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Archive for 15 ottobre 2008

Prima di continuare a donare la luce all’umanità sull’argomento “Bio”, mi permetto una comunicazione di servizio.
Nella mia assoluta ed inguaribile ignoranza del mondo informatico, ogni tanto mi si accende una lampadina
idea 
e compio quello che è un piccolo passo per un uomo ma un gigantesco balzo per un imbecille come me.
Leggevo i commenti al post precedente, quando vedo lì vicino una scritta verde che dice “modifica”.
Ripeto, essendo ignorantecanebbestia ho sempre pensato:”Ma dimmi te se devo modificare i commenti…” per poi scoprire che serve per RISPONDERE ai commenti ad personam, come il Silvio con le leggi della Repubblica Italiana.
C’è poco da ridere; sia sulla mia situazione che su quella della Repubblica…
Comunque, a partire dal post precedente ho iniziato col rispondere a tutti voi, e continuerò a farlo, sempre che il commento non sia intoccabile come il sorriso della Gioconda o assolutamente insulso, cosa, finora, mai verificatasi.
O quasi.

Torniamo al Bio? Sì, dài, che qui si fa notte…

Nella mia nota e riconosciuta tolleranza nei confronti di tutti e di tutto, ho sempre considerato una smisurata minchiata l’uso di erbe e prodotti erboristici vari.
Quantomeno da un punto di vista scientifico; ritengo che curarsi con le erbe sia come accendere il fuoco coi sassi quando si ha l’accendino in tasca: qualcosina si ottiene, ma a fronte di un impegno sproporzionato.
Resta l’indiscutibile effetto placebo, che se funziona con l’omeopatia, figurati con le erbe, che, almeno, qualcosa dentro ce l’hanno…
Se poi a qualcuno piace la tisana di tiglio prima di coricarsi, l’infuso di broccolo dell’Annapurna dopo cena, o l’uso del cetriolo intero nei momenti di solitudine, nessun problema: è un fatto di gusti, e quelli non si discutono.
Oddio, nel caso del cetriolo c’è il rischio che rinvenga, ma solo se uno/a lo mangia: per l’altro uso, basta lavarlo bene. E non rinviene ruttando, salvo uso assolutamente smodato…

Per quanto mi riguarda, con caffè, tè e -nei dopociucca- camomilla, ho esaurito la lista degli infusi che mi servono.
Però posso capire che qualcuno, dopo cena, preferisca l’infuso di ortica
-barbari!- alla Sambuca Molinari con la mosca, e non posso andare contro il parere di Vittorio Gassman che nel film Il Turno, a schiaffoni, inculcava in Paolo Villaggio la fede nella tisana di gramigna “che è bbuona e fa ccacare”.

Orbene, chiarito il concetto, ho un’altra cialtronata felliniana (bella definizione, Paz) da raccontarvi.
Anzi, no, in questa cialtronata ci vedo più la mano di Quentin Tarantino, tant’è che non fornisco dettagli per non giocarmi un amico.erbe alpine

Una quindicina di anni fa, il mio amico Mario -tranquillo, mi limito a questo…-, che vive in una zona prealpina ed ha un’avviata azienda artigianale con il papà, viene avvicinato da un distinto signore che, dopo essersi educatamente presentato, gli domanda se è suo quel meraviglioso campo di malva in quel tal posto; “Credo di sì, erano terre di mio nonno ed ora sono mie, ma dovrei chiedere ai vicini, visto che non ci ho quasi mai messo piede”.
Si era già informato il distinto signore, che gli conferma la cosa ed aggiunge:”Perchè, ne ha anche altre?”
“Uh… -fa Mario- ne ho un mucchio… Non un metro edificabile, porca troia, ma di prato che non vale un cazzo ce n’è fin che ne vuole. Se le interessa la malva si serva pure”
Al distinto signore gli -rafforzativo…- brillano gli occhi e spiega di essere un grossista di prodotti erboristici: non vuole una bracciata di malva, la vuole acquistare tutta, e poi buttare l’occhio al resto dei terreni incolti per vedere cosa c’è di buono. Pagamento pronta cassa, le fatture le lasciamo fare alle fattucchiere…
A Mario gli -sempre rafforzativo…- si drizzano le orecchie e dice:”Parliamone”.
Con un cugino che ne sapeva più del Catasto, Mario e l’erborista passano una giornata per prati, in mezzo ad erbe di ogni specie; alla sera, l’ultimo sciamano sembrave Hernàn Cortès davanti all’Eldorado.

Parte il business, e fin qui tutto bene.

L’anno successivo lo sciamano dice a Mario che è soddisfatto, ma si potrebbe fare meglio; si potrebbe raddoppiare la produzione, ma sarebbe necessario “fare qualche trattamento”.Achillea_G
“Io, letame non ne ho…” risponde Mario.
“Ma quale letame… Prendi un contadino a giornata, uno che abbia l’attrezzatura, e con due o tre spruzzate a stagione vedrai che roba!”
Mario mette in chiaro che lui non ci capisce un’ostia di agricoltura e di trattamenti, al che l’altro gli fornisce il supporto tecnico completo, compresi i costi per moggia (un terzo di ettaro, nota del redattore).
Qualcosa tipo idroclorononfabene alla fioritura e una bella passata di nitrobenzostailontano un po’ più avanti; poi, se la stagione fosse piovosa, è quasi obbligatorio il pentasolfurodistocazzo, che si attacca e non si stacca più
Parole testuali, a parte i prodotti.
Mario è basito:”Ma ‘sta roba… la gente se la beve o se la mangia…”
Risposta:”E tutto il resto? La frutta? La verdura? L’acqua?…”
“Sì, ma i controlli?…”
“Non ti preoccupare, a quelli ci penso io; e poi, la roba sfusa non la controlla nessuno, e, nel caso, mica ci scrivo sopra “Genziana non trattata”, no?
E poi, un Eco qua ed un Bio là, la gente si compra qualunque merda”.

image

Affare fatto, Mario diventa uno spacciatore; e, come tale, si assolve pensando che se non li avvelena lui, si fanno avvelenare da qualcun altro.
E, purtroppo, non ha tutti i torti.

Brutta storia, eh?

Rincaro la dose citando la risposta che un amico, produttore di pesche di Volpedo, mi ha dato alla domanda quale fosse la frutta meno dannosa: “Quella che non mangi”, mi ha detto.
Più che una risposta, un epitaffio.

Minchia, sono riuscito a prendermi male da solo…
E quindi, una cosina allegra.
Un altro amico -eh, ne ho, ne ho…- è titolare di una ditta che tratta un particolare prodotto in legno per l’edilizia; anche qui, omertà totale: vi basti sapere che il nome della ditta, tanto per cambiare, contiene il simpatico suffisso Bio.
Chiacchierando con X -manco il nome vi dico-, prendo in mano un pezzo di legno e gli domando perchè Bio; risposta:”Perchè ci sta bene, no?”
Effettivamente suona bene, ma dentro, cosa c’è?
“Cosa vuoi che ci sia? La solita roba, no?… Cosa sono, un chimico?”
Poi, tra una stupidata e un’altra, gli domando cosa ci faccia con gli scarti, e lui mi risponde che li manda in discarica; solo una volta ha provato a bruciarli nel camino ma la casa, dopo un momento, era peggio del petrolchimico di Marghera. La prima volta che gli capita, parlando col rappresentante, glielo racconta e quello inorridisce:”Ma sei scemo? Ti rendi conto della merda che c’è lì dentro?”

Gli dico che è un peccato buttare via quella grazia di Dio e gli consiglio di bruciarlo tranquillamente, tanto con una bio-chemioterapia spesso ti salvano…

Dottordivago.

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