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Archive for 27 aprile 2010

Al mio segnale, scatenate l’inferno.

Era l’imbrunire di uno di quei giorni di cui potrete dire “Io c’ero”.
Siamo pronti: tra poco scatterà la trappola.
A parte i personaggi di spicco che vi ho già presentato, siamo metà di mille; il piano prevede la creazione di un campo base, nel senso che se arriviamo tutti nel bosco con le macchine, magari qualcuno con lo stereo che manda Funkytown a stecca, condito da qualche colpo di clacson, c’è il rischio che il Mostro mangi la foglia.
Quindi, campo base (leggesi “parcheggio”) distante dal luogo della trappola.

Primo intoppo: siamo a venti km da Alessandria ma tutti scendono come all’autogrill dopo averne fatti 500.
Uno si stira, l’altro ulula uno sbadiglio, un altro dichiara ad alta voce “Cazzo, fatemi pisciare che muoio…”
”Allora, banda di deficienti: siamo in aperta campagna ed i rumori si trasmettono a chilometri; va bene che siamo ad un paio di km dal posto, però…”

Secondo intoppo:
”UN PAIO DI CHILOMETRI? Per tanto così, potevamo lasciare le macchine in città…”
Stranamente, quest’inizio di ammutinamento non viene dal Cigno, l’uomo che non fa un passo neanche per salvarsi da un incendio; per forza: lui è l’unico, insieme alla coppietta-esca, che arriverà sul posto in macchina, dentro al bagagliaio.
Infatti inizia: “Mmm… coglioooni, camminate un po’, che vi fa bene…”

Ginko è un altro che piuttosto che fare un passo si farebbe amputare le gambe, però è anche del mestiere, quindi è pronto al sacrificio.
Bruno continua a sostenere che si doveva arrivare col paracadute, ma comprende le effettive difficoltà logistiche.

Prima cosa: taroccare la chiusura del bagagliaio dell’auto-esca, onde evitate che la truppa di primo intervento, cioè il Cigno, faccia la fine del topo. Faccio scattare la chiusura a bagagliaio aperto, così non si potrà richiudere, poi piazzo un cordino che servirà al Cigno per tenerlo chiuso.
Ora la truppa.
Perchè sia chiaro a tutti il livello di stupidità e di incoscienza, vi rinfresco la memoria: stiamo per tendere una trappola al Mostro, che potrebbe essere un buontempone come un vero maniaco; se funzionerà, il Mostro si prenderà un sacco di legnate.
E se il Mostro fosse armato?
Nessun problema, siamo armati anche noi.

Mini divagata: quello che oggi mi stupisce è il fatto che noi siamo partiti ridanciani e baldanzosi per una spedizione che nelle opzioni prevedeva la possibilità di sparare a qualcuno o di farsi sparare; questa cosa me la devo ricordare quando condanno senza riserve le varie minchiate ad opera di sbarbati di cui parlano i telegiornali, minchiate che, spesso, finiscono molto male.
Con ciò non intendo giustificare le varie teste calde, semplicemente mi devo ricordare che considerarli degli imbecilli viziati e rincoglioniti dai videogame equivale a pensare la stessa cosa di me, senza neppure l’attenuante dei videogame, visto che allora il massimo della tecnologia ludica era rappresentato dal flipper.
Giuro, mi sembra impossibile essere stato così stupido e fortunato.
Torniamo al periodo in cui il cervello era un opzional.

Abbiamo un bagagliaio di pistole, gentilmente ed inconsapevolmente fornite dal padre di quel suonato di Pedro: ormai quelle armi conoscono la strada, andiamo sempre in quel posto a sparare ai barattoli, chissà che stavolta non sia un bersaglio mobile…
Io prendo quella che ormai considero come mia, una Walter PPK, quella del primo James Bond: oggi sarebbe considerata un’arma da checche, in realtà è una 7.65 che fa un male della Madonna, a cui abbino un signor randello per un eventuale corpo a corpo; Pedro ha una cal. 9, Ginko e Bruno hanno una dotazione personale, Franco sceglie una 22; gli altri hanno un assortimento di armi bianche come i contadini che andavano a stanare Frankenstein nel castello, mancano solo forconi e fiaccole.

“Ok, ci siamo. Trullo a guardia delle macchine, noi seguiamo la…”
”E perchè io devo stare qua?”
”Trullo, qualcuno ci deve stare… in più tu zoppichi…”
”Lo sai che lo faccio per abitudine, mi prendi sempre a calci in culo per farmi camminare dritto…”
”Va beh… ma non possiamo lasciare le macchine… anche gli indiani, nei film, lasciano sempre qualcuno a guardare i cavalli…”
”Non so la tua macchina: la mia non nitrisce e non scappa… e poi, da solo non ci sto”.

Posso capirlo, non è un cuor di leone e se ne accorgono uomini e bestie; svariati anni più tardi, felicemente sposato, si è presentato a casa con un meraviglioso cucciolo di pastore tedesco, di cui si è dovuto liberare un mese dopo: lo mordeva regolarmente…

“Ok, chi sta con Rullo? Nessuno? Va beh, vieni pure tu, ma stammi dietro” e per farlo contento gli diamo una baionetta turca lunga mezzo metro.
Facciamo partire la spedizione, l’auto-esca ci darà venti minuti di vantaggio così, quando arriverà, noi saremo piazzati.
Dopo pochi passi metto Trullo alla retroguardia, lontano da tutti, visto che “mi stava dietro” alla lettera ed ogni volta che mi fermavo mi piantava la baionetta turca nella schiena…

Questo cambio di assetto tattico ed altre minchiate ci rallentano il passo, sull’auto-esca fremono e aspettano giusto il tempo di una sigaretta, così, appena partiti, la tempistica è già andata a puttane: il Rosso ci sorpassa, con il Cigno che sta mezzo fuori dal bagagliaio e ci regala un altro “Mmm… coglioooni…”.

Quasi quasi spero che il Mostro sia già lì ad aspettarli e che li squarti prima del nostro arrivo; comincio anche a pensare che solo io e Pedro siamo così stupidi da prendere sul serio la faccenda; Ginko è serio ma distaccato, più che altro ha un vago interesse professionale; ci sarebbe anche Bruno, ma a lui il fatto contingente non interessa: aspetta un momento simile dai tempi della Prima Comunione!

Piccolo intoppo: arrivati in zona, in vista della macchina, non possiamo stare tutti insieme, quindi occorre prodursi nella manovra di accerchiamento; accucciati a terra si decidono le ultime mosse sottovoce: “Due gruppi, si fa il giro largo e ci si ferma scalati, possibilmente a vista…”
Giro largo quanto? No perchè… io ne ho le balle piene di camminare…”
Sto per spiegare quanto largo urlando, poi mi calmo ed illustro il giro.
“Largo così???”
”Nooo… passa in mezzo alla radura, magari dai due calci nelle gomme della macchina per vedere che la pressione sia a posto e poi ti piazzi come sei comodo, cretino”; così, per dare il buon esempio, mi becco il giro più largo.
Arrivo dopo dieci minuti, tutto sgarbellato dalle spine: grosso modo, come punti cardinali, ci siamo io, Ginko, Pedro e Bruno, in modo che ogni due o tre scappati da casa ce ne sia uno normale; è stata una faticaccia ma ne è valsa la pena: siamo tutti piazzati e nessuno ha fatto il minimo rumore.

È tutto pronto, nessuno può avvicinarsi a venti metri dall’esca senza essere visto; mi metto un po’ più comodo: potrebbe essere una lunga notte, sono solo le undici.
Il silenzio è quasi totale, solo il suono appena percettibile dell’autoradio, come da programma.

Poi, nel silenzio, una voce.
Più che una voce, un cretino: “Oh… non si può cambiare musica?” seguito da un “Shhhh!!… che si sente tutto…”

Signore e signori… la nostra esca. Maestro, siglaaa!!!

Si sente un altro rumore: colpa mia, mi sono cadute le balle.
Mah, è presto, magari il Mostro non è ancora in giro… Non per altro: se era nel raggio di 500 metri, non si è perso una parola.
Passano dieci lunghissimi minuti.

Il Geometra ha sempre sostenuto che la tonalità metallica della voce del Cigno è dovuta ad un pezzo di ferro che ha in gola.
Però, in quel bosco, sembra una fanfara: “Oh, cambia ‘sta merda di musica!”
”Shhhhh! Stai zitto…”
”Eh, sì, stai zitto…” chiosa la nostra punta di diamante.

Restiamo lì ancora cinque minuti solo perchè siamo una banda di cretini.
Poi succede qualcosa:
”Oh, abbassa… in questo bagagliaio di merda ho gli altoparlanti a una spanna dalle orecchie…”
Ecco cosa succede: che incominciamo a renderci conto della banda di cretini che siamo.
Dopo dieci secondi io faccio il verso della tortora: “Gru… gruuu…”; qualcuno risponde facendo il grillo, si incomincia a vedere qualche sigaretta che si accende.

Alfiere, suona il corno: la caccia è finita

Ci ritroviamo tutti intorno alla macchina e lì si capisce che siamo una vera squadra unita: ovviamente ridendo, ma siamo tutti concordi nel dare del pirla al Cigno che, mezzo anchilosato, ci mette cinque minuti per uscire dal bagagliaio.
”Eh, sì, stateci voi a sentire tutta la sera Den Harrow e Baltimora…”
Lo capisco: lui ama solo “Hey signorina” di Giangilberto Monti, brano sconosciuto al resto del mondo.

Insomma, ci avviamo verso il campo base, dove dimostriamo di essere realmente una squadra unita: “Oh, questa non la raccontiamo a nessuno, eh?…”
Tutti d’accordo.
Rientriamo in città poco dopo mezzanotte: in Piazzetta sembra di essere al mercato, come al solito c’è il mondo.
Anche loro sono una squadra unita: tutti quanti iniziano a ridere e a dirci di tutto.

Ma… come?…
Rinti, quel Gano di Magonza, ci ha venduti!
Ha intervistato il Castel che gli ha parlato del Coso Della Chimica, lui ha elaborato un veloce manifesto che ha appeso in bacheca da Baleta, a quei tempi meglio della CNN.

Gente, ci hanno fatto un culo… mai preso tanti insulti tutti insieme.
Non potevamo neppure negare: eravamo vestiti come dei pazzi, tutti sporchi di terra e graffiati dagli arbusti.

A distanza di trentanni sono solo felice che la cosa sia andata in cavalleria, che non sia successo niente; allora, però, non posso negare di aver provato un certo disappunto.
Ma è durato poco.
Avevamo ventanni: ci sarebbero stati altri Mostri da cacciare, nel corso di altre lunghe estati calde.

Dottordivago

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