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Archive for 9 aprile 2010

Dunque, le elezioni sono passate, la storia di Bruno e reminiscenze allegate l’abbiamo sbrigata, ho anche parlato male un po’ di tutto e tutti quindi, finalmente, posso concludere la trilogia “LED ecc ecc” e chiedere la vostra consulenza, pendere dalle vostre labbra, nutrirmi con le briciole che cadono dalla ricca mensa della vostra conoscenza e dissetarmi al pozzo del vostro sapere.

VI HO BACIATO ABBASTAZA IL CULO?
Bene, Allora, visto che siamo una banda di cazzoni e in più io sono ignorante come una bestia, vediamo di mettere insieme il famoso neurone pro-capite, formiamo qualche sinapsi e, tra tutti, vediamo di farne almeno uno normale.

Ve l’ho già accennato: mi sa che il mio amato televisore, con 17 anni di servizio, sta tirando gli ultimi e temo che uno di questi giorni saluti la compagnia.

Primo problema: lo spazio.
Quando ho comperato l’attuale, i televisori andavano da 14 a 28 pollici ed i mobili da soggiorno, aldilà di ardite scelte d’arredamento –che non sono nelle mie corde- erano progettati per farci stare un televisore, non una basculante da garage; d’altronde, nel mio caso, la distanza occhi/schermo è di circa tre metri e con un 25 pollici, che riempie l’apposito vano, ero a posto.

Ora, in quello spazio 60 x 60, ci posso mettere giusto un navigatore.
Va beh, questo è un problema mio: realizzerò un accrocchio che regga il tv a sbalzo, esternamente al filo del mobile e che ne permetta lo scorrimento di una spanna a destra e a sinistra.
“E perchè scorrevole?” domanderanno i più attenti.

Perchè io non ho un buco del culo.
Io ho un buco nero che attira con forza incontrastabile tutte le sfighe che passano.

Un merdosissimo 32” è circa 80 cm di larghezza, il vano del mobile è 60 e i 10 cm che debordano di qua e di là mi bloccano le ante del mobile che stanno ai lati del tv; ok, sono ante che apro raramente, visto che custodiscono “servizi tavola belli, coltelleria fine e bicchieri di classe”, tutte quelle stronzate che un po’ ti fai regalare e un po’ ti comperi quando ti sposi e che Dio-mi-fulmini-guarda-dove-cazzo-ho-messo-i-soldi… , però, proprio perche quelle ante contengono il valore di un’utilitaria, mi piacerebbe poterle aprire, fosse anche solo per darmi del coglione e riportarmi alla realtà nei momenti in cui dovessi illudermi di essere una persona intelligente.

Va beh, ho capito, mi scappa di divagare.
È solo colpa mia, Bimbi non c’entra: sono io lo scemo che è stato a sentire la mamma, vera regina del bon ton paesano; sono io quello che si è fatto farcire il cervello di puttanate tipo:
-il servizio da prima tavola: da dodici, casomai Elisabetta II con la sua Corte passasse da Alessandria e venisse a cena a casa mia;
-quello da seconda tavola: da dodici, casomai dirottassero un G8, sempre a casa mia;
-un servizio di posate specifiche per qualsiasi portata, custodito in una scatola che sembra uno Stenway&Sons gran coda, ma rifinita come la cassa da morto di Lenin: credo che contenga anche le pinze per mangiare gli asparagi o la forchettina per cavare gli occhi di scimmia, non ricordo, so solo che in caso di guerra mi verrà requisita ed il contenuto sarà fuso per farci un cacciatorpediniere;
-un servizio di bicchieri –da dodici, of course- talmente alti e stretti che basta un soffio per farli cadere e molto, molto meno per romperli; in compenso non mi ci entra il naso, così resteranno inutilizzati a vita, salvo che con l’età mi venga un muso da formichiere;
-due –sì, due…- servizi da tè, come a Buckingham Palace;
-due –sì, due…- servizi da caffè, come al Quirinale.

Sapete cosa accomuna tutto ‘sto ben di Dio?
Il fatto di non essere mai usciti da quel cazzo di mobile.
Ma questo non gli impedisce di rompermi i coglioni pure stando chiusi lì dentro, vista la grana del televisore.
Chiudo la divagata, prima che mi venga voglia di rincasare con un manico di badile ed eliminare il problema alla radice.

Va beh, il problema dell’ingombro lo risolvo io.
Mi sa che farei prima a cambiare il mobile, il fatto è che sono sempre in cerca di una nuova casa e vorrei cambiare arredamento contemporaneamente all’indirizzo; e poi, se anche comperassi un mobile nuovo, lo spazio dedicato all’apparecchio ruberebbe posto a quella vagonata di stupidità che custodisco con tanta cura; ve lo confesso: la voglia di dargli un giro in una betoniera per ridurre gli ingombri sta diventando irresistibile.
Oddio, ci sarebbe sempre ebay…
Solo che mammà ne morirebbe, se mai lo venisse a sapere.

Ok, diamo per risolto il problema “spazio” e vediamo con cosa riempirlo, ‘sto spazio.
LED, plasma o LCD?
Sarei per il LED: già che dovrà stare a sbalzo fuori dal mobile, più sottile è, meglio è.
E poi, ho visto un Samsung che mi ha stupito; non ricordo dove fossi, un Mediaworld o un Euronics dei tanti, e sono rimasto incantato: sembrava di essere in parlatorio, con Bruce Willis seduto dall’altra parte ed un semplice vetro in mezzo.
Certo, il sogliolone non era sintonizzato su Tele Cupole: la sorgente era un blue ray coi controcazzi.

È proprio per quel motivo che Bruce sembrava un pagliaccio.
Indubbiamente è l’eroe più tumefatto nella storia del cinema e solitamente, già dieci minuti dopo l’inizio del film, è viola come una melanzana, per poi concludere vincitore, sì, ma con l’aria di uno finito sotto al treno.
Anche in quell’occasione era tutto sgarbellato, il fatto è che si vedeva in modo lampante che aveva la faccia dipinta col pennarello: lo stesso trucco di scena che al cinema dà l’idea della ferita, lì si rivelava essere uno sbaffo di tintura, una pennellata marroncina che doveva simulare un’abrasione con il sangue raggrumato.
Incredibile, sarà sempre più difficile vincere degli Oscar per il trucco.

Lì per lì ho pensato “lo prendo e lo porto a casa” ma mi ha stuzzicato l’idea di provare, per la prima volta, l’ebbrezza di essere un “acquirente 2.0”, così mi sono segnato il modello e ho dato un’occhiata su internet: era novembre ed in quell’Ipertutto costava 899 €, con la sua bella base in cristallo o in acrilico che fosse.
Sulla maggior parte dei siti costava poco meno, col trasporto faceva pari, ma su Red Coon costava la bellezza di 170 € in meno, semplicemente perchè c’era la possibilità di averlo senza base.

E a me la base non serviva, visto che finirò per inchiodarlo al soffitto.
Non credevo ai miei occhi: io, che compero apparecchi con mille funzioni per poi usarne due, avevo la possibilità, per una volta, di comperare esattamente quello che mi serviva; e non spendendo di più: addirittura risparmiando!
Mi succede raramente ma, in quel momento, mi sono sentito un genio: lo so, per voi coi piedi saldamente radicati nel terzo millennio è una minchiata, è pane quotidiano.
Ma per noi Neanderthal è come l’invenzione della ruota, anzi, di due ruote con tutto lo scooter attaccato.

Potevo coronare quel momento di trionfo con l’acquisto, no?
E invece mi sono letto qualche opinione, così sono finito nel baraccone degli specchi: quello ha la risoluzione più alta, l’altro ha un contrasto che gli fa un culo così, l’altro ancora è 600 Hz contro i penosi 100 dell’oggetto dei miei desideri…
E io che credevo fosse una figata.
A pezzi, me l’hanno fatto.

Ed io mi sono sentito come quelle casalinghe che si fanno farcire la testa dai problemi simulati in televisione e finiscono per litigare davvero col marito.
Inoltre, come dice Homer Simpson a Bart: “Impara la lezione, rospo: alla prima difficoltà, rinuncia”.

Ho lasciato passare un po’ di tempo, poi ho avuto un’impennata d’orgoglio: a me, piaceva sì o no quel televisore? Sì, mi piaceva.
Così decido di rivedermelo e parto massiccio e incazzato, alla vecchia maniera: rotolo di euri in tasca come un pusher e “vafanculo a intennetti”, con le immortali parole di Giovanni Scagliotti che mi rimbombano nel cervello: “Uccello duro e grano in tasca: qualcuna da ciulare la trovi”.

Entro da Mediaworld come se fossi lì per riprendermi qualche cosa appartenuta alla mia famiglia da sempre, punto il garzone e gli dico: ”Voglio quel televisore!…” e resto col dito sospeso: occazzo, costa 200 euro in meno… e saranno passati due mesi.
Primo pensiero: “Vengo ad agosto, così mi danno ancora dieci euro se glielo porto via…”

In realtà, guardo il garzone e gli domando quale televisore si comprerebbe per casa sua.
”Indubbiamente quel Samsung lì…”
”Evvai!… È mio…” penso.
”… se non fosse che deve arrivare il 200 Hz: quello è un altro pianeta” 
Poi mi si avvicina e con delicatezza mi tira su il mento, mi chiude la bocca che era rimasta aperta e mi abbassa il dito che era rimasto sospeso; poi arretra un passo e mi guarda con aria gentile.

“Ah, mò c’è pure il 200 Hz…”
”Per adesso c’è solo il 42 pollici ma a breve dovrebbe arrivare il 32 che interessa a lei…”
Che faccio? Lo ringrazio o gli pianto un pugno sul muso?
Lo ringrazio e me ne vado.
Sconfitto.
Mi sento come Ulisse: ogni volta che intravedeva Itaca, qualche stronzissimo Dio lo riportava in alto mare.

Così continuo a vedere in 4/3 sul mio fedele tubo catodico e bene che sto, visto che da un po’ di tempo non gli vengono più quegli emboli che mi avevano fatto preoccupare.
Certo, lo spirito consumista scalpita, ma io lo lascio fare.
Anche perchè c’è una cosa, dei nuovi televisori, che mi fa venire la bava alla bocca: sul mio tubone vedo normalmente a tutto schermo, anche perchè la maggior parte dei programmi è ancora in 4/3; quando il programma è in 16/9, tipo film o documentari di Sky, compaiono automaticamente le due bande nere sopra e sotto, “in cinemascope” come dice mio padre.
Ora, se questa cosa la capisce il mio marcione, perchè non la capiscono tutti i nuovi televisori che vedo?
Sono studiati per i 16/9? Ok, mi va bene.
Ma perchè, allora, quando il programma è in 4/3, non compaiono automaticamente le barre nere verticali?
E non ditemi “Basta metterlo in auto”, perchè non è vero.

I miei clienti non hanno ancora capito se vado a casa loro per misurare le finestre o per sistemare il televisore.
Arrivo e vedo che stanno guardando delle specie di Klingon bassi e larghi, anche se in realtà sono filiformi veline; ho la faccia come il culo, così mi metto a smanettare col telecomando, finchè trovo lo standard giusto: 4/3.
Li guardo trionfante e vedo la delusione nei loro occhi: “…ma così sembra di vedere su quello vecchio…”
E non li sfiora neppure il sospetto che sia il modo giusto per vedere quel programma.
Cambio canale e c’è un film in 16/9: secondo voi, il bastardo, si adegua?
No, tutti gli attori sembrano gli alieni di “Incontri ravvicinati”: stretti e lunghi.
Così seleziono “auto”, il bastardo ricomincia a fare ciò che vuole e le veline tornano ad essere tarchiate donne delle pulizie moldave.

Ma vaffanculo al “cinemascope”.

Dottordivago

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