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Archive for 19 dicembre 2007

Sproloquio fascista.

Molti blogger si lanciano sulle notizie di cronaca e le commentano a caldo; io preferisco parlare d’altro: primo, perchè amo scrivere pirlate e la cronaca, quella che fa notizia, offre poche occasioni per ridere; secondo, perchè sono un po’ più “lento”-che si pronuncia “tonto”- ed ho bisogno di più tempo per farmi un’opinione. Oddio, ad essere sincero, un’opinione me la faccio in un secondo e mezzo, ma è meglio se me la rumino un attimino, così faccio meno danni.

Mi sembra trascorso abbastanza tempo dall’ incidente alla Thyssekrupp, quanto basta per aver fatto passare tra le notizie secondarie dei telegiornali quella della morte del sesto di quei poveri Cristi, con la “C” maiuscola perchè li vedo veramente come sei crocifissi su un Golgota di ipocrisia, per i quali, vi confesso, provo una compassione dolorosa e profonda.

Abbiamo sentito, nelle solite mille trasmissioni, le solite cose che ci dicono in questi casi, tra il dolore vero di amici e sopravvissuti e quello di facciata di coloro che non dovrebbero permettere queste vergogne.

Parlo dei panda per antonomasia, nel senso peggiore che riesco a dare a questa accezione: i sindacalisti, proprio quelli che si sono precipitati ad urlare tutto lo sdegno di cui erano capaci e mi è dispiaciuto che uno di quegli operai, in primis il sopravvissuto con il viso ustionato, per il quale, ripeto, provo un affetto e una solidarietà per me insoliti, non si sia alzato e non gli abbia sputato in faccia.

Caso mai servisse un motivo per sputare in faccia ad un sindacalista, ve ne cito alcuni.

A detta degli operai della Thyssenkrupp, gli impianti erano pericolosi, non c’erano nè controlli nè ispezioni e loro dovevano provvedere a cantare e portare la croce, cioè preoccuparsi della produzione e della manutenzione e la cosa che più scandalizzava gli zozzi -i sindacalisti, of course- era proprio “il non rispetto di professionalità che bla bla bla…”, come se fosse una bestemmia che chi usa una macchina si accorga di un malfunzionamento prima di un altro. Solo che non va bene che non ci sia qualcuno a cui dirlo.

Adesso, glielo devo spiegare io che nel settore privato dove servirebbero due addetti si opta per far fare gli straordinari a uno? E devo dirlo io che, per uno che porta a casa mille euro al mese, qualche ora di straordinario è oro? E se è “fuori busta” è oro puro? Ecco, una cosa che avrei voluto sentire dai ragazzi della Tyssen è proprio questa: “sì, facevamo gli straordinari ma per noi andava benissimo”; e nessuno, aggiungo io, ti può obbligare se non vuoi farli.  E’ impopolare dirlo, ma io ho un’attività in proprio e vi posso giurare che c’è la fila di turnisti che mi chiedono di venire a fare qualche ora da me. E se non ci credete significa che guadagnate bene o che non avete voglia di fare un cazzo.

Invece quei ragazzi, che, sia chiaro, sono vittime, facevano le vittime, ma per le ragioni sbagliate. I veri carnefici sono quelli che con loro dovevano parlare, non gli azionisti che lo stabilimento non l’hanno mai visto.

Dunque, gli operai sapevano. E stavano zitti? Non ci crederei neanche se lo vedessi. Il problema è a chi lo dicevano: non c’erano ispettori; quindi alla direzione? Probabilmente sì, ma ai dirigenti non piacciono i piantagrane e, se uno si vuole bene, non si mette in cattiva luce. Sbagliato in questo caso, ma giusto in generale. E allora, perchè non dirlo ai sindacalisti? Sono loro i paladini dei lavoratori o sono i difensori d’ufficio dei lavativi? Volete raccontarmi che nessuno si sia rivolto ad un responsabile sindacale e gli abbia detto “qui un giorno o l’altro scoppia un casino”? L’avranno detto mille volte, ma i compagni di merende non vogliono inimicarsi le aziende perchè gli potrebbero rispondere picche quando ci fosse da assumere qualche loro amico.

I familiari dei morti affermano che a casa quei ragazzi ripetevano incessantemente le loro paure; ma ai sindacati mai niente: zitti e mosca. Questi sindacalisti mi ricordano i sopravvissuti di tangentopoli: o erano troppo stupidi per accorgersi di quello che succedeva o erano ladri come gli altri.

E’ molto più facile gridare “sciopero generale contro il carovita!” e poi prendere a braccetto il direttore e spiegargli che “sono ordini centrali, fosse per me…” che non andare dallo stesso direttore e dirgli: “Quest’anno le tue azioni non daranno dividendi perchè devi spendere soldi per mettere a posto quel merdaio o ti blocco la produzione”.

Avete notato quando avviene un incidente ferroviario qual’è la prima dichiarazione dell’immancabile sindacalista? “…e queste cose succedono quando i lavoratori sono sottoposti a turni massacranti per carenza di organico bla bla bla”. Ora, non so di preciso se abbiamo -in rapporto alla rete- il doppio o il triplo dei ferrovieri della Germania,  ma di sicuro deteniamo il record mondiale di lavori eseguiti da ferrovieri doppiolavoristi; solo io conosco elettricisti, idraulici, meccanici che nel tempo libero fanno i ferrovieri? -La battuta non è mia: è loro- Ma non è questo il punto: il problema è che non si è mai visto uno sciopero per la sicurezza o per l’efficienza ma sempre per rivendicazioni contrattuali.

E i morti servono per avere visibilità presso il grande pubblico televisivo o nelle piazze; come si dice, “piccoli bastardi crescono”: dai e dai un posto in politica ci scappa.

E il ministro Damiano che vuole girare alle aziende, anzichè alle vittime, il tesoro dell’INAIL? Sentito niente dai sindacati? Se non fosse per Beppe Grillo non lo saprei neanche io.

Concludendo questa tirata fascista, che altro dire? La parola “sindacati” dovrebbe evocare immagini di fieri lavoratori che marciano uniti verso un futuro migliore e non di un gregge che procede confuso verso il macello.

E le tre famose sigle CGIL, CISL e UIL dovrebbero suonare solide e rassicuranti come Dio, Patria e Famiglia e non ricordare un’altra sinistra Triade: no, non intendevo Moggi, Giraudo e Bettega. 
Parlavo di Cloto, Lachesi e Atropo.

Dottordivago

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