata.
No, Bimbi non è impazzita: a fronte di un nome non precisamente invitante, i Baci della Premiata Pasticceria Gallina sono l’equivalente alessandrino dei Dieci Giusti di Sodoma e Gomorra, quelli che, se mai Abramo fosse riuscito a trovare, avrebbero salvato le città dalla distruzione divina.
Bene, Dio non ha ancora fatto piovere il fuoco su Alessandria proprio per non privare il Creato di una vera delizia paradisiaca; tutte le città hanno un bacio di dama taroccato, spacciato come specialità locale, solo che sono quasi sempre dolci anonimi, se non delle mezze schifezze a base di cioccolato e un qualche liquoraccio fetente, roba che ti fa quasi rimpiangere il sapore dell’ultima volta che sei andato dal dentista.
I Baci di Gallina sono deliziosi: un impasto dagli ingredienti più segreti della formula della Coca Cola, in cui si intuiscono il burro, le selezionatissime nocciole piemontesi e cacao di qualità, mentre i due mezzi sono incollati con un finissimo cioccolato: anche dopo essersi sfigurati di cibo, è praticamente impossibile non mangiarne dieci.
Sembrano nati per predisporre la bocca ad accogliere un caffè, l’equivalente di un tappeto rosso srotolato per accogliere un personaggio di rango o, se amate la poesia, come un’abbondante strato di vaselina nel buco del culo, in attesa di un arrivo importante.
Davvero: a stomaco leggero, magari con una tazzina di caffè d’accompagnamento, ci si può veramente fare del male.

E io mi becco il misto-formaggi?
Eh no, bella mia: i Baci restano qui. 
Inoltre, le confezioni regalo, siano esse composte da formaggi, vini o chiavi a bussola al vanadio, hanno una caratteristica imprescindibile: il costo totale è sempre molto più alto della somma dei singoli componenti.
D’altronde, o ti comperi tutte le cosine belle, contenitore compreso, e te le metti insieme con le tue manine o passi sotto la Forca Caudina dell’esercente che dice:

Il totale fa tot, più la manodopera, più la cresta che mi va di fare, visto che
1) manco un cane muove la coda per niente
2) è Natale e devo regalare la tuta da astronauta a mio figlio, quindi…

Quindi sta all’acquirente regolarsi: se sei convinto che per un regalo la confezione conti più del contenuto, vada per il cestino.
Ma se io voglio un formaggio, lo guardo, lo annuso, lo assaggio, lo compero, lo porto a casa e lo mangio; unico extra ammesso è la carta, da formaggio, appunto, visto che sono un tipo pragmatico.
E per me il formaggio ammette come unico abbinamento un bicchiere di vino rosso e una bella micca di pane, non venticinque vasetti di composta di pomodori verdi o marmellata di mele cotogne con il rafano o una crema di carciofi al guano del Cile.

Come dice Woody Allen parlando di ostriche: “Mangio solo roba morta; non ferita o moribonda: morta”.
Bene, io mangio solo il formaggio, non i vasetti, il cui contenuto mi fa cagare nove volte su dieci ma amo il contenitore, che poi mi scoccia buttare perchè sono uno che terrebbe tutto, anche i lacci vecchi delle scarpe, figuriamoci i vasetti di vetro piccoli e bellini…
Poi c’è la confezione… Vorrai mica buttare via un cestino così carino, no? Dio-mi-maledica-se-so-cosa-farci ma finisce regolarmente in un mobile e resta lì fino al prossimo trasloco, garantito.
Quindi la zia si becca la confezione regalo.
O quello che Bimbi ha deciso di regalarle in seconda battuta: mi basta non saperlo.

Poi ci sono i bambini.
A conti fatti, se tutti si comportassero come Bimbi, mi conveniva metterne al mondo una mezza dozzina e vivere di rendita rivendendo i giocattoli alla Mattel.
Bimbi è come gli addestratori di delfini: salto–sardina, scodata-sardina, pernacchietta-sardina; ad ogni gesto o manifestazione corrisponde il premio.
Se Bimbi pensa di trovarsi nel raggio di cento metri da un bambino, ha già un regalo pronto, il motivo o la ricorrenza sono aspetti secondari.
Lo trovo leggermente diseducativo: secondo me il regalo va motivato da un merito o da un evento, altrimenti diventa un obbligo e predispone il bambino ad una mentalità da dipendente pubblico cioè una vita costituita da diritti acquisiti.
Oltre ai regali di Natale, sacrosanti, Bimbi si porta avanti con il lavoro e si rifornisce già per le visite future; spero che non ragioni come per la zia, anche perchè potrei farmi andare bene i formaggi, ok, ma con un transformer o una cucina in miniatura proprio non saprei cosa farci.

Insomma, sto diventando un vecchio bastardo: niente regali, niente auguri.
A proposito di auguri: fino all’anno scorso mandavo un sms, uguale per tutti, che diceva

uiuisciuamerricristmasendeeppiniuiar

Ricevevo alcuni “Ehhh?!…”, qualche “Buone feste anche a voi” e solo il mio amico Fabrizio, una volta, mi ha fatto ridere con un “gingolbel” di risposta.
Quest’anno, un po’ per gli impegni di lavoro, un po’ per prova, ho fatto la figa, cioè non ho cagato nessuno. 
Oh, m’avesse chiamato uno…

Non ho capito se la mia teoria ha fatto proseliti o se non conto più un cazzo.

Dottordivago 

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