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Archive for 12 dicembre 2008

Mah…

El me amis Misterpinna ha scritto un micro trattato di economia dal titolo Inflazione inflazionata .

Questa cosa mi ha fatto ricordare di un servizio del TG di qualche anno fa in cui c’era una vera perla di macro-economia, oltre che di macro-facciacomeilculo.
L’avevo già tirata fuori un anno fa, ma chi mi leggeva allora non mi sopporta più, quindi non mi legge più, mentre chi mi conosce da poco se l’è persa.

Intervista ad un super manager di stato, non ricordo se De Vita o De Rita, comunque un giovanotto da qualche miliardata di lire all’anno di stipendio, con noi in veste di sponsor, interpellato a proposito del costo della benzina.
Questo signore, appartenente ad una categoria che dovrebbe essere in grado di spiegarci quello che succede, alla domanda del giornalista “Gli italiani si chiedono: perchè la benzina costa 2000 lire al litro?” ha dichiarato con l’aria di quello che la sa lunga “Gli italiani devono capire che oggi, a livello industriale, la benzina costa 300 dollari alla tonnellata”.
E non si sbagliava, erano dati corretti.

Messa giù così, uno chiede scusa per il disturbo e se ne va con la coda in mezzo alle gambe pensando “Come parla bene quello lì”. Se, invece, uno fa come me e prende una calcolatrice, scopre ciò che il fenomeno ha detto.

Allora, considerato che in quel periodo il dollaro valeva 1750 lire e sapendo che una tonnellata di benzina è pari a più di 1300 litri, il conto è semplice: 300 x 1750= 525.000 lire, che divise per 1300 litri fa circa 400 lire al litro.

Ora, il fenomeno ha dichiarato con l’aria di quello che la sa lunga “La benzina costa 2000 lire al litro perchè la benzina costa 400 lire al litro, cari coglioni che di economia non capite un cazzo…” 

Visto che lo stipendio di questo signore, al 99% delle probabilità, ce l’abbiamo ancora sulle spalle noi, è lecito lanciare un sondaggio in cui si domanda se è completamente scemo o se ci prendeva solo per il culo?

Dottordivago

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Allora, come già detto, ho cambiato gestore telefonico, passando da TIM a Poste Mobile, anche se non ne sono sicurissimo, visto che il passaggio doveva avvenire il 10 dicembre, cioè ieri, mentre un operatore del 119 da me contattato -non ricordo il nome, forse Nostradamus…- mi ha detto che sarebbe avvenuto il giorno 9 alle ore 17, cioè l’altro ieri, ma al momento faccio ancora parte della grande famiglia TIM.
Eh, quella è gente che quando si affeziona…
Dirò di più: se hai un amico della TIM, è un amico davvero, che se gliele chiedi ti dà pure le mutande.

Ed anche per questo mese sono Campione Provinciale di luoghi comuni.

Dunque, l’altro ieri ho chiamato il 4916 per conoscere il mio credito residuo ma invece del solito, gioioso “Buongiorno ecc. ecc.” detto da una macchina, mi risponde un’operatrice; giuro, credevo fosse uno scherzo: mi ha risposto con un accento siciliano che neanche Fiorello che imita Camilleri riesce a regalarci.
Quando ho capito che parlava proprio così -oh, non sono razzista, è che sarebbe bello riuscire a comprendere senza fatica una che di mestiere parla alla gente- le ho domandato spiegazioni; semplice, conoscendo la mia intenzione di andarmene, le mie chiamate ai servizi TIM vengono dirottate ad un operatore incaricato di convincermi a fare parola turna indrè, allettandomi con super offerte che prima non si sono mai sognati di farmi.
Uè, bella mia, ho già mandato a stendere un tuo collega qualche giorno fa: se avevate delle tariffe vantaggiosissime dovevate propormele a suo tempo, invece di prendermi per il culo prima e tentare di prendermi per i capelli ora.
Tono triste-deluso-seducente:”Ma allora è proprio convinto?…”
Di secondo nome faccio “Convinto”, piccolo fiore di Trinacria.
E già che ci siamo, mi spiega come fare per la restituzione del traffico telefonico acquistato?
“Quelle sono cose che deve vedere col 119. Buongiorno” e mette giù: mi sa che le è andato su per il culo il mancato incasso della taglia che pendeva sulla mia testa, se mi avesse riportato vivo o morto.

Faccio il 119.
Non mi risponde la stessa, ma una che parla in modo identico: o i call center sono tutti in Sicilia, o qualcuno ha scoperto che i siciliani sono bravi al telefono, un po’ come quegli indiani che geneticamente non soffrono di vertigini e che per questo venivano assunti per la costruzione dei primi grattacieli di Manhattan.
O forse perchè, come don Vito Corleone, sono bravi a fare “un’offerta che non si può rifiutare”.

Le espongo la situazione:”Me ne vado con Poste Mobile: il credito residuo non utilizzato, come me lo ridate?”
“Lei ha fatto la richiesta, quando ha fatto il contratto con l’altro operatore?”
“No, anche perchè, a distanza di dieci giorni, telefono ancora con TIM…”
“Eh, allora mi dispiace, mischinu (mischinu ce l’ho messo io, ma la Montalbano in gonnella l’avrà pensato…), ma lo perde…”
“Vede, secondo piccolo fiore di Trinacria, io vivo in un mondo tutto mio, dove se paghi di più, ti danno il resto…”.
“Lei -vossìa- ha ragione, ma…”
“Lo so, che ho ragione; è quando ho ragione che mi incazzo, quando ho torto sto zitto”.
“Guardi, non so proprio che dirle… Provi in un centro TIM”.

Chiamo il centro TIM di proprietà di mia cugina, l’Alligatrice (va beh, è una storia lunga…) che mi conferma quanto già sentito.
Richiamo il 119 e chi mi risponde? Probabilmente quella che presta la voce ad Angelica, fidanzata di Orlando, negli spettacoli di pupi siciliani.
Comincio a parlare avvolto dai profumi di agrumeti e zagare; bella l’atmosfera ma brutta la risposta: ‘u criditu m’u pigghiaiu ‘n tu’culu, praticamente.

A me, voi mi conoscete, no?

Richiamo il 119, tanto è gratis e, mal che vada, un ripassino di siciliano può tornare utile per un’eventuale vacanza o per trovare lavoro in un call center.
Toh, un uomo: Marco, milanese al 90% con un 10% indefinibile.
Ri-espongo.
Ocio che parte Marcolino:
“Certo, signore, deve scaricare il modulo da internet, ma se mi dà un indirizzo email, glielo mando io, dopodichè lo deve stampare, compilare ed inviare via fax al numero indicato”.

Eeehhh?…

“Non sono stato chiaro? Glielo ripeto: dunque, grazie alla legge Bersani…”
“No, no, si è spiegato perfettamente, conosco la legge Bersani -per una volta, grazie Prodi…-, è solo che le sue colleghe, nonchè l’Alligatrice ecc. ecc.”
“Non è colpa loro, manca la formazione, e a volte anche la voglia di informarsi…”

Questo ragazzo mi piace, e ci attacchiamo un bottone micidiale.
Gli confesso che per tutto quanto riguarda il lavoro, sono gay dichiarato: nel senso che amo trattare con gli uomini, non che maneggio cazzi.
Lo inviterei a cena e sarei disposto a spendere più dei 60 euro di credito che devo recuperare, ma avrebbe un sapore un po’ equivoco, dopo la battuta sul mio frocismo professionale…

Morale: anche se sembra una parabola presa dal “Vangelo secondo Bossi”, è andata esattamente così: ho trovato tre cretine siciliane -ma se fossero state altoatesine sarebbero state tre cretine altoatesine- ed un ragazzo in gamba milanese o quasi, ma sarebbe stato in gamba pure fosse stato calabrese.

Alla fine della fiera, come dicono quelli che vogliono tagliare corto, se avete intenzione di mandare a stendere TIM, o un altro operatore, sappiate che il credito acquistato e non consumato ve lo devono restituire per legge con assegno o bonifico, al netto delle spese sostenute -mi sembra ragionevole- che per TIM ammontano a 5 euro; propone, inoltre, il trasferimento del credito ad un’altro numero TIM, in questo caso a costo zero.
Chi fosse interessato può scaricare il modulo di richiesta qui: http://www.tim.it/showfile/73302.pdf

Già dal modulo si evince che banda di teste di cazzo sono; dove c’è lo spazio per il codice IBAN, semplicemente non c’è lo spazio per il codice IBAN; in 6 cm di tratteggiatura ho tentato, inutilmente, di farci stare i 27 caratteri del codice: solo che se scrivevo leggibile non ci stavano, e se ce li facevo stare non si leggeva un cazzo, così, in fondo al modulo ho scritto “ripeto codice IBAN: IT 41 K ecc. ecc.”

Sai com’è, se dopo tre o quattro mesi non arriva il grano, nove su dieci se lo dimenticano; se uno se lo ricorda, ed attacca a caragnare, Alì Babà e soci possono sempre tirare fuori la storia che il codice IBAN che non si legge bene, o al fax uscito male.
E sicuramente è questo il motivo per cui richiedono il fax e non un’email o una raccomandata: se ne stanno nella zona grigia tra la tecnologia e l’arcaico, sfruttando la difficile comprovabilità dell’invio di un fax o della sua data.

Tra l’altro, adesso mi viene in mente una cosa: questi non dormono la notte per pensare a come mettercelo in quel posto, quindi sarebbe consigliabile, dopo aver mandato il fax, chiedere una conferma di ricezione: ‘stibbastardi sono i campioni del mondo, a fare gli indiani.
Per la conferma non so dove e non so come, ma ci penso; e se lo scopre qualcuno di voi, ditemelo.
Grazie.

Ah, nel modulo di richiesta, se trovate spazio, fate un appunto in schietto operatorese TIM: “Curnuti, aviti da cacciari i piccioli, minchia…”

Dottordivago.

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