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Archive for 7 aprile 2009

La vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo; non so chi l’abbia detto per primo, ma la sapeva lunga.

Purtroppo non sono in grado di insegnarvi ad evitare le inchiappettate della vita, succede sempre anche a me, quindi figuratevi che maestro sarei…

Però, in seguito alla storia del post precedente, qualche dritta per non farsi rubare i soldi al ristorante ce l’avrei.
La mia amica Elena si stupisce che io non abbia fatto un casino della madonna; una spiegazione c’è, ed è quella che non faccio mai questioni per i soldi: non voglio essere confuso con quelli che è sempre “un fatto di correttezza” se non “una questione di principio”, quando nella realtà è sempre una questione di soldi.
Mi sono incazzato come una bestia perchè mi sono sentito tradito da una persona che due ore prima non conoscevo, ma che mi aveva letteralmente affascinato con un comportamento oggi raro: darti un buon servizio e fartelo pagare il giusto, purtroppo solo sulla carta.
Non fiscale, peraltro…

Per me il cibo è importante, è la cosa che mi dà più piacere in assoluto, anche più di quello che state pensando tutti: quando sento dire che la tal cosa “è meglio del sesso” mi viene da domandarmi se è anche meglio di un fritto misto alla monferrina ben fatto; lo so, sono un tipo strano, nonchè un soggetto a rischio: per un crostone al foie gras ed una tartina di beluga potrei lasciarmi irretire da qualsiasi maniaco, come un bimbo con le caramelle; se non me lo potessi permettere, potrei donare un rene per un salame di Varzi e se mai un giorno decidessi di farla finita lo farò con chili di Reblochon stravecchio, uova fritte con tartufo e centinaia di cannoli di Zoccola.

Per questo motivo mi incazzo di più se a fottermi è un ristoratore che non un amico; con gli amici, però, non c’è difesa, salvo non considerarli amici, ma così la cosa non ha più senso; al ristorante, invece, qualche tattica per pararsi il culo c’è.
La prima cosa da ricordare è che si può vivere senza ristorante, mentre il ristoratore non può campare senza clienti.
La seconda è che, non so voi, ma a me i soldi non li regala nessuno.
La terza è che “i cinquanta euro che vanno via come ridere” corrispondono ad una giornata di lavoro di uno che guadagna 1200 euro al mese.
La quarta è che se ti accorgi che uno ti prende per il culo, non sei un rompicoglioni tu, è lui che è un ladro, o nella migliore delle ipotesi, un incapace.

In un ristorante sconosciuto la prima cosa è capire come funziona: se non esiste il menù -succede solo in Italia ma succede- chiedete se esiste un prezzo fisso, in caso di risposta negativa pretendete un menù con i prezzi e non fatevi ipnotizzare da un incantatore di serpenti che sbrodola un elenco di piatti come un mantra.
In alcuni posti ti siedi e mangi, fanno tutto loro: normalmente ti tramortiscono di antipasti, ti finiscono coi primi ed i secondi te li fanno vedere; normalmente pochissimi arrivano al dolce, ma nessuno ha detto che ci si debba arrivare; se uno ama antipasti e primi sarà soddisfatto così, come Bimbi, che in quei posti è sprecata, ma per fortuna ci sono io; per lei è sufficiente il 40%, io spazzolo il mio 100% ed il suo 60%: la mia personale interpretazione del concetto di anima gemella.

Se vi propongono un piatto del giorno che non compare sul menù, o se lo chiedete espressamente come ho fatto io sabato, chiedete il prezzo, non fatevi problemi: solo uno con la coscienza sporca si offenderebbe.
Io sono stato un pirla, ho disatteso una delle regole fondamentali, non ho chiesto il prezzo dei famigerati calamari “fuori lista”, ma ho un’attenuante: in un ristorante che mi piace sono come un bambino a Gardaland ed in quel posto in particolare mi sarei giocato la mamma; e mi hanno castigato.
E possono sempre dire che quello era il prezzo corretto, anche se non conosco un altro posto dove i calamari costano una volta e mezzo le altre portate di pesce: non dico il branzino e l’orata, che se di provenienza greca o turca -praticamente topi morti…- un ristorante può pagare meno di quattro euro al chilo, se fresche, meno ancora se stagionatelle, praticamente un euro a pezzo; parlo di una volta e mezzo il pesce spada, che non si alleva e se non è di discreta qualità non si riesce a metterlo in bocca, almeno il sottoscritto.

Chiedere sempre, è la regola.
Se poi vi dimenticate, come me, e vi inchiappettano, potete sempre giocare il mio classico jolly di consolazione: “La vedi ‘sta faccia? Beh, se vuoi rivederla vai su Feisbuk…”

Un paragrafo a parte lo meritano le portate “secondo quantità”, tipo fiorentina o pesce intero.
La fiorentina la voglio vedere, il pesce ancora di più.
L’ultima volta che non ho chiesto di visionare la fiorentina ero, manco a dirlo, a Firenze; ero con Bimbi e la giornata era iniziata alla grande: set.06-feb.07 095 (3)

ore 9: colazione con lampredotto, e per i profani dirò che trattasi di panino con la trippa ed il bagnetto all’aglio; dove? ma dall’unico, vero profeta, no?

set.06-feb.07 095 (4)

Gira e rigira, per pranzo avevamo trovato un posto fantastico, se rapportato al costo; alla sera ci torniamo col Cigno, io sono ancora contento del pranzo ed ho la guardia abbassata: vogliamo assaggiare un po’ di cose, quindi decidiamo per una fiorentina in società.
Mi portano una lombata, che per chi non lo sapesse è la fiorentina a cui manca il filetto, quindi costa meno; dico che c’è un errore, non è la nostra, noi abbiamo ordinato la fiorentina.
“E codesta l’è la fiorentina…”
“No, gioia, codesta l’è una lombata”
“Vi mando subito il proprietario” e gira i tacchi ad una velocità stupefacente: secondo me è entrato in cucina smadonnando “te l’avevo detto che prima o poi ci beccavano…”
Stessa scena col proprietario: codesta, fiorentina, lombata: “Se lei dice che è una fiorentina, mi indichi il filetto”
“Ah… Dunque… il filetto…” La risposta la conoscevamo tutti, ma il Cigno ha pensato bene di esprimere il proprio convincimento e, tenendosi la ganascia tra pollice ed indice, ha sovrastato le conversazioni in sala con la sua voce melodiosa “VE LO SIETE SMORFITO VOI, EH?”
No, non l’hanno “smorfito” loro, hanno fatto un classico miracolo italiano: una fiorentina da 40 euro può trasformarsi in una lombata da 35 euro, se uno non la distingue, ed un filetto da 15 euro.
Un miracolo classico, solo che non si parlava di pani e pesci, non eravamo sul lago di Tiberiade e lui non era Gesù Cristo, quindi, sul conto, la fiorentina da 40 euro è diventata una lombata da 25: così, giusto per non passare un’altra volta da pirla…
Ocio, quindi: chiedete di vederla, fatevi dire il prezzo e poi decidete.

Con il pesce è pure peggio.
Io sono un pescatore di mare: non so distinguere un’orca di tre tonnellate da una di due e mezzo ma vi so dire se un branzino o una gallinella sono un chilo o 950 grammi.
Capita che una sera siamo a cena a Sestri Levante, in un posto di categoria in cui l’amica che è con noi conosce i proprietari; lo stesso titolare ci propone un dentice di un chilo e mezzo, che io non chiedo di visionare per ovvi motivi di fiducia; ci arriva un dentice, devo riconoscere ottimo, che se stava ancora un mese nell’acqua poteva arrivare a un chilo: io mi tappo la bocca per rispetto all’amica mentre prego che i 30 euro del mezzo chilo mancante si trasformino in farmaci salvavita, scaduti, così il bastardo crepa.

Chiedere di vedere il pesce è sempre buona cosa, sia per valutarne la freschezza che per farsi quantificare il “secondo quantità”; se non sapete riconoscere un pesce fresco non posso spiegarvelo io, però di sicuro non vi porteranno una salma della settimana prima, nel timore che ve ne intendiate davvero, salvo poi verificare che vi cucinino proprio quello, ma lì siamo nelle mani di Dio…
Di sicuro potete fare una cosa, che vale per il pesce, per la carne, il tartufo e tutto quanto vi venga proposto “secondo quantità”: guardate il prodotto, poi fatevi dire il prezzo, non al chilo, intendo il prezzo della quantità che vi interessa; a questo punto, come diceva Marzullo, fatevi una domanda e datevi una risposta.
La domanda è “Mi va bene spendere la tale cifra per quello che sto vedendo?”
La risposta potete conoscerla solo voi.

Buon appetito.

Dottordivago

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