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Archive for 16 novembre 2010

Cosa è successo.

Fondamentalmente è successo che è piovuto tanto, troppo: più di mezzo metro in tre giorni; considerate che il Tànaro, dove si getta nel Po, ha toccato i 5000 metri cubi al secondo: sono 5 milioni di litri ogni battito del cuore.

Torniamo alla storia.
Stacco un paio d’ore dalla ripulitura del negozio di Gianni e faccio un giro nelle zone disastrate, sempre con il mio puzzolente lasciapassare in macchina che si rivela essere un apriti sesamo coi controcazzi: d’altronde si vedono solo mezzi con pompe, idrovore, spurghi e i tubi corrono ovunque.
Le istituzioni cominciano ad arrivare ed i contadini erano già lì: chiunque non sia stato colpito, accorre con trattori e pompe di ogni tipo.

Tutti concordano su un punto: nella tarda mattinata di domenica è arrivata un’onda, il fiume è salito improvvisamente e la causa di questo fatto è, per tutti, l’apertura di qualche diga.
Non sono convinto: ad Asti, a monte di una trentina di km, ondate non se ne sono viste; sì, è passato l’apice di piena, l’acqua è salita, ha fatto i danni che doveva fare ed è ridiscesa; ma nei tempi canonici. Inoltre, Asti è circondata dalle colline e l’eventuale ondata da monte, oltre che maggior energia, avrebbe avuto meno spazio per disperdersi, quindi, se noi ad Alessandria abbiamo marcato una quindicina di morti sul segnapunti, Asti dovrebbe essere una versione subacquea di Pompei.
Aggiungiamo anche che tra le due città non esiste una diga da aprire.
E quindi?

La gente vuole un colpevole e, ringraziando la Madonna, ce ne sono un mucchio.
Come ho già detto in un’altra occasione, il Tanaro (smetto di scriverlo con l’accento sulla prima “a”, ormai avrete capito come si pronuncia) ha devastato il Cuneese nella sera di sabato, ha dato una bella spianata nell’Astigiano e ha dato il meglio si sè in Alessandria, tra mattina e primo pomeriggio.
Ora, la vita ci dà poche certezze ma abbiamo almeno quella che l’acqua va in discesa?
Bene, peccato che, forse ignorando questo fenomeno, Cuneo non ha allertato Asti, che non ha allertato Alessandria.
Anzi, probabilmente per partecipare a “La minchiata dell’anno”, da Asti sostengono che hanno inviato un fax
All’alba di domenica? In Comune? Dove trovare qualcuno in un ufficio di martedì alle 10 è come fare 5+1 al Superenalotto?
Va beh, marca “bravo” alla Protezione Civile.

Vorrei rintracciare un paio di amici a San Michele ma non c’è verso d’arrivarci: lì ha picchiato duro; pensate che quando è franata la massicciata della ferrovia, l’onda ha abbattuto alcune case, in frazione Astuti.
Torno indietro.
Un tot di ruspe hanno ripulito dalla melma Via Pavia, strada che corre per un tratto parallela al fiume; non si potrebbe passare ma io ho il tubo, così vado a vedere in che stato è il ristorante di una mia amica.
Niente da fare, fin lì non si arriva ancora, quindi devo tornare indietro; non c’è molto spazio, devo fare qualche manovra e, mentre la macchina è girata nella direzione del fiume, vedo una cosa strana che prima, dovendo guardare dove mettevo le ruote, non avevo notato.
Sempre parlando di certezze, nelle alluvioni, di solito, l’acqua dal fiume finisce fuori, non viceversa, giusto?

E allora, perchè tutte le recinzioni ed i muretti di via Pavia sono o crollati o coricati verso il fiume?

Poi c’è la storia dell’onda di Astuti… quella sì che c’è stata, se ha tirato giù le case…
Vuoi vedere che…? 
Gente, ma quante ne so? Ho capito tutto!
Ma per spiegarmi mi serve una cartina… No, non devo ispirarmi con un cannone, intendo una carta topografica…

b
No, non l’ha pasticciata un bambino di tre anni, sono io che faccio quello che posso, con ‘sta macchina di merda.
Allora, la riga rossa è la ferrovia, la zona in basso a sinistra è il lago che si è creato: qui se ne vede un pezzo ma si parla di svariati km quadrati di acqua, per un’altezza media di tre metri, quella della massicciata; quando domenica mattina la spinta dell’acqua ha sfondato la massicciata, il lago si è riversato sulla statale per Asti che costeggia i binari ed ha travolto le casa di Astuti, spingendosi fino a San Michele; lì il terreno comincia a salire, oltre al fatto che appena sopra San Michele passa la TO-PC, il cui terrapieno ha incanalato l’acqua verso destra, cioè verso il fiume.

Ve l’ho già detto, non viviamo in un mondo perfetto, un mondo in cui, per esempio, i tre amici dell’Amaro Montenegro, quelli che hanno i minuti contati per portare in salvo un vaso antico con l’aereo, vengono colti dalla folgore e tolti dai coglioni. Cosa cazzo c’è in quel vaso di merda? Ci sono dieci chili di burrata che in un momento va a male o era lì da migliaia di anni e ci poteva stare altrettanti?
No, non è un mondo perfetto: l’emissario del lago non ha scelto un’altra strada, ci ha messo tutta la cattiveria del mondo; ha attraversato i campi, ha coricato i muretti e le recinzioni di Via Pavia in direzione del fiume (scarabocchio blu) ed è rientrata in Tanaro, che già aveva tutti i cazzi suoi.

E l’onda è finita sul Quartiere Orti, dove molti non sono neppure riusciti a scappare: esattamente dove ci sono state le vittime.

Nei giorni seguenti mi sono preso il mal di pancia di seguire il percorso dell’acqua che mi sono immaginato: tutto quagliava alla perfezione, dagli arbusti alle recinzioni, tutto indicava il letto di un fiume e la sua direzione, fiume la cui vita è durata un paio d’ore.
Sono un genio?
Naah… fidatevi.
Solo che, credeteci o no, nove persone su dieci, in Alessandria, ancora oggi parlano di apertura delle dighe.
Continua.

Dottordivago

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