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Archive for 22 dicembre 2010

Benvenuto Bisca!

benvenuto

Mi limito al benvenuto tradizionale con cesto d’ordinanza e non mi dilungo sul Bisca: l’ho già citato nel post precedente e non vorrei, vista la tenera età, che qualcuno mi scambiasse per un pretone interessato al nuovo chierichetto…
Anche se ho una sensazione strana, per quel poco che ho letto, mi sembra fin troppo maturo per la sua età…

Senti un po’, vigliacco, non è che sei il padre del Bisca e che usi la sua email, eh?

Comunque, benvenuto.

Dottordivago

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Tanto per cambiare, non ho capito un cazzo.
Ho scritto il post precedente aspettandomi una serie di insulti e di “tu fai presto a dire…”.
Invece arrivano commenti a senso unico, un consenso generalizzato, anche se qualche parere discorde arriverà, prima o poi: quando si tocca il mondo del lavoro ed i suoi “martiri” istituzionali, la levata di scudi è dietro l’angolo.
Ma soprattutto, così come è vero che “nessuna buona azione resterà impunita”, è altrettanto vero che “nessuna mancanza di ipocrisia sarà perdonata”.

Ho scritto ieri le prime righe che avete appena letto.
Ringraziando la Madonna, sennò sembra che i commenti me li scriva in proprio, stamattina ho trovato una voce fuori dal coro:

Ehm, ma con l’esempio dell’ingegnere intendevi “cazzi tuoi se ti sei fatto un culo così al politecnico, ti conveniva buttare la tua testa fine nel cesso e farti il corso per elettricisti (vuoi mettere il suv e la villetta con tavernetta con i soldi evasi)”? Bella roba.

Primo: do il benvenuto a Bisca.
E gli faccio i complimenti. Non tanto per il commento, che analizzeremo, quanto per il fatto che il giovanotto è nato nel 1995 e fa la 2a A, come si evince dal suo blog e dall’indirizzo email.
Giù il cappello: io, alla sua età non avrei mai e poi mai partecipato ad una discussione su un argomento così poco “oh yeah!…” (bello oh yeah, vero? Credo che non userò mai più “cool”. Ah, non l’ho mai fatto? Bene, un ottimo motivo per non iniziare…)
Marca “bravo” al Bisca.

La voce fuori dal coro è partita intonata: non è giusto che un appassionato di aerei e di qualsiasi altra roba che vola, che si laurei in Ingegneria Aerospaziale, si ritrovi a fare un mestiere per cui non era necessario tanto impegno prima.
Il fatto è che Ale, l’Inge, aveva iniziato con il lavoro per cui era teoricamente qualificato; e dico teoricamente perchè –te ne accorgerai- quando si entra nel mondo del lavoro, puoi prendere tutto quello che hai imparato e tenerlo lì, caso mai ti servisse.
Ale è di Alessandria, l’Alenia è a Torino, dalla parte sbagliata per noi che proveniamo da est: comprese tangenziali, circa 150 km, da fare due volte al giorno.
Dopo quattro anni aveva spaccato la faccia a due macchine e si mangiava lo stipendio tra distributore, casello e concessionaria, così si è trovato un paio di soci e ha messo su casa a Torino.
Uno con meno di trent’anni, a Torino, resta a casa a guardare “Chi l’ha visto”? No, giustamente esce tutte le sere.
E con 1300 euro non arriva a fine mese.
Nel frattempo ha visto un paio di colleghi, forse più dotati, forse più leccaculo, superarlo nella gerarchia; contemporaneamente si è ritrovato per due mesi a guardare sul computer un dado tridimensionale –hai presente i dadi dei bulloni? Proprio quelli- destinato al nuovo Caccia Europeo: il suo compito era quello di proporre numerose varianti e migliorie come forma e materiali.
Varianti di un dado.
Migliorie a un dado.
Che girava lentamente sullo schermo.
Magari dopo una serata allegra.
Magari con un po’ di carogna addosso…
E col pensiero che potesse essere un assaggio del suo futuro.

Ale non è un Panda; e se non sai cosa intendo, vai a leggerti Perchè il panda deve morire.
Ale non voleva estinguersi: una specie ha maggior successo quanto più si adatta all’ambiente.
Se manca il bambù, il panda crepa, perchè per migliaia o milioni di anni ha trovato più comodo adattarsi al bambù, che non scappa, piuttosto che usare denti e artigli, che ha in abbondanza, per sbranare altri animali che, però, corrono come il Demonio.
Comodo, certo, ma poco redditizio: un panda deve mangiare bambù per 16/18 ore al giorno, un leone si sbatte un’ora per la caccia, poi dorme due giorni.

Ale ha capito quello che molti si rifiutano di capire: “Ok, ho studiato una cosa che mi piace ma non riesco a realizzarla e, soprattutto, non riesco a mantenermi: quindi? Resto, cambio io o cambio il mondo?”
Alla tua età la risposta è scontata: cambio il mondo.
Non ci riuscirai, fidati.
Con la mentalità corrente, che spero per te non sia o diventi la tua, Ale avrebbe dovuto incendiare qualche cassonetto e spaccare qualche vetrina per convincere chi di dovere a creare un posto di lavoro su misura per lui, così come si vorrebbero mantenere più insegnanti che studenti, solo per il fatto che si sono laureati e che nei campi o in fabbrica non vogliono andare.

Ale, invece, si è adattato all’ambiente.
Ha pisciato sul bambù e si è messo a correre.
Si è sfiatato e ha preso qualche zoccolata sul muso, poi ha piantato i denti nella carne, ha sentito il gusto del sangue.
E si è messo un po’ di ciccia intorno alle ossa.
Ma, soprattutto, ha imparato la lezione: se le cose dovessero mettersi male, sarà pronto a cambiare ancora.
È la prima regola della vita.

Non sono d’accordo con la seconda parte del commento: i SUV mi fanno cagare, della villetta se ne potrebbe parlare ma, per essere sicuro di non avere una tavernetta, potrei costruire una specie di palafitta; la tavernetta è la cosa più idiota del mondo: nel momento in cui ti sei fatto una bella casa, inizi a vivere sottoterra… Ma per piacere…
Il discorso dell’evasione è diverso, è colpa mia come tua.
È indecente che un pizzaiolo sia proprietario di una decina di appartamenti, giri con macchine da 60.000 euro e ne dichiari 15.000 all’anno.
Sai perchè può farlo? Perchè tu, o qualcun altro (non io) quando vai in pizzeria non richiedi la ricevuta.

Io faccio finestre e per una vita i miei clienti mi hanno richiesto i lavori in nero, per non pagare l’IVA; e questi, al 90%, erano onesti dipendenti: “Sa, noi non scarichiamo niente…”; mentre un qualsiasi titolare d’azienda che evade per comperare il SUV, pretende la fattura.
Una volta sono andato a fare le misure a casa di un finanziere; è venuto ad aprire la porta in divisa, per farmi capire l’antifona: lavoro in nero e sconto extra, cosa avevi capito?…
Un contratto del genere comporta di rischiare, per non guadagnare un cazzo.
Gli ho detto “Ok, si può fare; le premetto, però, che io tratto prodotti molto costosi…”
Quando gli ho portato il preventivo, era il doppio del dovuto; anche con il supersconto fasullo che fingevo di applicare, la cifra era sempre superiore agli altri preventivi. Arrivederci e grazie, sarà per un’altra volta.

Oggi esiste la possibilità di detrarre dalle tasse il 55% dell’importo delle finestre e tutti gli onesti dipendenti pretendono, giustamente, la fattura.
Solo che la vorrebbero con l’importo maggiorato, per detrarre di più, che equivale a rubare soldi alla comunità, esattamente come fanno gli evasori.
Ovviamente non se ne parla, e non per un fatto di correttezza: sulla differenza richiesta dovrei pagare io le tasse al posto loro e mi mangerei il guadagno.

Il più pulito c’ha la rogna, ragazzo mio.
Vai in piazza, non spaccare niente, protesta per le cose che ti competono, non per salvare i privilegi di una casta di Magnifici che, proprio in questi giorni, per anticipare il Decreto Gelmini, sta assumendo parenti a raffica: dopo non potranno più.

Ti approvo in pieno il finale: sì, stravolgere quello che doveva essere il suo futuro, lavorare e decidere con la propria testa, guadagnando di più, per Ale è stata proprio una “bella roba”, come dici tu.

E mò continuo con quello che avevo già imbastito ieri.

Quello che non capisco è per quale motivo quello di operatore di call center è diventato il Lavoro di Merda per antonomasia.
Non ricordo in quale film di Aldo, Giovanni e Giacomo, uno dei tre si prende a parole con un venditore di panini sul treno, per altro con ragione: “Guardi, lasciamo perdere, ho avuto una giornata orribile e mi sono anche svegliato alle cinque per prendere il treno…”
E quello, che è un grandissimo stronzo, risponde: “Io mi sono svegliato alle tre…”
”Ah beh… allora ha vinto lei, mi dia pure il panino marcio…”

Ecco, in uno dei vari Ballarò o Annozero è successa la stessa cosa: c’era uno nel pubblico che ha infilato una serie di stronzate da Guinness, mischiate a stereotipi da sinistra incazzata; veniva quasi da dare ragione alla controparte: una missione impossibile, visto che, non ricordo chi fosse ma si trattava di un berlusconiano di ferro, il quale, dopo aver argomentato non male, ha fatto l’errore di dire: “Non so che lavoro faccia, lei, ma…”

Io lavoro in un call center.

È stato come domandare “Come va?” a uno che risponde: ”Ho appena perso moglie, figli e genitori nell’incendio di casa mia”: è serpeggiato un brusio tra il pubblico e il conduttore gli ha persino appoggiato la mano su una spalla.
Con quel lavoro, può dire ciò che vuole…

Gente, i lavori di merda sono quelli dove non si rischia il mobbing ma si rischia la salute o la pelle.
Ed anche se sono assolutamente convinto che otto morti su dieci nel mondo del lavoro sono colpa del morto stesso o di un suo collega, non del “sistema”, sono altresì convinto che se i sindacalisti facessero davvero il proprio mestiere, darebbero meno peso a cause sindacali da call center e presterebbero più attenzione alle varie Thyssen Krupp.

Comunque, dopo aver scritto il post mi sono domandato che lavoro farei, o che sarei disposto a fare, se non avessi un’aziendina da mandare avanti.
Vediamo…
Un lavoro faticoso, no; forse forse -se avessi un pezzo di terra- potrei fare l’ortolano; coltiverei verdure con il gusto che ci si aspetta di sentire, di cui c’è una grande richiesta, da vendere al giusto prezzo, tendente al caruccio, a ristoranti e negozi di categoria: chi vuole la qualità, è disposto a spendere.

Ma il famoso pezzo di terra non ce l’ho, quindi?
Ho un vantaggio, rispetto ad altri: canto bene.
Potrei andare per locali con alcune basi registrate ed un repertorio di tendenza.

E se non funzionasse?
Dunque, una t shirt cinese di merda costa mezzo euro, una di ottima qualità costa un euro; stamparci sopra una minchiata simpatica, un soggetto ispirato al momento contingente o uno carino o ruffiano –basta evitare le solite cazzate o la solita faccia brutta “Iron Maiden”- costa due o tre euro: con un investimento di mille euro si può già allestire un banchetto dignitoso, da arricchire con oggettistica “furba”, che esiste e che si vende.

Ma mettiamo che, al mondo, io sia la persona meno dotata di creatività e di gusto.
Bene, piuttosto che guadagnare trenta euro al giorno in un call center o in un negozio con una titolare merdosa che sa solo rompere i coglioni, metterei sette o otto stecche di sigarette di contrabbando in una borsa ed andrei a venderle, a prezzo da tabaccheria, nei locali e nei ristoranti: fidatevi, i tossici in astinenza si fanno pelare come conigli.

Quello che funziona sempre è il cibo.
Ma i banchi attrezzati sono un investimento considerevole.
Io recupererei i contenitori delle mozzarelle, cubi di polistirolo 50x50x50 e li rivestirei di Cuki; ne riempirei uno di würstel e salsicce calde, uno di crauti e uno di peperoni alla piastra e cipolle saltate; quattro salse e via: mi piazzerei davanti ad una discoteca al momento giusto.
Fidatevi, sarebbe sufficiente lavorare solo nel week end, con un guadagno molto superiore alla paga settimanale da call center.

Permessi? Licenze? E quando mai, in Italia, un “altrimenti disoccupato” troverebbe qualcuno così crudele da fargli il culo?
Se i panini sono buoni, Polizia e Carabinieri apprezzeranno; e voi potrete metterli nelle spese di rappresentanza.

Queste sono tutte idee che mi sono venute al volo, in dieci minuti, infatti hanno tutte un grosso difetto: bisogna far lavorare il cervello, inventare, improvvisare, organizzare.

Voi come la pensate? Fatica fisica no? Fatica mentale no?
Fatica in genere no?
Beh, allora ringraziate che esistono i call center.

Dottordivago

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