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Archive for 1 ottobre 2008

Parlavamo di nouvelle cuisine: porzioni da fame, presentate benissimo, in piatti enormi.

Allora, qualcuno di voi fuma?
Se sì, andreste a comperare le sigarette in una tabaccheria in cui uno vi apre la porta, uno vi saluta, uno domanda “desidera?” a cui voi rispondete “un pacchetto di Camel”, uno prende una sacca da golf in cuoio di Cartier, un’altro ci mette dentro una Camel, uno chiude la sacca con un nastro di raso ed un’orchidea, un altro vi dice “Ottomilacinquecento euro, signore. Grazie e torni a farci visita”.
Spero di venire a farvi visita in terapia intensiva a causa dell’accidente che vi spacca, facce di merda.
Se è vostra abitudine frequentare posti del genere, saziatevi pure di nouvelle cuisine, anche se saziatevi mi sembra una parola grossa.

Io amo cucinare e mi riesce benino; una volta cascavo nei trappoloni degli amici che mi incastravano tutto il giorno ai fornelli dicendo “Tu dài gli ordini e noi facciamo” per poi presentarsi all’ora di cena con un allegro “E’ pronto?…”
Prendilo in quel posto oggi, prendilo domani, oggi cucino quasi esclusivamente per me e Bimbi, grande estimatrice dei miei piatti.
Ogni tanto provo a fare il figo e cerco di sistemare bene tutte le cosine nel piatto: ci riesco quasi sempre prima che si raffreddi tutto, ma lo faccio per due; con un po’ di organizzazione, spazio e attrezzatura giusta, potrei farcela anche per sei persone, ma non ne sono sicuro.
Avete già visto la cucina di un super ristorante? A guarnire i piatti ci sono,   almeno, tante persone quante ce ne sono vicino ai fornelli: ogni virgola nel piatto costa un euro di manodopera, idem per ogni rametto, fogliolina, spolverata di qualcosa.
Vi arriva ‘sto piatto da 20 euro, voi vi ficcate in bocca una cosa buonissima ma c’è un problema: avete una carie che il dentista vi ha lasciato aperta, il boccone ci finisce dentro e voi non avete sentito il gusto: oh cazzo!…Guardate nel piatto: non ce n’è più! C’è solo una bellissima decorazione su cui non avete il coraggio di fare scarpetta: sarebbe come passare la trementina su un Rubens.

A proposito di quadri: al mio paese i piatti sono rotondi e noi siamo talmente convinti che debbano essere rotondi che in dialetto li chiamiamo tond:
“u tond” singolare, “i tond” plurale.
Bello avere certezze.
E allora, perchè tutti i ristoranti con smanie di fighezza usano i piatti quadrati?
Che senso ha il piatto quadrato?
Negli anni 70 mia madre ha comperato un servizio di bicchieri quadrati: o bevevi di spigolo o ti colavano due rivoli di liquido ai lati della bocca, tipo zanne di tricheco. Tutta al famiglia si è detta disposta a bere a canna finchè quei bicchieri non fossero spariti. Quando, al pasto successivo, li abbiamo rivisti, mio padre, uomo assolutamente mite se non addirittura remissivo, ha dichiarato che avrebbe rovesciato la tavola entro dieci secondi. Non fu necessario.

E siccome io sono ignorante, ma il mondo è pieno di stupidi, adesso i piatti sono rettangolari. Non frequento ristoranti che li usino, ma se guardate il Gambero Rosso vi renderete conto che due su tre mettono il cibo in piatti che sembrano le targhe delle macchine: se li metti per il largo, devi mangiare facendoli scorrere come il carrello delle vecchie Olivetti, sennò ti fai venire la scoliosi a furia di sporgerti di qua e di là; se li metti per il lungo, quello di fronte ti mangia il boccone del prete.

La chiosa finale la lascio alle alate parole del mio amico Luciano, che soffre di menischio, mangia l’aspice e non respira il solvente perchè è volubile: una sera, nel corso di una cena di cacciatori -non condivido il gesto, solo il frutto…- in cui ci siamo mangiati anche l’orso Yoghi, alla parola nouvelle cuisine Luciano ha sentenziato:”Che vadino a prendersela in quel paese”.
Gli ho spiegato che o vadano a prendersela in quel posto oppure che vadano a quel paese.
Ha ribadito il concetto: che vadino a prendersela in quel paese!

Abbiamo le idee chiare, noi ignoranti.

Dottordivago.

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