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Archive for 2 agosto 2010

Per chi resta, lasciamo perdere…

Marchiamo altre due tacche sulla missione in Afghanistan: stavolta sono due artificieri, saltati in aria la scorsa settimana a causa di una trappola esplosiva.
Prima una bomba seminascosta che attira l’attenzione, così come una frase a bassa voce risalta nel casino; a suo modo, una bomba che fa la finta tonta, che si nasconde come lo struzzo delle barzellette, con la testa sottoterra e tutto il resto fuori, è una piccola opera d’arte ; se il modo migliore per nascondersi è stare in mezzo a tanta gente, il modo migliore per farsi notare è far finta di nascondersi.
Ecco applicato il teorema “chi disprezza vuol comprare” o la sua versione anni 80  -Marco Ferradini dixit- “meno le caghi, più le donne ti corrono dietro”.

Disinnescata questa, il cui unico scopo era quello di muovere la coda come un verme sull’amo, interviene quella vera.
Le bombe vere sono brutte: niente lucine, niente numerini che scorrono in un conto alla rovescia, niente cavetti colorati come al cinema, dove si deve sempre tagliare quello rosso, come se fosse una certezza, come il cavo giallo/verde della terra negli impianti elettrici; chi ti vuole uccidere non guarda molto all’estetica, non deve rilasciare una Certificazione di Conformità, non deve agevolare la manutenzione: la bomba vera deve funzionare una volta sola.

Tutto dentro una tanica, magari in un bidone, se si vuole il botto grosso, addirittura in un camion, se si vuole fare un uovo con due rossi.
Unica regola, non farsi notare, fino all’ultimo secondo, poi che se ne accorgano pure tutti.

Se la bomba è grossa, tipo un’atomica, segue il fallout nucleare; se è relativamente piccola, come quella di cui sto parlando, segue il fallout della retorica.
Non me la prendo con politici e giornalisti; i primi fanno solo il loro mestiere, quello che hanno sempre fatto, i secondi fanno quello che sta diventando il loro mestiere, cioè raccontarti fino alla nausea quello che sai già; se uno guarda il telegiornale è per apprendere cose che non sa, non per cementare convinzioni, non per trovare esperti dell’ovvio.
Ops!… a proposto di esperti inutili e di lo so già: mi scappa di divagare…

Mia madre sarà un metro e 55 e pesa una quintalata, una specie di Sora Lella, solo che, a differenza della sua omologa romana, lei vive d’aria.
Infatti, anche se a me sembra sempre uguale, si sta consumando come una candela: da una vita la sento dichiarare “Ho comperato ‘sta gonna l’anno scorso e adesso guarda: ne crescono due dita…”.
Visto che continua a calare ma resta sempre una quintalata, una volta le ho domandato se, quando si è sposata, pesasse 400 chili…
Mi ha detto di tutto, come quella volta della Nutella.
Avrò avuto ventanni; una sera, dopo la frutta, vado a prendere il barattolo della Nutella: uscire di casa col gusto di cioccolata in bocca, pregustando il caffè del bar, era una mia piccola libidine.
Cazzo!… È quasi vuoto! Eppure l’ho aperto ieri sera…
Esterno la mia perplessità e, ovviamente, la prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo: “E chi deve averla mangiata?… Quella roba la mangi solo tu… Ah, sarà mica tua sorella che è passata a salutare (si era appena sposata) e ha fatto merenda con la torta che ho fatto?…”
”Tienila d’occhio, quella ragazza: a giorni le tagliano un piede per il diabete, se si scofana un vasetto di Nutella con la torta, per merenda…”
”Non farla tanto lunga… c’è un altro vasetto lì dietro…”
”Certo che ci vuoi bene, eh? Lo so che a te ‘sta roba fa schifo, però per i tuoi bambini…”
rabbia
Mi ha quasi mangiato vivo…

Giorno seguente, pomeriggio: sto per uscire, saluto mia madre che è in un’altra stanza quando, con un piede già fuori, mi ricordo che devo portare qualcosa ad un mio amico; rientro, sbatto la porta e salgo nel mio regno, due stanze adibite a magazzino al piano di sopra, comunicanti con una scala interna.
Non ricordo di cosa si trattasse ma perdo cinque minuti per trovarlo; scendo e piombo in cucina, giusto in tempo per beccare mia madre con una fetta della torta di sua produzione, coperta da un dito di Nutella, davanti alla bocca spalancata.

Non ha avuto un attimo di disorientamento; ha assunto un’aria molto professionale e ha dichiarato: “Volevo provare com’è la torta con la Nutella, così, se è buona, magari la prossima volta ce la metto già sopra…”
”Ma’, non ti sacrificare, te lo dico io, che è buona; guarda, fidati, so che sembra impossibile, ma la torta con la Nutella è buonissima, stai sprecando un esperimento…”
E me ne sono andato ghignante come una iena.

Ora, è buona la torta con la Nutella?
La Coca Cola ha le bollicine?
Servono conferme?

Quindi torniamo al nostro caso specifico:
lo so già che in un caso del genere, quello degli artificieri morti, i parenti sono distrutti, non rompergli i coglioni;
lo so già che sabato 31 luglio in autostrada c’è coda, non mostrarmi ingorghi per un quarto d’ora;
lo so già che ci sono i saldi, non farci mezzo telegiornale;
lo so già che in una domenica di luglio sono tutti al mare, non andare ad intervistarli proprio tutti; 
lo so già che in estate c’è il rischio che faccia caldo, non parlarmi venti minuti di temperatura percepita, così puoi spararla più grossa; 
lo so già che in inverno potrebbe far freddo, non serve l’espertone mondiale.

E nonostante tutto ciò, non me la prendo più di tanto con i giornalisti.
Continua.

Dottordivago

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