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Archive for agosto 2010

Non so se lo facciamo come esercizio per la memoria o solo perchè siamo due deficienti, fatto sta che Bimbi ed io ci ritroviamo, ogni tanto, a sforzarci di ricordare i luoghi delle vacanze estive dal 1986, anno in cui ci siamo visti e piaciuti; lo facevamo anche con i Capodanni, poi abbiamo smesso: sono diventati anonimi, un po’ perchè è una serata senza senso ed ho capito che la meglio cosa è una bella cenetta con qualche amico, un po’ perchè, quasi sempre, ai primi di gennaio partiamo per le vacanze invernali e non ce ne frega un beneamato cazzo di spendere un miliardo per una serata da qualche parte, col cappellino in testa e la trombetta in bocca.

Durante il giochino, su alcuni anni ci blocchiamo e dobbiamo pensarci bene, su altri non abbiamo un attimo di esitazione: uno di quelli è il 1990.

Siamo andati alle Eolie, arcipelago descrittomi come paradisiaco e che, col senno di poi, avessi saputo dov’erano i tappi delle varie isole, li avrei tolti tutti e le avrei fatte affondare, ‘ste cazzo di Eolie.
Per carità, i posti di merda sono diversi, ma ti lascia l’amaro in bocca il pensiero di cosa potrebbero essere se prese in gestione da Francesi o Spagnoli o, volendo raschiare il fondo del barile, pure dai Greci; ai Romagnoli non le darei, sarebbe troppo: troverebbero il modo di far nevicare su Stromboli e portarci i Tedeschi a sciare. 
Ma andiamo per ordine.

Ginko ha un amico che conosce uno che ha una parente che ha un albergo a Salina.
Ai più fedeli lettori non sfuggirà il nome sinistro di Ginko, Campione del Mediterraneo di Bonifico Ciucco, titolo conquistato due anni prima.
Come dico sempre parlando di quei tempi, Internet era ancora nelle balle di suo papà, quindi stiamo all’entusiastica descrizione che l’albergatrice ha fatto al parente che l’ha riportata all’amico di Ginko il quale, dopo mezzora di lodi sperticate, pensa bene di pararsi il culo: “…Oh, a me l’hanno raccontata così…”
Ok, è fatta, si va.

Il gruppo partenti è interessante: Ginko e Ginka, Bimbi ed io, Zenda e Sora Lella, Pezzotta e Paolino –che sarebbe Paola ma Pezzotta l’ha battezzata così…- il Geometra con la Zucchina –altra Paola, con la sfiga di avere un fratello noto come “lo Zucchino” e le è andata ancora bene: ho un cugino soprannominato l’Alligatore e sua sorella, ancora adesso che ha cinquant’anni, è sempre l’Alligatrice…-
Dopo la prima settimana, durante la quale faranno un corso sub ad Ustica, si aggiungeranno Yul e Silvia.

Geometra e Zucchina partono in aereo ed arriveranno con mezzi proprii…
Ostia! Mi scappa di divagare.

Beh, e adesso, che cazzo vuole ‘sto correttore grammaticale?
Proprii me lo segna come errore ma se lo scrivo con una sola “i” me lo passa, solo che proprii si pronuncia con due i e così intendo scriverlo: ma farà cagare dire propri, sì o no? 
Già mi sono messo a scrivere vent’anni, come sarebbe corretto, anzichè ventanni, come piace a me, però adesso basta con le concessioni…

Ginko e Ginka si accomodano a bordo della Sgorbio, la Ford Skorpio di Zenda; Bimbi ed io siamo sulla Renata, la Fiat Regata di Pezzotta il quale, al momento della partenza, guarda con invidia i finestrini chiusi della sgraziata ammiraglia dotata di condizionatore e battezza noi quattro, con finestrini aperti e braccio fuori, come “uperaiasc chi van a Viserbela”, gli operaiacci che vanno a Viserbella (di Rimini).
Il gruppo è super-affiatato e profondamente stupido, quindi, come dice Andreino, “il viaggio è già vacanza”; poi il traghetto a Napoli, la notte sul ponte (“Figurati se non troviamo le cabine…”) e l’arrivo a Salina, dove ci ricongiungiamo col Geometra, al porto ad aspettarci, visto che non si ricordava il nome dell’albergo ed i cellulari stavano nello stesso posto di Internet.

Il primo impatto con l’albergo non è male: bella posizione dominante, vista mozzafiato, a 500 metri dal mare.
Nel senso dell’altezza.
Questa è la prima particolarità delle Eolie: come a Cervinia, basta scendere 2000 metri e trovi il mare.

Ci mostrano le camere, quindi tutti in fila dietro a Ginko, il nostro tour leader, francobollato alla sciura Tarantella (più o meno si chiamava così…), la titolare della baracca.
In cima alla scala c’è la prima stanza, butto l’occhio e mi piace: ampia, letto matrimoniale più letto a castello su cui allargare i bagagli, visto che odio gli armadi degli hotel, nonchè spettacolare terrazza vista mare; non so come sono le altre ma questa può andare: mi piazzo, con l’accordo di trovarci mezzora dopo per il pranzo, visto che sono quasi le due e che la sciura, anche se abbiamo concordato solo pernottamento e colazione, è disposta a prepararci qualcosa da mettere sotto i denti.

Bimbi ed io arriviamo a tavola freschi come due rose, dopo una doccia ed una boccata d’aria in terrazza, gli altri arrivano alla spicciolata.
Tutti con una brutta faccia.
Ai Geometri è toccata La Grotta: la loro camera ha ovviamente la porta d’ingresso, visto che in qualche modo bisogna pure entrare, ma non ha uno straccio di finestra, neanche in bagno, ed una cagata media potrebbe avere il tempo di decadimento del plutonio.
I Ginki e gli Zendi sono ai Box: hanno una finestrella pro capite ma piccolissima, entrambe affacciate sulla strada che, proprio in quel punto, fa una curva a gomito e le scalate di Ape Piaggio, motorini truccati e mezzi vari fanno tremare le otturazioni in bocca, come alla Rascasse.

Quelli messi peggio sono i Pezzotti: si sono beccati La Sauna; la camera è semi interrata, “solo” tre o quattro scalini, e  l’unica finestra dà sul cortile interno ma proprio lì c’è la zona coperta adibita alla colazione, così la sveglia alle sette è assicurata; inoltre –e mentre ce lo dicono notiamo che, nonostante la doccia, sono lucidi come due pavoni, tanto sono sudati- c’è un caldo soffocante ed un’umidità spaventosa, tant’è vero che aleggia una simpatica nebbiolina…
Gente, non è un’iperbole: hanno la nebbia in camera!

Propongo “Oh, adesso mangiamo, che sono quasi le tre, poi intervisteremo la Tarantella” e strappo un “ok” detto tra i denti da otto persone che sono passati davanti alla mia Imperiale mentre me ne impossessavo e questa cosa non mi rende simpaticissimo al gruppo. A distanza di vent’anni ancora me lo rinfacciano ma io non li cago: non ho fatto il giro cercando la più bella, sono entrato nella prima camera che ho trovato, alla faccia di tutti i battitori d’asta che aspettavano un’offerta migliore.

Negli USA gira una battuta:

Come fai ad impedire che dieci negri violentino una donna bianca?
Semplice: gli dai una palla da basket…

Da noi, se metti dieci italiani a tavola, anche l’umore più cupo volge al bello.
Salvo tornare più tempestoso di prima dopo un paio di assaggi della cucina “Chez Tarantella”.
Facendoci leggerissimamente pesare che teneva la cucina aperta per noi ritardatari, la sciura parte con prosciutto e melone, dove per prosciutto intendesi cotto di spalla quadrato, quello che si usa per i toast, nei locali dove i toast fanno schifo; il melone, poi, era talmente fibroso e schifoso da meritarsi un abbinamento consono in una ricetta dedicata: merda e melone, per esempio. 
Dove siano riusciti a trovare un melone così, in Sicilia, in agosto, resta ancora oggi un mistero.
Segue pasta al pomodoro da mensa aziendale.
Domanda: quando hai un goccio d’olio, uno spicchio d’aglio, un pomodoro, un peperoncino, un pizzico di sale e due foglie di basilico, se non sei uno scienziato malvagio, come cazzo fai a fare una schifezza?

Probabilmente il cuoco era realmente uno scienziato malvagio, uno che, quando non tenta di soggiogare il mondo, passa il tempo suonando un organo enorme, vestito come il Fantasma del Palcoscenico.
Perchè dico così?
È riuscito a rendere semi immangiabile il secondo, un fritto di occhiate; servono altre prove?

Finalmente il dessert: macedonia.
Tiepida.
E frizzante: se con quella roba volevano farci il sidro, mancavano ancora almeno un paio di giorni di fermentazione…
Oh Gesù, dove siamo capitati? Ok, la nostra intenzione è sempre stata quella di provare tutti i ristoranti dell’isola, non di mangiare lì; però, sommando la cucina al livello delle camere…

“Va beh, stasera ne parliamo…Visto che abbiamo saltato la notte, adesso ci facciamo un bel pisolino…”
Quasi mi mordo la lingua, quando otto teste si girano di scatto come per azzannarmi: “Tu fai un bel pisolino…”
In effetti, a quell’ora, mentre l’Imperiale è sì, calda, ma ventilata, la Sauna è inavvicinabile, mentre i Box e la Grotta restano ambienti semi ostili alla vita come noi la conosciamo.

In qualche modo arriva sera e, seduti in un ristorante normale, dove il cibo non induce il vomito, si prende una decisione: visto che avevamo anticipato una cifra corrispondente a tre/quattro giorni di alloggio, il giorno dopo tutti a Lipari, a cercar casa per i giorni successivi.
C’è il problema Yul e Silvia, che arriveranno a fine settimana e che non sappiamo proprio come contattare, ma se c’è da stare qui ancora un giorno per aspettarli, io sono piazzato bene.

Così gli otto senzatetto partono per il Cammino della Speranza e rientrano alla sera con un sorriso da un orecchio all’altro.
Non hanno fatto poco: in pieno agosto hanno trovato posto per dodici persone in tre case diverse; ancora tre o quattro giorni di purgatorio, affinchè si liberino le sistemazioni trovate, poi schizzano a Lipari; io li raggiungerò un giorno dopo, con la coppia mancante.

Con la consapevolezza di andarsene a breve, il rimanente soggiorno diventa sopportabile anche per “quelli delle favelas”, così ci godiamo l’isola, che non è un cesso ma non è neppure un decimo di quanto ci aspettavamo.
Siamo nel sud Italia, in una località turistica conosciuta in tutto il mondo e non troviamo un briciolo della professionalità che si trova, ad esempio, nel sud della Turchia, forse perchè nel Paese della Mezzaluna non esiste un Nord prevaricatore e sfruttatore che al Sud manda solo rifiuti tossici e mai una lira che è una… 
Oh, incazzatevi pure, amici meridionali, ma questa proprio non sono riuscito a tenerla.

Faccio un esempio; selezioniamo due bar: “quello della colazione”, vicino ad una panetteria/pasticceria dove comperare croissant e pasterelle che nel suddetto bar pensano bene di non tenere, e “il bar bello”, quello serale, che merita due parole.
È incastonato in una scogliera, una cinquantina di metri sopra una spiaggia a ferro di cavallo di sassi tondi, tipo palla di cannone, in cui il mare entra creando sonorità e colpo d’occhio da urlo, godibili da una terrazza hollywoodiana.
In un posto del genere, gestito non da un genio ma da un deficiente -come me, ad esempio…- bisognerebbe slegare i cani per mandar via i clienti: lì, invece, non c’è mai nessuno.
Questa cosa sarebbe l’ideale per un gruppo di dieci persone, che difficilmente troverebbero un paio di tavolini e dieci sedie in un posto normale, in agosto.
Ma dico “sarebbe”…
Prima sera: ci accomodiamo e ordiniamo dieci gin tonic, che arrivano dopo un quarto d’ora, anche se ci siamo solo noi.
Però, in compenso, arrivano belli tiepidi.
Chiediamo spiegazione: “Eh… la macchina del ghiaccio… è tutto il giorno che va a singhiozzo…”
”Ma il frigo, funziona?”
”Certamente…”
”E avercelo detto prima, che magari avremmo preso una birra o una Coca?…”
”Minchia, non c’ho pensato…”
Se ne va e ci lascia lì le tisane.

Torna dopo dieci minuti: “Se ne volete un altro, adesso la macchina si è messa a andare…”
Accettiamo la proposta, così ci becchiamo un altro gin tonic tiepido.
”E che cazzo… è come quell’altro…”
”Eh… un cubetto a testa, c’era…”. Che sommato all’acqua tonica tiepida –con il primo ordinativo gli abbiamo svuotato il frigo…- il risultato è simile al precedente ma il tipo è talmente stupido che noi, più che incazzarci, la mettiamo sul ridere.

Passa mezzora; chiamo il barman professionista e gli dico, visto che sulla roba calda è preparatissimo, se mi porta un cognac.
Ritorna con un impeccabile ballon da cognac… con più ghiaccio che cognac
Con un coro di “Ma tu non sei normale…” e “Allora lo fai apposta…” ce ne andiamo, lasciando la metà di quanto ci chiede.
Ma solo perchè siamo dei signori…

Continua.

Dottordivago

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Homer a pezzi

…avere già la testa in vacanza.
E sottolineo vacanza, non ferie, visto che le ferie sono quelle pagate e a me non me le paga nessuno (a me mi rafforzativo…).

Sono in piena atmosfera vacanziera ma con il carretto da tirare ancora per un po’; gli amici, almeno quei pochi rimasti a casa, tutte le sere mi coinvolgono in cene e gavazzamenti vari; ok, l’ora della sveglia mattutina la decido io, quindi non perdo il sonno, però inizio ad avere un età che, se la sera vado a dormire con i piedi rotondi, il giorno dopo è un bagno di sangue: mi ritrovo col telefono in mano e non ricordo chi dovevo chiamare, quando me lo ricordo mi scappa la voglia di farlo e fare quattro conti del cazzo mi richiede lo stesso tempo necessario per risolvere l’equazione di Fermat.

Se a tutto questo sommiamo il fatto che sono titolare di un cervello grosso non come un fagiolino dall’occhio, bensì come l’occhio del suddetto fagiolino, capirete che mi sento leggermente nel Girone della Merda.

Quindi, ancora per qualche giorno, le mie sono vacanze matrigne: Leopardi definiva la Natura “matrigna”, poichè con la vecchiaia non ti toglie i desideri ma ti priva dei mezzi per realizzarli; come dargli torto, visto che il Viagra era solo una scintilla negli occhi di tutti i possessori di pisello pendulo?

Allo stesso modo, io ho la testa in vacanza ma prigioniera di un corpo che gira da un cliente all’altro, tutti allarmati dal fatto che a fine anno scadono gli incentivi per i serramenti, così si sono scatenati nelle ristrutturazioni.

Va beh, mettiamo ancora un po’ di fieno in cascina, Ferragosto è vicino…

Dottordivago

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Non so bene cosa sto facendo, però soldi non me ne chiedono, la Silvietta sembra simpatica e non sa cosa farsene di un mio rene.
Niente… lasciate perdere… cose mie.

Dottordivago

P.S. Avviso ai naviganti: se iscriversi a Paperblog è peggio che beccarsi una ragade anale, ditemelo…

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rambo msf_g

Notizia di sabato:

Afghanistan, trucidati otto medici tedeschi e americani. I talebani:”Erano missionari cristiani”

Allineati e freddati con raffiche di mitra. Così sono stati uccisi 8 medici – 6 tedeschi e 2 americani – tutti oculisti, nel nord dell’Afghanistan. I loro corpi crivellati di colpi, assieme a quelli di due interpreti afgani, sono stati ritrovati dalla polizia afgana vicino al confine con il Pakistan, nella provincia del Badakhshan. Del gruppo di undici persone è rimasto un unico sopravvissuto, che ha raccontato i fatti alla polizia.

Otto volontari occidentali e due interpreti – I medici, in viaggio verso la provincia del Nuristan, si erano accampati in tenda: si trattava dell’ultimo giorno del loro viaggio – scrive lo Spiegel online – durato due settimane. Fra le vittime ci sono tre donne.
Il capo della polizia provinciale, Agha Noor Kemtuz, ha detto che i corpi delle vittime sono stati ritrovati vicino a quattro veicoli, crivellati di colpi, nel distretto di Kuran Wa Munjan. La portavoce dell’ambasciata americana a Kabul ha confermato l’assassinio di alcuni “cittadini statunitensi”. Il ministero degli Esteri tedesco ancora non conferma la notizia. Gli abitanti dei villaggi locali hanno detto di aver incontrato gli stranieri nei giorni precedenti. Tre giorni fa le loro auto erano state ritrovate crivellati di colpi e la polizia locale aveva inviato squadre di ricerca.

La rivendicazione talebana – L’ipotesi più accreditata era in principio che si fosse trattato di criminali comuni. Ma è da poco arrivata una rivendicazione nella quale i talebani, tramite un loro portavoce, hanno affermato di avere ucciso “nove missionari cristiani”. “Si erano persi – ha detto il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid – quando una nostra pattuglia li ha trovati hanno cercato di scappare e sono stati uccisi”. “Erano dieci, di cui nove stranieri, Cinque degli stranieri erano uomini e c’erano quattro donne. L’ultimo era un afghano”, ha aggiunto il portavoce. “Avevano bibbie in dari, carte, sistemi Gprs, facevano una mappa delle posizioni dei combattenti talebani”, ha ancora precisato il portavoce.

Pochi giorni fa ho parlato dei due artificieri italiani morti in quel posto di merda lì, definendoli semplicemente due onesti lavoratori che hanno scelto un lavoro pericoloso ed hanno deciso, volontariamente, di farlo in un posto molto pericoloso.
Diciamo che, volendo mettere una foto che li rappresenti, ci vorrebbe una via di mezzo tra le due pubblicate qui sopra, anche se molto più vicina al medico che a Rambo.
Onore ai caduti, sostenevo, ma gli eroi sono un’altra cosa.

Servono eroi?
Eccone qua otto, freschi di giornata.
Più freddi che freschi, però –e qui non si discute- eroi.

Non stiamo parlando di gente che a casa loro guadagnerebbe 1000 euro al mese che, in Afghanistan, vengono quintuplicati; qui si tratta di medici, in questo caso oculisti, che a casa loro non si sarebbero fatti mancare niente: 10/15.000 euro al mese sono alla portata di qualsiasi oculista che visiti al di fuori del SSN, senza la mutua, per capirci.

A causa dell’età ho un punticino di presbiopia: niente di che ma con gli occhiali è un’altra cosa, così, l’anno scorso, vado dall’oculista per una visitina e la relativa prescrizione lenti: dieci minuti, 120 euri; prima di me molti altri, dopo di me ancora di più: praticamente una giornatina da 2000 euro malcontati.
Ecco, a uno così verrebbe quasi da augurarglielo, l’incontro col Feroce Saladino; ma solo finchè si limita ad arricchirsi nella decadente Europa o nell’imperialista Occidente.
Nel momento in cui questo signore decide di andare a curare a gratis dei poveracci in un qualunque buco di culo del mondo, decisione che, nel caso dell’Afghanistan, ha lo stesso margine di rischio del giocare alla roulette russa con una pistola automatica, quel signore diventa immediatamente il mio eroe; non ho detto che lo inserisco d’ufficio nell’elenco dei più furbi, però nella mia personale Hall of Fame, sì: se è già un bel gesto rinunciare a “1” ed andare a rischiare la pelle per ottenere “5”, vogliamo dare un bel voto a chi lascia “10” e va a studiarsi una grana enorme per ottenere “0”?

Io non sono così.
Nel 2003, quando è iniziata la ricostruzione in Iraq, il megadirettore di un’azienda multinazionale mia fornitrice (per chi non lo sapesse, io produco serramenti), persona che conosco da quando era un semplice Direttore Commerciale, mi ha contattato e, un po’ sul serio, un po’ ridendo, mi ha detto: “Pensa a quanto può guadagnare uno che, conoscendo il nostro settore nonchè la lingua inglese, abbia voglia di trasferirsi qualche anno a Bagdad, con tutte le garanzie ed i contatti di cui possiamo disporre noi, come multinazionale…”
”E tu, quanto pensi possa sopravvivere uno così?”
”Maffigurati!… Quelli che ci rimangono sono babbei allo sbaraglio, senza una struttura, senza conoscenze e protezione…”

Naturalmente non mi ha convinto; per la precisione non mi ha mai, mai e poi mai sfiorato minimamente l’idea di starlo a sentire, quindi non abbiamo neppure affrontato l’argomento “soldi e garanzie”, di ottimo livello, a quanto mi lasciava intendere.
Pochi giorni dopo, a Bagdad, hanno fatto saltare in aria Sergio Vieira de Mello, inviato speciale delle Nazioni Unite, personaggio a cui erano stati dati molti più soldi e garanzie che a qualsiasi contractor nel merdosissimo Iraq.

Purtroppo era agosto ed il megadirettore aveva il telefono aziendale spento, così non ho potuto ribadirgli il concetto di andare a prendersela nel culo lui e tre quarti del Medio Oriente.
E non posso neanche dire di aver fatto la scelta migliore, visto che avrei preso più in considerazione la proposta di dargli un milione di euro per infilarmi sotto la scrivania e fargli un ricco e succulento pompino, che non di accettare un lavoro del genere: semplicemente, non mi sfiorava il pensiero.

Bertolt Brecht diceva: “Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi”; pensate un po’ come siamo messi noi, che dobbiamo onorare otto oculisti…

Averne, gente così.

Dottordivago

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La fidanzata lo lascia e un pazzo bastardo ammazza di botte la prima donna che trova in strada, una poveretta moglie, madre ed onesta lavoratrice.
Provate solo per un attimo a pensare se si fosse trattato di vostra moglie o madre o sorella ma non pensateci troppo: stareste male come me.
Ci sono voluti otto poliziotti per caricare in macchina quella merda d’uomo, quando sarebbe bastata una pallottola nella pancia e qualche ora di agonia sul marciapiede, tra le pisciate dei cani.
Invece, tra un paio d’anni sarà affidato ai servizi sociali.

Ora, se proprio volete continuare a pensare che esista un dio, andate dal vostro intermediario di fiducia, prete, rabbino o imam che sia e fatevi spiegare da lui il significato di questo martirio.

bruce willisDa parte mia, mi piacerebbe credere in Superman e Batman ma anche lì la vedo dura, quindi comincerò a credere in Bruce Willis: non può essere ovunque, però esiste e, se fosse stato lì, sarebbe intervenuto.

Fondamentalmente, quello che mi rode di più è proprio questo:
io, fossi stato lì, cosa avrei fatto?

Dottordivago

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Porca troia!…
Ma è mai possibile che quando mi sembra di avere un’ideona scopro che qualcuno è già stufo di averla avuta?

Volevo scrivere qualcosa sulla storia della Canalis che ha dato due colpetti di bamba, magari qualcuno di più, fatto che sta cambiando l’immagine pubblica della Regina di Gnocca, e la prima idea per il titolo è stata: “CAMBIA CANALIS”…
Per curiosità lo digito su Google e scopro che, relativamente ad altri fatti, l’elegante calembour è già stato, non dico usato, ma consumato; addirittura compariva su uno striscione a San Siro, quando Vieri giocava nell’Inter, con anche un’aggiuntina: “Chi cambia Canalis ha la faccia da Pirlo”.
Francamente non ha un gran senso, nel mio caso sarebbe stato più calzante, però i cinghiali da stadio ci sono arrivati prima, quindi onore al merito.

Ora, uno che scopre di essere stato creativamente preceduto di anni da una banda di deficienti, con che animo si appresta a scrivere due righe?
Ok, chi legge dovrebbe apprezzare la qualità dello scritto più che la tempestività, sennò bisognerebbe considerare un Grande del Giornalismo tal Emilio Fede, che per primo ha dato notizia dell’inizio della Guerra del Golfo: sì, è arrivato primo, ma il problema è tutto quello che ha detto dopo…
Un po’ come un mio compagno delle elementari: appena il maestro faceva una domanda, lui rispondeva con la velocità del pensiero.
Peccato che, probabilmente, il suo pensiero stava andando per funghi, visto che non ne ha mai, ripeto mai, azzeccata una.
È stato mio compagno di banco per qualche tempo, in prima elementare, poi siamo stati separati, per il mio bene; un giorno la maestra (I e II con la maestra, III, IV e V col maestro) ci ha assegnato come “compito in classe” la realizzazione di un disegno sull’autunno, sotto cui avremmo dovuto scrivere “La natura s’addormenta”; faccio il mio bel disegnino, lo coloro con i pastelli e appongo la didascalia richiesta, poi butto l’occhio sul quaderno del velocissimo cretino che, naturalmente, aveva finito da mezz’ora e leggo “La natura sadd’ormenta”, perla ortografica superata solo anni dopo, a militare, quando il catanese Sergente Salvatore Cancemi era solito definirsi e, conseguentemente, firmarsi “La tigre d’elletna”…

Ve l’ho già detto che sono un uomo di merda con una bassissima autostima?
Bene, probabilmente il seme di questa pianta stava già germogliando, infatti ho preso la gomma, ho cancellato la prima stesura semi-massacrando il foglio ed ho copiato pari pari il mio autorevole vicino: eh… adesso lo so, ma allora lo conoscevo da pochi giorni e vederlo così pronto… non lo so… mi ispirava fiducia.

La maestra ha visto la cancellatura ed ha capito che non ero un asino ma ero solo un coglione, quindi mi ha messo vicino al mio attuale amico Alberto dicendo: “Se proprio devi copiare, almeno fallo con la persona giusta…” e vicino all’idiota più veloce del mondo ha spostato Toninello, un simpaticissimo lavativo di prima grandezza che non aveva niente da perdere.

Oh, divagata bastarda, neh? Ci sono scivolato dentro come nel sonno, non me ne sono accorto neanch’io…
Torniamo al dilemma prima o meglio.

Ritengo, se siete d’accordo, sia meglio non premiare i primi bensì i migliori.
Perfetto.
Ehm… ma io, cosa cazzo c’entro coi migliori?

Si, va beh, ho capito: Dottordivago, oggi, tra paturnie e divagate, sei proprio una chiavica…
Mi sa che il pezzo sulla Canalis lo faccio domani, eh?

Dottordivago

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Nota dell’autore:
in questa categoria esprimo brevi pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache.
Più realisticamente, trattandosi di pensieri miei, li considero pensieri/pennellata, come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

50.000 chierichetti invadono Roma.
Non ho capito: una volta era la volpe che entrava nel pollaio; mò i polli entrano nel volpaio?

Dottordivago

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