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Archive for 1 aprile 2009

Quando non si ha niente da dire sarebbe buona cosa stare zitti.

Giusto, solo che se io ragionassi così, in un anno e mezzo di onorata carriera avrei scritto quattro post, non duecentocinquanta.
La qual cosa, vista dalla parte dei detrattori, suonerebbe come “avrei risparmiato al mondo 246 stronzate”.

Però, se i fratelli Wright fossero tornati a fabbricare biciclette dopo le prime facciate per terra, non sarebbero mai arrivati alla spiaggia di Kitty Hawk, nel dicembre 1903; se Antonio Meucci, col primo telefono in mano, avesse pensato “Cazzo, non risponde nessuno…”, forse oggi saremmo ancora ai tam tam ed ai segnali di fumo, e se da un lato la cosa ci lascerebbe tutti più tranquilli, bisogna altresì considerare la comodità di non dover accendere un fuoco di legna verde in ufficio per chiamare un fornitore, per non parlare poi di quanti punti patente toglierebbero ad uno che guidando la macchina batte come un matto su un tamburo…

Sono assolutamente conscio del fatto che i miei tentativi, per quanto ripetuti, non lasceranno traccia nella storia dell’umanità, almeno per come la conosciamo oggi; però, se in un futuro lontano qualcuno imporrà una Rivoluzione Cogliona che porterà ad un nuovo ordine mondiale, in cui le minchiate prenderanno il posto occupato oggi dalla letteratura, se tutto ciò accadesse, chi me lo toglierebbe un posto d’onore tra i grandi del passato?

È un po’ il futuro che prospettavano Elio e le Storie Tese più di ventanni fa
-quando facevano ridere…- e cantavano, tra le altre cose, l’immortale “Silos”, di cui vi propongo il ritornello; se rimaneste affascinati dall’elegante lirica, qui potete trovare il testo completo.
Prego, maestro:

Ci sono i capperi, il muco, il bianco della lingua,
il catarro, il sudore, lo sporco in mezzo alle dita dei piedi.
Il tartaro, il pus, le cacche delle ciglia, la formaggia, il cerume,
il mestruo, la pipi’ e la pupu’.
E allora cantiamo in coro, cantiamo in coro, cantiamo in coro:
Voglio un silos, si’ lo voglio un silos per riporvi i frutti del mio corpo;
voglio un silos, si’ lo voglio un silos, si’ lo voglio per l’umanita’.

Si domandavano se mai, un giorno, si scoprirà un modo per impiegare tutte le cose che oggi buttiamo o che, addirittura, ci provocano ribrezzo.

Non so voi, ma a me sembra di essere l’ispiratore di questa canzone;
quindi, se foste previdenti, vi fareste un bel dischetto con tutta la mia produzione -il famoso Silos, appunto- ed avreste qualcosa da sfoggiare quando il mondo, dopo l’Età del Bronzo, l’Età del Ferro, the Age of Aquarius e l’Età del Silicio, entrerà finalmente nella meno impegnativa Età della Merda .

Vi dirò di più: se un giorno mi ritrovo con un migliaio di euri a cui voglio proprio spaccare la faccia -chi lo sa?- “ilpandadevemorire” potrebbe diventare un libro, che i più affezionati di voi potranno avere autografato dall’autore, e per dargli un valore aggiunto lo farò stampare con inchiostro non tossico e su carta morbida, almeno triplo velo…

nebbia

Gente, padronissimi di non crederci, ma niente di tutto questo era previsto.

Sono uscito in questo preciso momento dalla nebbia -di cui abbiamo la foto- di una divagata assolutamente… divagante!
Il post doveva essere questo:

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Il cesso della stazione.

Quando non si ha niente da dire sarebbe buona cosa stare zitti.
Solo che oggi è il primo aprile e per l’occasione avevo progettato uno scherzo; purtroppo, per la mia ben nota limitatezza nell’uso della qui presente macchina di merda -e per non far perdere mezza giornata a Claudiochenecapisceparecchio, il mio Guru informatico- ho dovuto rinunciarci.

Quindi non ho niente di cui parlare, ma per non stare zitto -non sia mai!…- mi limiterò a sbrodolare un po’ di pensieri in libertà, una specie di limitato firmamento di poche stelle opache al quale dedicare una veloce occhiata; o, più realisticamente, una serie di minchiate, pensieri/pennellata come virgole di merda sulle piastrelle dei cessi della stazione.

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Oh, mi sono perso dopo la prima riga.
Solo che normalmente ho l’idea di dove, più o meno, mi scapperà di divagare, un po’ come il dottor Jeckyll quando decideva di diventare Mr. Hyde, anche se nel mio caso è più facile il contrario.

Non la controllo più!
Ormai la divagata si è impadronita del mio corpo, mi prende aldilà della mia volontà.
Vi chiedo di avere pazienza e di tenermi amorevolmente la mano, almeno finchè non arriverà l’inizio della fine e comincerò a scrivere Њώжζשמڭٸ۴ỹ™₪Ỡ₣♫ﭦﺻאַЊώжζשמڭٸ۴ỹ™Њώжζשמڭٸ۴ỹ™₪Ỡ₣♫ﭦﺻאַЊώжζשמڭٸ۴ỹ™ﭦﺻאַЊώжζשמڭٸ۴ỹ™Њώ…

A quel punto, lasciate la mia mano, lasciate che io scivoli nell’oblio.
In poche parole, mandatemi a cagare.

Dottordivago

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