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Archive for 3 novembre 2010

Dài, che stavolta arriviamo alla fine, che col Brasile comincio a farmelo a fette.
Ma poi, cosa mi ha mai fatto di male, il Brasile?
Fondamentalmente niente; è solo che mi disturba tutto ciò che è sopravvalutato, partendo da Valeria Marini, passando per il Brasile ed arrivando alla superiorità morale della sinistra.

Microdivagata: mi definisco un uomo di destra fondamentalmente perchè odio il braccino molle della sinistra ed il suo buonismo, non per un fatto di ideali, visto che su laicità dello stato, diversità sessuali, diritti dei lavoratori (e non dei lavativi), diritti dei cittadini (e non dei criminali) sto una spanna a sinistra di Nicoletta Vendola.
E pur avendo uno scheletro nell’armadio, costituito dal voto dato a Veltroni nel 2008, mi ha sempre infastidito l’autodichiarata superiorità morale di una certa sinistra e vorrei che non venisse sfruttato questo momento per ribadire il loro vecchio assunto.
Non tiratevela tanto: già aveva poco senso prima, mentre oggi, se la controparte presa in considerazione è Berlusconi, allora possono parlare di superiorità morale pure Rasputin, il Cannibale di Milwaukee, la Banda della Magliana e, addirittura, il Vaticano.
Chiusa la micro.

Per il resto, a parte avermi fatto passare la voglia di aragoste –che Reginaldo mi procura a 5 euro al chilo ed ormai quasi mi nauseano- il Brasile non mi ha mai fatto brutti scherzi.
Ah… ci sarebbe quella dei costumi da bagno…
Girando con Bimbi in un centro commerciale, adocchio un negozio di categoria, vera boutique del dandy australe, in cui sono esposti alcuni costumi da bagno con fantasie bellissime. Sono un po’ più lunghi di come piacciono a me –trovo assolutamente idiota andare in spiaggia con pantaloni più lunghi dei bermuda con cui vado per strada…- ma stanno comunque sopra al ginocchio; il tessuto, poi, sembra favoloso, infatti si rivelerà tale: esci dall’acqua, scrolli il culo come i cani e lui è asciutto, a differenza di alcuni costumi che comperi da noi che tra fibbie, lacci, riporti di tessuto, cazzi e mazzi, asciugano nel corso dell’inverno, se li lasci sul termosifone.

Misuro una “G” (si pronuncia “sge”, come Genevieve), in teoria corrispondente alla nostra “L”, in realtà una “M”, visto che, non contenti di essere un popolo di panzoni, vogliono anche indossare un capo che sembri più grande di quanto sia.
Ecco, vedi che parlando… Scusate ma mi riscappa di divagare.

Un futuro, ulteriore, freno a mano del Brasile sarà l’obesità: è uno di quei rari posti dove anche e soprattutto i poveri sono grassi e, dato che si può considerare povero l’80% della popolazione, si evince che sono una banda di inquartati, in primis le donne ma anche gli uomini si stanno attrezzando.
La sopravvalutatissima gnocca carioca esiste solo nei locali dove i turisti vanno a giocare al Presidente del Consiglio, per il resto è meglio girare guardando il cielo per non vedere porcherie inguainate da fuseaux, se non seminude: potete tranquillamente guardare il cielo, tanto, se andate a sbattere, quasi sempre troverete qualcosa di morbido.
E la cosa bella è che in Brasile è pressochè impossibile acquistare un alimento normale: è tutto light, dallo yogurt al tonno, dai biscotti alle marmellate, dalla maionese al burro; a guardare la grande distribuzione, uno si aspetterebbe di trovare in giro solo fuoriusciti di Auschwitz, non debordanti mucchi di letame.
Per fortuna c’è Milton, casualmente sveglio nonchè magro come il fulmine, che mi ha fatto scoprire Seco y Mojado, tempio dell’importazione gastronomica dove, oltre al tonno Rio Mare, prodotto mediocre da noi ma lì vero e proprio rosolio, si trovano cibi non-light oltre a, udite udite, le acciughe sottolio!
Dice: “Bravo, il solito italiano che pretende pizza e spaghetti anche a Mc Murdo, in Antartide…”
Mai mangiato un piatto di pasta, in Brasile, che non uscisse dalla mia cucina.
Il problema è che la tanto decantata e –caso strano- sopravvalutata cucina brasiliana, al di fuori delle grandi metropoli, è quasi sempre deludente, ammesso che si possa accomunare in una tutte le cucine di un continente grosso quasi 30 volte l’Italia.
Nel Nordeste, per un’ottima galinha ao molho pardo, ti becchi immonde porcate che galleggiano nel latte di cocco o l’intrangugiabile farofa, sempre che, come contorno, non ti propongano un piatto di fagioli bolliti, asciutti e sconditi, su cui spargono la farina di manioca a mò di parmigiano: lo considero un contorno ideale se la portata principale è un secchiello d’acqua, visto che per mandarlo giù ci vuole il manico della scopa; credo sia anche un ottimo imballaggio per le macchine fotografiche: assorbe l’umidità meglio del gel di silice. 
Quindi, sarò limitato, ma per me il ristorante è la churrascaria, sia la classica carne o il più recente pesce.
E niente che sia light.

Vogliamo tornare a ‘sti cazzi di costumi, Dottordivago?
Misuro una “G”: perfetto. Costa 30 reais -10 euro-, ve l’ho detto che è un posto da ricchi…
Il giorno dopo ci faccio una nuotata, esco dall’acqua, scrollo il culo ed il costume è asciutto: ne voglio mille.
Torno al negozio: “Quante fantasie avete?”
Strabuzzano gli occhi e mi mettono sul bancone tutti i costumi che hanno, compreso uno da fatina e uno da Zorro.
Scherzi a parte, si scatenano alla ricerca di qualsiasi costume “G” che possono avere in casa e trovano 8 (otto) fantasie diverse dello stesso modello, una più bella dell’altra: li prendo tutti, senza provarli, così la mia aspettativa di vita balneare è soddisfatta.
Sono belli piegati ed incellofanati, così li schiaffo direttamente in valigia, che tra pochi giorni si parte.
Tornati a casa Bimbi li lava e li ripone in attesa dell’estate.
Allora, a parte il primo che ho acquistato –e misurato- degli altri otto ce ne sono due che vanno quasi bene, gli altri sei hanno la stessa lunghezza e larghezza, solo che hanno usato dieci cm di elastico in meno, cosa che trasforma il costume in un cilicio, oltre a tirarmi fuori un salame tutto intorno alla vita che mi rende assolutamente ripugnante anche agli occhi di un ergastolano.
La mia vicina sarta scrolla la testa come un medico impotente: impossibile scucire e cambiare l’elastico, c’è una cucitura a zig zag che rende il tutto un monoblocco inestricabile.
Riesco a recuperare i due che “vanno quasi bene” tendendo l’elastico come una corda di violino e scaldandolo col phon, gli altri diventano un regalo per qualche amico denutrito.

Dio maledica il Brasile, penso, mentre recito il mantra:

Spagna 1982: Rossi, Rossi, Rossi; Italia 3 – Brasile 2.
Tutti a casa tra le lacrime, banda di incapaci.

Dottordivago

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