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Archive for 20 ottobre 2008

…e non solo si pigliano il cesto, c’hanno pure certe pretese….
E questo no, e quello nemmeno, se invece ci fosse…
Oh, non siamo mica su Kelkoo, che uno si fa il carrello come vuole…
C’è un cesto d’ordinanza? E cesto d’ordinanza sia.
Quindi, tutti in coro

cesto18k

Benvenuto, Pegaso

Dottordivago

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Ho già avuto modo di esprimere le mie perplessità sui vari sistemi per vendere fumo o, genericamente, per ciulare il prossimo; molti miei “scritti” sono permeati da un fisiologico -se non patologico- scetticismo che proprio non riesco a scrollarmi di dosso, quando non si tratta di un vero e proprio limite intellettuale, come evidenzio nel post  Perchè non credo?

Sempre con l’occhio che balla guardo le mode più stupide del momento in Mi faccio la frusta. E due…

Non sto facendo autopromozione, è solo che così me li controllo, per non scrivere due volte la stessa cosa visto che, con l’arterio che mi ritrovo, ormai, dico sempre le stesse cose come i vecchi…

Tutte le stronzate di cui tratto in quelli ed altri post, hanno come causa scatenante la sempre più diffusa stupidità che va a braccetto con il benessere ed il progresso e che fa a schiaffi con la civiltà.

La nostra società ci porta a fare un sacco di cazzate convincendoci con pubblicità e falsi idoli…
…e adesso mi sono stufato di me stesso: sembro uno di quei sociologi o psicologi da salotto TV.

In poche parole: cos’è che mi fa girare i coglioni, oggi?
Presto detto.
E’ mai possibile che un sacco di gente deve farsi dire da altri non come devono essere ma come sono?
Mi spiego meglio: se la mamma ti dice di non essere maleducato, va bene; se il codice della strada ti dice che non devi far guidare la scimmia, va sempre bene; al limite, se la società ti dice che per essere figo devi acquistare un certo vestito o una certa auto, può ancora andare bene.
Quello che non accetto è che mi dicano come sono, senza aver mai saputo chi cazzo sono.

Allora, partiamo dagli oroscopi.
Sono nato l’8 febbraio e quindi sono un Acquario; ho alcuni amici nati a pochi giorni di distanza da me, quindi Acquari pure loro, e non potremmo essere più diversi; uno di questi si chiama Carlo pure lui, è nato addirittura lo stesso giorno, alla stessa ora, e l’unica cosa in comune oltre alla data di nascita ed al numero degli arti, è che siamo due deficienti: per il resto non c’entriamo un cazzo uno con l’altro.
Però, se vado a leggere le “caratteristiche dell’Acquario”, dovremmo essere due cuori ed un’anima sola.
In un periodo, per me particolarmente felice, Carlo 2 si è separato dalla moglie e ha perso il lavoro.
Ma l’oroscopo del periodo era lo stesso.
Questa capacità che hanno gli astrologi del dirti come sei, ha preso una bella scoppola -casomai fosse necessario provare che è una stronzata- nel corso di un esperimento condotto una ventina di anni fa in un’università americana.
Un campione di un centinaio di soggetti, maschi e femmine, è stato diviso per segno zodiacale; a tutti è stato dato un profilo astrologico relativo al proprio segno, con il divieto di commentarlo con i vicini.
Dovevano dare un voto da uno a cinque alla corrispondenza del profilo con le proprie caratteristiche reali, o presunte.
Bene, nel computo seguente la media è stata superiore a quattro, quindi i soggetti esaminati hanno commentato con fior di dottoroni la quasi perfetta corrispondenza.
Tutto finito? No, ragazzi, ancora una cosa: scambiatevi i fogli, a caso.
Si trattava di un testo unico, fotocopiato, con l’unica differenza del segno, che in un caso diceva Acquario, in un altro Vergine e così via per tutti i segni.
Come è possibile?
E’ sufficiente stare nel vago: se ti dicono che ami essere indipendente ma che non arrivi al più gretto egoismo, tu dici “ok, giusto”; se ti definiscono fantasioso ma non scollegato dalla realtà, tu ti ci riconosci; e avanti così.

Quindi, amici astrologi, andate a cagare.

Altro stereotipo, ancora più stupido: succede che nel corso di un TG ci sia un servizio sulla sfilata del tale cazzutissimo stilista che dichiara “La donna di quest’inverno è libera e determinata, ma non prevaricatrice; allo stesso tempo è dolce e romantica, pur sapendo tirare fuori le unghie…”
E tutto questo in inverno, perchè per la primavera/estate è prevista una muta del carapace, come gli astici, che ci regalerà una donna “allegra e scanzonata, ma che non dimentica la classe e l’eleganza…”
Peccato che, mentre ci elargisce queste perle di conoscenza dell’altra metà del cielo, faccia sfilare dei burattini di trenta chili -dopo mangiato e prima di andare in bagno, ovviamente- che indossano cose che ho la fortuna di non avere mai visto in giro.

In queste occasioni, se sono abbastanza rapido nel cambiare canale, mi risparmio ‘sto rosario di minchiate; se mi distraggo un attimo Bimbi mi dice:”Aspetta, solo un momentino…”
Come posso negarglielo? Già ha sposato me: vogliamo darle una soddisfazione, bella stella?
Premessa: Bimbi è femmina costumata, che ggira con gli occhi bbassi.
Inoltre spende pochissimo per vestirsi, almeno credo; di sicuro non è sensibile al canto di certe sirene.
Ma, in quanto donna, certe cose le piacciono, salvo poi rimanere sè stessa per tutte e quattro le stagioni, fortunatamente.
E, come me, non si capacita di quello che indossano le ammalate terminali in passerella per corrispondere all’idea di donna della stagione.
Una volta un’anoressica sfoggiava un top di bisso, che probabilmente costava come la Sindone, e che avrebbe dovuto classificare la donna come “attenta ai particolari ma senza pedanteria”.
Per chi non sapesse cos’è il bisso, dirò che è un tessuto ricavato dalla barba delle cozze, il bisso, appunto; non viene prodotto nelle pizzerie con lo scarto dell’impepata, bensì da pochissimi artigiani, nella sola area mediterranea, che in realtà lavorano il bisso della Pinna Nobilis, la madre di tutte le cozze -la sgnacchera, per noi pescatori-, quella grossa come il cofano di una Matiz che si vede appesa nei locali dove si millanta “specialità pesce”.

Parlando di una donna del genere, che si veste di bisso, non sarebbe più corretto definirla “Una donna che sa cosa vuole, sicura di sè; una donna che a forza di pompini riesce a trovare un coglione carico di euri pronto a tutto pur di accontentarla…”?
O meglio ancora:”Una donna che pretende attenzioni dal suo uomo, che deve essere pronto a darle il meglio”.
Anche perchè una donna così, se la porti in giro, ti costa come un figlio scemo; se per ipotesi entri in un bar per un caffè, una donna così  ordinerà, come minimo, un kopi luwak…

Il Kopi Luwak è un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto delle palme comune.
Il nome deriva dall’indonesiano Kopi, caffè, e Luwak, nome locale dello zibetto delle palme.
Le bacche del caffè sono parte integrante della dieta dell’animale, così come insetti, piccoli mammiferi, piccoli rettili, uova e nidi di uccelli. La parte interna della bacca di caffè non viene digerita; tuttavia gli enzimi digestivi dello zibetto intaccano la parte esterna, conferendogli un aroma amaro, causato dalla parziale digestione delle proteine.
La produzione del Kopi Luwak avviene nelle isole dell’arcipelago indonesiano, quali Sumatra, Giava e Sulawesi, e nelle Filippine.
Il Kopi Luwak è inoltre il caffè più costoso al mondo: il suo prezzo è di circa 500 €/Kg[1], mentre al dettaglio viene venduto per 5 € a tazzina in alcuni casi, mentre a Londra a 62 € la tazzina[1]. Viene prodotto principalmente per il mercato nipponico e statunitense, ma sta diventando reperibile un po’ ovunque.

Quest’uomo, “che non deve chiedere mai ma che sa anche piangere” con la sua sola presenza magnetica attirerà l’attenzione del barista e scandirà:”Due caffè: uno macchiato freddo ed un kopi luwak…”.
Dio, come vorrei essere il barista; risponderei all’uomo inverno 2008 che per il macchiato freddo non c’è problema, ma il kopi luwak l’ho finito, quindi, glielo scagazzo io o si aggiustano loro in bagno?

Dottordivago

P.S. Lo so, quest’ultima parte non c’entra molto con la prima, ma mi faceva ridere..
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Per la cronaca: questi sono il “sig. Illy” della situazione con un semilavorato…

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