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Archive for 17 agosto 2010

cosmogonia
E mi sa che, dopo questo post, ci risentiamo a settembre, visto che da domani il Dottordivago va a mettere la pancia al sole –per cinque minuti- e all’ombra per il tempo rimanente.

Chiudo per vacanze tirando in mezzo quello che sta diventando un “Dottordivago2”, vista la sua gradita presenza su queste pagine.
Grazie all’immenso Ginko ho colmato una lacuna nel mio già nutrito palmares: ho conosciuto la donna più ignorante del mondo.

Forse esagero, ho sentito dire che ce n’è una, in Tasmania, che non scherza, quindi mi correggo: ho conosciuto la donna più ignorante dell’emisfero boreale. Guarda, voglio concederle il beneficio del dubbio: forse è solo una normalissima persona che, per un incidente di percorso, ha detto –e sostenuto- una delle cose più ignoranti che io abbia mai sentito.
E và che… voglio dire… eh?

Nel mese di agosto nascono nuovi amori nelle località di villeggiatura: alcuni svaniscono, altri, come nel mio caso, anno del signore 1986, hanno superato il ritorno a casa, hanno resistito alla lontananza e continuano ancora oggi, dopo sei anni da pendolari e quasi diciotto di matrimonio.

Nelle città svuotate, invece, nascono nuove compagnie: si formano come i pianeti, aggregando frammenti dispersi che vagano nello spazio e che vengono compattati da una flebile attrazione gravitazionale che vieppiù aumenta (segnatevi ‘sto vieppiù, caso mai un giorno vi venisse in mente di darmi del pirla…)

La Cosmogonia Urbana Agostana, che aggrega persone i cui amici sono tutti via mentre loro sono ancora -o già- a casa, prevede che i vaganti vengano compattati da forze talmente deboli da essere più frutto del caso che altro; questo fa sì che la durata di queste formazioni sia pari a quella di una bolla di sapone: una serata, spesso, è già troppo e la forza centrifuga vince l’effimera attrazione. 
D’altronde, se non ti caghi per tutto l’anno vivendo in una città di 100mila abitanti, in cui tutti, più o meno, si conoscono, perchè dovresti farlo per più di una serata?
Ok, a volte l’uomo attraversa l’universo per ritrovare sé stesso, una volta tornato al punto di partenza.
Può anche capitare di trovare l’anima gemella cercata chissà dove e solo sfiorata per anni, magari nel tuo quartiere. Può essere…
Ma il più delle volte, se non caghi uno o una che hai già visto in giro, significa che proprio non t’acchiappi.

Sabato sera: la morosa di Ginko è in vacanza all’Ammerica, il moroso della Manu è in barca alla Maddalena mentre lei sgobba in negozio, la Morellik è disponibile alla cena, avendo perso qualche chilo –salvando le tette, Dio la benedica-; il Cigno, aiutato dal tempo (ehm…), ha organizzato una magnifica serata nella piscina che gestisce; insomma, uno non c’è, l’altro nemmeno ed io penso bene di raccogliere quel che resta del gruppo per una cenetta lievemente autunnale, visto il clima.

Ma Monsieur l’Organizzateur, Ginko, ha un’altra pensata; in un sobborgo di Alessandria c’è il più classico general store da paese: vendita alimentari, drogheria, edicola, tabaccheria, bar. Hanno avuto una bella pensata: di sabato sera organizzano un ape-cena dove, se non sbrocchi col bottigliame, con 10 euro di danno cibo e bevande all you can eat, come dicono all’Ammerica o, come si dice da noi, a squarsaganasa.
”Ma dici quello con la terrazza sulla strada?”
”Sì, quello con la terrazza grande, ci staranno un centinaio di persone…”
”Ehm, Ginko, non so se hai visto ma ci sta passando sulla testa l’unica tempesta tropicale accompagnata da una temperatura polare, un fenomeno senza precedenti nella storia del clima…”
”Ma guarda che c’è posto anche dentro…”

Perchè devo sempre essere io a rompere i coglioni?
Ho il fondato sospetto che in quel locale i posti al coperto siano un decimo di quelli all’aperto, il che significa pestarsi i piedi e darsi gomitate tutta la sera…
”Abbiamo il tavolo prenotato, caro il mio cazzone…”
”Abbiamo chi?”
”Ma sì… un’amica della Morellik con un paio di suoi amici… con qualche loro amico…”

L’ineluttabile Cosmogonia Urbana Agostana.

Perchè devo sempre essere io a rompere i coglioni?
“Ok, ci vediamo lì”

C’è un merdaio che non ci si capisce.
Abbiamo il tavolo ma il problema è che ti devi ovviamente alzare per andare al buffet: siete gente di mondo e conoscete la situazione, quindi non mi dilungo sul casino.
Due parole sul cibo: sfamare il popolo con 10 euro, guadagnando la giornata, non è facile, salvo servire un secchiello di minestrone e un mezzo litro di vino sfuso.
Lì, almeno, ci provano.
Premetto che allo staff do un voto altissimo: ruspanti ma gentili, affabili e disponibilissimi.
Il cuoco è… un bravo ragazzo. 
Ci sono vassoi e pentoloni pieni di… cose, tra cui spicca una gigantesca insalata russa che, pur non indimenticabile, costituirà la mia cena: è l’unica cosa che riesco a mangiare e me ne scofano due piatti, come fosse polenta.
Il resto sa di poco, quindi mi limito a micro assaggini nella speranza di maritare l’insalata russa con qualcos’altro, finchè metto in bocca un’insalata di riso dall’aspetto modesto, poco più che riso in bianco; probabilmente sembrava poverina anche al cuoco, che ha pensato bene di nobilitarla con…

essenza di fiori d’arancio

Si è perso un’occasione: perchè non decorarla con pezzi di ciocorì, pastiglie di alka seltzer e una grattugiata di eternit?

Ri – pu – gna – nte!

Lo so, non si dividono così le sillabe: perchè, invece va bene preparare l’insalata di riso con i fiori d’arancio? Eh?
Basta basta basta, non parliamone più, voglio dimenticare.

Nel bancone dei salumi ci sono salami e prosciutti che sembrano guardarmi, così domando se, pagando il dovuto, è possibile averne un piatto…
”Se vuoi, non c’è problema ma… Sta arrivando il risotto allo champagne!”
Cos’è, un annuncio o una minaccia? Va beh, anche solo per educazione, aspetto il risotto…

Che potrebbe anche essere semolino, tanto è scotto, ma lo si distingue perchè sa di vino bianco acido e di dado.
Bon, chiuso il capitolo cibo.

E allora godiamoci il piacere della compagnia…
Di fronte a me c’è La Donna Che Sta Per Dire La Cosa Più Ignorante Del Mondo.
Tornata fresca fresca dalla Florida (credo faccia un brutto effetto: salverò la morosa di Ginko che è ancora là e, d’ora in poi, tolgo il saluto a tutti quelli che ci vanno), continua a smanettare col cellulare, mandando messaggi a un sacco di amici dello Sunshine State, veri amici, visto che sostiene di aver dichiarato a tutti dieci anni in meno di quelli che ha e quelli ci hanno creduto; probabilmente ne conosce la ragione anche lei, infatti giura che “gli Americani sono dei tontoloni”.
Vorrei suggerirle “…e i negri hanno il ritmo nel sangue” ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

Non ricordo cosa stesse scrivendo ma mi permetto di suggerirle una forma un po’ meno “the book is on the table…”
”Sì, figurati… gli americani non parlano mica come ci insegnano a scuola…”
Che, per l’appunto, è quello che volevo suggerirle. Va beh…
”Gli americani parlano in un modo…” e avanti luoghi comuni a piene mani, mi aspetto quasi che si travesta da Nando Moriconi e che tiri in mezzo “gli americani del Kansas City”.
Meliconi Nando
‘Sta gente, gli Americani, hanno soprattutto un difetto imperdonabile: parlano male, malissimo.
Non intende sboccati o balbuzienti, no: intende che pronunciano male… la lingua americana!
”Scusa, non ti seguo…”
”Se vai in America…”
”Ci sono stato duecentocinquanta volte…”
”…ecco; se vai in America ti rendi conto di come parlano…”
”Americano?”
”Certo che parlano americano (cretino, cosa vuoi che parlino?…) ma non si capisce niente… Volevamo andare a Orlando, chiamiamo un taxi e diciamo Orlando; e quello non capisce; ripetiamo dieci volte Or-lan-do, finchè quello si illumina e dice Ouleindou? Dimmi tu se è normale parlare così”

Concordo: a Voghera è assolutamente fuori luogo. 
Magari a Miami…
In parte la capisco, ha avuto la sfiga di trovare l’unico taxista yankee della Florida e forse degli States; un qualsiasi cubano o latino generico avrebbe afferrato al volo…
”Esatto! (finalmente ne dice una giusta, ‘sto babbeo…) Quelli parlano bene, li capisci…

Ci sono momenti in cui persino io rinuncio a sostenere una conversazione: vuoi star lì a spiegare che “non parlano bene ma, semplicemente, parlano male come te”?
Lasciamo perdere, a prendere a pugni la roccia ci si fa male; ma la Donna Che Volle Insegnare l’Americano Agli Americani e che, sicuramente, avrà insegnato a sua mamma come si fanno i figli, insiste: “E poi, la O di Orlando la pronunciano OU mentre in tutti gli altri casi la O diventa una A…”

Vuoi spiegarle che “è l’americano, bellezza…”?
Servirebbe a qualcosa spiegarle che ci sono posti, tipo il Kentucky, in cui più che parlare fanno gargarismi con l’erre moscia? E tutto ciò senza essere dei deficienti, bensì normalissimi abitanti del Kentucky.
Servirebbe a qualcosa spiegarle che se un americano prendesse un taxi a Torino per andare a Cuneo, pronuncerebbe Kiuniou ed il tassista torinese gli domanderebbe “Neh, chemminchia dici?” 
Non servirebbe a niente, vista la sua convinzione: “Fanno così per non farsi capire, lo fanno apposta… per tirarsela”.

Oh Signùr…

Nel 1994 i Mondiali di Calcio si sono svolti negli States ed ho avuto occasione di sentire un pezzo di telecronaca ammericana: se serve per tirarsela, chissà quanta figa ha beccato lo speaker che, ad ogni intervento di Costacurta, ha pronunciato cento volte un incomprensibile Castacoertei…
Forse si è bagnata persino Martina Colombari…

E mò me lo dico da solo: buone vacanze, Dottordivago.

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