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Archive for ottobre 2008

Sottotitolo: dedicato ad un amico che li manderebbe, tutti, ancora più lontano…

Non è un western fantascientifico e non parliamo di indiani con le piume bensì quelli col turbante.

Leggevo sul televideo che ieri, dalla base costiera di Srihakot nello Stato meridionale dell’Andra Pradesh, l’India ha lanciato il razzo Pslv-C11, vettore della sonda Chandrayaan 1 che per due anni orbiterà intorno alla Luna.
Il compito della missione lunare, a detta di televideo, è quello di trovare l’acqua e l’elio-3, carburante fondamentale per le centrali a fusione nucleare.

Io sono terra terra come le patate ma, nella mia pochezza intellettuale, capisco che la ragione vera è puramente propagandistica e politica, esattamente come per Russi e Americani da 50 anni a questa parte; ma si sa, televideo è robba da Rai, dove su tre addetti uno mangia, l’altro dorme e il terzo è fuori ufficio.

E comunque, forti ‘sti Indiani, eh?
A parte la ricerca dell’acqua, comprensibilissima: già il viaggio è lungo, poi stai là due anni, capisci bene che, prima di rimetterti in viaggio, una doccia ci vuole: primo perchè parti fresco e non rischi di addormentarti, secondo perchè quando arrivi e tutti ti festeggiano, dopo due anni a secco, sembra che hai fatto un frontale con un asteroide di letame.

Poi cercano l’elio-3.
Trentanni fa, nella vecchia compagnia di sbarbati del mare avevamo Elio 1 ed Elio 2, entrambi di Torino: vabbè che le telefonate costano, ma se dall’India davano un colpo di telefono a Chiamparino, sicuramente si sarebbe attivato per trovargli anche Elio 3, “e quando avete bisogno chiamate pure, neh?”
Avrebbero risparmiato rupie a palate.

Invece niente: questi prendono e partono.
Come diceva mia nonna, “Vorrei essere una mosca per vedere cosa stanno facendo”.
Ma posso immaginarmeli.
Tutti fieri e contenti, belli lucidi per il sudore, che si caricano uno con l’altro:”Ma dai!… Ma vieni!… Dài, che siamo nello spazio…”

E noi dobbiamo stare zitti, che non abbiamo neanche i soldi per andare in giornata al Lago di Lugano.
Li abbiamo presi per il culo una vita: che è il paese più puzzolente del mondo, che se in giro c’è una religione da scemi loro, minimo, ce l’hanno doppia, che crepano per la fame ma adorano le mucche e usano le scatolette di Simmenthal come santini, insomma, li abbiamo sempre caricati come delle sveglie.
E adesso questi vanno lì e ti trovano l’elio-3.

Sì, va beh, una volta che l’hanno trovato bisogna escogitare il modo per prenderlo; ma con tutti quegli Dei che hanno, uno che ci metta una parolina buona… eh? Capissciammè…
Sì, giusto, bisognerà portare su le attrezzature e gli impianti; consideratelo già fatto: dico io, possiamo esportare Divinità in tutto il mondo, qualche santo provvederà, no?
Usti, pensandoci bene: l’elio-3, lo trovi nel tetrapak o viaggia col vuoto a rendere? No perchè, nel caso, toccherà portarsi dietro le bottiglie vuote…; problema da poco: con un pellegrinaggio a Benares, due pennellate sulla faccia e qualche giaculatoria, il problema si risolve.
E poi, tutta una tirata fino a casa, due giorni da casello a casello.
Si atterra a Mumbay e via coi festeggiamenti!
Popolo indiano, abbiamo l’elio-3! Vai con la fusione nucleare!…

Eh? Non l’hanno ancora inventata?
Ma porco Ganesh, com’è ‘sta storia, dobbiamo proprio fare tutto noi?
Va beh, quanto vuoi che ci mettiamo?…
Ancora cinquantanni???
Ma puttana Kali, ce lo dite adesso?
Oddio… guarda un po’ la scadenza di quella merda di elio-3…
Nooo… Shiva bastardo… da consumarsi preferibilmente entro…
Ma vaffanculo!… Che cazzo è, mascarpone?

Ehm… uhm… fammi schiarire la voce…
Popolo indiano, ce l’abbiamo nel culo: tutta colpa dell’Occidente imperialista.
Bon, così abbiamo salvato la faccia.
Piuttosto, dov’è la Rosina, quella pezzata?
Come “perchè?”… Son due anni che non vado in chiesa!…

Dottordivago

P.S. Se qualche girotondino impegnato nel sociale volesse darmi del razzista etnocentrico, gli consiglio prima di farsi una risata -non è difficile, provate…-
poi, se proprio vuole…

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Ovviamente mi riferisco a banche, fondi, borsa, mega aziende e confraternite di ladroni similari.
Ce ne hanno sempre combinate più che Bertoldo ai Francesi e noi, per anni, abbiamo desiderato, inutilmente, di fargliela pagare; adesso, che sarebbe il momento giusto, mi pongo la domanda: ci conviene?
Purtroppo la risposta è NO, semplicemente perchè ci tengono per le palle.

L’altro giorno seguivo il TG e per un momento ho provato una sconfinata ammirazione per gli Inglesi; un sacco di gente ha fatto un casino della Madonna per far sapere al proprio governo che, riguardo all’attuale situazione, saranno cazzi delle banche e che loro di certo non intendono cacciare un penny per salvarle.
E fanno male.
Che ci piacciano o no, agli Inglesi tocca fare tanto di cappello: sono partiti dalla loro isoletta brumosa ed hanno conquistato mezzo mondo, depredandolo come pirati ed arricchendosi in modo sfacciato per un paio di secoli; non che questa sia una cosa positiva, però bisogna riconoscere che, dove la popolazione indigena si è minimamente integrata col nuovo padrone -avete presente nuotare o annegare?- una volta arrivata o ritornata l’indipendenza le cose hanno cominciato ad andare decisamente bene, vedi Stati Uniti, Canada, Australia ed India; questo è dovuto al fatto che gli Inglesi, pur tra mille nefandezze, hanno dato a questi stati un’impronta moderna, a differenza di Francesi, Portoghesi, Spagnoli eccetera.
Lascio fuori dalla lista gli Italiani, visto che stiamo ancora aspettando qualche colonizzatore che dia a noi un’impronta moderna.

A casa loro si sono inventati la società attuale con l’industrializzazione, le lotte operaie ed il welfare state, nonchè tre quarti di mode e tendenze degli ultimi cinquantanni.

Ma adesso sbagliano a protestare.
Avrebbero ragione, ma in questo momento ci tocca mordere nel limone e dire che è dolce.

Stabiliamo, non come teorema ma come assioma, il fatto che

i poveri lo prendono sempre nel culo

E fin qui siamo tutti daccordo, no?
Mi ci metto pure io nei poveri, vista la mia influenza sui grandi sistemi; che poi me la passi meglio di tanti altri disperati è un fatto che mi lascia comunque impotente nei riguardi della situazione italiana, europea e planetaria.

Adesso ragioniamo, o sragioniamo, tanto se il protagonista sono io, non si vede la differenza.

Le grandi aziende.
E’ di ieri la notizia che si sta pensando a nuovi incentivi per le automobili e gli elettrodomestici; siamo alle solite: finchè c’è da guadagnare, le società si beccano i dividendi, quando si fa grigia, si beccano gli aiuti pubblici, che si scrive così ma si pronuncia ci ravanano nel portafoglio.
O così o pomì: forse forse è meglio cambiare macchina e frigo che pagare cassa integrazione, mobilità o sussidi di disoccupazione a migliaia di lavoratori ai quali, prima o poi, ci tocca trovargli un posto come insegnanti, con il risultato di arrivare ad un rapporto studenti/docenti uguale a uno, quindi un po’ peggio  di adesso.
Idem per Alitalia: se continuano a volare, qualcuno che paga il biglietto ci sarà pure, ed a noi spetterà tirare fuori la differenza; se restano a terra ce li ritroviamo tutti su queste spalle, anche perchè i dipendenti Alitalia non possono neanche fare i bidelli; forse in qualche scuola alla Magliana, ma sarebbero troppo bori pure lì.
Quindi ci conviene pagare l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani.

La Borsa.
Qui balle non ce ne sono: in tutto il mondo un centinaio di persone decidono cosa deve fare la Borsa, se salire o scendere; se non sei uno di quei 100, non ti ci mettere, oppure stacci, ma sappi che sei una foglia nel vento.
Forse Arabi ed affini hanno capito che con tutti i soldi in più, piovuti dal cielo con il petrolio fino a 150 dollari, ci possono fottere meglio che cento Bin Laden.
Comunque non possiamo farci niente, salvo rivestire tutto l’Occidente di pannelli solari e quando ci scappa una scorreggia correre a farla su un generatore eolico o imbottigliarla come succedaneo del metano.
Ragazzi, questa è macro economia: riuscite a seguirmi?…

Le Banche. (dimmerdamerdamerdamerdamerdamerdamerdamerda)
Lo so, non ditemi niente.
Ci fottono da sempre; ultimamente, poi, con bond argentini, Cirio, Parmalat e mille altre iniziative delinquenziali hanno veramente passato il segno.
Purtroppo sono le loro mani quelle che ci tengono per le palle.
Tutti i nostri soldini non sono altro che file (file con la i, non con la ai) di numeri nei loro computer: se dicono che va tutto a puttane, è riferito a noi, non a loro.
Se da un giorno all’altro gli gira, quando infiliamo il bancomat nell’apposita fessura ci risponde una pernacchia e compare la scritta “andare a prendere la minestra alla Caritas”. E non sarebbe una bella cosa.
Augurare il peggio alle banche sarebbe il minimo, ma sarebbe anche come sperare che venga il Parkinson al chirurgo che ci sta operando: gli scappa una bisturata e… “Ops!… O cazzo, ma quella era l’aorta? Va beh, cosa c’è da guardare? Qualcuno dia una pulita per terra…”

Avete presente uno che vi deve un sacco di soldi?
Lo odiate, ma siete anche quello che la notte prega per la salute e la lunga vita di quel gran figlio di puttana.

Morale della favola, ci toccherà tirare la cinghia: spendere un po’ meno al supermercato, usare un po’ meno l’auto, concedersi qualche vacanza in meno.
Ma risparmieremo comunque meno di quanto ci aspettiamo: una parte dei nostri soldini risparmiati andra, sotto varie forme, ad aiutare la grande distribuzione, i petrolieri e le associazioni di albergatori; questi ultimi, poi, sono fantastici: quando c’è il tutto esaurito dicono “mmm…, sì, tutto sommato…”, quando hanno un letto vuoto, si vedono già sul marciapiede a suonare l’organino ed a far ballare la scimmia…

Non mi incazzo neanche più: infatti, con un sorriso disincantato, senza rancore, mando a tutti loro un cordiale vafanculo.

Dottordivago.

P.S. Se qualcuno mi spiega se e dove sto sbagliando, mi fa solo un piacere…

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Un commento di Simona a “Stiamo nel vago” mi ha fatto ricordare che il post non era finito quando il kopi luwak si è impadronito della mia mente.
Va bene che parlare di mente e del sottoscritto nella stessa frase è quasi una contraddizione in termini, ma rimane stupefacente quanto poco basti a farmi perdere la strada di casa; ero lì, col post praticamente scritto nella testa, e, non so come, sono stato aggredito dal pensiero dell’orrido intruglio; da questo all’idea del macchiato freddo – scagazzato caldo è stato un lampo, solo che la cosa mi faceva talmente ridere che mi sono dimenticato un pezzo di post.
Ma voi, dite la verità, è così che mi volete, no?
Parecchio tempo fa, il buon Paz -che tanto buono, poi… va beh…- in uno scambio epistolare mi criticava bonariamente per la lunghezza dei miei post ed a proposito dei suoi si scherniva -o mi pigghiava p’u u culu?…- dicendo che lui non possiede il dono della divagazione: è una delle cose più acute e sottili che mi siano arrivate su queste pagine; ovviamente non ho recepito l’invito alla stringatezza, anche perchè, come dimostra la storia della mia vita, non ho mai ascoltato un consiglio che sia uno; forse per una volta ho fatto bene: se mi firmassi Dottorconciso o Dottorconcentrato, e scrivessi di conseguenza, forse non sareste qui a leggermi.

Il fatto preoccupante è che, normalmente, mi rendo conto quando mi scappa di divagare, lo dichiaro e, magari a fatica, riesco a tornare nel seminato; stavolta, invece, ero lì tranquillo quando… BAM!
Tutto inarrestabilmente andato.
Ad una certa età -che non è la mia…- alcuni hanno questo problema con la vescica; non vorrei che questa sorta di incontinenza alla divagazione porti ad associare la mia testa all’organo collegato alla vescica.
Vabbè, me lo sono cercato e me lo dico da solo:

 image  

‘A testa de cazzo!

Comunicazione di servizio: Pinetz, non ti ricorda qualcuno che conosciamo? Vediamo se ha la coda di paglia…

Oh, ragazzi, sto divagando nel corso di una divagata: forse, quelle due pirlate che dovevo dire, è destino che non le dica; però ora ci provo.

Sempre a proposito di quelli che ti dicono chi sei e come sei.

Da sbarbato avevo il terrore di due categorie: gli amici mollati dalla morosa -che ti facevano degli elmi micidiali- e quelli -ma soprattutto quelle– che si iscrivevano a Psicologia.
Col passare degli anni, i cuori infranti mi spaventano meno: come già detto, la maggior parte dei miei amici si è separata, qualcuno anche due volte, ma con l’età c’è una maggior reticenza a disperarsi in pubblico; quelli che tengono duro sono quelli -ma soprattutto quelle– che la laurea in psicologia l’hanno conseguita; ma anche quelli che si sono fermati prima continuano a rendere la vita, o quantomeno la conversazione, impossibile.
Un po’ come l’epatite C: quando hai preso in mano un libro di psicologia, resti positivo e pericoloso per tutta la vita.

Faccio un esempio.
Io mi rosicchio le unghie, da sempre; non in modo maniacale e rabbioso come quelli che si massacrano a sangue, così no, ma non ne vengo fuori comunque: posso anche stare un mese con le mie manine sante tutte belle e a postino quando, vuoi per un Gran Premio o per un film o per una minchiata qualunque, mi ritrovo con i polpastrelli da lebbroso e le briciole sputazzate sulla camicia.

Sì, non è una bella immagine, ma con tutte ‘ste donne che mi stanno addosso uso queste cose come deterrente, tipo le mutande strausate di Homer Simpson che “Potrebbero scoraggiare persino Joan Collins…”.

Forse mi rosicchio le unghie perchè sono un inguaribile agitato, o forse perchè possiedo una dentizione continua come i topi, fatto sta che se non ho la bocca in movimento, compreso il parlare, non sto bene.
Una notte ero a pescare con un amico: mare di fronte, canne piazzate e sopra di noi solo il cielo; finiamo i panini e ci schiaffiamo uno stuzzicadenti in bocca -chi non ha provato, in un momento così, non sa cosa si perde…- a cui segue una Marlboro (ora non più) ed un chicles (chewing gum, ndr); poi è il momento di una Fisherman, perchè anche a pesca l’alito è importante: e se Marcolino, tra il chiaro e lo scuro, mi tirasse la lingua in bocca?
Infatti il socio si avvicina e mi dice:”…Ma cosa cazzo stai facendo?”
Dunque, avevo il chicles e la Fisherman in bocca, lo stuzzicadenti da un lato, la Marlboro dall’altro… e mi rosicchiavo le unghie!
Marcolino, che è un amico, mi domanda se voglio uno Xanax per rilassarmi o se preferisco fargli un pompino per tenere impegnata la bocca.
Ho risposto che stavo bene così e di farsi i cazzi suoi, però mi sentivo un pirla.

Orbene, quando mi metto le mani in bocca e nei paraggi c’è uno nel tunnel della psicologia spicciola, è la fine; mi sono sentito dire che sono un insicuro, che ho bisogno d’affetto, che è un desiderio di ritorno all’utero -può darsi: come diceva Woody Allen,”desidero tornare all’utero: uno qualunque…- o quantomeno di ritorno alla mammella -idem, magari una quinta…-, che sono insoddisfatto, che sono…  AAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!
E TU, PERCHE’ SEI COSI’?
PERCHE’ SEI UN CAGACAZZO?
PERCHE’ SEI UN SUCAMINCHIA?
PERCHE’ SEI UN ROMPICOGLIONI?
EH? PERCHE’?

Di solito smettono.

Morale_ Non fatevi dire chi siete: siatelo.

E già che non vi faccio mancare niente, chiosa finale.
Che non c’entra niente col resto, ovvio.
Stamattina sono andato da Pino Trifula, il mio pusher di tartufi.
Il poverino -poverino una sega…- si dice dispiaciuto, ha poca roba -ma buoonaa…- per colpa del clima troppo secco.
Faccio l’acquisto -due pezzi trovati sotto ad un rovere, e chi vuole intendere…- e lo tranquillizzo: vado a far lavare la macchina, come estrema macumba per attirare la pioggia.

Ringraziando la Madonna ha funzionato, sta cominciando giusto adesso, porca troia…

Però stasera, mentre fuori piove, tartare di manzo e uova fritte con sopra l’equivalente del PIL della Cambogia: mmmmmmm…
Problemi di coscienza? …. Naaa! Piuttosto mi creerà qualche problema coi vicini: quando mangia il tartufo Bimbi fa dei versi che sembra stia trombando.
E non la solita roba: con uno bravo, intendo…

Dottordivago.

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…e non solo si pigliano il cesto, c’hanno pure certe pretese….
E questo no, e quello nemmeno, se invece ci fosse…
Oh, non siamo mica su Kelkoo, che uno si fa il carrello come vuole…
C’è un cesto d’ordinanza? E cesto d’ordinanza sia.
Quindi, tutti in coro

cesto18k

Benvenuto, Pegaso

Dottordivago

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Ho già avuto modo di esprimere le mie perplessità sui vari sistemi per vendere fumo o, genericamente, per ciulare il prossimo; molti miei “scritti” sono permeati da un fisiologico -se non patologico- scetticismo che proprio non riesco a scrollarmi di dosso, quando non si tratta di un vero e proprio limite intellettuale, come evidenzio nel post  Perchè non credo?

Sempre con l’occhio che balla guardo le mode più stupide del momento in Mi faccio la frusta. E due…

Non sto facendo autopromozione, è solo che così me li controllo, per non scrivere due volte la stessa cosa visto che, con l’arterio che mi ritrovo, ormai, dico sempre le stesse cose come i vecchi…

Tutte le stronzate di cui tratto in quelli ed altri post, hanno come causa scatenante la sempre più diffusa stupidità che va a braccetto con il benessere ed il progresso e che fa a schiaffi con la civiltà.

La nostra società ci porta a fare un sacco di cazzate convincendoci con pubblicità e falsi idoli…
…e adesso mi sono stufato di me stesso: sembro uno di quei sociologi o psicologi da salotto TV.

In poche parole: cos’è che mi fa girare i coglioni, oggi?
Presto detto.
E’ mai possibile che un sacco di gente deve farsi dire da altri non come devono essere ma come sono?
Mi spiego meglio: se la mamma ti dice di non essere maleducato, va bene; se il codice della strada ti dice che non devi far guidare la scimmia, va sempre bene; al limite, se la società ti dice che per essere figo devi acquistare un certo vestito o una certa auto, può ancora andare bene.
Quello che non accetto è che mi dicano come sono, senza aver mai saputo chi cazzo sono.

Allora, partiamo dagli oroscopi.
Sono nato l’8 febbraio e quindi sono un Acquario; ho alcuni amici nati a pochi giorni di distanza da me, quindi Acquari pure loro, e non potremmo essere più diversi; uno di questi si chiama Carlo pure lui, è nato addirittura lo stesso giorno, alla stessa ora, e l’unica cosa in comune oltre alla data di nascita ed al numero degli arti, è che siamo due deficienti: per il resto non c’entriamo un cazzo uno con l’altro.
Però, se vado a leggere le “caratteristiche dell’Acquario”, dovremmo essere due cuori ed un’anima sola.
In un periodo, per me particolarmente felice, Carlo 2 si è separato dalla moglie e ha perso il lavoro.
Ma l’oroscopo del periodo era lo stesso.
Questa capacità che hanno gli astrologi del dirti come sei, ha preso una bella scoppola -casomai fosse necessario provare che è una stronzata- nel corso di un esperimento condotto una ventina di anni fa in un’università americana.
Un campione di un centinaio di soggetti, maschi e femmine, è stato diviso per segno zodiacale; a tutti è stato dato un profilo astrologico relativo al proprio segno, con il divieto di commentarlo con i vicini.
Dovevano dare un voto da uno a cinque alla corrispondenza del profilo con le proprie caratteristiche reali, o presunte.
Bene, nel computo seguente la media è stata superiore a quattro, quindi i soggetti esaminati hanno commentato con fior di dottoroni la quasi perfetta corrispondenza.
Tutto finito? No, ragazzi, ancora una cosa: scambiatevi i fogli, a caso.
Si trattava di un testo unico, fotocopiato, con l’unica differenza del segno, che in un caso diceva Acquario, in un altro Vergine e così via per tutti i segni.
Come è possibile?
E’ sufficiente stare nel vago: se ti dicono che ami essere indipendente ma che non arrivi al più gretto egoismo, tu dici “ok, giusto”; se ti definiscono fantasioso ma non scollegato dalla realtà, tu ti ci riconosci; e avanti così.

Quindi, amici astrologi, andate a cagare.

Altro stereotipo, ancora più stupido: succede che nel corso di un TG ci sia un servizio sulla sfilata del tale cazzutissimo stilista che dichiara “La donna di quest’inverno è libera e determinata, ma non prevaricatrice; allo stesso tempo è dolce e romantica, pur sapendo tirare fuori le unghie…”
E tutto questo in inverno, perchè per la primavera/estate è prevista una muta del carapace, come gli astici, che ci regalerà una donna “allegra e scanzonata, ma che non dimentica la classe e l’eleganza…”
Peccato che, mentre ci elargisce queste perle di conoscenza dell’altra metà del cielo, faccia sfilare dei burattini di trenta chili -dopo mangiato e prima di andare in bagno, ovviamente- che indossano cose che ho la fortuna di non avere mai visto in giro.

In queste occasioni, se sono abbastanza rapido nel cambiare canale, mi risparmio ‘sto rosario di minchiate; se mi distraggo un attimo Bimbi mi dice:”Aspetta, solo un momentino…”
Come posso negarglielo? Già ha sposato me: vogliamo darle una soddisfazione, bella stella?
Premessa: Bimbi è femmina costumata, che ggira con gli occhi bbassi.
Inoltre spende pochissimo per vestirsi, almeno credo; di sicuro non è sensibile al canto di certe sirene.
Ma, in quanto donna, certe cose le piacciono, salvo poi rimanere sè stessa per tutte e quattro le stagioni, fortunatamente.
E, come me, non si capacita di quello che indossano le ammalate terminali in passerella per corrispondere all’idea di donna della stagione.
Una volta un’anoressica sfoggiava un top di bisso, che probabilmente costava come la Sindone, e che avrebbe dovuto classificare la donna come “attenta ai particolari ma senza pedanteria”.
Per chi non sapesse cos’è il bisso, dirò che è un tessuto ricavato dalla barba delle cozze, il bisso, appunto; non viene prodotto nelle pizzerie con lo scarto dell’impepata, bensì da pochissimi artigiani, nella sola area mediterranea, che in realtà lavorano il bisso della Pinna Nobilis, la madre di tutte le cozze -la sgnacchera, per noi pescatori-, quella grossa come il cofano di una Matiz che si vede appesa nei locali dove si millanta “specialità pesce”.

Parlando di una donna del genere, che si veste di bisso, non sarebbe più corretto definirla “Una donna che sa cosa vuole, sicura di sè; una donna che a forza di pompini riesce a trovare un coglione carico di euri pronto a tutto pur di accontentarla…”?
O meglio ancora:”Una donna che pretende attenzioni dal suo uomo, che deve essere pronto a darle il meglio”.
Anche perchè una donna così, se la porti in giro, ti costa come un figlio scemo; se per ipotesi entri in un bar per un caffè, una donna così  ordinerà, come minimo, un kopi luwak…

Il Kopi Luwak è un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto delle palme comune.
Il nome deriva dall’indonesiano Kopi, caffè, e Luwak, nome locale dello zibetto delle palme.
Le bacche del caffè sono parte integrante della dieta dell’animale, così come insetti, piccoli mammiferi, piccoli rettili, uova e nidi di uccelli. La parte interna della bacca di caffè non viene digerita; tuttavia gli enzimi digestivi dello zibetto intaccano la parte esterna, conferendogli un aroma amaro, causato dalla parziale digestione delle proteine.
La produzione del Kopi Luwak avviene nelle isole dell’arcipelago indonesiano, quali Sumatra, Giava e Sulawesi, e nelle Filippine.
Il Kopi Luwak è inoltre il caffè più costoso al mondo: il suo prezzo è di circa 500 €/Kg[1], mentre al dettaglio viene venduto per 5 € a tazzina in alcuni casi, mentre a Londra a 62 € la tazzina[1]. Viene prodotto principalmente per il mercato nipponico e statunitense, ma sta diventando reperibile un po’ ovunque.

Quest’uomo, “che non deve chiedere mai ma che sa anche piangere” con la sua sola presenza magnetica attirerà l’attenzione del barista e scandirà:”Due caffè: uno macchiato freddo ed un kopi luwak…”.
Dio, come vorrei essere il barista; risponderei all’uomo inverno 2008 che per il macchiato freddo non c’è problema, ma il kopi luwak l’ho finito, quindi, glielo scagazzo io o si aggiustano loro in bagno?

Dottordivago

P.S. Lo so, quest’ultima parte non c’entra molto con la prima, ma mi faceva ridere..
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Per la cronaca: questi sono il “sig. Illy” della situazione con un semilavorato…

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Benvenuta, Simona.

cesto18k

E com’è che questa qui si becca il cesto al primo commento?

Forse è raccomandata?
O ce l’ha orizzontale?

No, invidiosoni del mio cuore: prima cosa, essere uno dei ventinove di ieri è come essere uno dei 600 di Balaklava, o uno dei magnifici sette, o uno dei tre moschettieri; poi, semplicemente ha toccato il mio lato “chioccia” facendo i complimenti anche a voi commentatori,compari, fratelli miei.
Fosse per me… sai cosa me ne frega dei complimenti…

Dottordivago

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Ventinove???

Sono le 23.15, le undici e un quarto, per essere precisi.
Mentre cerco di capire come dare una sistemata alle pagine di servizio -se si chiamano così- mi casca l’occhio sulle statistiche del blog.
A quest’ora segna 29 accessi.
Credo come il blog di Pier Ferdinando Casini.

No, non sono incazzato,

  

sono solo curioso: 

MA DOVE CAZZO SIETE STATI TUTTO IL GIORNO?

Bambole, ancora un paio di colpi così e la bottega chiude.
E poi non venitemi a dire “..ma io non lo sapevo…”

Và, non mi firmo neanche.

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