Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 1 aprile 2010

L’altro giorno mi arriva una coppia in negozio, mi presento –Carlo Gallia– e parliamo di finestre; prima di andarsene prendono un biglietto da visita su cui, ovviamente, c’è scritto “Carlo Gallia” e compare pure l’indirizzo email: carlogallia@sticazzi.org (e mò spammizzatemi questa…)

Mi scappa di divagare: i miei biglietti da visita sono a prova di stupido.
Sono stanco di ricevere i biglietti altrui, studiati da grafici, art directors, architetti, designers, maniaci squartatori e criminali di guerra, che in un biglietto da visita vogliono ricreare la struttura dell’universo, nel senso che il 99,999999999999999% dello spazio è vuoto; in un angolino c’è un disegnino o un marchio, sotto si intuisce una linea tratteggiata che, con un aiutino tipo microscopio a scansione, si rivela essere costituita dal nome ed il numero di telefono.

Ora, io ci vedo abbastanza bene: col passare del tempo ho cominciato ad allungare un po’ le braccia ma niente in confronto ad amici coetanei -o più giovani- che al ristorante stendono completamente il braccio che regge il menu ed arretrano pure la testa: vederci, ci vedono, forse hanno solo le braccia corte.
Sindrome simile a quella di “Macchia Nera”, cameriere del Marini quando il Marini era il Marini: l’attaccatura dei capelli cominciava ad arretrare in modo preoccupante ma lui sosteneva di “avere la fronte alta” mentre noi lo battezzavamo pelato a breve; una sera Bebi è riuscito a dirimere la diatriba sentenziando “più che la fronte alta, hai gli occhi bassi”.

Torniamo ai biglietti: con la maggior parte c’è da cavarsi gli occhi, così ho pensato bene di far stampare i miei a prova di pensionato, lasciando perdere smanie di fighezza o raffinatezze tipo inchiostri grigio tenue: ho voluto tutto bello grosso, nero su bianco, come richiedono Dolce e Gabbana in vacanza in Giamaica (se è troppo sottile ditelo, che ve la spiego…)

Quindi, quella coppia di miei clienti aveva tutti gli elementi per chiamarmi correttamente Carlo.
Invece, quando ricevo l’email con le misure delle finestre, leggo: “Egr. Sig. Bruno, le invio…”

BRUNO?!
Ancora?!

Bruno, Bruno, wherefore art thou Bruno?

Dovete sapere che Bruno mi tormenta da una vita, sono almeno trentanni che un sacco di gente, dopo avermi chiamato Bruno, sostiene che ho la faccia da Bruno.

Io 

Ho la faccia da Bruno?
Vi metto anche la parte bassa, così avete un quadro completo:

Dottordivago
No, eh?
Gente, comincio quasi a desiderare che qualcuno mi dica che ho la faccia da pirla, piuttosto che da Bruno.
Sono persino contento quando incontro Audi che mi dice “Ciao Sandro”: posso capirlo, ci siamo conosciuti in un periodo in cui mandava giù certe pastiglie che sembravano fette d’anguria…

Tralascio i mille episodi in cui sono stato Bruno per un momento per raccontarvene due singolari.
A ventanni avevo una fidanzatina che, una volta sì e una no, mi chiamava Bruno; per fortuna l’ha fatto un bel po’ di volte in varie occasioni, altrimenti ci sarei rimasto malissimo quella volta che ha ansimato “…sì… sì… Bruno… sì…”

Roba che, se non te l’aspetti, ti sviene la minchia.

Figlia di famiglia ricca, passava l’estate ad Alassio; ci siamo messi insieme a maggio, a giugno è partita per il mare e, dopo essere andato a trovarla un paio di volte, mi sono stufato, con un piccolo contributo da parte sua: un conto è un Bruno faccia a faccia, un altro è al telefono.
”Pronto, Bruno?”
”No, ha sbagliato numero…”
”Amore!… Scusa, Carlo…”

Dopo un paio di settimane di mare mi ha mandato una cartolina piena di baci e abbracci, rigorosamente indirizzata a Bruno Gallia.
No, dico; verba volant ma minchiata scripta manent…
Inoltre, mia madre, come molte madri, non nutriva eccessiva simpatia per le prime troiette che si spupazzavano il suo bambino; ritira la cartolina dalla cassetta, la legge, me la dà e sentenzia: “Per esi la tö murusa, la dev esi gnuränta ‘me tei…” (per essere la tua morosa, deve essere ignorante come te, ndt)
Una storia senza futuro.

Spostiamoci di una decina di anni, in cui qualche Bruno c’è stato, ma niente di rimarchevole: inizio anni 90, questa volta sono a Milano, praticamente di fronte al Palazzo di Giustizia, entro in una tabaccheria per comperare le sigarette; mi avvicino al banco ed il tabaquero mi guarda sventolando un pacchetto di Marlboro: “Eccole qua, le avevo messe da parte…”

Strano bene di rifugio, penso.
”Ah, bene… Mi dà due pacchetti di Camel?”
Pago, prendo le cammelle e me ne vado… “Senta… le Marlboro…”
”Prego?…”
E mi spiega che io sono passato da lì cinque minuti prima, insieme ad una tipa, ho comperato le Marlboro e le ho dimenticate lì.
”Le giuro che è la prima volta nella vita che entro in questo negozio…”
”Ma ha voglia di scherzare? Era lei, sono sicuro…”
Andiamo avanti due minuti: “Ha senso che paghi le sigarette e poi non le voglia più?”
”Eppure era lei…se non è uno scherzo, è incredibile!”
”Non è uno scherzo…” 
“Ma è sicuro?”
“Abbastanza… Non soffro di amnesie e poi fumo le Camel…”
”Ma lei… si chiama Bruno, no?…”

NO! Non mi chiamo Bruno! Perchè?”

Si ritrae impercettibilmente, stupito dal mio repentino cambiamento di tono ed aumento di aggressività. 
”Perchè… la signorina che era con lei… cioè, con l’altro, lo ha chiamato un paio di volte Bruno…”

Tu quoque, Bruno…

”Ok, mò mi piazzo qua ed aspetto che ‘sto bastardo di Bruno si ricordi delle sigarette: voglio proprio vedere ‘sto sosia. Disturbo se aspetto cinque minuti?”
”No, assolutamente…” però non lo convinceva il mio palese astio nei confronti di un Bruno che sostenevo di non conoscere e mi ha tenuto d’occhio per tutto il tempo che sono rimasto lì.

Ovviamente ero solo curioso di trovarmi di fronte la mia copia perfetta, come sosteneva il tabaquero; solo che dopo dieci minuti me lo sono fatto a fette e me ne sono andato, portando con me la curiosità di vedere questo mio clone dall’odiato nome.
È un episodio vagamente inquietante che avevo sepolto nella memoria e che il recente “Egr. Sig. Bruno, le invio…” ha risvegliato, un po’ come succede ai protagonisti di “It”.

Concedetemi un appello: Bruno, se mi leggi, fatti vivo: vorrei capire se i miei genitori mi hanno nascosto qualcosa.
E poi voglio vedere chi è invecchiato meglio.

Dottordivago

Annunci

Read Full Post »