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Archive for 20 novembre 2010

Il Volo della Fenice.

Sembra un sogno.
Alle tre del pomeriggio il Campo dispone di due tende con un centinaio di posti a sedere, acqua potabile in abbondanza per lavarsi e cucinare, un frequentatissimo servizio igienico e una cucina da campo che fuma come una locomotiva e che ha già fornito tre turni di pasta al pomodoro, con variante tonno e piselli: mi ero opposto alla variante perchè non ho il prezzemolo ma sembra che qui non importi a nessuno.
Per oggi il convento passa questo, da domani voglio un paio di Stelle Michelin…

Adesso iniziamo a fare un po’ d’ordine.
Il capitano mi ha garantito quattro soldati, per tre turni nelle ventiquattro ore, che sorvegliano ed aiutano: gira anche della gnocca e ‘sti ragazzi non potrebbero essere più felici.
Un paio affiancano “le maestre” –mia sorella e le sue colleghe- nella distribuzione degli aiuti e dei viveri, con il mio preciso ordine (che l’amico assessore ha provveduto a girare a tutti i Centri) di farsi mostrare i documenti dai richiedenti: chi non vive nella zona di nostra pertinenza si deve rivolgere al Centro più vicino a casa sua, visto che tanti alluvionati come me, cioè che non hanno perso niente, potrebbero girare tutti i Centri che sono sorti e sottrarre risorse a chi ne ha veramente bisogno; pensate male e quasi sempre ci azzeccherete. 
Se il richiedente sostiene di avere perso tutto, cosa possibilissima, gli facciamo un servizio migliore: gli consegniamo la roba a casa, basta che ci dia nome e indirizzo.
Nove su dieci girano i talloni e se ne vanno, sciacalli di merda…
Solo uno, che era abituato ad alzare la voce con le maestre, non capisce al volo e viene accompagnato –di peso- un po’ più in là: ai quattro soldatini si uniscono una mezza dozzina di alluvionati veri, tra cui c’è uno che lo conosce di vista, così scopriamo che abita tra San Salvatore e Lu Monferrato, in collina, a venti km dall’alluvione.
Se mai io dicessi “Mangiatelo”, dopo trenta secondi resterebbero solo le scarpe.
Ma non è necessario, è sufficiente la Madre di tutte le Figure di Merda.
Gli dico di non farsi più vedere e quello se ne sta andando, quando… Sento che mi sale… non posso trattenermi… è più forte di me… è da tutta la vita che aspetto un’occasione per dirlo: “Occhio, gente,

c’è uno sceriffo nuovo, in città.

Ahhh… Meglio del sesso!…

In quel che resta del pomeriggio parlo con migliaia di persone, tra cui volontari che ci stanno aiutando e scopro una cosa che mi manda la merda al cervello: tutti i giorni arrivano centinaia, migliaia di volontari, dagli studenti che fanno la macchinata da Milano, Torino o Genova per scansare un giorno di scuola –ma lavorano duro comunque…- ai tecnici delle Municipalizzate di Soresina, per fare un esempio; tutta gente che arriva e non trova un cane che gli dica cosa fare.
Alcuni gironzolano un po’, trovata una qualsiasi zona colpita domandano “Serve una mano?” e si buttano nella merdazza, magari con le Adidas ai piedi; altri si scocciano e se ne vanno, dandoci della “città di coglioni…”
Proprio quelli di Soresina, attirati dalla cucina in funzione, mi raccontano che sono arrivati alla mattina, sono andati all’Unità di Crisi dove una cretina vestita come quelli che spengono i pozzi petroliferi (ce l’ho presente, abbina la tenuta survival fornita dalla Protezione Civile alle sneakers bianche coi lacci rosa, tanto non esce dall’ufficio…) li ha mandati a pulire un viale alberato!
Sono tutti tecnici, dall’elettricista all’idraulico all’esperto di riscaldamento e, dopo un’ora a raschiare il fango dalla base dei tigli, si sono guardati in faccia e hanno impagliato i tondi ( i tond sono i piatti, in dialetto, e mettere i piatti tra la paglia era la prima cosa che si faceva molti anni fa in caso di trasloco).
Se ne stavano andando verso l’autostrada, smadonnando, quando hanno visto il movimento lì da noi, così si sono fermati per uno spuntino.

Eh no, gente, così non va.
A me mancano ancora quattro anni per entrare nel mondo della comunicazione globale ma loro hanno un cellulare; chiamo gli assessori/amici e gli dico, per i giorni a seguire, di mandare da me tutti i volontari, qualificati e non, tranne quelli che sanno già dove piazzare, poi ci penseremo noi a smistarli. 
Tra l’altro, il Campo Dottordivago (ufficialmente non compaio, non risulto, non esisto ma è già il mio campo…) è a uno sputo dall’autostrada quindi, logisticamente, per una cosa del genere è la morte sua.

Quando domando ai miei nuovi amici se volessero tornare il giorno dopo, mi rispondono che sono già qui.
Ok; gli mostro il piccolo quadro elettrico volante, alimentato dal generatore che Barbie ha regalato a Ken, che tiene accesa una lampadina e fa funzionare le macchinette del caffè nel container: “Se foste in grado di…”
Non ho ancora finito di parlare, per spiegare loro che  è tutto sorvegliato ventiquattro ore al giorno, che ci ritroviamo con un generatore che sembra una corriera e relativo bidone di gasolio, l’illuminazione nelle tende e… il riscaldamento!
Pazzesco: da quei furgoni tirano fuori di tutto, persino due cannoni ad aria calda, che piazzano nelle tende e per cui mi lasciano anche il carburante.
E Miss Protezione Civile gli faceva pulire le aiuole…
Prima di andarsene, mi garantiscono la loro presenza per tre o quattro week end, a patto che io gli comunichi in anticipo cosa c’è da fare, almeno arriveranno con il necessario.

Stanno per calare le ombre della sera ed arriva il Capitano-mio-Capitano con una seconda cucina da campo e una copertura che ci permetterà di cucinare all’asciutto: io amo quest’uomo!
Gli presento quelli di Soresina -visti e piaciuti- così, prima di andarsene, mi illuminano anche la zona cucina.
Ho già sguinzagliato alcuni ragazzi in gamba, a caccia di alimenti freschi, tipo carne, verdura e tutto quello che trovano; tornano con alcune macchinate di roba, tra cui decine di chili di polenta Valsugana, quella che cuoce in otto minuti e che –vadano a cagare i puristi- è buona come la torta, ettolitri di vino nei cartoni, salsicce sottovuoto e un treno di altra roba. 
Sono stanco come una bestia ma l’idea di offrire, oltre alla pasta, anche polenta con salsicce e fagioli, mi dà l’energia di un gamma-burst.
Inoltre, la seconda cucina da campo ha una vasca riscaldata di una ventina di litri; mi rivolgo agli alluvionati che hanno le case disastrate a pochi metri da noi: “Banda di senzatetto, qualcuno di voi, ha mica salvato cannella e chiodi di garofano?”

Mi guardano come se, nel marasma del Titanic, uno avesse chiesto da accendere… ma cinque minuti dopo ho quello che mi serve.
Vediamo se siete preparati: ditemi quanto fa
una vasca riscaldata +
ettolitri di vino +
poco zucchero +
pochissima cannella +
qualche chiodo di garofano.
Un aiutino? Scorza di limone optional…

Esatto: fa un pentolone di vin brulè in perenne ebollizione, a patto di continuare ad alimentarlo, visto che va via come l’acqua.
E se non conoscete la sensazione che dà un vin brulè a gente che sta tutto il giorno al freddo e nell’umidità, non sarò certo io a spiegarvelo.
Posso solo ripetere una cosa che dico sempre:

Se uno deve chiedere cos’è il jazz, non lo capirà mai.
Louis Armstrong.

Continua.
Dottordivago

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