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Archive for 30 luglio 2009

Dedico il post all’amico Tuttoqua, a cui sta scappando la voglia di ascoltare gli imbecilli.
Paulìn, ti mando il mio numero di telefono: il 23 agosto io sarò in Abruzzo, ma se hai voglia di fare un giro in moto ci potremmo vedere insieme il ritorno del Re.

Michael Schumacher sostituirà Felipe Massa per qualche Gran Premio.

E adesso cercherò di spiegarvi come mi sento.

Come si sentirebbe il Papa se gli dicessero che è resuscitato Gesù Cristo con tutta la Sacra Famiglia?
Dopo un attimo di incredulità, Penetetto XXVI penserebbe ai due millenni di attuazione dei Suoi originali insegnamenti e si domanderebbe: “E mò questo chi lo sente adesso?”
Mmm… mi sa che ho sbagliato esempio; si ritroverebbe pure la grana di spiegare a San Giuseppe che per duemila anni hanno messo in giro la storia del marito di una vergine che ha partorito un figlio con lo zampino dello Spirito Santo, casualmente sotto le sembianze di un uccello…
No, mi sa proprio che ho sbagliato esempio.

Va beh, riproviamoci.
Come si sentirebbero i fans piangenti se scoprissero che è resuscitato Michael Jackson?
Impazzirebbero di gioia, a parte qualche ragazzino residente vicino a Neverland
il cui primo pensiero sarebbe: “Ostia, dove avrò messo le mutande di Kevlar?”
Naaa… scherzavo, mai creduto alla storia del pedofilo, è che mi fa ridere quella delle mutande antiproiettile…

Alla notizia che è risorta Lady Diana, come reagireste?
Sarebbe una festa planetaria, a parte quelle millecinquecento guardie del corpo che da viva l’hanno ciulata e da morta l’hanno inchiappettata scrivendoci su un libro; non vorrei sembrare astioso nei confronti degli inglesi: per dire che razza di galantuomini sono, posso confermare che gli altri seimila che l’hanno ciulata non hanno detto una parola…

Niente da fare, sono tutti esempi fasulli.
Ultimo tentativo: come si sentirebbe una grassa e sfatta casalinga cinquantenne di Menphis se resuscitasse Elvis?
Urlerebbe, salterebbe, verrebbe presa da un’incontrollabile euforia, ringiovanirebbe di trentanni e si rimetterebbe in forma per andare ad urlare ai concerti del suo Re.

Ma resuscitare è un lavoraccio per chiunque, quindi l’unico esempio che mi rimane è quello di immaginare un ritorno di Maradona, ringiovanito di ventanni, in campo al San Paolo di Napoli per giocare qualche partita di campionato: sarebbe l’apoteosi.

Ma nessuna di queste persone realizzerà il proprio sogno, nessuna avrà la fortuna che toccherà a me.
Eccheccazzo, ‘na volta tanto, no?!…

Bon, se non vi interessa l’automobilismo a questo punto potete anche mandarmi a cagare, adesso è tutta roba da addetti ai lavori.

Non ho mai seguito molto il calcio ed il mio quasi totale disinteresse è coinciso con l’addio di Michel Platini al calcio giocato.
La Formula 1, invece, la seguo fin da sbarbato: nel 1974 mi piaceva la faccia guascona e la fama di playboy di Clay Regazzoni; ho iniziato tifando per lui e, di conseguenza, per la Ferrari: naturalmente hanno vinto Fittipaldi e la McLaren, ma la passione era sbocciata.
La F1 era una figata.
Lauda, Villeneuve, Piquet, Prost, Senna e Mansell, solo per per citare i più grandi.
Purtroppo l’importanza della macchina ha cominciato a superare di gran lunga quella del pilota, al punto di vedere due Campioni del Mondo come Damon Hill nel ’96 e Villeneuve Figlio nel ’97: con quella Williams, io sarei tranquillamente arrivato secondo.

C’era uno che mi stava sul culo: Schumacher.
In effetti non aveva un’espressione simpatica ed inoltre si è permesso di vincere nel ’94 con un 8 cilindri contro il V12 Ferrari ed i V10 di tutti gli altri; nel ’95, con il Renault 10 cilindri sotto al culo, non c’è stata storia.
Poi è arrivato in Ferrari ed ho iniziato a seguirlo più da vicino: ho visto l’impegno totale che ci metteva e la dedizione alla squadra; leggevo le interviste a tecnici e meccanici, tutti letteralmente innamorati del tedescone; il suo compagno dell’epoca, Eddie Irvine -raro esempio di sincerità in un ambiente di fenomeni, tutta gente che se non vince è perchè  “…A me m’ha rovinato ‘a guera…”- sosteneva che “In Formula 1, o sei Schumi o sei scemo”, spiegando benissimo qual’era la differenza tra il Mascellone ed il resto della banda.

Al primo approccio in Ferrari ha provato l’auto del ’95 e ha domandato come avessero potuto perdere una serie di mondiali con quel motore, poi ha capito: si è ritrovato una macchina in cui le quattro ruote si mandavano a fare in culo una con l’altra e ci è voluto un anno per cominciare a raddrizzarla con i suoi tecnici; questo non gli ha impedito di vincere tre gare: la prima, casualmente, sotto un diluvio, la seconda, casualmente, a Spa, il circuito più difficile, dopo aver ridicolizzato sul bagnato e con le gomme da asciutto il futuro campione Damon Hill che montava le gomme da pioggia; la terza è stata Monza, giusto per farci dare di matto.

Nel ’97 ha perso il mondiale all’ultima gara, contro Villeneuve: se si fossero scambiati le macchine, Schumi avrebbe vinto a metà campionato.

Ma non voglio fare il biografo di Schumacher, voglio spiegare chi è.
Quel coglione di Barrichello, eternamente secondo a tutti i compagni di squadra, faceva il piangina che a lui toccava sempre la macchina peggiore e che era costretto dalla squadra a farlo passare sempre e comunque; anche se non lo sta a sentire nessuno, voglio far notare una cosa.
Nel 1999 la macchina era quella giusta per vincere, ma per un cedimento meccanico Schumi si è rotto le ossa ed ha saltato alcune gare, per rientrare in occasione del penultimo GP, che ha stradominato fino all’ultimo giro quando ha fatto passare Irvine, meglio piazzato in classifica; e questo senza dire una parola e prima che il Piangina di San Paolo arrivasse in Ferrari.

Sapete qual’è il problema di Michelone?
Non si sa vendere; non dico alla squadra o agli sponsor, dico al pubblico.
Lo accusavano di non parlare italiano: ma si è mai sentita una minchiata simile?
Era pagato per correre, non per fare contenti i giornalisti, ed un perfezionista come lui non ha mai rilasciato un’intervista in italiano per almeno due motivi: per non essere frainteso e perchè la lingua della Ferrari, come di ogni altra squadra, è l’inglese.

Gente, qui viene lunga, ci sentiamo domani.

Continua.

Dottordivago

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