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Archive for 15 aprile 2010

Vianello Mondaini

Nella seconda metà degli anni 80 scrivevo testi per la TV e questa cosa mi ha dato modo di conoscere una marea di personaggi famosi, quasi tutti stronzi.

Il “Signor Raimondo” rappresenta una delle poche eccezioni: era una persona adorabile, molto più signorile e divertente nella realtà che sullo schermo, il che la dice lunga.

L’ho conosciuto mentre collaboravo a programmi giovani, con la banda di DJ television, mentre stavo bevendo un caffè con il quasi esordiente (in tv) Jerry Scotti; i due si conoscevano già, così il Geranio me l’ha presentato.
In quel periodo, quando mi presentavano un personaggio famoso, purchè non un cantante, dicevo a tutti: “Sono un suo grande ammiratore, ho tutti i suoi dischi…”.
Quando l’ho detto all’allora sindaco di Milano, Carlo Tognoli, ha riso tutta la sera; qualcuno, tipo Nino Frassica, se n’è andato indispettito, pensando che l’avessi confuso con un altro…
Quando l’ho detto a Vianello mi ha risposto: “Ah, li ha presi lei… Li tenga pure ma mi restituisca l’argenteria, che Sandra non vive più”.

Nel corso della chiacchierata mi è anche scappata qualche battuta felice, così mi ha chiesto se avessi avuto tempo di dare un’occhiata ad alcune parodie su cui lavoravano per “Attenti a noi due”.
”Ne sarei lusingato, signor Vianello…”
”La ringrazio, signor Gallia”
”No, guardi, mi chiami Carlo…”
”Ho un nome anch’io: Raimondo”
”Benissimo, signor Raimondo”
”Intesi, signor Carlo”
Lo infastidiva il “signor”.
”Guardi che io ho la faccia come il culo, se prendo confidenza… poi mi allargo…”
”In questo ambiente c’è solo gente che si allarga: non crederti un fenomeno…”

Così ci siamo visti qualche volta, io, lui ed il “cimitero degli elefanti”, come chiamava i suoi autori; gli piaceva il fatto che, pur avendo trentanni meno del più giovane, avessi un gusto retrò dello spettacolo, che conoscessi l’avanspettacolo ed il tabarin.

La grandezza della persona traspariva da mille cose, in primis dal fatto che, a differenza di quelli che lui definiva “i sacri pagliacci”, si rendeva conto che se uno, di mestiere, nella migliore delle ipotesi si veste da donna, non deve raccontare in giro di essere bruciato dal sacro fuoco dell’arte.

Facciamo i pagliacci, quindi cerchiamo di essere tali.
Senza esagerare.

Una persona squisita.
Non ci siamo visti abbastanza per diventare amici: alcuni suoi storici collaboratori erano troppo ingessati e tutte le volte c’era da fare delle parole, così mi sono defilato prima che me lo chiedesse lui.
Quando gliel’ho spiegato, mi ha ringraziato per avergli evitato l’imbarazzo di dover scegliere e mi ha pregato di studiare qualcosa che lo coinvolgesse, qualcosa di nuovo: “Per questo programma bastiamo io e Sandra, non servono tante idee…”.
Era un grande complimento.
Solo che dopo “Attenti a noi due” è venuto “Attenti a noi due 2”, poi “Casa Vianello”…
Non esattamente il mio genere.

Peccato: anche se per me era sempre il “Signor Raimondo”, ero riuscito a convincerlo a darmi del “tu”, cosa che lui faceva, ma chiamandomi “Signor Carlo”.

Bel tipo, il Signor Raimondo.

Dottordivago

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