Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 26 aprile 2010

Dai commenti alla prima parte, vedo con piacere che un paio di personaggi “informati sui fatti” si mostrano: Ginko ha avuto un ruolo portante, ha collaborato in modo fattivo alla causa, mentre il Cigno ha fatto molto di più: questa è una storia di giovanile stupidità e della stupidità di tutta la vicenda il Cigno ce ne ha messo un bell’80%…

Un bel salto indietro di una trentina d’anni: siamo tutti lì a guardare l’impronta impolverata e non abbiamo dubbi:

il Mostro è libero.

Come dicevano nel selvaggio West: “Per risolvere le cose, non c’è niente di meglio che una bella folla inferocita” e noi questa cosa la sapevamo: l’essenza stessa del vivere civile è una banda di scalmanati, più sono meglio è, che fremono dalla voglia di farsi giustizia da soli.
Parte la pianificazione della trappola, che scatterà inesorabile la sera successiva.

Serve una coppietta compiacente che funga da esca.
Trovata.
Il Rosso viaggia su Fiat 131 Mirafiori, vettura sufficientemente spaziosa per ospitare l’esca nonchè una forza di primo intervento, la carne da cannone, per capirci.
Il Rosso si propone per la parte del maschio, più difficile è trovare una donna che si cosparga di miele in un termitaio come quello.
Trovata: il Rosso ha un collega che ogni tanto si porta dietro, un mezzo starplato di cui nessuno ha mai conosciuto il nome.
È perfetto: minuto e con i capelli lunghi fino alle spalle, è disposto a farsi impalare su un cactus pur di non stare sempre solo come un cane.

Il piano prevede che la coppietta si fermi come ha fatto Pedro, nello stesso posto; i due piccioncini inizieranno a pomiciare, quindi i sedili verranno leggermente reclinati per lasciare spazio, sul sedile posteriore, alla forza di primo intervento, cioè qualcuno che spalanchi la portiera e punti un’arma sulla faccia del Mostro.

Primo intoppo: nessuno vuole quell’incarico.
Non per fifa, figuriamoci: abbiamo una frenesia addosso che potremmo giustiziare il Mostro a morsi.
Il fatto è che tutti vogliono far parte dei cacciatori, quelli che cingeranno la zona in un’impenetrabile cordone di sicurezza in contatto visivo con l’esca: una muta di veltri che già pregusta l’appostamento, lo scatto repentino, l’inseguimento a fauci spalancate, l’odore del sangue e l’immancabile smembramento della preda.
In poche parole, trovare uno che stia in macchina è come cercare il portiere per una partitella.

Segue un attimo di riflessione.
Lo scatto?
L’inseguimento?
Tutta roba che richiede fatica; così, fatti due conti, il Cigno si propone. E vvai!…

Ma pone una serie di condizioni: non vuole sentir parlare di armi, non sono nelle sue corde; piuttosto –quello sì- si doterà di quello che lui definisce “un bel tarello”: dicesi “tarello” un mezzo manico di badile, con cui il rappresentante della nostra forza d’elite si sente decisamente più a suo agio.
Ok, ci penso io: ho un manganello di rovere in cui è quasi impossibile piantare un chiodo; inoltre è lungo 60 centimetri ed è grosso come un avambraccio: l’ideale, in spazi ristretti.

Ancora una condizione: non starà sul sedile posteriore.
”E dove ti metti, cretino, sulla bagagliera?”
No, stRambo ha già studiato una superba strategia: starà nel bagagliaio.

“Ma sei scemo? A parte che se il Mostro, conoscendone il modus operandi, per prima cosa dà una manata sul bagagliaio, tu resti lì dentro, dimenticato come il triangolo; se, invece, si avvicina di lato, tu sei l’ultimo che se ne accorge; inoltre, sei lì dentro senza sapere cosa succede, il malamente apre il baule, ti pianta un’accetta in mezzo agli occhi e noi ti ritroviamo schienato come una tartaruga; e anche ammettendo che tutto vada bene, dopo due ore che sei lì ti ci vuole comunque un quarto d’ora per uscire”.
Niente da fare: o si fa così o ci cerchiamo un altro corpo d’elite.

Secondo intoppo, stavolta da parte delle esche: “Come… due ore? E quanto ci mette ad arrivare, quello lì?”
”Mah… sai, solitamente i maniaci sono puntuali, però non si può mai dire… COSA CAZZO NE SO, QUANTO CI METTE AD ARRIVARE?
Sia chiaro: ‘sta cosa la facciamo bene o lasciamo perdere, quindi, se c’è da stare tutta la notte, ci stiamo, ok?”
”Oh… non t’incazzare… è solo che… stare delle ore a far finta di ciulare… E poi, intendiamoci: io non mi spoglio!”
”E ci manca ancora quella!… Già se ci becca la Giusta sono cazzi, se poi ci prendono pure per una banda di froci… Non vi dovete spogliare, state coricati ed aspettate”.

Uff… ‘sto piano è già ‘na faticaccia…
Per il resto del gruppo è più semplice: di me mi fido, Ginko… va beh, sorvoliamo sui particolari ma dovrebbe essere quello più preparato, Pedro sta facendo il servizio di leva nei Carabinieri.
Ecco, dalla reazione che ha avuto dopo la pacca notturna, l’Arma non ne esce benissimo…  però, in questo caso, è pronto ed assetato di vendetta.

Abbiamo un problema: Bruno.
Figlio di un maresciallo dell’esercito, sente pulsare nelle vene il sangue di tutti i 600 di Balaklava: è uno che fa ridere ed è nostro amico da sempre ma è anche un fascistissimo guerrafondaio; la sua smania di combattere mi preoccupa un po’ ma non riusciremmo a lasciarlo a casa neanche narcotizzandolo e legandolo.
E poi ci serve, una specie di Blain: “Ehi, Blain, stai sanguinando…”

Non ho tempo per sanguinare…

Poi chi c’è?
Dunque, Franco è il profeta del verbo “se un uomo non è un quintale, non è un uomo”: non è molto indicato per gli inseguimenti prolungati, quindi è difficile che acchiappi un maniaco in fuga.
Ma se lo prende…

Poi c’è il Castel…
”Aaaspetta… io lì non ci vengo”
”Ma sei scemo? E perchè non dovresti venire?”
”Mmm…’ste storie non mi piacciono… metti che ci troviamo davanti… metti che spunta fuori un… un coso… uno con la testa sotto al braccio (intendendo un essere decapitato che si regge la testa come un bagaglio a mano, reminiscenza di un personaggio di Alan Ford) insomma… cazzo ne so… un coso della chimica…”

Dunque: Pedro è arrivato all’una, dopo dieci minuti è partita la pianificazione, Castel ha tirato fuori Il Coso Della Chimica verso le tre…
Sì, se ricordo bene, abbiamo riso fino alle cinque.

Ci sarebbe anche Trullo, alias Murlo, Rullo, Urlo, Chiurlo e Moffo, l’uomo con più soprannomi al mondo.
Non ha le stimmate del guerriero, un anno e mezzo prima si è rotto tibia e perone giocando a calcio ed ancora adesso zoppica: non per necessità, solo per abitudine.
Degli altri non mi ricordo, tranne l’infame Rinti (abbreviazione di Rin Tin Tin, e non chiedetemi perchè si chiama così, non lo so): tenetelo a mente, tornerà nella storia.

Continua

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »