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Archive for 11 dicembre 2010

Giovedì ho pubblicato un post in cui, tra l’altro, ce l’avevo con i truffatori Callisto Tanzi (Parmalat), Jeff Skilling (Enron) e Bernie Madoff (truffe assortite).

Il giorno dopo, venerdì, il tribunale di Parma ha condannato Tanzi a 18 anni di galera: non ne sconterà neanche un giorno ma la speranza è l’ultima a morire…

Oggi, sabato, le agenzie di stampa hanno dato notizia del ritrovamento del cadavere del figlio di Bernie Madoff, che ha pensato bene di tirarsi il collo: da noi non siamo in molti a conoscere il vecchio Bernie ma negli USA, sicuramente, saranno in pochi a piangere per la scomparsa del figlio.

Se dovesse succedere qualcosa di brutto a Jeff Skilling o famiglia, vi autorizzo a considerarmi un osso da morto.
O una sorta di giustiziere.
Nel dubbio, preparo al volo quattro righe sul Berlusca…

Dottordivago

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Non amo le piccole cose.
Anzi, no: amo le piccole cose, terrei tutto, dai barattolini alle scatolette di tutti i tipi.
Piuttosto, non amo i piccoli fatti.
E con “piccoli fatti” non intendo i tossici in età prescolare, intendo i piccoli avvenimenti, le situazioni a scartamento ridotto, le notiziole, gli eventi di piccolo cabotaggio.
Che, per altro, sono le cose alla mia portata…

Mi appassiona la politica internazionale, ho praticamente smesso con quella nazionale –visto l’andazzo, è stato più facile che con le sigarette- e non ho mai cagato di striscio quella locale, forse perchè posso constatare di persona l’enorme differenza tra le intenzioni sbandierate e le tristi e malandrine attuazioni dei programmi.
E vedere chi sono i conoscenti che se ne occupano, mi fa male al cuore: gente che non ha mai combinato un cazzo e che si accoda ad un politichetto finchè questi gli trova uno stipendio; non ho detto “un lavoro”, quasi sempre si tratta di uno stipendio, magari basso ma che rappresenta comunque il trentuplo dell’impegno richiesto.
Invece, per fortuna, c’è ancora qualcuno che se ne cura, addirittura non per interesse di parte ma per il gusto dell’agorà: beati loro che ce la fanno.

Per degnarmi di seguire una partita di calcio, deve trattarsi di Mondiali, Europei o finale di Coppa dei Campioni, anche se ha cambiato nome e non è più giocata dai Campioni ma dai primi tre o quattro di ogni campionato.
Ricordo una cosa che mi stupiva, parecchi anni fa.
Quando esisteva il Bar Franco, tappa abituale per la focaccina del dopo discoteca, negli anni 80, c’erano cinque o sei personaggi che uscivano da quel locale solo per andare a mangiare, a dormire e allo stadio; il resto del tempo lo passavano lì, parlando rigorosamente di calcio ma non di Juve, Milan o Inter, no: per loro la Solbiatese ed il Real Madrid erano parimenti degni di interesse, avevano una conoscenza enciclopedica di qualsiasi formazione avesse come mission (ops!…) quella ti tirare calci ad un pallone e, se gli arrivava voce di un ragazzino di belle speranze, prendevano su la macchina e si scoppolavano qualche centinaio di km per vederlo giocare, magari nella Sottomarina di Chioggia;  tutto questo per pura passione, non perchè fossero informatori o segnalatori di qualche squadra.
Impegno certamente degno di miglior causa ma tanto di cappello, comunque, per l’interesse a situazioni che io scarto a priori.

Altri sport? Solo l’eccellenza: Formula 1 e Motomondiale.
Peccato che nelle Formule minori ci si diverta molto, molto di più.

Per fare un altro esempio, sul mio televisore non ho neppure sintonizzato le tv locali: a parte il fatto che la mia presenza davanti al televisore è limitata a TG vari e documentari di SKY (cazzo, devo ricordarmi di togliere il pacchetto cinema, che costa come un figlio scemo e non lo uso mai…), non mi appassionano le notiziole e mi disturba sentir parlare gente che… che parla come me: sentire l’accento alessandrino, non percepito nel corso delle comuni chiacchiere, mi disturba; è un po’ come sentire la mia voce registrata: alzi la mano chi non ha mai provato quella sensazione (“minchia, che voce di merda…”), forse succedeva anche ai mitici Pino Locchi e Ferruccio Amendola.
Inoltre, conservo il gusto per la professionalità, che su quelle emittenti latita.
Ma la maggior parte dei miei concittadini è più informata di me su fatti ed eventi, proprio grazie alla frequentazione di quelle TV da quartiere.

A proposito di professionalità: in quella che, ormai, posso considerare un’altra vita, ero un autore di testi tv, ve l’ho già detto.
Ho collaborato a tanti programmi importanti e in uno di questi, International DOC Club, più brevemente “DOC”, di Renzo Arbore, ho perso anche il gusto per la musica dal vivo.
Ho passato mesi ad ascoltare i più grandi personaggi della musica mondiale, comodamente seduto tra gli autori o il pubblico e pagato per farlo: scemo com’ero, ho ballato sul palco con Kool and The Gang e, giusto per citarne altri, ho cantato a squarciagola con quelli che rimanevano della band originale dei Blues Brothers; in veste di maestro di piano ubriaco ho insegnato il do-re-mi-do di Fra’ Martino Campanaro (uniche note che so suonare su una tastiera…) ad un Keith Emerson che si divertiva come un pazzo a fare l’allievo svogliato e si pigliava i miei cazziatoni; ho letteralmente costretto il pubblico a fare il rumore del mare ed il verso dei gabbiani mentre Pino Daniele, Phil Manzanera (Roxy Music) e Robby Krieger (Doors!!!) strimpellavano “La canzone del sole”, brano balneare per eccellenza; quando ha capito il (non)senso della cosa, Robby Krieger ha dichiarato che, per pensare certe cazzate, il suo amico Jim Morrison si doveva strafare: devo precisare che, quando me l’ha detto, gli avevano appena riferito che il giorno prima avevo sfidato Lucio Dalla in una gara, persa, di “peli sullo stomaco”…
Beh, dopo queste esperienze, non sopporto più di seguire un concerto dal vivo, spintonato e pagante, mentre il gusto per la professionalità e l’eccellenza mi impedisce di ascoltare per più di un minuto un onesto strimpellatore da piano bar.
Per fortuna, molta gente si accontenta e si diverte.

Bimbi può stare tranquilla: non le farò mai le corna.
Per farlo dovrei essere praticamente costretto da una fantasmagorica ed inarrivabile gnocca, e dovrebbe anche essere simpatica, per meno non mi ci metto: Groucho Marx diceva  

Non vorrei mai fare parte di un club che accetti tra i suoi iscritti un tipo come me.

Beh, sono praticamente certo del fatto che l’eventuale signorina su cui sarei disposto a mettere le mani, anche solo per un fatto di frequentazioni, difficilmente capiterà nella mia vita, secondariamente bisognerebbe sentire cosa ne penserebbe lei in proposito ma io un’idea me la sono già fatta…
E poi, dopo due anni di assenza dalla palestra, non andrei mai con una tipa del genere disposta a darla a uno come me.

Mi piacerebbe avere il tempo per raccogliere quanto scritto su queste pagine in questi tre anni, dar loro una forma (un senso no, sarebbe impossibile) e mettere tutto in un libro.
Non lo farò mai: voglio la certezza di scrivere un best seller ed il ritrovarmi con un bancale di copie invendute in cantina mi farebbe a pezzi l’anima.

Insomma, chiedo troppo a me stesso, alla mia vita ed al mondo che mi circonda.
Chiedo troppo, così non mi concedo niente.
Lucio Battisti cantava “credevo di volare e non volo”, mentre io vorrei volare troppo alto per le mie alucce, così rinuncio a volare.
E dire che non volano solo le aquile e i condor: anche le oche e le anatre lo fanno:

C’era una volta questo grande lago, che era proprio fuori del villaggio e noi ci andavamo a pescare i pesci gatto, a fare il bagno e nuotare.
Un giorno arrivò un gruppo di anatre e vi si posò sopra.
E dicono che subito dopo la temperatura si abbassò così tanto e così in fretta che il lago gelò e le anatre vi rimasero incastrate con le zampe. 
Così cominciarono a sbattere le ali, tutte insieme, ed il giorno dopo quel lago non c’era più, e dicono che ora sia da qualche parte in Georgia.

Passatemi la citazione, gente: “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” è un film indimenticabile, lo amo.

Insomma, se prendete un uccello, gli togliete la voglia di volare e lo lasciate a razzolare ed ingrassare in cortile, con cosa vi ritrovate?
Un tacchino, appunto.

Dottordivago
P.S. Se nessuno mi si mangia per Natale, mi toccherà mettere giù un paio di buoni propositi per l’anno prossimo…

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