Insomma, ricollegandoci ai post precedenti, la crisi attuale dipende per il 10% da mercati ciucchi, finanza creativa e politica corrotta, mentre il 90% se lo pappano i nostri comportamenti più stupidi: detto in estrema sintesi… cioè… dunque…
Ecco, l’estrema sintesi è un ambiente in cui mi ci trovo come in una mostra di arte moderna con sottofondo di jazz e degustazione guidata di vini, comunque ci provo: la maggior parte dei problemi nasce dal fatto di guadagnare qualcosina meno di prima (in rapporto al costo della vita) ma, parallelamente, dalla cattiva abitudine di spendere molto, molto di più.
In uno dei post precedenti, Song’ ‘o Fetente 7, abbiamo visto che con uno stipendio medio del 1980 (500.000 lire) ci si potevano permettere 588 litri di benzina, mentre oggi, con un pari stipendio di 1.200 € se ne comperano 685, un bel centinaio di litri al mese in più, corrispondenti a 1000/1500 km di percorrenza mensile: paradossalmente, uno che oggi percorra 12/18mila km all’anno, li fa a gratis, grazie al maggior potere di acquisto stipendio-su-benzina.
Solo che nel 1980 la gente non si strappava i capelli al distributore e il consumo di benzina era in costante aumento, mentre oggi, per la prima volta dall’invenzione dell’automobile, assistiamo alla contrazione delle vendite di carburanti e a scene di vera indignazione/disperazione nei servizi realizzati alle pompe di benzina dai vari TG.
Pensate, inoltre, che a detta di chiunque fosse già attivo nel 1980, gli operai “mettevano via qualcosa” tutti i mesi, cioè finivano il mese con qualche soldo risparmiato.
E allora, come cazzo è, ‘sta storia?
Forse ci arriviamo. Sempre nello stesso post abbiamo visto che quarant’anni fa ci si comperava una macchina media, tipo la Fiat 128 classe 1970 di mio padre, con circa 7 stipendi, mentre per la stessa macchina -tipo una Bravo o una Focus- oggi di stipendi ne servono più del doppio.
E quindi? Perchè la benzina, bene destinato a diventare sempre più raro e costoso, è diminuita mentre le auto, che non sappiamo più dove metterle e mai come oggi sembra che te le tirino dietro, sono aumentate?
Così a prima vista sembrerebbe l’opposto del sistema imperante, quello delle stampanti, per esempio, che prevede di (quasi) regalare un prodotto e poi “farti sposare” il materiale di consumo o un pezzo di ricambio.
La realtà è diversa: la benzina che comperi oggi, ottano più, ottano meno, benzene più, piombo meno, è sempre quella benzina là, quella del 1970.
L’automobile no, è proprio diventata un’altra cosa e noi abbiamo fatto come le automobili: non siamo più quelli, la nostra vita si è ammalata di optional.
Facciamo un giro: io prendo la 128, voi la “media” attuale che preferite.
Io tiro fuori la chiave attaccata al portachiavi con l’effige di San Cristoforo, il patrono degli automobilisti; la infilo nella serratura e apro la portiera, giusto la mia: se voglio aprire le altre, mi tocca stirarmi un paio di legamenti della spalla per aprire le due posteriori; voi a venti metri premete il telecomando e, con un BIP futuristico o un GLUK da piccione, le porte si aprono tutte quante, bagagliaio compreso, per aprire il quale io ho addirittura un’altra chiave da portarmi dietro.
Non siamo ancora entrati ma voi avete già pagato cinque attuatori elettromagnetici, anzi, sei, contando quello che sblocca lo sportellino del serbatoio, tutti i cablaggi che li collegano, il trasmettitore che avete in mano e il ricevitore dell’auto.
Cazzo ti siedi? Son seduto io? E allora aspetta…
La mia portiera è spessa tre dita, è foderata di skai duro e scivoloso come una lamiera in inverno e quasi appiccicoso in estate, la maniglia interna è una cinghietta fissata con due rivetti, il vetro va su e giù con una manovella.
Questo perchè è una Fiat, onore e vanto dell’industria nazionale; se fosse una francese, rischieresti di avere mezzo vetro fisso e mezzo scorrevole.
La tua portiera è spessa una spanna, contiene barre anti-intrusione in acciaio ad alta resistenza, la meccanica e il motorino elettrico dell’alzacristallo, pure automatico, così manco ci devi tenere il dito sopra.
Forse c’è anche una lampadina nella parte inferiore, allo scopo di illuminare l’eventuale stronzo di cane su cui potresti mettere il piede scendendo.
È pannellata come una carrozza dell’Orient Express e la maniglia interna è super ergonomica, in un materiale espanso che sembra intelligente, tanto è sempre morbido e tiepido sia in estate che in inverno, e contiene pure i pusanti per l’alzacristallo, il blocco portiere e la regolazione del retrovisore esterno, elettrico, con dentro due motorini che inclinano lo specchio su due assi. Roba che già alla parola “retrovisore esterno” io mi sono perso, visto che non ce l’ho.
Però ho il deflettore, quello il cui ricordo intenerisce il cuore di qualche lettore, che pure ha un suo costo ma permette di realizzare un vetro squadrato, più piccolo e meno curvato del tuo, col risultato di un costo molto inferiore.
Ok, sediamoci.
Io sullo skai di un sedile piatto, con tre scatti di regolazione avanti/indietro e tre scatti per l’inclinazione dello schienale, più la posizione distesa, il mitico “ribaltabile”, senza di cui la nostra gioventù avrebbe avuto un sapore diverso; tu su un sedile in morbido tessuto o pelle, anatomico e regolabile in ogni direzione o altezza: pensa che con solo uno stipendio in più potevi avere tutte le regolazioni elettriche, la seduta riscaldata -gioia… hai freddo al culetto, eh?…-, la funzione massaggio e un pistoncino automatico che ti fa rientrare un eventuale grappolino di emorroidi.
E allàcciati la cintura di sicurezza, asino! Aah… non guardare me, io non ce l’ho…
Partiamo? Frescolino, eh?
Io “tiro l’aria”, operazione che consiste nel tirare un pomello collegato al carburatore con un cavetto d’acciaio, col risultato di arricchire a dismisura la miscela aria/benzina, affinchè il motore abbia qualche speranza di accendersi; è un gioco per orecchi e piedi fini: giri la chiave e non ti devi neppure sognare di sfiorare l’acceleratore, se non al momento giusto, pena ingolfamento certo, operazione che una volta su due lasciava le donne in balìa del primo maniaco che passava, che con il pretesto di farle partire la macchina… Oppure lasciava in balìa di una cretina i primi giovanotti che passavano, a cui toccava spingere.
Col mio orecchio da accordatore di Steinway & Son Gran Coda e il mio piede soave come una farfalla, prima di diventare pesante come un macigno, non ho mai ingolfato una macchina, quindi dopo mezzo minuto posso anche partire, senza dimenticarmi di mollare gradualmente la manetta, per evitare di ingolfare il motore in movimento, altra specialità maschile quanto un fibroma all’utero: «Signora, l’aria va tolta dopo un minuto, non quando il motore è caldo come l’inferno. E poi, è inutile pompare sull’acceleratore… Scenda, che ci penso io…»
Eh, se mi fossi fatto dare cento lire da tutte le donne che si piantavano in mezzo ad un incrocio e che facevo ripartire…
Parlando di benzina.
Se si fosse trattato di un diesel, tra candelette e glen glen glen degli iniettori che battevano, cinque minuti fermo in attesa che il motore si riscaldasse non te li toglieva nessuno.
Per te, sborone M.Y. 2013, è un attimo: giro di chiave o tocco su un pulsante e sia che si tratti di benzina, gasolio, gpl, metano, Ratafià di Andorno o Chanel N° 5, l’avviamento è assicurato.
Però… Però per questa partenza in scioltezza hai pagato una serie di centraline governate da un computer che ha dieci volte la potenza di quello che ha scodellato sulla Luna tutti gli astronauti dell’Apollo -e non è la mia solita iperbole, è la verità- mentre il carburante, qualunque esso sia, viene spinto fino a 2000 bar di pressione, con variazioni e aggiustamenti al millesimo di secondo, un tempo addirittura inferiore alla durata di una promessa elettorale nel cervello del Puttaniere.
Sì, ok, questa è un’iperbole…
Insomma, tralasciando i milioni di anni luce che separano le nostre due auto, sennò facciamo notte, abbiamo appena messo in moto, dobbiamo ancora ingranare la prima, e tu hai già speso tre o quattro stipendi più di me, anche se ne vale la pena. Non per altro: a parte la mancanza di servosterzo, condizionatore ed ogni altro confort, io ho dei freni che alla terza frenata in cinque minuti sono già surriscaldati, se pesto deciso si inchiodano le ruote e vado dove mi porta il culo. O la sfiga.
Se freno e sterzo per evitare un ostacolo imprevisto… ciao, neh…: la mia 128 fa tanti di quei giri su sè stessa che il rischio è che mi uccida prima la nausea della botta, botta che tra quelle lamiere… brrr… brividi solo a pensarci.
Tu hai l’ABS che ti frena mentre decidi tu dove andare, l’ESP che compensa le tue cazzate e ti fa stare su due binari, nonchè decine di altre figate tecnologiche.
Non ultimi una serie di strutture ad assorbimento, pretensionatori e airbag che trasformano un frontale in un tuffo nella piscina delle palline colorate all’Ikea.
Ma è tutta roba che costa come un figlio scemo.
Per carità, per fortuna che c’è.
Magari un appunto sull’utilità di alcuni accessori come il sensore pioggia che fa partire i tergicristalli, le gomme larghe il doppio del necessario, proiezione immagini sul parabrezza, il tetto in cristallo che è una vera bestialità per la sicurezza -che cazzo guardi in su, cretino, guarda dove vai- e che, anche da un punto di vista tecnico, mette un peso esagerato nella parte più alta dell’auto, peggiorando parecchio il baricentro.
Basta: avete capito dove finiscono i vostri soldi?
Torniamo al distributore.
L’autista anni settanta/ottanta sta bello rilassato in attesa che il benzinaio faccia il suo lavoro e magari dia pure un colpetto al parabrezza; butta anche l’occhio dall’altra parte della pompa, con un salto nel tempo, dove c’è quello che si impuzzolentisce le mani al Fai da Te e piange per un pieno che trent’anni prima gli sarebbe costato ancora di più ma lui piange comunque perchè è una persona diversa che guida un’auto diversa.
Se l’autista della 128 potesse parlare al collega, cosa gli direbbe?
Senz’altro qualcosa del tipo: «Dài, non te la prendere, hai una macchina che io manco me la sogno…».
Di sicuro, ripartendo col gomito fuori dal finestrino, gli direbbe anche:
«Certo, con l’iPhone che hai sul sedile, io ci faccio il pieno per sei mesi…»
Continua
Dottordivago
Caro Dottore lei scrive sempre cose molto interessanti, ma questa volta vorrei farle un’osservazione, lei mi paragona l’oggi con un passato remoto, in trent’anni sono cambiate moltissime cose, la nostra vita ha subito un cambiamento radicale in un sistema non riproponibile, torniamo indietro a dodici anni fa, la vita era molto simile a quella di oggi eppure la gente faceva meno fatica ad arrivare a fine mese.
A parte la stupidità di alcuni elementi, e qui le do pienamente ragione, c’è da dire che ci sono state delle categorie di professionisti che sono riuscite a mantenere il loro reddito raddoppiando il fatturato usando la subdola arma dell’aumento dei prezzi, e per questo non possiamo fare altro che ringraziare chi non ha viglilato sul sistema in quanto andava contro i propri interessi.
Detto questo chiedo scusa dell’intervento e ritorno a fare il solito Pirata:
Come si fa ad uscire dall’euro se non si ha un euro?
bellissimo post, che mi sono letto tutto tutto e conto di venire a rileggermelo perché è da vera scoperta dell’acqua calda. Ed io amo scoprire l’acqua calda. Perché le cose troppo semplici sono le più difficili da scoprire,
buona domenica
E’ vero che sulle auto di oggi ci siano una varietà di cagate, alcune utili e che hanno un costo (primo tra tutti l’abs e sì, in fondo ci metto anche l’aria condizionata) ma la maggior parte sono stronzate da esibizionisti.
Ma è anche vero che:
a. buona parte di tali stronzate inutili non hanno un tale costo di produzione da
giustificare un così elevato prezzo di vendita;
l’elettronica è ormai un prodotto a basso costo, e su parecchie applicazioni
spesso permette di risparmiare rispetto alla meccanica;
b. 128 e coeve venivano assemblate da stipendiata manodopera umana e non
per la quasi totalità da macchine robotizzate come avviene oggi.
Le ore di lavoro “umano” necessarie alla produzione di una 128 erano sicuramente superiori, e di parecchio, a quelle della attuale produzione robotizzata.
Io credo che il problema sia un altro.
Negli ultimi 25/30anni è cresciuta la “disponibilità a spendere” della gente.
E non intendo la capacità di spesa (che è tutta un’altra cosa).
Ai tempi della 128 il professionista benestante viaggiava in 125, al massimo
in Lancia.
Il giovane industriale rampante guidava un Alfa, il “cumenda” suo padre una Lancia.
Chi proprio voleva fare lo “sborone” si avvicinava a Mercedes o Bmw.
Ferrari, Lamborghini, Porsche erano cose per gente col grano “vero e pesante”: grandi industriali o perlomeno attori, cantanti, playboy da Costa Azzurra e divi di Hollywood.
E a parte qualche “precursore” che firmava cambiali si usava comprare e pagare.
Le famiglie si indebitavano solo per l’acquisto della casa.
Poi negli anni ’80 é esplosa la bomba nucleare dell’edonismo universale, seguita dal fungo atomico del Leasing e dalie radiazioni dell’uso imperante e smodato delle carte di credito.
E la gente si è rincoglionita.
Tutti hanno iniziato a spendere per cose che i nostri padri non hanno mai considerato necessarie ed anche per quelle che non avevano mai neanche considerato di acquistare perché considerate “insulti alla miseria” – chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Siamo partiti col leasing per la Golf Gti – cazzo non posso mica girare con la Uno come gli sfigati – e siamo arrivati all’acquisto a rate del phon (si, proprio quello, l’asciugacapelli – l’ho visto coi miei occhi sullo scaffale di una catena di elettrodomestici venduto a rate).
Oggi il professionista guida un Suv tedesco, il giovane industriale una Porsche Cayenne e suo padre una mega berlina Mercedes ….
E finalmente negli ultimi 10 anni le banche hanno pensato bene di dare il loro interessato contributo dando soldi a chiunque presentasse un 740 appena decente o un bilancio societario accettabile.
E allora, Santo Leasing, vai con lo stesso andazzo anche nella nautica con le barche (oggetti superflui per eccellenza), e con la stessa mentalità dell’acquisto della Golf invece della Uno.
- perché comprare una barchetta da 8mt usata e da sfigato se col leasing posso permettermene una nuova da 10mt? -
PERCHE’ NON E’ VERO CHE TE LA PUOI PERMETTERE, TESTA DI CAZZO !!!!
Ora che è tutto finito – le banche nella merda (??????), le aziende nella merda, gli operai nella merda – e che si dovrà tornare al vecchio e collaudato sistema del “spendere quello che si è già guadagnato” è auspicabile che si torni anche a porsi, prima di un acquisto, le domande che si facevano i nostri genitori:
- è proprio necessario?
- il prezzo non è una presa per il culo?
- me lo posso realmente permettere?
E, soddisfatte queste:
- acquistare questo oggetto (per esempio un auto senza senso come una
Cayenne), o spendere 30mila euro per una vacanza in una SPA è un
insulto alla miseria?