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Archive for 23 novembre 2010

Effetti collaterali.

Avviciniamoci alla fine di questo ciclo, che qui, ormai, c’è gente che pensa di creare un supereroe con le mie sembianze che rotea il Tubo Fetente, manco fosse il Martello di Thor.
Come autodefinizione mi sono sempre accontentato di

Dottordivago, blogger per signora, romantico cavaliere dal forte braccio, brillante ingegno e cuor di fanciullo

ma devo riconoscere che diventare SuperDoc, l’eroe che, tra le altre cose, può “dare dieci fighe di vantaggio ad andare agli undici” a chicchessia… beh, mi intriga un bel po’.
Sbrigatevi a parlarne con Stan Lee, prima che giri l’occhio…

Andiamo avanti.
L’alluvione, come tutte le sfighe, pensi sempre che sia roba che tocchi solo agli altri.
Poi, quando ci caschi dentro, ti rendi conto di tante cose.

Quando il Campo Dottordivago ha assunto le sembianze definitive, è una locomotiva umanitaria.
Il mio lavoro è semplice, serve solo tanto fiato per parlare con migliaia di persone al giorno: disponibile con chi ha bisogno, testa di cazzo con i furbi e inossidabile faccia da culo con i benefattori.
L’ho già detto, è fin troppo facile: tutti vogliono aiutare, basta chiedere.
Nei giorni a seguire farò centinaia di telefonate alle aziende e associazioni più disparate e mi arriveranno aiuti di tutti i tipi, dalle cibarie all’abbigliamento, dalle stufe ai deumidificatori; un giorno, in mancanza di altri mezzi, alcuni volontari hanno rimesso in moto e svuotato un’ambulanza dismessa, sono andati fino nelle zone del Garda e sono tornati carichi di Soave, Bardolino e Valpolicella, molto apprezzati dai volonterosi spalatori.
L’Esselunga ci caricava di delicatessen; un paio di giorni prima della scadenza, dirottava a noi tutto quello che sarebbe dovuto tornare al deposito o ai vari riciclatori: Parmigiano confezionato, carni sottovuoto (indimenticabile una polenta con spezzatino di capriolo), salumi imbustati e formaggi di ogni tipo.
Non ricordo chi ma qualcuno mi ha mandato un furgone di Simmenthal, qualcun altro un furgone di pile (non le batterie, i pail, le maglie…) di Navigare, la seconda scelta che di solito finisce agli stockisti: credo che il mio amico Gianni ne abbia ancora qualcuno.

Pensa te, Gianni…
’Sto ragazzo viveva a San Michele, una delle zone più colpite, ed è un mio amico.
Pochi giorni dopo la partenza alla grande del nostro Campo, me lo vedo arrivare: “Ah… ecco perchè mi dicevano vai nel tal posto che c’è un mezzo matto ma hanno di tutto…”
Lo abbraccio, mi faccio raccontare un po’ di storie, poi lo squadro bene: è vestito come uno spaventapasseri; siamo amici, posso permettermi di prenderlo per il culo, al che lui mi fa: “Forse non te ne rendi conto… ma io ho perso tutto…”
”Eh la Madonna, non sei ancora riuscito a recuperare i tuoi vestiti?…”
”Ma allora sei proprio lento… A casa mia sono arrivati quattro metri e venti d’acqua, è andato a bagno il piano terra e metà del primo piano: sono partiti persino i vestiti appesi nell’armadio, al primo piano”

Oh cazzo, non ci avevo pensato…
Effetti collaterali, appunto, nel senso che uno pensa sì ai danni ma non così estesi.
Comunque se n’è andato che sembrava il Piccolo Lord, tutto bello firmato Navigare e Roy Rogers.

Per questa mia sottovalutazione dei danni, c’è chi ci ha messo una pezza, sopravvalutando gli effetti dell’alluvione; e non sto parlando delle richieste danni, quelle le vediamo dopo: sto parlando del Mario di Pavia.
’Sto tesoro d’un pirla cercava di rintracciarmi ormai da diversi giorni per avere notizie ma a casa mia c’era ancora il telefono muto, quindi la segreteria con il messaggio che invitava a chiamare Casa Zenda non funzionava.
Dopo una decina di giorni dal fattaccio, la Sip (Telecom era ancora nelle balle di suo papà…) riattacca tutto, l’Enel pure, quindi Mario mi chiama a Casa Zenda: “Oh, come stai?”
”Benone, Mario, grazie per l’interessamento”
”Si può sapere perchè te ne sei andato da casa?”
”Oh pirla, non hai sentito che abbiamo avuto qualche problemino di acqua alta?”
Al che il Mario, consapevole del fatto che io abito all’ottavo piano, esclama con una traccia di terrore nella voce: “Cristo!… Ma… quanta cazzo di acqua è venuta?!…”
Ledisengentlemen… ecco a voi il “Mario Gilera”.

Altri effetti collaterali: dopo un paio di settimane Bimbi vorrebbe tornare a casa.
A Casa Zenda stiamo da Dio e i nostri padroni di casa vorrebbero che trasferissimo lì la residenza, solo che Bimbi non è stata dotata da Madre Natura di una faccia da culo come la mia, quindi inizia a rognare con molto garbo:
“Quando andiamo a casa?”
”Di chi?”
”Cretino, casa nostra…”
”Guarda, finora sono andato io a recuperare bagagli e vestiti: domani vai tu, poi lascio decidere a te…”
Si è ritrovata a fare le scale, ricoperte di fango e giornali, in una casa fredda, popolata da oscure presenze con i capelli appiccicati alla testa dopo due settimane senza una doccia, smunti ectoplasmi che girano da un appartamento all’altro in cerca di conforto e che potrebbero uccidere per una bombola di gpl con cui far funzionare le catalitiche.
Per un’altra settimana non dobbiamo riaffrontare l’argomento.

Altri effetti collaterali: sto trascurando il mio lavoro, in compenso gommisti e meccanici fanno affari d’oro.
Una delle tante cose a cui uno non pensa è che girare in macchina nelle zone alluvionate è un disastro: mucchi di fango e rottami si alternano a vere e proprie voragini, in alcuni punti l’acqua ha avuto un tale effetto abrasivo che ha raspato via l’asfalto; in una di queste buche ci entrerò con la mia Peggiotta, una Peugeot GTI di cui sono ancora innamorato adesso.
Spancio di brutto, la coppa dell’olio si fessura: per un mesetto mi toccherà aggiungere un litro d’olio alla settimana. Terminata l’emergenza, farò presente la cosa ai due amici assessori che mi avevano garantito la più totale copertura: “Ma… sai… vorrei… provo a sentire… non saprei come giustificare…”
Tranquilli, ragazzi, provvedo io, che sono ricco di famiglia…

Idem con le gomme.
Cosa fanno tutti quelli che hanno la cantina alluvionata?
Buttano tutto in strada, ci sono i mezzi che girano apposta per fare su tutto quanto.
Il problema è che tutti, in cantina o in garage, hanno un cassetto pieno di viti e chiodi, tutta roba che finisce in strada.
E poi passo io.
In alcuni giorni foravo due volte ma, almeno per questi danni, andavo da un gommista convenzionato col Comune il quale, impietosito, mi aveva prestato una seconda ruota di scorta.
Peccato che, terminata l’emergenza, avrò collezionato un totale di oltre trenta forature, cosa non buona per l’affidabilità delle gomme di un turbotarro dal piede pesante: sarà meglio cambiarle…
Interpello gli “amici” assessori –comincio a scriverlo virgolettato…- che mi rispondono… aspetta, faccio prima col copia/incolla: “Ma… sai… vorrei… provo a sentire… non saprei come giustificare…”
”Ma figurati, non c’è problema, lo tengo come promemoria… No, non per le elezioni: per il resto della vita, così forse imparerò a farmi i cazzi miei…”

Tranquilli, non è servito: sono sempre quel coglione là.
Continua

Dottordivago

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