Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 13 novembre 2010

Primo: solidarietà agli amici veneti alluvionati, li capisco, marginalmente ci sono passato pure io, sedici anni fa.
Secondo: ilpandadevemorire è nato in quell’occasione.
Terzo: tutti hanno raccontato la loro alluvione e io, che non ho la mamma maiala, faccio lo stesso.

Prima un po’ di storia.
Giovedì 3/11/1994: piove.
Venerdì 4/11/1994: piove sul bagnato.
Sabato 5/11/1994: minchia, se piove!
Quel sabato andiamo a cena a casa Zenda, da Mauro e Lella, due amici con cui il rapporto è pressoché simbiotico; al ritorno a casa, intorno alle due di notte, vediamo un casino della madonna sul ponte Cittadella: pare che il Tànaro faccia sul serio, sembra il Mississippi, solo che non ha nulla della languida maestosità propria dell’arteria vitale del sud degli Stati Uniti; l’acqua corre come non le abbiamo mai visto fare e se un Huckleberry Finn padano provasse ad avvicinarsi, il romanzo finirebbe in due pagine.
Comunque c’è più curiosità che apprensione, men che meno paura: Alessandria è in mezzo a due fiumi e, di solito, quello che manda a bagno qualche cascina è il Bormida.
Arriviamo a casa, programmo il videoregistratore per il GP di F1 del Giappone e poi a nanna.

Alle nove mi alzo e guardo la registrazione, senza tirare su le tapparelle: adesso è la prima cosa che faccio, allora ero una specie di animale notturno.
Alle undici tiro su le tapparelle, visto che nel frattempo si è alzata Bimbi; casa mia è all’ottavo piano, in Spalto Borgoglio, un viale bello largo che corre dritto verso il fiume, a cinque/seicento metri di distanza; prima di finirci dentro, svolta e lo costeggia; normalmente non riesco a vedere il fiume, perchè bordato da alberi.
”Oh cazzo… il Tànaro…”
” E dove lo vedi?…”
”In Spalto Borgoglio…”
”Ehhh?”

Eh sì, il fiume ha dimezzato la distanza; in fondo, dove lo Spalto curva, c’è già un’auto ferma, con l’acqua a metà portiere.
”Minchia, le macchine!…”
Scendiamo di corsa e allontaniamo le macchine dal fiume, solo che una città di pianura non dà molti riferimenti, quindi non saprei quali sono le zone più alte: nel dubbio parcheggiamo sul cavalcavia del Cristo, che non si chiama così perchè è un cavalcavia particolare –sennò sarebbe stato un cavalcavia della Madonna…- ma semplicemente perchè collega il centro al Quartiere Cristo.
Bimbi è innamorata della sua auto e mi domanda: “E se l’acqua arriva fino qua?”
”Amore mio, se l’acqua arriva fino qua, le nostre macchine saranno l’ultimo dei problemi…”

Torniamo verso casa. L’acqua è salita con una rapidità impressionante, è a 100 metri da casa, la macchina bloccata là in fondo è quasi sommersa: “Ma come cazzo fa a salire così in fretta?…”
Si comincia a sentire odore di benzina e gasolio: un velo fetente galleggia sull’acqua, arriva un po’ dalle macchine a bagno, un po’ dalle cisterne delle cantine allagate
È pieno di curiosi, ognuno dice la sua; trovo un paio di amici che vorrebbero fare due foto da casa mia: “Venite pure ma sbrigatevi: io, fra un po’, mi sa che telo…”
”Cazzo, hai paura che arrivi l’acqua all’ottavo piano?…”
No, non temevo un Evento di Estinzione di Massa, avevo un’altra certezza: valutando l’avanzamento e la pendenza della strada, con l’acqua a cento metri da casa significava essere ancora un metro sopra al livello di quella merdazza, solo che le cantine del mio palazzo sono due piani sotto al livello stradale, cioè sei metri, meno uno che ancora manca fanno cinque metri di melma in cantina, dove al momento ce n’è una spanna ma sta salendo.
In cantina c’è tutto: contatori Enel, centrale di diramazione del metano, autoclave dell’acqua, motore dell’ascensore e l’arrivo della linea telefonica.
Tutta roba senza il marchio “waterproof”.

Quindi, finchè il telefono funziona ancora –io col cellulare nel ‘94? Ah ah ah…- chiamo casa Zenda: “Giovani, volete un paio di alluvionati per qualche giorno?”
Mauro mi è fratello ammè, la Lella è una che comincia a star bene quando ha sei o sette persone in casa, casa che, per altro, ha le stesse stanze di un convento, quindi ci ringrazia ancora per la compagnia che le faremo.
I fotografi se ne vanno ed espongo il piano a Bimbi; in quel momento suona il campanello: sono i Pezzotti, che abitano tra casa mia e il fiume; stanno al quinto piano ma le cantine sono già andate a bagno, così mancano acqua, luce, gas, ascensore e telefono, il che equivale a prendere un condominio anni 70 e fiondarlo nel Medio Evo.
Hanno salvato le macchine “al pelo” e ci chiedono ospitalità per una notte.
”Se volete vi lascio le chiavi, noi andiamo da Mauro e Lella…”
”Perchè? Qui funziona tutto…”
”Oh cazzo!… Fra mezzora succederà come a casa vostra”.

In quel preciso momento salta la luce: “Non mi piace dire ve l’avevo detto ma ve l’avevo detto, ve l’avevo detto, ve l’avevo detto!”  

”Ma dai… facciamo una serata romantica, avrai duecento candele, quelle per la bagna cauda…”
”Banda di imbecilli… cosa c’è di romantico nel passare non una serata ma giorni come in una grotta, solo con otto piani da fare a piedi?”
”Tu leggi troppi romanzi… l’acqua, come sale poi scende…”
”E resta in cantina finchè non la pompi fuori, quindi la situazione non cambia; poi ci sarà da sostituire tutto quello che l’acqua ha mandato a puttane… Se tutto va bene, ci vuole una settimana”.

Ispettore Rock “Ispettore Rock, lei non sbaglia mai!”
”Non è esatto, anch’io ho commesso un errore: non ho mai usato la brillantina Linetti Dry…”

Anch’io ho commesso un errore: a casa Zenda ci staremo tre settimane…

Comunque il gas c’è ancora, è l’una, l’acqua bolle, aggiungiamo due posti a tavola; intanto telefono a casa Zenda per annunciare altri due ospiti.

Solo che il telefono è morto.

Continua

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »