Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 3 dicembre 2010

La storiella la conoscete:

Un topolino sta morendo dal freddo; passa una mucca e gli scarica addosso un merdone gigantesco, il cui tepore salva la vita al topolino; ma lui non è contento così si agita e cerca aiuto; passa di lì una volpe, toglie il topolino dalla merda e, prima che questi possa ringraziarla, se lo mangia.

A parte creare brutti presupposti relativamente all’alito delle volpi, la storiella ha varie morali: a volte, chi ti butta merda addosso lo fa per il tuo bene, a volte chi ti toglie dalla merda lo fa per interesse personale; poi c’è quella che recita “se sei nella merda, non ti agitare, cerca di sbrigartela da solo” e via interpretando.

Morale della morale: non tutti i mali vengono per nuocere.

Il mio amico Giorgio si trovava in Croazia, parecchi anni fa; pesca una bella tracina, le taglia la spina dorsale velenosa, dopo di che la slama maneggiandola con disinvoltura; mal glie ne incolse, visto che ignorava (e lo ignora anche Wikipedia) che quella bestiaccia ha due spine velenose anche sugli opercoli branchiali: pungersi e cominciare a ragliare come un asino è stato tutt’uno.
Dopo dieci minuti ha l’avambraccio come Braccio di Ferro, cioè il quadruplo del braccio, e comincia a star male di brutto; Giorgione scoppia di salute e sa che non si tratta di una tossina mortale ma sa anche che non c’è comunque da scherzare: un conto è la tracinetta che ti punge un piede, un conto è un bestione come quello, che potrebbe far la festa ad un cardiopatico.
Va all’ospedale più vicino, dove inizia a tremare come una foglia e a vomitare anche l’anima, così lo ricoverano.
Si prende cura di lui un medico da cui una visitina se la farebbero fare in molti: trattasi di splendido esemplare femmina di purissima razza Dalmata.
Morale: visti e piaciuti.
Il giorno dopo Giorgione lascia l’ospedale ed invita a cena la tipa che, nel giro di un paio di giorni, da medico curante diventa medico trombante.
Quando è venuta in trasferta ad Alessandria e l’ha presentata a qualche amico, tra cui il sottoscritto, abbiamo capito perchè Giorgio considerasse la tracina come gli Indiani la vacca: assolutamente sacra.

Altri baciati dalla sfiga.
Tutti quanti abbiamo trepidato per la sorte dei minatori cileni: poveracci, se la sono vista brutta.
Però, in compenso, sono diventati dei personaggi di fama mondiale: stanno raccogliendo le loro memorie in un libro, stanno valutando svariate sceneggiature cinematografiche, stanno girando il mondo ospiti di questo e quello; uno l’ho persino visto da David Letterman.
Chi lo sa, forse i più svegli potranno anche darsi alla politica o riciclarsi come sindacalisti.
Io amo il lieto fine, sono contento per Giorgio e per i ragazzi della miniera.

Poi ci sono altri casi, che mi piacciono meno, in cui la sfiga è la vera ragione di un successo pilotato, a volte pietoso o ipocrita.  
Prendete, ad esempio, ‘sto bel bocconcino.

susan boyleSusan Boyle, lo Scrondo con la voce da Angelo (che poi il mio amico Angelo è stonato ma molto, molto più bello…) per poco non ha vinto Britain’s Got Talent, uno dei diecimila concorsi tv a cui partecipano tanti sfaccendati, alcuni raccomandati e rari fenomeni.
Ora, se uno si basa sulla prima impressione, fortunata non sembra, visto che parlare di bellezza… diciamo che è “un tipo”; andando un po’ più a fondo, invece, è pure peggio: alla nascita ha subìto un principio di asfissia che… diciamo che non le ha messo il turbo al cervello.

Invece è diventata famosissima, ha persino cantato per il Papa, mentre tutti noi ignoriamo il nome del vincitore dello stesso concorso.
Ok, sono contento anche per lei, se lo merita…
No, ferma la mula: non se lo merita.
Ha una voce assolutamente dozzinale, in ogni scuola di canto del mondo c’è una voce così ed in ognuna di queste scuole ce n’è una migliore.
Solo che ha fatto più notizia –ed audience- la sua quasi vittoria che non quella di un concorrente normale, magari belloccio e sveglio.
Boh… forse, per una volta, i perfidi abitanti della Perfida Albione si sono sentiti più buoni.
Poi la butteranno via come uno straccio.

Caso mai servisse un altro motivo per considerarmi cattivo come la tosse, vi dirò che una sera, anni fa, mi hanno portato in un locale di sinistra, una cascina semidiroccata risistemata malamente, forse pericolosamente, ma il problema non si pone: era un Circolo Privato, molto politicizzato, con scritte anti-imperialiste sui muri e la faccia di Che Guevara anche sui sottobicchieri, se ci fossero stati.
Una sbronza, lì, costava come un’indigestione di tartufo da Gualtiero Marchesi ma nessuno ci faceva caso, tutti presi com’erano a leggere sui muri quanti bambini muoiono di fame e invettive contro i Talebani che burkizzavano e lapidavano le donne; questo prima dell’Invasione Amerikana: dopo, sono quasi certo che sui loro tazebao, Mullah Omar e pecorai assortiti fossero venerati come la Nazionale di Bearzot; ma non posso esserne sicuro, non ci ho più messo piede.

Gli scalda-pubblico erano una banda di disgraziati che battevano su bidoni di ferro, espressione artistica che non condivido ma che veniva presentata come forma di redenzione e reinserimento sociale, visto che erano tutti avanzi di galera: va beh, meglio battere sui bidoni e portare a casa la giornata che non battere un malcapitato per la stessa ragione.
Però sono convinto che se si fosse trattato di un meccanico, un commerciante, un impiegato ed un commercialista, non li avrebbe cagati nessuno: erano insopportabili.

Il momento clou della serata era rappresentato da un cabarettista down: no, non intendo uno che non fa ridere, tipo Leonardo Manera, intendo proprio down, mongoloide, con gli occhietti stretti stretti e un po’ di bava alla bocca.
Povera stella, ce la metteva tutta, solo che si capiva una parola su cinque e quel poco che si capiva non faceva assolutamente ridere.
Ma il “socialmente impegnato” e monocolore pubblico si sganasciava, mentre a me non si increspavano neppure le labbra.
Anzi, ero incazzato nero: quasi tutti ridevano per lui, non per quello che diceva.
Guardo un mio amico: “Cazzo ridi?…”
”Dài… è bravino, no?…”
”Fa cagare, io vado a fare un giro…”
”Va beh, considera che è mongoloide…”

Avrei voluto chiamare un mio amico, dal fisico ripugnante e coperto di psoriasi dalla testa ai piedi, perennemente sbronzo, e proporlo per una sfilata di intimo: era la serata giusta.

Scambio due parole con il barista-gestore: “Quanto gli date?”
”Quanto? In che senso quanto?”
”Nel senso classico: tu cacci i soldi e lui li mette in tasca…”
”Ma noi gli diamo un’OCCASIONE!…”
”E agli Uomini di Alcatraz?”
”La possibilità di farsi conoscere…”
Perfetto: per mettere insieme il pranzo con la cena, a breve, avrebbero ripreso la vecchia attività, così si sarebbero ritrovati a “sperimentare nuove sonorità” sulle sbarre di San Vittore…

Che schifo, il buonismo: il Panda deve morire.
E la cosa che mi fa incazzare è che io sono nella stessa situazione di quei disgraziati: non sarò mai una macchina da best seller ma sono bravino a scrivere, per essere un serramentista.
Ma di questo non ne tiene conto nessuno: per me, morire se qualcuno caccia una lira…
Vergognatevi la faccia tutti quanti.

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »

Nota dell’autore:
in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

bomba

Onore al merito: perchè demolire tutto?
Una a Pyongyang, una a Teheran, una a Tripoli e una piccolina a Montecitorio: una volta derattizzati sono gran bei posti.
Sarebbe un peccato…

Dottordivago

Read Full Post »