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Archive for maggio 2009

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el bajon…

Sono le prime battute de “El negro zumbon” (cercatelo ed ascoltatelo, è divertentissimo…) brano che nel 1951 veniva cantato e ballato da Silvana Mangano nel film “Anna”; nel 1952 se ne appropriò l’indimenticabile Flo Sandon’s, poi Perez Prado ed a seguire tutte le orchestre pseudo-caraibiche sorte sull’onda del successo dei vari mambo, limbo, rumba e tromba; il Bajon veniva presentato come “Il nuovo ballo che fa impazzire il Brasil” (letterale), ma credo che sia nato e spirato sulle note di quella canzone.
Se mi sbaglio, fatemelo sapere.

In compenso è rimasto scolpito nella roccia della memoria di noi Baletiani, gente per cui zumbòn -lo scrivo accentato perchè non vorrei mai che mi sbagliaste la pronuncia- è sinonimo di negro, come da testo originale; da quando esiste il policamente corretto, sta per nero, di colore, diversamente pallido o come cazzo preferite voi, comunque con intonazione simpatica e benevola: daltronde, che altro sentimento può ispirare uno che viene “bailando alegre el bajon”?

Ieri si sono incrociate due notizie: in Sicilia due nigeriani hanno fermato, trattenuto e consegnato alla polizia un matto che stava facendo quello che a breve farò io con i miei vicini di casa, stava cioè massacrando a martellate una non più giovanissima coppia; contemporaneamente in Puglia venivano arrestati sedici poliziotti come non se ne vedevano dai tempi di Serpico e di Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, cioè sbirri che avevano scelto il Lato Oscuro Della Pula.
Purtroppo ai sedici corrotti faranno tò-tò sulle manine, a differenza di altri paesi in cui un poliziotto preso con le dita nella marmellata va in galera, perde
-ovviamente- il posto e gli tolgono la pensione; consoliamoci con la notizia che per il bel gesto i due zumbòn riceveranno l’agognato permesso di soggiorno, riconoscimento  giustissimo e sacrosanto.

Solo che io vorrei fare di più: perchè, invece di assumere 5000 poliziotti come auspicava Franceschini poco tempo fa, parlando dell’eventuale risparmio conseguente l’abortito election day, non sguinzagliamo 500.000 clandestini?
In palio mettiamo 50.000 carte d’identità.

Ronde Padane?
Formate da chi? Da bottegai con la pancetta che non acchiapperebbero uno scippatore paraplegico? O da fanatici nazisti veronesi che non aspettano altro che massacrare un marocchino che piscia contro un muro, situazione altrimenti risolvibile con un calcio nel culo?

Alle ronde civiche spetta l’unico compito di segnalare i fatti alle forze dell’ordine.

Perfetto: nel caso dei due siculo-zumbòn, tra la segnalazione e l’arrivo delle forze dell’ordine, il matto avrebbe avuto il tempo di realizzare una tartare battuta a martello anzichè al coltello, preparazione più idonea nel caso di carni un po’ in età come quella dei due pensionati.

Io sono per le Ronde Zumbòn.
Un po’ perchè ‘sti zumbòn arrivano con dei fisici tirati come cani da caccia, capaci di correre più veloce dello scippatore sullo scooter, un po’ perchè, a differenza del bottegaio con la pancetta, questi non si tirano indietro se c’è da sporcarsi le mani.
Per tre anni ho fatto avanti e indietro dall’Africa, e vi garantisco che lì le cose si fanno ancora “alla moda vecchia”; ho assistito a scene violentissime, ma realizzate con una naturalezza quasi comica, tipo vedere militari che per regolamentare l’ingresso in un magazzino che praticava i saldi riempivano di mazzate gli aspiranti acquirenti; non parlo di bacchettate con la canna, come nel Libro Cuore: questi usavano lo sjambok, e neanche quello tradizionale e cerimoniale realizzato con il pisello di rinoceronte o ippopotamo, bensì quello bastardissimo in nerbo di bufalo intrecciato, che deve fare un male…
Chi l’ha detto che sono pigri? Quei militari ci mettevano un impegno…
Battevano come fabbri.
E che ci vuoi fare? ‘Sti ragazzi son fatti così.
In Italia 200 persone si picchiano allo stadio ed il bilancio parla di dieci feriti, in Africa bisticciano in due e ci scappano 150 morti; non ho mai capito come facciano, ma hanno un certo talento, per queste cose.

Scherzi a parte, hanno un rapporto molto più diretto del nostro con violenza e sangue: conosco gente che può svenire aprendo la pancia di un pesce per eviscerarlo, mentre a me non fa nessuna impressione vedere macellare una bestia, per il fatto di aver aiutato mille volte mia nonna a scannare conigli e galline quando ero un ragazzino.
Ed è gente che quando sente gridare “al ladro” in uno dei loro mercati non si tira in disparte, è più probabile che il malcapitato faccia una brutta fine, purtroppo anche se lo fa per fame: da noi il progresso e la mancanza di solidarietà fanno sì che la gente si limiti a guardare di là, salvo -l’avete vista la nuova moda?- fare la faccia brutta quando il delinquente è ammanettato dalla polizia; allora sì che tutti si avvicinano con fare minaccioso ed i giornali parlano di “tentato linciaggio”, ma se solo l’ammanettato alzasse la testa di scatto e li guardasse in faccia, ne rimarrebbero proprio pochi…

Durante il nostro passato coloniale da operetta avevamo gli Ascari

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che per molti saranno stati dei rinnegati, ma chi li ha visti dichiara che erano soldati coi controcazzi.
Sì, le Ronde Zumbòn mi convincono sempre più.

Oh, non prendetemi per razzista: non limitiamoci ai neri, la porta sarebbe aperta anche a tutti gli altri extracomunitari, tutta gente che per un permesso di soggiorno farebbe ciò che nessun poliziotto farebbe per due scatti di carriera.

Devo essere impazzito: qui passa gente che non riesce a capire la storia del panda ed io scrivo ‘ste cose: mah, è proprio cercarsela, eh?

Dottordivago.

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Antaress ed il Ragionier Pantofola si dicono curiosi relativamente alla spammizzazione di alcuni commenti di tal Iskander; li soddisfo pubblicamente, onde non essere scambiato per un ottuso censore.
Iskander (Alessandro Magno) è un altro che mi ha scambiato per una versione pandistica di Landrù, con un’aggravante rispetto agli altri suoi simili, che non sono mai stati spammizzati: è un noioso.
Tutto è iniziato con un suo commento a “Perchè il panda deve morire.
Eccolo:

Mah… più che il panda DEVE morire io direi che il panda PUO’ morire, come possono morire (ecco il mio lato da killer) tutte le persone idiote che perdono tempo (quindi anch’io) a scrivere in un blog che dovrebbe avere un valore umoristico (satirico?). Comunque qui su due piedi il Doc mi pare un bel tipo sulla quarantina (forse mi sbaglio) che non ha moltissimo da fare più che perdere tempo pensando di recare un messaggio mondiale e di contribuire al miglioramento generale sconfiggendo i finti perbenismi e le ingiustizie globali! vai, tu e taxifriver ci guiderete verso un futuro senza panda, koala, tigri, natura… ma in fondo che ce frega? basta che ci divertiamo noi! ma si, distruggiamo tutto! la natura? e a che serve? sei tu il vero panda e non te ne rendi conto. Vuoi svuotare di significato, attraverso l’umorismo, tutto ciò che di bello abbiamo e stiamo perdendo: tu sei un infelice cronico (forse ci becco chissà) che nascondendosi dietro la maschera del cazzuto menefreghista che va in giro a testa alta, pieno di sè, pensa di essere superiore a chi, innocentemente, vuole fare il suo (voi li chiamate ambientalisti? io li chiamo esseri umani) collaborando alla creazione di un futuro per i propri figli (eh sono proprio egoisti). Tutti noi abbiamo una maschera: forse io sono un iraqueno estremista (o forse no) e cerco di redimermi scrivendo giusto due parole su questo blog. I latini (la sapevano lunga) affermavano che verba volant scripta manent: ma più che altro io mi preoccuperei per la dispersione degli scripta. Ognuno mette la sua opinione, viziata da educazione e contesto in cui si trova, e ci si disperde in un mucchio di inutili discorsi che non portano a nulla, come i tuoi: i cambiamenti non avvengono da soli (oddio mo sembrerò un rivoluzionario) vanno, innanzittutto, disposti i presupposti necessari e create le condizioni perchè tali rivoluzioni (evoluzioni?) avvengano. Non oggi, non domani, forse mai. Ma dobbiamo crederci, perchè in tempi come questi l’umorismo è un arma inutile, che nasconde la realtà e tende a stemperarla (fatto sta che io la sto usando ora che ti scrivo forse perchè sei in grado di comprendere solo questo linguaggio). E’ adatta, forse, ad un bambino nella sua crescita fisica e intellettiva per evitare che si sovraccarichi di preoccupazioni non adatte alla sua età fatta di spensieratezza e voglia di vivere. La verità è che a molti la voglia di vivere è finita, la voglia di lottare è cessata e rimane solo una luce in fondo al buio. Ma fino a che quella luce si mantiene viva sarà chiamata speranza. E chissà magari un giorno riuscirà a illuminare la stanza del nostro cuore. Di certo la riscalda tiepidamente ora. Alimentiamo la fiammela con legna nuova fatta di volontà, voglia di fare, attivismo e solidarietà (sono passato da rivoluzionario a papa): ognuno la pensi come vuole ma facciamo sì che i verba (intendi: discorsi da bar)rimangano verba e non diventino scripta (intendi: testi veri). Un abbraccio di cuore a chi di cuore non ne ha.

Se devo essere sincero, l’individuo non mi sembra pessimo, ma ha commesso un grave errore: come i veri noiosi -tipo quelli che mentre raccontano una cagata ridono di gusto come se stessero raccontando la madre di tutte le figate- ha dichiarato che mi avrebbe risposto usando il mio approccio preferito, l’umorismo, salvo poi imbastire un commento divertente come il teatro kabuki.
Mi ricorda il noiosissimo tenentino di “Good morning Vietnam”, che si considerava un grande umorista.

La voglia di rispondere punto per punto ce l’avevo, ma, dandogli la tara come ha fatto Enrico, sarebbe come prendersi con la portinaia bisbetica che vive per quello e non aspetta altro, quindi la mia unica risposta è stata

Bravo.
Solo una cosa: dici di essere intenzionato ad usare l’umorismo; dove cazzo ero quando l’hai fatto?
Dottordivago

Poi ho scoperto che lo stesso bocchino l’aveva fatto su altri tre post, col copia-incolla: quella si chiama “voglia di rompere i coglioni”.

Quindi gli ho dato del pirla.

Poi si è preso con Tuttoqua.
Poi ha inviato altri commenti saputelli, spammizzati.
L’unica cosa che ricordo bene nei commenti cancellati è la dichiarazione “sono di Roma ed il nord proprio non lo posso soffrire”.
Iskander, io veleggio su mari più ampi: da Vipiteno a Lampedusa detesto i coglioni.
E sbruffoni: se ricordo bene, si spacciava per collaboratore di Messaggero e Sole 24 Ore, ma nel suo testo vedo troppi errori di battitura, maiuscole mancanti ed un uso smodato di parentesi, per trattarsi di un professionista, o anche solo di un buon imbrattacarta.

Il defunto Antonio Farina da Maddaloni, mio grande amico nonostante fosse “del Sud”, a chi si riempiva troppo la bocca rispondeva inesorabilmente:”…ma và a fa’ i bucchini ai cammelli, và…”

Annina Curiosina e Pantofolone Curiosone, soddisfatti?

Dottordivago

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Risparmiatevi curiosità e pruriti, non si parla di sesso.

Per la prima volta dalla nascita del blog ho eliminato alcuni commenti; a differenza di Alda, Giovanna e Giacoma, quelle che avevano addirittura costituito un gruppo su Feisbuk per farmi chiudere la baracca, talmente “tonne” da risultare divertenti, Iskander è un noioso.

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Non gli ho praticamente risposto, anche perchè ho letto velocemente quella pagina fitta fitta che mi ha spedito in quadruplice copia, mentre non ho minimamente cagato quei tre o quattro commenti che ho cancellato un minuto fa.

Iskander, mi dispiace, ma la polemica fine a sè stessa mi scassa la minchia.
Facciamo così, dividiamoci la Rete: io resto qua, tu pigliati pure tutto il resto.

Dottordivago

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Qualche tempo fa leggevo un post  del “me amìs” Tuttoqua in cui si capisce che è un uomo realizzato, in pace col mondo e sicuro di sè: come considerare diversamente uno che confessa di infilare i piedi nelle Crocs?

Penso che anche Elton John negli anni 70 si sarebbe rifiutato di portarle.
Ma alla Tuttoqua Family concedo una particolare esenzione.

Basta così, non guardatele più, fanno male agli occhi: gli operai che le producono vengono fatti lavorare su turni di due ore, non di più, poi devono stare almeno due ore con le fette di patata sugli occhi, come incauti saldatori.

Il nostro inviato speciale segnala che in India costano, in versione firmata, l’equivalente di 23 euro, mentre lui le ha pagate, identiche, 3 euro; riferisce inoltre che in Italia le “originali” ne sgobbano 45, di euri.

Niente di nuovo sotto al sole: in Brasile ho comperato uno stock multicolore di Hawaianas (scusate la foto ma è la prima che ho trovato…)

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che lì rappresentano la calzatura nazionale, un po’ come gli zoccoli in Olanda, le pelli di tricheco in Groenlandia o le piante dei piedi nei paesi che sono in mezzo a una strada.
Cosa ci farò, non lo so, visto che le uso per la doccia in palestra -quando ci andavo- e per le mie rare uscite in spiaggia, però mi sembrava un peccato lasciarle lì, al prezzo di 6 reais, come dire 2 euro, per quelle originali (le infradito anonime, almeno nel nord-est, puoi trovarle a 2 reais o meno), e questo in un negozietto di paese, non in un mega-discount sottocosto; in quei posti, tipo centro commerciale Iguatemi di Maceio, costavano 5 reais, ma io sono per premiare il piccolo commercio a scapito della grande distribuzione.
Il mio amico Milton dice che a Recife c’è uno stabilimento Hawaianas e, se la cosa mi fosse interessata, facendo un minimo di quantitativo ne avrei presi due paia con un euro.

La cosa comica è che in Italia costano 15 euro su internet, 20/25 nei vari negozi e le ho viste a 38 euro in uno di quei vip-store dove vanno quelli fighi, salvo spiegarmi dove sta la fighezza nel farsi prendere per il culo.
Consapevole di questo andazzo, da anni spendo molto meno in vestiti che in Beck’s.

Devo farmi perdonare un edonistico passato da firma o morte, ma come circostanza attenuante posso portare il fatto che si parla degli anni 80, in cui vincevo a mani basse il titolo “Look of the Year” ai Bagni Nettuno.
E poi, girare il mondo vestito come gli Spandau Ballet e raccontare a tutte che trattavo “italian fashion”, c’era da incendiarsi il pisello per effetto Joule.

Oggi mi vesto perchè senza vestiti fa freddo e poi nudo mi vergogno.

Verso la fine della scorsa estate sono andato al mercato per rimpiazzare il vaso di basilico che tengo sul balcone, a cui la nostra vacanza di agosto è stata fatale; mi casca l’occhio su una felpa grigia con una scritta discreta sul davanti e, incredibilmente, niente dietro; fa caldo e sto male al pensiero di misurarla, ma l’occasione è ghiotta, da non perdere.
Posso divagare un attimo?

Non sopporto le scritte su felpe e t-shirt, salvo quelle con nomi di località, squadre del cuore o scritte geniali.
Odio il millantato credito: se giri con la scritta “Helicopter Rescue Team” devi essere uno uno che mette la propria vita in gioco per salvare altra gente; se un elicottero non l’hai mai visto e non aiuteresti neanche un vecchietto a cambiare una gomma bucata, che senso ha?
È la cosa più stupida del mondo, seconda solo ai tatuaggi, che infatti straodio. Per fortuna, ai tempi in cui avevo spesso l’occasione di vedere delle signorine poco vestite, la moda del tatuaggio era proprio agli inizi, e tuttalpiù ti trovavi un delfino lungo due dita o una farfallina; oggi vedo ragazze che più che desiderare di essere il loro partner vorrei essere un pendolare, per leggermele con calma sul treno.
Ricordate: un bel libro non ha bisogno di illustrazioni.

Tornando alla felpa, quando Bimbi la vede mi dà la sua approvazione e, fiutando il momento fertile -portarmi a comperare vestiti è come portare un bambino dal dentista- mi dice:”Però potremmo comperarne ancora un paio, belle, così per un po’ sei a posto…”
Ok, si parte.
Ah, dimenticavo: il mio nuovo acquisto costava 29 euro…

Giriamo quattro o cinque negozi del centro e troviamo solo robe con scritte o senza zip intera, che è una mia fissa; dico “ancora uno poi basta” ed entriamo in un negozio dove la commessa si scusa perchè è “in fase di cornering”; rispondo che la capisco: per una donna, la gravidanza, la menopausa e la fase di cornering sono momenti importanti.
Bimbi mi dà una gomitata e la tipa, con l’espressione “capisco la battuta”, spiega che il disordine è dovuto al fatto che sta allestendo il corner; per evitare una seconda gomitata, non le faccio notare che il corner non è altro che un tavolo in mezzo al negozio: capisco che un linguaggio tecnico ti eleva quattro dita su quell’ignorante del cliente, magari un bifolco che si ostina a chiamare “giacca” un capospalla.
Così ci mettiamo a ravanare nel mucchio, come al Lidl, solo che lì la maglia che costa meno sgobba 180 euri.
Ed al mercato era tutto esposto bene sulle grucce, vi faccio notare…

Ocio!
Forse ci siamo: felpa con zip intera ed una righina discreta che borda il collo; guardo il prezzo -180 euro, va beh- poi guardo l’interno e mi parte un “…ma andate a cagare!”
Mostro a Bimbi l’interno della mia Market-twentynine euro che indosso: le cuciture hanno uno zig-zag perfetto, ogni orlo è ribattuto (scusate la pedanteria ma sono nipote di sarta…); le mostro il capo di tendenza che ho in mano: l’attaccatura   delle tasche sembra un pezzo di trippa sul banco del macellaio e tutte le cuciture sembrano le piccole e le grandi labbra della vagina di una mucca.

Non commento e ce ne andiamo.
Ora, per quanto ne so io, quello del mercato compera una felpa -fatta in Cina o nel Vaffanculistan non mi interessa, so che è ben fatta- e la paga 12 euro da un importatore onesto che a sua volta l’ha pagata 5 euro; 12 x 2 + IVA fa 29 euro arrotondato: con la “banda degli onesti” funziona così, lo facevo anch’io in armeria con l’abbigliamento economico.

La Regina del Cornering compera quello straccio da un lavativo di San Marino che ha un amico direttore di banca che gli procura una lettera di credito di 50.000 euro, con la quale va in Cina o nel Vaffanculistan e si fa fare le felpe, ma le vuole pagare 3 euro; anche in quelle plaghe desolate non possono fare miracoli, così gli confezionano quelle merde; in Italia mette una felpa addosso ad un ragazzotto depilato con le sopracciglia disegnate, gli fa una foto e con un finanziamento da 10.000 euro compera un paio di pagine su una rivista da ricchioni, dopodiche le felpe arrivano nel corner a 50 euro; la forbitissima zoccola fa 50 x 3 + IVA e scrive 180 euri sulla felpa che il Dottordivago non userà mai neanche per pulire l’astina del livello dell’olio.
Chiaro?

Solo che l’importatore serio è lì da trentanni, e ci resta, come la sciura che ha il banco al mercato, che si è costruita una bella casetta svegliandosi alle cinque del mattino per una vita.
Il lavativo, invece, brucia il paglione all’ex amico direttore di banca ed alla finanziaria, mentre la Regina del Cornering chiude il negozio dopo un anno, in cui ha pagato tre mesi di cauzione ed un mese di affitto.
Ed io, a due così, non do una lira.

Volete una confessione?
Da dieci anni mi piacciono i costumi Sundek

e potessero ciecarmi ‘n occhio se ne ho mai comperato uno, per il solito motivo; un euro di materiale, due euro di confezione, dieci euro di pubblicità: ed esce fuori quel prezzo lì, 120 euri.

Quando ero volevo essere un figaccione a tutti i costi, mi facevo confezionare i costumi da bagno su misura, con i tessuti di Naj Oleari: ne avevo una dozzina.
Adesso ne ho quattro, e non sono belli come i Sundek, lo riconosco, ma mi rendo anche conto che il disegno dei Sundek richiede più un fisico tipo Hugh Jackman che il mio: li ho comperati all’Oviesse, 9 euro e 90 centesimi.
Ce n’erano anche da 4,90 e 6,90.

Ma l’uomo di classe qualche sacrificio lo deve fare, e che cazzo!…

Dottordivago

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Segue da Il Padrino , visto che avevo interrotto la prima parte con un “…Ostia, che tardi!”

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E quindi di regalare un coltello a Petardo non se ne parla.

Ho comunque insistito con Bimbi sul concetto che il regalo di battesimo deve durare tutta la vita.
Cosa si può regalare di particolarmente duraturo?
Scartiamo l’oro, non mi piace l’idea della catenina o del braccialettino e poi siamo nel terzo millennio, non mi sembra l’idea più originale del mondo.
Inoltre ricordo benissimo che da adolescente non vedevo l’ora di essere maggiorenne per poter gestire il destino di catenine, braccialetti, gemelli e fermacravatte d’oro fermi in un cassetto dal battesimo, prima comunione e cresima, per trasformarli in una moto.

Quindi bisogna pensare ad un altro materiale prezioso ma non riciclabile in motocicli, droghe o puttane, sennò il concetto di “per tutta la vita” va a perdersi.

Mmm, altro materiale… duraturo…
Dunque, il tempo di decadimento del plutonio 238 è di 88 anni, quindi mi sembrerebbe di gufare il battezzando, vista l’aspettativa di vita negli anni a seguire; con il plutonio 239 siamo a circa 20.000 anni, e quindi siamo tranquilli: resta da vedere chi produce oggettistica in quel materiale e poi se i genitori hanno voglia di metterselo in casa.
Ma tanto so già che Bimbi mi boccerebbe l’idea, c’ho la mugliera denuclearizzata.

La cosa è venuta fuori anche nel corso di una “visita parenti” a casa dei miei genitori; mammà, sempre attenta a tradizioni fasulle e bon ton paesano, ha suggerito:”Tante madrine regalano la tunica bianca…”
Tante? E quante madrine aveva, Luigi XIV?
No, perchè se tuo padre non è almeno un sovrano del rinascimento, chi te la regala, la tunica?

Alchè mia madre ha avuto un’altra pensata grandiosa: una bella cornice.
Ecco, proprio quella.
Le ho fatto notare che oggi esistono le cornici digitali, che possono contenere e proporre a ciclo continuo centinaia di foto; quando Petardo avrà una dozzina di anni ci saranno vernici sui muri che faranno la stessa cosa, ma in cinemascope.
Senza dimenticare che, secondo me, regalare una cornice è come invitare uno a cena e servirgli l’insalata, lasciando che sia lui a provvedere ad antipasto, primo e secondo.
Così Bimbi ha pensato ad un bell’album portafoto: non c’è che dire, le mie opinioni, in famiglia, hanno il loro peso.

Poi, però, ci ho pensato su.
Daccordo, ormai le foto si tengono nel pc, nella pen drive o nei cd, e sarà sempre più così, però…
Però se mi metto davanti al computer, con tutto il mondo di internet a disposizione, dopo un’ora ne ho le balle piene; con un libro in mano ci posso passare tutto il giorno e pure la notte.
E guardare le foto passandosele di mano è diverso dal “torna indietro, clicca su, clicca giù, fammi rivedere quella là…”.
Per non parlare del minimo piacere di premere “canc” e ribadire “ok” alla domanda “Eliminare il file?”, anzichè la soddisfazione di piantare spilloni voodo in una foto, sputarci su, strapparla in mille pezzi e buttarla nel cesso.

Oppure dare un bacio ad una foto, e magari versarci su una lacrimuccia, da asciugare amorevolmente.

Non c’è un cazzo da fare: sono cose che tutta la digitalizzazione dell’universo non potrà mai dare; milioni di anni fa ci spulciavamo l’un l’altro, da millenni ci abbracciamo: il contatto ce l’abbiamo nei gèni ed una foto in mano può essere come una carezza di chi è lontano o di chi non c’è più.

Ottima idea, Bimbi.
Anche se il plutonio era più originale…

Dottordivago

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Nel post  Vado dal Sindaco! , e pure in un paio di altri post, dicevo peste e corna dell’amministrazione comunale, dopo di che, per correttezza, ne informavo il sindaco sul suo sito personale.
Mai più mi aspettavo una risposta, che invece è arrivata come spiego in
Ops… Si è gelato l’inferno! e per un attimo ho pensato che con un minimo di buona volontà si potessero risolvere piccolissime belinate che creano grandissimi disagi.
Proprio ora che per noi Alessandrini è quasi il momento di eleggere la nuova amministrazione provinciale, proprio nel momento in cui il sindaco cerca di convincerci che la sua parte è migliore di quella che attualmente detiene il potere in provincia, scopro una perla che non posso non raccontarvi, e già che ci sono ne informerò il sindaco a cui, credo, il mio nome fa sempre più l’effetto di un tappo da bibita nelle mutande.

La Striscia di Gallia, costituita dal mio condominio, prende il nome dalla straordinaria somiglianza con la Striscia di Gaza, dove non si sa bene chi comanda, ma dove l’unica certezza è che tutto ciò che esce dalla testa dei capi finisce come un missile su per il culo degli abitanti; con un elegante calembour ho trasformato Gaza in Gallia, il cognome di mio papà e del sottoscritto, che non è un figlio di puttana.
Almeno non in quel senso.

Bene, -“bene” una merda, ma non posso iniziare il periodo con “male”…-
pochi giorni fa un signore che si sbatte per la causa-parcheggio (causa sua, politica, visto che è in lizza per la provinciali, ma la cosa non mi riguarda, a me basta che si interessi) appende nell’entrata del condominio l’avviso che in seguito ad un’ordinanza del sindaco la Striscia di Gallia entra a far parte del mondo civile, cioè abbiamo diritto al permesso -a pagamento- che consente ai residenti il parcheggio sulle linee blu, nella zona di residenza.
Vi sembra la cosa più normale del mondo?
Vi ricordo che stiamo parlando della Striscia di Gallia.
Se sei residente in una zona pedonale hai il permesso di passaggio con l’auto; se davanti a casa tua c’è una corsia preferenziale e dietro ci sono le linee blu, ti aspetti di avere, pagando, il permesso per parcheggiare lì.
Ma la Striscia di Gallia è sempre stata considerata l’unico campo nomadi di nove piani al mondo, quindi ufficialmente non esistiamo; teniamo duro, forse spariremo anche dagli elenchi comunali per quanto riguarda le tasse da versare alla nostra amministrazione…

Ma qui stiamo parlando del passato, ora c’è la nuova ordinanza che ci riporta nel consesso civile.

Questa mattina parto, bello come il sole, per andare a richiedere il famoso permesso: fotocopia del libretto di circolazione, fotocopia della patente e sorriso delle grandi occasioni.
Mi prende in carico un giovanotto gentile -va a finire che è un precario- mentre un altro non alza gli occhi dal libro che sta leggendo ed il terzo, in divisa, è letteralmente ipnotizzato dallo schermo del pc, che io non vedo, ma dai movimenti di mouse e dalla postura mi ricorda il mio socio quando fa i solitari.
Formulo la richiesta ed in risposta mi arriva puntuale il paraponzi-ponzi-pà.

Micro divagata: cosa risponderanno cento persone se canticchiate loro “Osteria numero zero…”?
Cento su cento risponderanno paraponzi-ponzi-pà.
Per questo motivo ho deciso di cambiare nome, voglio chiamarmi Houston; non per altro, è che qualsiasi cosa cerco di fare, c’è sempre uno che mi dice: “Abbiamo un problema”.
Nella mia vita, la risposta abbiamo un problema è come il paraponzi- ponzi- pà nella canzone delle Osterie, arriva puntuale dopo ogni frase.

Oh cazzo, e adesso qual’è il problema?
“L’ordinanza esiste, ma non hanno stampato i tagliandi da esporre”.
Eh va beh, tutto qui? Piazzo sul cruscotto la matrice del versamento e vai a trovare un vigile così coglione che mi faccia la multa…
A parte che uno così, trovarlo è un attimo, ma c’è un altro problema: preparatevi, vi porto ai confini della realtà.

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Il simbolo dell’euro indica gli Uffici Finanziari, che danno il nome alla zona, io abito dove c’è la casetta verde, il punto rosa è la corsia preferenziale, dove non posso neanche permettermi di bucare una gomma, il punto blu è Via Cardinal Massaia, la zona a pagamento dove c’è l’ingresso sul retro di casa mia.
Secondo voi, dove potrò parcheggiare, io, dopo aver pagato il permesso, come consentito dalla nuova ordinanza?
Sul punto blu? Dietro a casa mia? In Via Cardinal Massaia?
Dài, non siate sciocchi…
Ovviamente in corrispondenza dei segnaposto rossi, no?

Ora, è solo colpa di un cretino? Un cretino che porta a casa quattro o cinquemila euro al mese con l’incarico di non far succedere queste cose?

Scusate, mi riscappa di divagare.
Spesso non ci si spiega perchè determinate cose, al mondo, vanno male; una spiegazione c’è sempre: i soldi.
Un esempio classico: il conflitto israelo-palestinese (date retta a uno della Striscia di Gallia) è fomentato dagli arabi, che lo sfruttano come motivo di instabilità nel mercato del petrolio, ed anche da Israele, pilotato dagli Usa a cui le guerre servono per tenere alto il PIL: niente guerre, niente miliardi di dollari ad aziende e banche.
La guerra in Iraq non è la guerra per il petrolio, è la guerra per la guerra.
Ricordate: money is the answer, i soldi sono la risposta ad ogni cosa che sembra sbagliata o illogica.

Tranne che in Alessandria: qui si tratta solo di una banda di imbecilli.
Perchè io devo parcheggiare -a pagamento- più vicino agli uffici finanziari che a casa mia?
Per lasciare il posto vicino a casa mia a quelli che devono andare negli uffici finanziari, forse? 

O forse il motivo è un altro.
Questi la sanno lunga: siamo un popolo sovrappeso? E loro costringono noi della Striscia di Gallia a parcheggiare lontano da casa, così si fa un po’ di movimento; idem per i pigri commercialisti che mi parcheggeranno davanti alla porta di casa e si faranno una bella sgambatina per recarsi negli uffici competenti.

Non riesco a decidermi: sono degli idioti o dei salutisti?
Più che ai posteri, alle urne l’ardua sentenza.

Dottordivago

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Titolo e foto sono già una divagata, infatti non c’entrano un cazzo con l’argomento: il fatto è che una coppia di carissimi amici ha pensato bene di riprodursi e Bimbi è stata precettata per il ruolo di Madrina di Edoardo.
Un blogger di razza, uno di quelli che con uno schiocco di dita fanno aprire la magica porta del Mondo di Fantasia,  avrebbe avuto chissà quale pensata; io, che ho il cervello che funziona come “Il bersaglio” sulla Settimana Enigmistica, mi limito all’associazione Madrina-Padrino-Marlon Brando.

E poi mi piace talmente tanto questa foto che non vedevo l’ora di infilarla in qualche post.

Torniamo da Edoardo ed al suo battesimo: di lui vi avevo già accennato qualcosa, poco prima della sua nascita: eravamo a cena con i futuri papà-mammà, non mancava molto al lieto evento e si parlava di nomi; erano praticamente decisi per Edoardo, con un vaghissimo dubbio sull’eccessiva serietà, se non seriosità, del nome; forse sarebbe stato meglio qualcosa di più divertente, pensavano.
Secondo me non si tratta di un nome troppo impegnativo, ma, se volevano qualcosa di più pirotecnico, ho suggerito di chiamarlo Petardo.

Che praticamente è diventato il suo secondo nome.

Vabbè, in poche parole, l’altro giorno Bimbi era in crisi per il regalo ed ha intervistato me in proposito.

Io.
L’uomo che (almeno) dieci anni fa ha dichiarato: “Amici miei, cari famigliari, visto che mi sono scassato la minchia di spendere soldi per comperarvi troiate e considerato che in casa non so più dove mettere le troiate che voi avete regalato a me, da oggi non accetto e non faccio più regali. Chiaro?”

Quindi la parte del mio cervello preposta alla scelta dei regali è ridotta ad una cosa grinzosa e molliccia, come la gola di Lilli Gruber, dove è impossibile tirare a sufficienza la pelle salvo garrotare la paziente.
Però il regalo di battesimo mi attizza, a patto che sia una cosa che segua il pupo tutta la vita.
bowie_knife_lgNon mi riferisco alla catenina o al braccialettino d’oro: purtroppo ho una visione cavalleresco-John Wayneiana del regalo di battesimo, solo a parlarne mi viene da masticare tabacco o fare una rissa nel saloon; se io fossi il Padrino di un maschietto vorrei regalargli un Bowie Knife da caccia, o un rasoio da barba col manico di madreperla, o una cintura di cuoio -di quello vero- e argento che lo segua per il resto dei suoi giorni e che lui sia in grado di apprezzare  per tutta la vita e non una cretinata costosissima che servirà solo a compiacere i genitori o a farsi parlare dietro dagli stessi.
Non lo so perchè, ma proprio nel momento in cui quello scricciolo che battezzano è tutto meno che un uomo rude e forte, a me piace pensare che lo diventerà.

Inoltre, il coltello è l’unica cosa insostituibile su un’isola deserta -satellitare escluso-, è una cosa a cui l’uomo, per millenni, ha affidato il suo sostentamento e la sua difesa: praticamente la sua vita.
Vorrei essere uno yemenita od un Sikh, per essere obbligato da tradizione o religione a girare con il coltello: ne subisco irresistibilmente il fascino.
Fascino puramente iconografico, visto che non ne possiedo, salvo quelli da cucina o quello che tengo nella cassetta da pesca per sfilettare le esche.

…Ostia, che tardi!…
Continua

Dottordivago
P.S. Per alcuni giorni intendo sollecitare i lettori a leggere il post precedente, relativo al Panda-raduno, e ad inviarmi adesione e disponibilità date.

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