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Archive for 12 febbraio 2009

Poco più di un anno fa, quando in Alessandria questo blog lo conoscevamo in cinque o sei, avevo scritto un post intitolato “Cos’è il genio”, dedicato soprattutto a quelli per cui Alessandria è poco più che una serie di caselli autostradali.
Parlavo di una struttura misteriosa che, allora, stava sorgendo alle porte della città; oggi è perfettamente funzionante e credo di essere l’unico che non ci ha ancora messo il naso: non per altro, non c’è mai stata l’occasione.
Ora che il numero di lettori della mia città è cresciuto in modo esponenziale, vorrei io da loro qualche notizia su quella struttura.
Prima vi ripropongo pari pari il vecchio post.

Cos’è il genio?

Per mangiarsi la casa sono sempre esistiti due organi istituzionali che sono i casinò e le donne.
Oggi ci sono anche l’arte moderna, i centri benessere, il vino e tutte quelle balle di fumo di cui parlo in “Perchè non credo?” e “Mi faccio la frusta. E due…”
Detto in due parole, espongo l’invidia che provo nei confronti di quelli che hanno il coraggio di credere che al mondo ci sono un sacco di coglioni.
E li castigano.
Non sono in buona compagnia: l’ultimo a pensarla come me, cioè dando credito al genere umano relativamente al numero di coglioni da cui è composto, è stato il Berlusca, prima delle elezioni del 2006, poi si è ricreduto.
Adesso, se ha ragione il GENIO che ha realizzato l’opera di cui vi sto per parlare, cambio idea anch’io.
Anzi, cambio mestiere. Giuro.

centro-benessere1

Quella che vedete è una foto, scaricata da Google Earth, di Spinetta Marengo, paesone a sei km da Alessandria.
Mi auguro che riusciate ad ingrandirla perchè merita un attimo di attenzione.
Partiamo da in basso a destra, il punto segnato col vulcano: sta a rappresentare la vulcanica mente di chi ha realizzato l’opera misteriosa, nonchè il sito preciso dell’opera stessa.
Ora saliamo al punto “A”; non è una discarica, è “la discarica” di Alessandria e dintorni, a 1500 m dal sito: col vento giusto, la puzza arriva fino in città, e sono 7 km…
Scendiamo al punto “B”; è lo stabilimento Michelin, uno di quei posti dove, potendo scegliere, è meglio che ci  lavori uno che vi sta sul culo: è a 500 metri dal sito.
Punto “C”, attaccato al sito; solo innoqui capannoni industriali intorno a cui, per tutto il giorno, ci gira una colorata colonna di Tir, come gli indiani intorno al Generale Custer.
Punto “D”; quella riga dritta, quasi orizzontale, è la ferrovia, dove passa un treno ogni tanto: per capirci è quella che collega Torino -e quindi la Francia e l’Europa- con Reggio Calabria: è esattamente attaccata al sito.
Lì vicino c’è un trafficatissimo svincolo, punto “E”, con tanto di sopraelevata che passa, ad un tiro di sasso, davanti al terzo piano del sito.
E siccome non volevano farsi mancare niente, il punto “F”, a sinistra, è lo stabilimento Montedison -o come si chiama adesso, non ricordo-. Parte da “F” e si estende sulla sinistra a perdita d’occhio: uno di quei posti dove le macchinette non erogano il caffè ma ti fanno direttamente la chemio.

Praticamente vi ho appena offerto un volo radente sull’unico, vero, incontrovertibile buco del culo del mondo.

Ora, cosa stanno costruendo? Quale sarà il fine ultimo della misteriosa opera?
Un imprenditore con un minimo di buon senso potrebbe investirci due lire per realizzare un bel campo di sterminio, o un inceneritore, o la fabbrica della merda.

Ma il genio no.

Il genio investe sulla più grande risorsa del pianeta: i coglioni.
E lì ci costruisce un… No, un attimo, fatemi riprendere fiato.
Ne ho scritte tante di cagate su questo blog: possibile che, una volta ogni mille anni, espongo la realtà e mi sembra di parlare della cosa più assurda che vi ho mai raccontato.
Vabbè, lo dico tuttodunfiato e non ci penso più.

Si tratta di un hotel cinque stelle, con cinema multisala, varie piscine di cui una olimpionica con onde artificiali, vari ristoranti, centro fitness superattrezzato e -rullo di tamburi- beauty farm.

                                           -Pausa di riflessione-

Lì.
In quel posto.
Nel buco del culo del mondo.
Posso capire il multisala, ed anche ristoranti, palestra e piscina, purchè al coperto; ma la beauty farm… Che nome daranno alle varie sale? Seveso? Bhopal? Exxon Valdez? Chernobyl?
E la piscina all’aperto? Sembrerà di essere la reincarnazione di Ernesto Calindri nella reclame del Cynar…

Voglio dire, se un imprenditore vuole mangiarsi via tutto, perchè non trasferirsi in Svizzera e portare di nascosto i soldi in Italia?
O aprire una bella catena di salumerie alla Mecca?

Eppure, se qualcuno c’ha messo dei soldi, tanti soldi, una ragione ci deve essere, e non può essere quella di credere che qualche pazzo possa mai entrare lì dentro, a parte il politico che taglierà il nastro.
Sono arcisicuro che non ci possono essere tanti coglioni così.

Se invece il tempo dovesse dare ragione all’ignoto genio, se avrà successo, sarà il segnale che creature aliene si stanno lentamente ma inesorabilmente sostituendo agli umani, prendendone le fattezze ma lasciando il cervello sul loro lontano pianeta.
L’invasione degli ultragonzi.

Dottordivago.

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Bene, il pezzo finiva lì.
Effettivamente do del coglione a chi pensasse di andarci, ma non era ciò che intendevo: io mi riferivo, come accennato, alla parte “open air” e, soprattutto, trovavo irresistibilmente comica l’idea di fare un centro benessere proprio lì.
Poi qualcuno ha cominciato a scrivermi e vorrei segnalarvi qualche commento.

Scusa ma forse tu sarai tra i fortunati che abitano nelle foreste del Trentino o nella magnifica Maremma Toscana; noi invece che ad Alessandria ci viviamo, anzi proprio a Spinetta Marengo, crediamo di poter avere “non solo fabbriche” per i ns ragazzi.
Personalmente sono scappata dalla provincia di Milano per l’inquinamento e il traffico; credimi qui non si vive poi così male… ecc ecc.

Il primo istinto è stato quello di rispondere: “Masnà, uarda che mei a stag an Spalto Borgoglio…”, ma ho preferito rispondere:
Cara Morena, io ad Alessandria ci abito dalla nascita e se si vivesse così male sarei già da un’altra parte, ma condivido la tua preferenza per la vita di provincia piuttosto che per quella della grande città o, peggio, dell’hinterland.
Inoltre, come potrei vivere lontano dai Baci di Gallina e dai cannolini di Zoccola?
Però mi rendo conto che i posti belli sono proprio diversi dalla mia città.
E poi, un po’ per ridere ed un po’ sul serio, concedimi di considerare fuori posto un hotel con pretese di fighezza, piscina con mega scivoli e centro benessere in un luogo ideale per un depuratore… ecc ecc.

Poi qualcuno mi scambia per un incazzatissimo ecologista integralista e mi tartassano di fatti e fattacci cittadini, paventando un immane spreco di risorse pubbliche: va beh che ho qualche chilo in più della perfezione, ma scambiarmi per il Gabibbo…
Rispondo così:
Secondo me quel posto finirà per funzionare, basta dare un’occhiata alla gente che c’è in giro per rendersi conto che funzionerà. E non solo il multisala o il ristorante che, essendo al chiuso, sono posti come altri; funzioneranno anche la beauty farm e la piscina: vuoi mettere, con quel panorama…
Riguardo alle perplessità sulla provenienza dei fondi, vi farò ridere: non sono soldi nostri!!!
E’ quello l’aspetto comico della vicenda: qualcuno ha messo soldi suoi in quell’avventura.
Ed alla fine si scoprirà che aveva ragione lui: il cattivo gusto della gente ne decreterà il successo e farà di lui il genio di cui parlavo…ecc ecc.

Poi qualcuno pensa di avere a che fare con un caga amaretti che frequenta solo posti dove ci siano concerti jazz, performances artistiche e teatro sperimentale: voi, a me mi conoscete, no? E non devo spiegarvi l’ignorante che sono, terra terra come le patate, giusto?
Invece mi scrivono:
…Il centro che hanno appena concluso, é indubbiamente un ecomostro, un progetto quasi interamente prefabbricato, come tutti i capannoni centri-commerciali che sorgono ora, dettati dalla sola legge di mercato. E da studente di ingegneria e architettura questo mi intristisce parecchio… l’intorno non é però così pregevole al punto da essere deturpato da una struttura simile, anzi, é stato giustamente scelto perché punto di snodo di diverse vie di comunicazione. La struttura, comunque, per queste prime settimane, funziona. E non credo che andare a vedere un film con la fidanzata alla domenica pomeriggio e mangiarsi una pizza sia poi così da coglioni. Forse é più da coglioni sgomitare tra i passeggini in Corso Roma al sabato pomeriggio. E poi ha creato numerosi posti di lavoro e impiega un sacco di giovani…

Oh Signùr, ma sono l’unico che trova comica ‘sta cosa?
Vabbè, rimbocchiamoci le maniche e rispondiamo:
Hai perfettamente ragione.
Pizza e cinema vanno benissimo, anzi, a breve ci farò un giro, non vorrei pensassi che sono una specie di radical chic che disprezza tutto ciò che è “di massa”.
Mi fa solo ridere una piscina in cui i treni che passano a pochi metri solleveranno le onde e trovo assolutamente comico il centro benessere incastonato tra una discarica, due enormi stabilimenti chimici, la ferrovia a dieci metri ed un raccordo stradale che gli gira attorno come il nastro di un pacco regalo.
Tutto ciò che avviene all’interno mi va benissimo, un luogo vale l’altro; ma se uno mette fuori la testa, tipo frequentare la piscina, cosa vede tutto intorno?
Non lo so, il significato letterale di “centro benessere” mi ispira tutta un’altra collocazione.
E continua a stupirmi il fatto che ci siano persone che -con pieno diritto, per carità- non trovino demenziale mettere un centro benessere in un posto simile.
Mi sembra un automatismo comico: l’uomo grasso scivola sulla buccia di banana e la gente ride; uno apre un centro benessere in quel posto e la gente ride: dovrebbe essere automatico.
La trovo una contraddizione come far passare il Giro d’Italia in un paese straniero: darà un tocco di colore, ma se si chiama Giro d’Italia…
E se si chiama centro benessere mettiamolo in un posto che ricordi più un’idilliaca cartolina che un’illustrazione di Hieronymus Bosch.
La mia intenzione, nel far conoscere quel posto, era quella di dire una specie di “la sai l’ultima”, di raccontare una barzelletta, non certo quella di affossare l’iniziativa, non fosse altro per l’enorme potere di cui dispone un gruppo che in quella perla ha investito, pare, una sessantina di milioni. E parliamo di euri.
E poi, se non avessi creduto nel successo dell’iniziativa, perchè avrei definito “genio” l’imprenditore in questione?

Concludendo, vorrei far capire a chi mi legge che per me, di quelle strutture, possono pure costruirne un altra di fianco, ma continuo a sostenere che un centro benessere segui il labiale, dimentica “centro”, ascolta bene: benessere– vada inserito in un bel posto, dove si mangia, si beve, si respira e si vive bene.

Ora, le informazioni di cui parlavo all’inizio, che vorrei da chi ci è stato, sono le seguenti: la cosa funziona? Ci va gente? Devo rinominare il genio in questione o devo cambiare mestiere?
Ho sentito voci da gente “con le mani in pasta” secondo cui non sembra l’investimento del secolo; vorrei anche qualche parere dai frequentatori.

Così, giusto per sapere come siamo messi, in città e dintorni…

Dottordivago.

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