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Archive for 2 febbraio 2009

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Week end da “giovanotto”: Bimbi è partita venerdì pomeriggio ed è andata a sciare nella sua Valla d’Aosta, io ho fatto il single sabato e domenica sera; ci poteva scappare anche la serata di venerdì, ma dopo tre mesi di assenza dalla palestra ho pensato bene di ricominciare a muovermi un po’ ed ho esordito non con una corsetta leggera, come fanno quelli furbi, ma con un centinaio di piani di scale: giuro, almeno venti volte cinque piani, salita e discesa, in un palazzo privo di ascensore dove i miei ragazzi stavano lavorando: “Cosa ti manca? Stai lì, vado io, che mi devo muovere un po’…”
Naturalmente alla sera avevo le gambe di tungsteno, anche se me le sentivo di flanella, così ho dato forfait ad una cena con amici.
Sabato avevo un’andatura vagamente da Robocop, ma dovevo solo stare seduto al ristorante con due amici, mentre altri due suonavano: ho solo dovuto fare l’orso con una mia amica, che voleva insistentemente che la facessi ballare…
Domenica sera con aperitivo in un locale nuovo, bellissimo, dove chiedere un Prosecco alla cameriera è come metterle una mano sul culo: non sai come può reagire; la prima volta mi ha portato un brut, ed io lo odio, il brut; la seconda volta un altro brut, spacciandomelo per Prosecco; nessun problema: la vedi ‘sta faccia? Ecco, se vuoi rivederla , vai su Feisbuk, che qui non la vedi più.

Come vuoi che finisca una serata che inizia così?
O ti rubano la macchina o prendi delle botte.
O vai al ristorante giapponese, che in questo caso è gestito da cinesi, che tra uno stronzo fritto ed un topo morto hanno capito che a servire un po’ di pesce crudo si lavora meno e si guadagna bene.
Per fortuna il pesce crudo esce sicuramente da bustoni in atmosfera modificata, perchè se l’acquisto, la conservazione e la preparazione del pesce dipendesse da loro, verrebbe pesantemente modificata l’atmosfera del bagno degli incauti avventori: il temibile spruzzone sarebbe assicurato.

Cosa fa il Dottordivago appena si siede al ristorante cino-thai-viet-corean-giapponese? Chiede pane e posate.
Stavolta avevo già mangiato pane e veleno con l’aperitivo, quindi ho chiesto solo le posate.
Eravamo una decina, un paio dei quali hanno chiesto lumi alla cameriera sull’uso delle bacchette, gli altri avevano già un’idea, Bruno è bravissimo: daltronde è antropologo, mica fa gli spurghi alle fosse biologiche…
Io sono partito con la solita, stucchevole tiritera sulla superiorità di coltello e forchetta, e devo dire che non ho trovato grandi dissensi, a parte il solito “…eh, al giapponese si mangia da Giapponesi”, a cui rispondo sempre che al ristorante si paga in euro, non in yen, e si mangia come si vuole.
Questi sono tutti bravi ragazzi e la serata è proseguita in allegria, ma una volta, a Milano, mi sono beccato del “culturalmente chiuso”.
A me, dimmi che c’ho la mamma maiala ma non una cosa del genere: gli ho spiegato che un popolo che, per mangiare, è passato dall’uso delle mani alle bacchette, ignorando l’evoluzione rappresentata dalle posate, è come un popolo che passa dalle mani alle foglie per pulirsi il culo, ignorando l’evoluzione rappresentata dalla Gazzetta, prima, e dalla carta igienica poi.

E siccome a voi questa cosa l’ho già detta, ne penso una nuova per domani.

Continua.

Dottordivago

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