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Archive for 6 luglio 2009

Storiella surreale, scritta da un ignoto sulle piastrelle di un bagno della scuola, molti anni fa.

Una giraffa entra in una panetteria e chiede del blu.
Il panettiere domanda: “Glielo incarto?”
Risponde la giraffa: “Non lo so, mi sa che piove…”

Daltronde era proprio nei cessi che ci facevamo le canne.

Per certe cose va forte anche quel che rimane del mio amico Bunny che da quasi trentanni convive con grossi problemi psichici; questa mattina l’ho trovato per strada mentre parlavo con un cliente e, col cane in braccio, mi ha posto a bruciapelo una delle sue domande preferite: “Oh, Gallia, hai visto quel tedesco in bici che vendeva?”
Senza battere ciglio ho risposto “Sì, è andato di là”, salvo poi spiegare al cliente che non si trovava in un quadro di Dalì ma in Via Mazzini, e che i soldi che mi avrebbe dato non sarebbero finiti in acidi.

A volte, le cose surreali semplicemente succedono, e il breve dialogo con Bunny mi ha risvegliato un antico ricordo.

A voi, è mai caduta una tartaruga sulla macchina?
A me sì, e vi garantisco che ci vuole un momentino per capire in quale dimensione ci si trova.
Parto con la storia, astenersi non-perditempo.

Primavera 1979, Casale Monferrato: naturalmente non sono a scuola.
Sono seduto in macchina, un’indimenticabile FIAT 128, aspettando una fidanzatina, quando sento una botta spaventosa sulla capote, roba da lasciare una frenata nella mutanda; alzo gli occhi e vedo che il rivestimento del tetto ha un bell’aspetto concavo.
Mi prendo uno spavento coi controcazzi, visto che “potevo rimanere offeso”, come è successo ad un poveraccio che, seduto nella sua auto, è stato trapassato ed inchiodato all’asfalto da una sbarra di ferro caduta dal sesto piano: avevo 10 anni ed ho assistito al fatto mentre uscivo da scuola e devo riconoscere che una certa diffidenza per le cose che cadono me l’ha lasciata.
Sarà una battuta pesante, ma è un po’ come dire a uno di Viareggio:”Oh, non senti odore di gas?…”

Okay, verifico che sto bene.
Quindi scendo e vedo il tetto della macchina che, da leggermente convesso che era, ha assunto un bell’aspetto da Pagoda , bello concavo e molto stylish, ma non si sposa bene col resto dell’auto.
Senonchè non c’è un graffio: un vaso di fiori avrebbe lasciato un bel po’ di terra mentre un cristiano avrebbe sporcato anche di più…
Mmm… niente: solo la vernice ripulita dallo strato di polvere nel punto colpito e non si vede niente intorno alla macchina…
Un momento, qualcosa ci sarebbe ma… naaa, vuoi mica che sia colpa di…
Una tartaruga.

Voglio dire: già vedere una tartaruga che se ne va tranquilla in una via del centro -non di Giakarta, di Casale- non è il massimo della logica; se poi pensi che ti è caduta sulla macchina, ti gira un attimo la testa.
Cosa faccio, le prendo la targa?
No, mi prendo tutta la bestia: mal che vada, se non è assicurata, ho sentito che ci può uscire una zuppa da favola…

Allora, le tartarughe non volano, e fin qui ci siamo, quindi è caduta da un balcone; escludendo improbabili capacità di planare come gli scoiattoli volanti, mi concentro sull’edificio a piombo sulla mia macchina.
È da escludere anche che sui campanelli ci sia qualche riferimento, quindi ne suono uno a caso e mi risponde una voce di donna dal tono alterato che urla “Qui non vogliamo la benedizione della casa! Andate via! Via!!!”

Quante possibilità ci sono che succedano due fatti del genere nello stesso momento? Boh, non c’è problema: è chiaro, sto sognando, adesso mia mamma mi sveglia, questione di un attimo…
Ma non succede.
Ecco, il primo istinto è stato quello di mettere giu piano piano la bestia e di sgommare via da quel Girone dei Pazzi, ma il pensiero del conto del carrozziere mi dà coraggio.
Sto per suonarne un altro quando esce una signora, fortunatamente nel possesso delle facoltà mentali, o quasi, visto che saluta la tartaruga: “Ciao Chicca! Hai fatto la passeggiata?”
“No, non sono il suo turtle-sitter, è caduta sulla mia macchina…”
“Oh Signùr!… E si è fatta male?”
Ero giovane, ora le direi che “il consulto di veterinari che ho convocato ha escluso complicazioni” ma in quel momento le domando solo se sa di chi è.
“È la Chicca, la tartaruga del dottor XXX, quello del terzo piano”
Ringrazio ed infilo le scale; arrivato al terzo, suono XXX.

Allora non c’era l’abitudine di domandare “Chi è?”, quindi mi ritrovo davanti una bella signora -adesso direi ragazza–  poco più che trentenne.
Un urlo: “Chicca!… Dove l’ha trovata?!”
“Sulla mia macchina…”
“Dentro??!!”
“Sì, mi stava zanzando l’autoradio… No, signora, è caduta sulla macchina”
“Ossignore!… E si è fatta male?”
Pausa.
Avete presente quando un attore fissa la telecamera? Se ci fosse stata, l’avrei fatto anch’io.
“… Ci dia un’occhiata lei, che se ne intende più di me…”

Morale della favola, la signora ringrazia, si scusa e chiede notizie della macchina; ecco, lì me ne intendo più che di tartarughe, e le garantisco che si è fatta male.
“Venga stasera dopo le 9, così trova mio marito: non si preoccupi per i danni”
L’appartamento è un po’ più piccolo dello Stato del Vaticano, quindi la copertura, la Chicca, ce l’ha.
Mi fido e rinuncio a portarmi via l’ostaggio.

Vado da un amico carrozziere che mi mette un bel timbro su un foglio e compila un preventivo come se fosse caduto un meteorite su una Rolls Royce.
“Ehm… Beppe… non è che siamo andati lunghi, no-o?”
“Figurati, se è come dici, il dottor XXX è ricco come il mare…”
Sarà, ma 380.000 lire mi sembravano uno sproposito.

Cena di buonora a casa ed alle 9 mi presento.

Il dottor XXX ha una quarantina d’anni ed è una persona squisita, oltre che immensamente ricco, in quanto rampollo di una dinastia di notai, baroni della medicina e con un paio di cardinali in famiglia (avevo preso informazioni al bar…).
Mi fa accomodare nel salotto buono, su un divano di cuoio radicato che io ho sempre e solo visto in televisione, sotto al culo di presidenti o pontefici; con un “beviamo qualcosa” stappa un Dac d’Armagnac del 1957 e me ne versa un dito, dopodichè si accomoda e mi dice “Lo sai, sì, che mi hai salvato la vita?”
Azz… questo sì che ama gli animali…
Mi indica il resto della famiglia, quella gnocca della moglie con due bambini, che stanno giocando con la Chicca nel salotto living, una cinquantina di metri più in là; ci giocano come con un cane: “Chicca… Chicca… Guarda, ride!”

Ride?

Guardo il dottore e capisco che capisce che ho capito: “Se succede qualcosa a quella bestia di merda, mi conviene scappare e fare il minatore in Belgio…”, espressione che io uso ancora adesso.
Va beh, facciamo ancora due chiacchiere poi mi chiede quant’è il disturbo del carrozziere: io mi vergogno come un ladro, ma trovo il coraggio di passargli il preventivo.
“Mmm… 380 mila…”
Sto per dire “Metà va benissimo” quando lo vedo estrarre il libretto degli assegni dicendo “Facciamo 400 mila, così ti ripaghi il viaggio…”

Minchia, 400.000 lire!
Malcontati sono 150 ingressi in discoteca! (2500 lire al Top 2 e 3000 lire al Life)
“Va bene l’assegno? Ce l’hai un conto?”
“Ce l’ha mio papà…”
La faccio breve: poco dopo me ne vado ed il giorno dopo, con i soldi in tasca, vado dal carrozziere, il quale punta il palmo della mano sotto al tetto e con un “thump” sistema il danno.
“Quanto ti devo?”
“Ma vai a cagare…”

Sono un uomo ricco.

Poco tempo dopo sono andato apposta a parcheggiare sotto casa della Chicca, ma i balconi del terzo piano erano rivestiti di rete come una nassa per aragoste.

Ma sì, teneteveli i vostri soldi, ricconi del cazzo!…

Dottordivago.

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