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Archive for 21 ottobre 2008

Un commento di Simona a “Stiamo nel vago” mi ha fatto ricordare che il post non era finito quando il kopi luwak si è impadronito della mia mente.
Va bene che parlare di mente e del sottoscritto nella stessa frase è quasi una contraddizione in termini, ma rimane stupefacente quanto poco basti a farmi perdere la strada di casa; ero lì, col post praticamente scritto nella testa, e, non so come, sono stato aggredito dal pensiero dell’orrido intruglio; da questo all’idea del macchiato freddo – scagazzato caldo è stato un lampo, solo che la cosa mi faceva talmente ridere che mi sono dimenticato un pezzo di post.
Ma voi, dite la verità, è così che mi volete, no?
Parecchio tempo fa, il buon Paz -che tanto buono, poi… va beh…- in uno scambio epistolare mi criticava bonariamente per la lunghezza dei miei post ed a proposito dei suoi si scherniva -o mi pigghiava p’u u culu?…- dicendo che lui non possiede il dono della divagazione: è una delle cose più acute e sottili che mi siano arrivate su queste pagine; ovviamente non ho recepito l’invito alla stringatezza, anche perchè, come dimostra la storia della mia vita, non ho mai ascoltato un consiglio che sia uno; forse per una volta ho fatto bene: se mi firmassi Dottorconciso o Dottorconcentrato, e scrivessi di conseguenza, forse non sareste qui a leggermi.

Il fatto preoccupante è che, normalmente, mi rendo conto quando mi scappa di divagare, lo dichiaro e, magari a fatica, riesco a tornare nel seminato; stavolta, invece, ero lì tranquillo quando… BAM!
Tutto inarrestabilmente andato.
Ad una certa età -che non è la mia…- alcuni hanno questo problema con la vescica; non vorrei che questa sorta di incontinenza alla divagazione porti ad associare la mia testa all’organo collegato alla vescica.
Vabbè, me lo sono cercato e me lo dico da solo:

 image  

‘A testa de cazzo!

Comunicazione di servizio: Pinetz, non ti ricorda qualcuno che conosciamo? Vediamo se ha la coda di paglia…

Oh, ragazzi, sto divagando nel corso di una divagata: forse, quelle due pirlate che dovevo dire, è destino che non le dica; però ora ci provo.

Sempre a proposito di quelli che ti dicono chi sei e come sei.

Da sbarbato avevo il terrore di due categorie: gli amici mollati dalla morosa -che ti facevano degli elmi micidiali- e quelli -ma soprattutto quelle– che si iscrivevano a Psicologia.
Col passare degli anni, i cuori infranti mi spaventano meno: come già detto, la maggior parte dei miei amici si è separata, qualcuno anche due volte, ma con l’età c’è una maggior reticenza a disperarsi in pubblico; quelli che tengono duro sono quelli -ma soprattutto quelle– che la laurea in psicologia l’hanno conseguita; ma anche quelli che si sono fermati prima continuano a rendere la vita, o quantomeno la conversazione, impossibile.
Un po’ come l’epatite C: quando hai preso in mano un libro di psicologia, resti positivo e pericoloso per tutta la vita.

Faccio un esempio.
Io mi rosicchio le unghie, da sempre; non in modo maniacale e rabbioso come quelli che si massacrano a sangue, così no, ma non ne vengo fuori comunque: posso anche stare un mese con le mie manine sante tutte belle e a postino quando, vuoi per un Gran Premio o per un film o per una minchiata qualunque, mi ritrovo con i polpastrelli da lebbroso e le briciole sputazzate sulla camicia.

Sì, non è una bella immagine, ma con tutte ‘ste donne che mi stanno addosso uso queste cose come deterrente, tipo le mutande strausate di Homer Simpson che “Potrebbero scoraggiare persino Joan Collins…”.

Forse mi rosicchio le unghie perchè sono un inguaribile agitato, o forse perchè possiedo una dentizione continua come i topi, fatto sta che se non ho la bocca in movimento, compreso il parlare, non sto bene.
Una notte ero a pescare con un amico: mare di fronte, canne piazzate e sopra di noi solo il cielo; finiamo i panini e ci schiaffiamo uno stuzzicadenti in bocca -chi non ha provato, in un momento così, non sa cosa si perde…- a cui segue una Marlboro (ora non più) ed un chicles (chewing gum, ndr); poi è il momento di una Fisherman, perchè anche a pesca l’alito è importante: e se Marcolino, tra il chiaro e lo scuro, mi tirasse la lingua in bocca?
Infatti il socio si avvicina e mi dice:”…Ma cosa cazzo stai facendo?”
Dunque, avevo il chicles e la Fisherman in bocca, lo stuzzicadenti da un lato, la Marlboro dall’altro… e mi rosicchiavo le unghie!
Marcolino, che è un amico, mi domanda se voglio uno Xanax per rilassarmi o se preferisco fargli un pompino per tenere impegnata la bocca.
Ho risposto che stavo bene così e di farsi i cazzi suoi, però mi sentivo un pirla.

Orbene, quando mi metto le mani in bocca e nei paraggi c’è uno nel tunnel della psicologia spicciola, è la fine; mi sono sentito dire che sono un insicuro, che ho bisogno d’affetto, che è un desiderio di ritorno all’utero -può darsi: come diceva Woody Allen,”desidero tornare all’utero: uno qualunque…- o quantomeno di ritorno alla mammella -idem, magari una quinta…-, che sono insoddisfatto, che sono…  AAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!
E TU, PERCHE’ SEI COSI’?
PERCHE’ SEI UN CAGACAZZO?
PERCHE’ SEI UN SUCAMINCHIA?
PERCHE’ SEI UN ROMPICOGLIONI?
EH? PERCHE’?

Di solito smettono.

Morale_ Non fatevi dire chi siete: siatelo.

E già che non vi faccio mancare niente, chiosa finale.
Che non c’entra niente col resto, ovvio.
Stamattina sono andato da Pino Trifula, il mio pusher di tartufi.
Il poverino -poverino una sega…- si dice dispiaciuto, ha poca roba -ma buoonaa…- per colpa del clima troppo secco.
Faccio l’acquisto -due pezzi trovati sotto ad un rovere, e chi vuole intendere…- e lo tranquillizzo: vado a far lavare la macchina, come estrema macumba per attirare la pioggia.

Ringraziando la Madonna ha funzionato, sta cominciando giusto adesso, porca troia…

Però stasera, mentre fuori piove, tartare di manzo e uova fritte con sopra l’equivalente del PIL della Cambogia: mmmmmmm…
Problemi di coscienza? …. Naaa! Piuttosto mi creerà qualche problema coi vicini: quando mangia il tartufo Bimbi fa dei versi che sembra stia trombando.
E non la solita roba: con uno bravo, intendo…

Dottordivago.

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