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Archive for 14 novembre 2010

L’Esodo.

Mentre pranziamo, l’acqua arriva sotto casa mia.
Si incanala nella via dietro, che io credevo in piano, ed acquista una velocità impressionante, roba da rafting…
I cassonetti, anche quelli di ferro zincato, arrivano galleggiando lemme lemme dallo Spalto, si infilano in quella viuzza e partono come off shore: uno centra un’auto parcheggiata in un metro d’acqua e la disfa!
”Gente, teliamo alla veloce, che qui marca male…”
Pezzotta: “Noi ci siamo già bagnati i piedi e ti garantisco che non è piacevole, in quella merda ghiacciata…”
”E io ti garantisco che nuotarci dentro è peggio, quindi fate come volete ma io me ne vado”.

Bimbi ed io prepariamo i bagagli per qualche giorno, poi inizia la vestizione per la parte alta e la svestizione per la parte bassa: eh sì, nel frattempo, sotto casa, siamo arrivati a un’ottantina di centimetri d’acqua, che diventano sessanta rimanendo sul marciapiede, quindi giaccone, costume da bagno e scarpe vecchie; Pezzotta potrebbe condurre il telegiornale: il mezzobusto è abbastanza elegante, con un tocco casual dato dai pantaloncini ed uno decisamente sportivo conferito dalle scarpe da pallone, con i tacchetti, unico capo del suo guardaroba da assicuratore che non avesse più niente da perdere…

Otto piani a piedi –ma in discesa- con i bagagli, Paolino (Paola) con i bagagli suoi e di Pezzotta, il quale non può essere d’aiuto, visto che si tiene al corrimano come un vecchio rincoglionito: i tacchetti di metallo sul marmo bagnato degli scalini non hanno esattamente un grip da geco.

Ok, siamo a bagno; ci aspettano un centinaio di metri in direzione stazione, poi l’acqua finisce.
Per adesso.
La cosa grottesca è che nessuno in città, noi compresi, si rende conto della gravità della situazione.
Oddio, non per tirarmela, ma ho dimostrato di capire il comportamento di un’alluvione e la sequenza degli eventi, anche se era la prima volta che mi capitava: comprendere il mondo che mi circonda è una cosa che mi dà una certa soddisfazione.
Però, anche se un’idea dei danni materiali me la sono fatta, ignoro quanto gli altri la parte peggiore; chi ci vede arrivare all’asciutto, combinati come mardi-grasser di New Orleans, se la ride, noi pure: peccato che ad un paio di chilometri, nel Quartiere Orti, siano appena morte una quindicina di persone che, sommate a quelle di altre zone del Piemonte, fanno una settantina di vittime.

Ma noi non lo sappiamo e la prendiamo un po’ come un diversivo ad una pallosissima domenica di novembre.
Si pianifica l’esodo: per andare a casa Zenda, che è a sette km da casa mia, bisogna passare il ponte sul Bormida, solo che ce lo danno per chiuso, quindi faremo il seguente giro di 30 km:

 esodo previsto
prendiamo l’autostrada Voltri-Gravellona ad AL Sud, arriviamo ad AL Ovest, proseguiamo verso Piacenza, usciamo ad AL Est ed arriviamo, stanchi ma felici, a casa Zenda. Chiaro?

Una bella merda.
Imbocchiamo AL Sud, per un paio di km tutto bene, poi incominciamo a farci un’idea delle dimensioni del disastro: si vede solo acqua, a perdita d’occhio; in alcuni punti, dove normalmente i prati sono quattro o cinque metri più in basso, l’acqua è alta quasi quanto il terrapieno dell’autostrada, questione di minuti e arriverà anche qua.
Minchia.
Non potevamo saperlo ma San Michele, AL Ovest, è tra le zone più colpite: di svoltare verso Piacenza non se ne parla proprio, l’unica direzione consentita è Torino.
”Ok, arriviamo a Felizzano, torniamo indietro, prendiamo verso Genova, usciamo a Ovada e torniamo indietro fino a casa Zenda”.

Non potevamo sapere che tutto il bacino del Tànaro è a bagno: nel triangolo Alessandria-Asti-Cuneo è scoppiata la macchina della merda.
Infatti a Felizzano non ci lasciano uscire per tornare indietro: buona parte della strada che abbiamo appena percorso è finita sott’acqua.
”Ok, si cambia piano: usciamo ad Asti, dove sicuramente si potrà, visto che il Tànaro è a sud della città e a nord sono tutte colline; sempre attraverso le colline torniamo verso Alessandria e con il primo telefono che troviamo avvisiamo gli Zendi che non ce la facciamo, dopo di che, al primo albergo che troviamo, rigorosamente in collina, ci fermiamo, che io mi sono rotto i coglioni”.

Bimbi, giustamente, dice che vuole avvisare sua madre, Paolino pure; tra l’altro, i suoi genitori vivono a Giardinetto, a dieci km da Alessandria, e si tratta di brava gente che conosco molto bene e che non riesce a riempire una grande casa di campagna: mi sa che ci risparmiamo l’albergo.
Inoltre, annesso alla casa c’è il loro negozio di alimentari, con nonno panettiere che fa certe micche e certe torte rustiche… 
Ho la sensazione che ‘sta giornata dimmerda possa finire in gloria almeno, egoisticamente, per noi quattro: tutto sommato, l’acqua in casa non mi arriverà, in cantina non avevo niente e alla fine l’unico danno è stato il nostro esodo reale, a fronte del previsto Alessandria-Spinetta:

esodo reale 
abbiamo fatto cento km per andare a uno sputo da casa mia ma inizio a rendermi conto che a tanta, tanta gente, oggi è andata peggio.

Sì, stiamo raddrizzando la giornata e ne abbiamo la conferma quando, a una ventina di km dalla meta, ci fermiamo ancora una volta.
Perchè?
Perchè scendo dalla macchina e domando ai Pezzotti: “Ma noi, non dovevamo farci una bella pisciata mezza giornata fa?”
Pazzesco: a casa mia ci sono mancati i comfort della vita moderna poco dopo l’una, quindi, non potendo tirare lo sciacquone, abbiamo deciso di concederci una bella “seduta” a casa Zenda; poi, tra angosce e cambi di programma, ce ne siamo dimenticati.
Sono le sette di sera e tra tutti quanti abbiamo quattro vesciche che ci stanno annichilendo gli organi interni: sembra incredibile ma non ce ne rendevamo conto.
Gente, dalle parti di Altavilla si è consumato un evento da Guinness dei Primati: la più clamorosa pisciata di gruppo della storia.
Me la ricordo ancora, quella vigna spoglia e fangosa: quattro imbecilli, due accucciate e due in piedi, a mugolare di piacere, manco si trattasse di uno scambio di coppie…

Finalmente arriviamo a Giardinetto: cena pronta e camere degli ospiti in gran spolvero.
Chiamo casa Zenda, confermo la prenotazione per l’indomani e disdico per gli altri due ospiti: guardando il telegiornale hanno compreso che ci vorranno settimane, non un giorno, quindi si fermano dai Paolino’s Parents.

Mi siedo a tavola vicino al nonno e gli espongo una mia curiosità: “Senta un po’, mister, in base alla sua esperienza, che effetto faranno quelle belle micche che fa lei con quattro fette di salame dentro?…”

Continua.

Dottordivago

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