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Archive for 22 maggio 2009

Scopro che l’amico Enrico Bo ha vinto 70 euri al superenalotto.
In un posto noto ad entrambi, due ingressi su due vie diverse, si sarebbe commentato laconicamente “I soliti culi…”, quindi rinverdisco la tradizione e mi allineo, aggiungendo che una parte di vincita equivalente al costo di una bottiglia viene congelata d’ufficio dal sottoscritto -e voglio vedere con che coraggio Enrico potrebbe rifiutare…- visto che il Pandaraduno sta diventando una realtà.

Poi il nostro nuovo ricco espone una sorta di timore di vincere il malloppone da 61 milioni: non preoccuparti, per un amico potrei esporre il mio petto agli strali di quel tipo di sfortuna.
Posso offrire solo il petto, perchè il culo, quello, è già partito.

Sono uno dei più clamorosi mancati vincitori della storia.

Lo so, tutti hanno una schedina vincente non giocata, molti non sono diventati miliardari per una dimenticanza o un errore di trascrizione o un ripensamento in extremis: è una storia con molte analogie a quella del motociclista che si è tolto il casco e gli si è aperta la testa, scena che tutti sostenevano di aver visto, molti anni fa.

In un vecchio post intitolato Io sono la Sfiga la prendevo larga, da un punto di vista esistenziale; questa volta vorrei esporvi quanto sono sfigato al gioco,  dove sfigato è un blando eufemismo.

Ho fatto gli ultimi tre anni di superiori a Casale Monferrato: treno alle 6,27 ed arrivo alle 7,10 a Casale, quindi bivacco fino alle 8 scarse al Bar Giardino.
Il nostro gruppo era costituito da cinque persone, tra cui “Il Sistemista”; costui tutti i giovedì ci beccava i soldi per un sistema infallibile, che per quasi tre anni non ha mai realizzato più di otto punti al Totocalcio.
A poche settimane dalla fine della quinta, un giovedì Spartacus strappa le catene: mostro i miei soldi e dichiaro che mi strafoco cinque o sei colazioni tutte in una volta, piuttosto che fulminarli ancora una volta in quell’impresa disperata.

È il caso che vi dica che hanno fatto tredici?
Una milionata a testa, una fortuna, nel 1979, quando la discoteca costava 3000 lire.

Ci ho rinunciato per un tot di anni, fino ad un altro giovedì.
Dal ’90 al ’93 avevo un negozio a Milano, dove passavo la settimana, per rientrare ad Alessandria per il week end; pranzo e cena in una trattoria pugliese il cui titolare, manco a dirlo Nicola, il giovedì pomeriggio riceveva mozzarelle, burrate, provole ed altre meraviglie da Trani, quindi io ed altri pendolari disertavamo il pranzo per ammazzarci a cena: per mangiare qualcosa andavamo al bar Salgari, dove ci facevamo due panini ed io comperavo una schedina del totocalcio precompilata.
Un giovedì controllo la vecchia schedina e vedo che il tredici becca 436 milioni di lire, grosso modo tre quarti di milione di euri attuali.
La prima c’è, la seconda c’è, la terza c’è; arrivo intorno alla decima partita e il cuore mi scappa dal petto: c’è.
L’undicesima? C’è.
Gli ultimi due pronostici vengono coperti da un urlo inumano: sbagliati.
Ora io dico: perdere così è come perdere dieci volte.
Porca di quella puttana, non potevano essere sbagliate le prime due?
Va beh, prendiamolo come un test per il cuore.

Poco tempo dopo il tipo della ricevitoria mi chiede se voglio una schedina con uno strano micro sistema: sette colonne.
La controllo il giovedì successivo: ho fatto 1 su due colonne e 0 sulle altre cinque; negli anni 50, quando la Sisal pagava anche lo zero, avrei preso dei soldi, negli anni novanta ho preso solo delle cariche infernali dagli amici.

Una volta ho vinto.
Ma in un modo che quasi mi giravano le balle.
Anno 2001, nell’Era del Superenalotto; entro in un bar per un caffè, vedo la ricevitoria e mi ricordo che non ho controllato la schedina: una merda il primo numero, poi ne azzecco quattro; i quattro prendono 1.100.000 lire, che ho già in tasca, i cinque beccano 180 milioni; l’ultimo numero sulla mia schedina è il 68: guardo il cartello scritto a mano e vedo che l’ultimo numero potrebbe essere un 65 con un 5 molto chiuso o un 68 con l’8 incompleto.
Lo so, non era una cifra che mi avrebbe cambiato la vita, però le pulsazioni erano a 200 comunque.
Domando:”Ehm… signora, quello è un 8 o un 5?”

Mi sembra superfluo dirvi com’è andata a finire: lo sapete già che sono fortunato in amore.

Dottordivago.

P.S. Preparatevi: a giorni un TG scoprirà che il montepremi del Superenalotto ha superato i 60 miloni; ci faranno un servizio e tutti si fionderanno in ricevitoria, quadruplicando le giocate.
Per adesso il livello delle giocate è ancora nella norma: chi vuoi che se li inculi, 60 milioni di euro?
Va beh la crisi, ma non siamo mica ancora tutti barboni, no?

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No, non rischiavo un blocco intestinale e no, non sono state le virtù lassative del kiwi a salvarmi la vita; semplicemente, grazie ad un neo-zelandese, ho evitato di spaccare il televisore, quindi un kiwi non mi ha salvato la vita, ma la serata sì.

Cosa dite, mi spiego meglio?
Dunque, ieri sera seguivo il TG1 durante la cena -ottima, bravo/grazie al cuoco…- ed in dieci minuti sono passato dalla voglia di cambiar canale alla voglia di spegnere, per poi arrivare vicinissimo a fare a pezzi l’apparecchio.

Mi scappa di divagare:
quando ero single –se lo facessi adesso Bimbi mi accecherebbe con i pollici– avevo spesso una reazione darwiniana che consisteva nello sputare sullo schermo, comportamento acquisito per adattamento all’ambiente Baletiano…
Oggi ho sempre più voglia di spaccare la tv, cosa che se da un lato avrebbe il suo perchè -vuoi mettere la soddisfa di farlo a pezzi anzichè spegnerlo? È la stessa cosa che tirare una serie di madonne anzichè ciucciarsi un dito dopo una martellata o sbattere giù malamente il telefono anzichè interrompere col pulsantino…- dall’altro lato comporterebbe la sostituzione, anti-economica e logisticamente difficoltosa: a casa mia il televisore ha a disposizione 60 cm in larghezza, corrispondenti a due dita di schermo in altezza, con i nuovi apparecchi XL.
E mi rifiuto di cambiare il mobile per farci stare il televisore, cribbio.
Ocio!
Tento l’impossibile: divagata nella divagata.
È mai credibile che l’unico possessore di tv panoramico che conosco, e che lo usa in modo corretto, sia il mio amico Yul?
Tutti, dico tutti i televisori “al metro” che vedo a casa d’altri sono rigorosamente starati: il 90% dei programmi vengono realizzati ancora in 4/3 e se tu li guardi in 16/9 vedi le veline che sembrano Patty e Selma, le sorelle di Marge Simpson; l’ho già detto in un’altra occasione ma ripeto che davanti a questi televisori ci si abitua a vedere la realtà dilatata in larghezza, si diventa assuefatti ad un mondo di esseri deformi: secoli dopo aver superato l’idea di terra piatta siamo approdati alla terra chiatta, così ci si ritrova con dei figli grassi come labrador e non lo si nota finchè non passano più dalla porta, come a volte succede alle cernie tropicali.
No, ragazzi, seriamente: non posso divagare anche sulle cernie tropicali, sarà per un’altra occasione…
Chiuse le divagate; sono o non sono uno dei più grandi cagatori fuori dal seminato del pianeta?

Ora, cosa cazzo stavo dicendo?
Parlavo del TG1, che ha iniziato con Berlusconi “chez Confindustria” contro i giudici che vorrebbero processare le scarpedalampo come lui, ‘sti matti…; poi si è accorto che a quell’ora non aveva ancora fatto neanche una figura di merda, così ha dichiarato che la Marcegaglia sembrava una velina, cosa che la diretta interessata ha gradito come una fitta intercostale.

Poi La Russa, il quale ha non dichiarato ma declamato che in occasione dei festeggiamenti per il 2 giugno verrà risparmiato un milione di euro da devolvere all’Abruzzo: è straordinario come per molti politici la palese presenza di merda nel cervello non ne ostacoli apparentemente le funzionalità, caso clinico che ricorda un po’ l’altro di quei popoli che, inspiegabilmente, vivono fino a ottantanni col colesterolo a 800… Lasciamo stare quanto ci costa quella cazzo di festa della repubblica, ma Ignazio “Che Strazio” La Russa non pensa a quanto avremmo recuperato per i terremotati se di feste non ne avessero proprio fatte?
A parte i soldi bruciati per affossare il referendum, eh?
O per stipendiare quei due milioni di dipendentici pubblici inutili.
O le missioni di pace.
O i baciamenti di culo a Gheddafi.
O i soldi pubblici a cinema, teatro e giornali.
O la smetto perchè se continuo mi schioppa una vena in testa…

E poi qualche storia di ordinaria idiozia, come l’inviata all’Aquila che, a chilometri da qualsiasi cosa possa cadere, parla col caschetto da cantiere in testa, invece di metterselo in faccia per coprire doppio mento ed occhi da ipertiroidea; o come quel vero colpo di genio del servizio sul  caldo, o la prima donna italiana che diventerà astronauta alla quale domandano se è difficile diventare astronauti senza raccomandazioni, domanda che fa il paio con la più famosa “Oste, com’è il vino?”.
Insistono con: “Il fatto di essere la prima astronauta italiana è per lei motivo di vanto?” alchè lei assume un aspetto da Figlia di Maria e risponde di non sentirsi diversa da una casalinga: “casalinga” passa, se diceva precaria il televisore era spacciato. (Sì, lo riconosco, qualche congiuntivo e condizionale qua e là sarebbe stato più corretto, ma meno diretto…)

Insomma, il più dignitoso è stato il rom panciuto a cui hanno demolito la villa abusiva di 300 mq che minacciava di tagliarsi la gola…

Per fortuna, quando tutto sembrava irrimediabilmente perduto, una notizia è arrivata come i nostri in Ombre Rosse: e mi è tornato il sorriso.
Un neo-zelandese “between the road” (in mezzo a una strada, ndt) ha chiesto un finanziamento di 10.000 dollari locali, poco meno di 5000 euro.
Probabilmente alla canna del gas, teneva d’occhio il proprio saldo in attesa dell’accredito dei 10.000 dobloni, puntualmente arrivati.
E che cazzo, paese di discendenza e tradizione anglosassone… se dicono che te li danno, te li danno.
Solo che qualcuno ha commesso un errore (sempre che non scoprano  l’esistenza di un collaboratore): gli hanno accreditato tre zeri in più, 10 milioni di dollari NZ, circa 5 milioni di euro.
Questo -il mio nuovo idolo- non ha fatto una piega: l’uomo che vorrei essere io da grande li ha imbertati e non l’ha più visto nessuno.
Alla faccia di quello che ha trovato una cifra da capogiro in titoli al portatore -che di sicuro non sono di un poveraccio nè di un galantuomo- e li ha riconsegnati.
Pirla.

Speriamo che non lo becchino mai: amo le storie a lieto fine.

Dottordivago

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