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Archive for 2 novembre 2010

Oggi belli concentrati, neh, visto che No meio de uma estrada 3 me lo sono giocato con una divagata.

Ripeto, il titolo significa “In mezzo a una strada” e il senso di questa serie di post è che, secondo il mio modestissimo parere, non dobbiamo temere più di tanto che le millantate potenze emergenti -India, Sudafrica e Brasile- ci mangino in testa e questo a causa dei grossi limiti intellettuali, oltre che dalla carenza di volontà, della maggior parte della popolazione di quei paesi.

Non che da noi pullulino i geni, ne sono consapevole ed è nell’ordine delle cose. In un vecchio post rivendicavo il diritto alla mediocrità: anche se Montezemolo e Marcegaglia continuano a raccontarci che l’unico modo che ha l’Italia per competere a livello globale è puntare sulla qualità assoluta e sull’eccellenza, io sostengo che per girare i film porno ci vuole un uccello così, sennò hai sbagliato mestiere.
Per puntare solo all’eccellenza ci vuole la testa e quella non tutti ce l’hanno: non è che uno, solo per il fatto di essere italiano, è obbligato ad avere il cervello collegato con l’alta tensione ed avere le mani di Benvenuto Cellini…

Il sottoscritto ne è un esempio.

Possiamo tranquillamente dire la nostra anche senza diventare un popolo di fini artigiani dalle mani fatate, possiamo campare bene anche muovendoci nel campo della mediocrità: è sufficiente che qualcuno ci faccia tornare la voglia e/o la necessità di lavorare.
Tutti.
E se non tutti, una buona parte.

Fateci caso, il nostro paese è diventato grande nel dopoguerra, quando tutti lavoravano: si iniziava a 14 anni e si finiva quando si finiva, visto che non tutti avevano una pensione assicurata.
Vi sembra una follia lavorare buona parte della vita?
Faccio notare che il mondo è diventato quello che è proprio dandosi da fare: un milione di anni fa ci si sbatteva dodici ore al giorno per procacciarsi il cibo, poi per produrlo.
Oggi vogliamo solo mangiarlo e così non può funzionare.

Cheppalle, Dottordivago, non mi sopporto più: torniamo alle potenze emergenti, nello specifico il Brasile, quella che conosco meglio.

’Sta gente è veramente in mezzo a una strada.
Il mio amico Milton, un tipo in gamba che partendo dal basso si è conquistato una buona posizione sociale, la pensa come me, anzi, è lui che mi ha fatto notare tante cose e mi ha convinto: la fascia medio-bassa della popolazione, che da noi rappresenta il 30%, lì è l’80%; solo che, mentre da noi è costituita principalmente da persone normali che fanno lavori anche umili, in Brasile si tratta di una banda di rimbambiti, con pochissime eccezioni.

Milton e sua moglie hanno due “ragazze in casa”, Lourdinha e sua sorella; Lourdinha è nella sua famiglia fin da piccola, quando gli è stata affidata –ma più che altro direi venduta- dai genitori che avevano perso il conto della prole. È cresciuta con i suoi figli ed ha iniziato da subito a darsi da fare in casa, quando tornava da scuola; terminata la fase basilare della sua istruzione, l’equivalente della nostra scuola media, ha continuato a lavorare in casa diventando una sorta di suora laica; lì funziona così: quelle ragazze sposano la famiglia, con il tacito accordo che non se ne faranno una propria.
Sistema feudale e crudele?
Non lo so, di sicuro con la sua prima famiglia sarebbe morta di fame o vissuta di stenti.
Non è un genio, questo è sicuro, ma fa il suo lavoro, pur con svariate ingenuità anche dopo anni di mestiere.
Un bel giorno, pure la sorella è stata rottamata dalla sua famiglia, così Milton se l’è presa, più per compassione che per necessità: ecco, quella è un animale.
Pigro.
Milton lo sapeva già, visto che è assolutamente convinto che in Brasile, per ogni normaloide, ci sono tre imbecilli. Una volta mi descriveva il personaggio: “Tu le dici di tenere d’occhio due tartarughe, glielo ripeti, mi raccomando, stai attenta… Stai tranquillo che almeno una scappa”.

Ce n’è anche per i lavoratori autonomi.
A Paripueira c’è un macellaio che vende carne deliziosa, visto che si tratta di mucche praticamente selvatiche che vivono allo stato brado –o allo stato ebraico, come diceva un mio cliente…- e che non hanno mai visto, non dico un antibiotico o un anabolizzante, ma manco il mangime: erba fresca e correre.
Quel macellaio, come si dice ad Alessandria, ha la bocca calda, cioè i prezzi alti: le fiorentine a 6 € al chilo sono un furto ma ne vale la pena…
Peccato che sia scemo.

Tagliare una fiorentina richiede un minimo di testa: prima dividi la carne con il coltello, poi tagli l’osso con la mannaia.
Ma è fatica.
Così il fenomeno taglia tutta la carne, anche quella senza osso, con la sega a nastro per sezionare i surgelati, che lui non tratta, per altro; così facendo, l’osso si taglia come il burro ma la bistecca assume l’aspetto della moquette, ricoperta di pelucchi di carne che solo a vedere il fuoco si carbonizzano, rovinando tutto.
Ma così non fa fatica.
Spesso risolvo il problema comperando parti intere, tanto ho una churraschera che sembra un letto matrimoniale e non abbiamo mai buttato via niente, a costo di farci venire la gotta come i preti nei bei tempi andati, oppure giro l’incarico a Beppe, un puttaniere bresciano che va dietro al bancone e provvede al taglio.

Uh… a proposito di Beppe…
Si tratta di un pensionato che vive lì cinque o sei mesi all’anno, da ottobre a marzo; arriva bello fresco con la moglie e una valigia di Viagra, che consuma con comodo -il Viagra, non la moglie- accompagnandolo con una valigia di soldi; se ne riparte carico di figure di merda e qualche denuncia, visto che le minorenni danno qualche problema anche in Brasile, solo che lì si riesce a sanare tutto con una manciata di soldi e non è necessario essere il Presidente del Consiglio.
E tutto questo per trombare La Dea dell’Amore?
No, per ciulare malamente dei mucchi di letame, sudate e puzzolenti: puzzolenti perchè, non essendo un Premier, pesca in una fascia sociale decisamente bassa; sudate perchè si ritrova a ciulare in pensioncine fetenti senza condizionatore; mucchi di letame perchè in quella zona ci sono le donne tra le più brutte del mondo.

Mi scappa una breve divagata con finalità di servizio.
In Alagoas il turismo è arrivato da poco e l’immigrazione non c’è mai stata, quindi non c’è stato il mischione di razze che, nell’ultimo secolo, ha trasformato il sud del Brasile in un vero giacimento di figa.
In Alagoas si sono mischiati alcuni indios con qualche schiavo africano e gli abitanti del sertão i quali, come dice il mio amico Ademar, sono le uniche persone che rischiano di morire di fame in Brasile e se lo meritano: con tutto il Brasile che c’è, cosa cazzo stai a fare nel sertão?

Insomma, non è una buona ricetta: uomini piccoli e secchi, donne che a tre anni sembrano bambole, a quattro inizia la fase calante che prevede la totale assenza di curve dei fianchi, lo sviluppo della pancia e delle tette -piccole- dove normalmente ci dovrebbero stare le clavicole.
Avviso alle naviganti: se comperate un bikini il Alagoas, ricordatevi che spesso è fatto basandosi su quei bei bocconcini lì, quindi sceglietelo con il reggiseno che abbia le spalline da annodare, così potrete posizionarlo ad altezza tette; se opterete per un modello a spallina fissa, sappiate che ad ogni respiro le gemelle scappano da sotto.

Torniamo a Beppe.
Non ha sempre fatto il puttaniere, una volta aveva un’impresa edile, a Brescia.
Quando hanno iniziato a costruire altre ville sul lato del villaggio, lui passava la giornata a rompere i coglioni a tutti quanti, dato che non ne vedeva fare una giusta. E spesso aveva ragione.
Un giorno si è stufato di vedere due babbei che preparavano la malta con la betoniera, la versavano in terra, la raccoglievano con i badili e la mettevano nella carriola; è andato dai due scienziati e gli ha fatto preparare una betoniera, poi ha fatto posizionare la carriola nel posto giusto e ci ha versato direttamente dentro l’impasto, tecnica elementare che permette di saltare la fase dello sbadilamento, la più lunga e faticosa.
Gran sorrisi dei due scienziati e pacche di congratulazioni e ringraziamento sulle spalle di Beppe, che se n’è andato bello tronfio come uno svasso reale in amore.

Ovviamente la betoniera successiva e le seguenti sono finite regolarmente e volontariamente per terra e raccolte con i badili, tecnica di cui mi sfugge l’utilità, visto che nessuno li controllava e, se proprio avessero avuto la necessità di far durare tre mesi il lavoro di uno, bastava lavorare più lentamente con un approccio all’italiana anzichè lavorare il triplo con il sistema brasiliano.
Continua.

Dottordivago

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