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Archive for 21 febbraio 2009

Sottotitolo: un’altro motivo per togliermi il saluto.

Sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue…

…E la Madonna, che brutto carattere!
La mia guerra è diversa, assolutamente non cruenta, anche se bastarda.
A differenza di tutte le altre guerre, dove la causa scatenante sono i soldi o quasi sempre discutibili ragioni politiche, quella che combatto io in solitario è una guerra per un ideale puro, non corrotto da materialismi o vili interessi.
Anche se poi il danno che faccio è economico
Va be’, vediamo di che si tratta.

Mi sono rotto i coglioni.

E fin lì non avevate dubbi, no?
Ma questa volta non è per i mille motivi con cui vi sfinisco quasi quotidianamente, quelle sono guerre perse in partenza: riguardo la disonestà, la maleducazione, la stupidità, l’ipocrisia e tutto ciò che catalogo sotto la voce “pandismi”, mettiamoci il cuore in pace, se ne può parlare fin che abbiamo fiato, ma la faccenda non la risolviamo, nè noi nè altri. Rassegnamoci.

La storia insegna che se non si può vincere una guerra campale, si cerca di marcare qualche punto con la guerriglia, con rapide scaramucce, col mordi e fuggi.
E’ una tattica che porta qualche risultato, unica eccezione i terroristi che da Gaza punzecchiano Israele, una banda di invasati che si riducono solo a contare mille morti dei loro per ogni nemico colpito, cosa che non mi sembra tra le più furbe, anche solo per una questione aritmetica: sì che non fanno un cazzo tutto il santo giorno e di conseguenza fanno un mucchio di figli, ma alla lunga, mille morti a uno, si fa presto a fare due conti…

La mia guerra, invece, da un punto di vista strategico ricorda molto il comportamento dei tifosi ed i giocatori del Toro, i quali hanno capito che di vincere uno scudetto non se ne parla neanche nel sonno, di conseguenza il loro fine ultimo è battere la Juventus nel derby, perlomeno quando sono in serie A, e passare una settimana sulle ali della gloria; apprezzo il gesto: bisogna sempre cercare di far fruttare al massimo quel che si ha, come dice sempre un mio amico brutto come la morte e con due dita di pisello, ma con un mucchio di euri.

Io ho dichiarato guerra a… Non riesco a dirlo…
…paura…
…porta troppa sfiga.
Sto parlando del santo… il frate, no?… quello con le mani bucate… non inteso come spendaccione, parlo proprio di buchi nelle mani…
Ohhh!… Vedo che avete capito: Quellolà.

Vi ho già detto mille volte che le uniche entità metafisiche in cui credo sono il Culo e la Sfiga, perchè è innegabile che esistono; Gesù Cristo, suo Padre, sua Madre, Budda, Maometto, le 5000 divinità Indù, la superiorità morale della sinistra, Babbo Natale e Cappuccetto Rosso sono simpatiche favole a cui uno è libero di credere o meno, anche se devo confessare di provare una certa simpatia per Babbo Natale e Cappuccetto Rosso, nel cui nome nessuno ha mai ammazzato nessun altro.
Spingendomi ancora più in là, posso capire che qualcuno provi ammirazione e di conseguenza sfoggi figure come quelle citate, dotate di super poteri, belle parole, indiscutibile fascino ed indubbio carisma.

Volete il crocifisso a scuola e negli uffici pubblici?
No problema, mi ci sono abituato da piccolo, come il figlio di un manovale si abitua ad abbracciare il papà che quando rincasa puzza di sudore, per lui diventa parte dell’odore di papà; d’altra parte, quando cresce, non ha piacere che gli stampino un’ascella sotto al naso, ma è meno schizzinoso a riguardo.
Quindi, passi crocifisso e quant’altro, ma davvero non riesco a capire come uno sano di mente attacchi ovunque foto ed immagini di Quellolà.

Ecco, questo non mi va giù.
Non c’è quasi più una pizzeria o una tabaccheria o un negozietto a gestione famigliare che non la espongano ovunque; per fortuna la grande distribuzione vuole tenersi buoni i non-cristiani e almeno al supermercato l’aggiusto.

Dico io: che senso ha appendere l’icona di un vecchio che ha fatto della sofferenza la sua unica ragione di vita?
Niente da dire, ci credeva, eh?
Ci credeva al punto da indursi psicosomaticamente le famose piaghe sulle mani, ed anche se molti studiosi del fenomeno insinuano che se le autoinfliggesse con l’acido, io preferisco la prima spiegazione: sono uno stronzo, non una carogna.

Mi scappa di divagare.
Purtroppo la religione Cristiana ha lasciato segni profondi nella nostra visione del dolore: attraverso il dolore c’è la salvezza.

Vaffanculo al dolore, alla salvezza e a tre quarti del Paradiso,
isole comprese.

E’ anche grazie a questa forma di accettazione della sofferenza che l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi sviluppati per quanto riguarda la terapia del dolore: da noi, se hai un male incurabile e becchi il primario sbagliato, uno che magari nel tempo libero insegna il Catechismo e che vota Casini, rischi di crepare in un abisso di tormenti, e non per risparmiare la morfina, no: per il valore salvifico della sofferenza.
Ricordo come fosse adesso la volta in cui, quarantanni fa, i miei genitori mi portarono a trovare mio nonno in ospedale; non era grave, ma nel letto di fianco c’era uno che, per fortuna, ne aveva ancora per poco; con le ultime forze che gli rimanevano si contorceva per il dolore insopportabile che solo un cancro di quelli “giusti” ti può regalare.
Un po’ urlava ed un po’ supplicava “Datemi qualcosa… fatemi morire in pace”. Allora in ospedale c’erano ancora le suore -buone quelle…- e ne arrivò una che chiese a tutti, per cortesia, di uscire un attimo; noi eravamo pronti per andarcene, quindi salutammo il nonno ed uscimmo per ultimi, quindi feci in tempo a sentire le parole di quell’Angelo della Provvidenza: “Adesso, Cesare, diciamo insieme due preghiere a Nostro Signore…”.

Quella che seguì fu la più spontanea, roboante e sacrosanta sequela di  bestemmie mai sentita nella mia vita; la porta era chiusa e si capiva che la dolce suorina cercava di tappargli la bocca, ma Cesare riusciva a maledire lei e tutto ciò che lei rappresentava.
Ave, Cesare, hai venduto cara la pelle.

Se per ottenere la salvezza bisogna morire così, in Paradiso ci deve essere gente di un incazzato…
Aveva ragione Oscar Wilde:

Il Paradiso lo preferisco per il clima,
l’Inferno per la compagnia.

Bon, ho divagato.

Tornando a Quellolà, continuo a non comprendere i suoi tanti fans.
Io sarò una merda, ma mi risulta che anni fa un pullman di fedeli in pellegrinaggio sia finito fuori strada proprio a poca distanza dal Santuario, con un tot di morti e feriti; io sarò un merdone ma mi risulta che ci fu un tentativo di rapina ad un altro pullman e ci scappò il morto; io sarò una merdaccia, ma mi risulta che dietro al personaggio ci sia un giro di interessi economici da resuscitare non dico i morti, ma almeno la Lehman Brothers; io sarò una merdissima, ma quando mia suocera ha esposto sul comodino la foto incriminata, salvo scaraventarla nel rudo dopo un paio di sfighe leggere, ho dichiarato:”Te l’avevo detto, io…”.
Ora, non dico che sia colpa di Quellolà, però grossi meriti non riesco a trovargliene.
Quindi, bello da vedere, non è, come portafortuna non mi sembra che sia tutto ‘sto di più, ed io cosa faccio?
Se non lo vedo è meglio, e quando lo vedo mi tocco.

E –guerra sia– non torno più nel locale che lo espone come il paginone centrale di Playboy.

Comportamento stupido?
Non più di altri: ovviamente non credo veramente negli influssi nefasti di Quellolà, è solo un vezzo, così come non credo in quelli benefici; però credo fermamente che se una cosa mi dà fastidio, in questo caso più estetico che altro, la evito.

Quindi, cari pizzaioli ed esercenti vari, se volete guardarvi Quellolà, abbiate l’accortezza di tenerlo sotto al banco, così oltre al Santo Volto vedete pure il mio.
Se invece volete esporlo a fianco di Zoff, Gentile, Cabrini e tutta la Nazionale Campione del Mondo 1982, fatelo pure, siete a casa vostra.

Ma se volete rivedere ‘sta faccia, andate su Feisbuk.

Dottordivago.

P.S.  Mi sembra di avervi già detto che sono un uomo di merda, vero?
E come tale, non tengo mai fede ai miei proponimenti.
“Anch’io ho commesso un errore…” diceva Cesare Polacco/Ispettore Rock nella reclame della Brillantina Linetti; beh, io faccio un’eccezione alla mia regola anti-Quellolà: continuo ad essere cliente della pizzeria Conca d’Oro di Alessandria, che espone una specie di book fotografico del tristo figuro, manco fossero parenti.
E’ che c’ho la scimmia della pizza con patate saltate e prosciutto, una mappazza col peso specifico dell’uranio arricchito, ma buona, ma buona…

Però una volta gliel’ho detto qual’è la mia regola, e che sgarro solo per loro; è stata dura, ma non per un fatto di rispetto o cosa, no: è che, tanto per cambiare, Bimbi mi riempiva di gomitate sibilando “Hai finito di farmi fare delle figure di merda?!”

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