Sottotitolo: Song’ ‘o Fetente capitolo 7/ter
Nel senso che idealmente segue i due post precedenti ma qui non dico nulla di politicamente scorretto, quindi non vorrei tirarmela da Fetente -cosa che mi piace da matti- quando non lo sono.
Allora, nei due post precedenti ho cercato di sfatare il mito della Grande Crisi.
Vaaa beh… diciamo “reinquadrare”, “ridimensionare” il fenomeno, e togliamo pure la parola “mito”, visto che innegabilmente il momento non è dei più felici.
Ed è con una robusta ravanata di coglioni che, nel mio piccolo, dichiaro che firmerei per i prossimi vent’anni di lavoro come gli ultimi tre.
E mò mi ritocco, che non si sa mai.
Ma la crisi c’è.
Un po’ ci è arrivata tra capo e collo, un po’ l’hanno voluta i politici -che abbiamo eletto noi- che ci lasciano praticamente senza governo da vent’anni, periodo in cui si sono comportati come se l’unico scopo della loro vita istituzionale fosse quello di depredare il Paese.
Poi c’è la nostra parte di colpa: la vostra mollezza, il vostro menefreghismo e la nostra stupidità. Sì, negli stupidi mi ci metto pure io: ognuno ha diritto di essere un po’ stupido, io a volte me ne approfitto, però sono sempre situazioni in cui finisco per pagare di tasca mia, non coinvolgo la comunità: sono uno stupido in proprio.
A differenza degli stupidi “sociali”, quelli che -come dico sempre- ci hanno messo due o tre anni per capire che l’euro valeva 2000 lire, non mille, portandoci all’impennata dei prezzi, io ho sempre rinunciato ad acquistare prodotti che erano senz’altro alla mia portata ma che ritenevo assolutamente fuori prezzo, cosa che continuo a fare oggi, con l’esempio riportato un mesetto fa, quando ho girato un mercato traboccante di cime di rapa e erbette (ERBA!) a 4 €/kg, spinaci (ERBA!) e zucchini a 5 €/kg, carciofi a quasi 2 € l’uno.
Circondato da massaie che, lamentandosi e piangendo amare lacrime, riempivano comunque le borse di quella marijuana sotto mentite spoglie, io ho comperato un cavolo a 1 €/kg e un bel mazzo di catalogna, a 0,99 €/kg.
Sia chiaro, amo il cavolo ma le cime di rapa sono sei volte meglio della catalogna, solo che a 4 €/kg se le mangiano loro, e avervi rinunciato, pur per interpretare il nobile ruolo di “Calmieratore Mascherato”, mi faceva sentire parecchio “Piccola Fiammiferaia”. Poi, nel pomeriggio, mi ha telefonato Pino Trifula, il mio spacciatore, dicendo che la sera prima aveva “bucato” (un trifulau non vi dirà mai “trovato”…) un pezzo da 65 grammi: «Ti interessa?»
«Perchè, la Coca Cola ha le bollicine?»
PRESO! E che, scherziamo?…
Così ho fatto pace con me stesso, visto che la mattinata al mercato, con l’acquisto da pensionato con la minima, mi aveva un po’ segnato il morale: il Dottordivago è una testa di cazzo che non si piega ai prezzi drogati, è un moderno supereroe che si batte per un mondo migliore, minga un barbùn!…
Ok, riconosco che il tartufo è la mia kryptonite, ma non me l’ha detto il dottore e poi posso smettere quando voglio…
Naturalmente ho acquistato le cime di rapa qualche giorno dopo, a 2 €/kg, fresche, non quelle inizialmente a prezzo doppio rimaste invendute.
Come al solito non avranno avanzato niente.
Ma se tutti avessero fatto come me, i carciofi da 1,95€ cad. sarebbero rimasti lì.
Anche il giorno dopo, ovvio, e quello dopo ancora e ancora, finchè l’ambulante se li sarebbe ficcati su per il culo: un po’ passati e mosci, d’accordo, ma non deve essere comunque un bel momento, pur con il linimento di un impacco di cime di rapa da 4 €/kg e la terapia preparatoria con zucchini da 5€/kg…
Ah, ecco, non vorrei dimenticarmi di quelle teste di cazzo dei giornalisti.
Poco prima delle recenti festività natalizie e delle relative libagioni, presentate e paventate come scene di film neorealisti, in cui il padre, seduto a una tavola spoglia, si tormenta le mani trattenendo le lacrime, davanti ad una famiglia smunta e in bianco e nero, veniva lanciato l’allarme:
Famiglie italiane a rischio obesità.
A causa della crisi si abbandona la dieta mediterranea,
in favore di alimenti a basso prezzo e ricchi di grassi.
Ma scusate, esiste qualcosa che costa meno di pane e pasta?
O che ingrassa più dell’olio d’oliva?
Conoscete molta gente che, per spendere meno e ingrassare di più, si ciba di manioca di infima qualità ammollata con la melassa di scarto della canna da zucchero, come gli straccioni nel nord-est del Brasile?
O di “pannello” impastato col siero del latte, quello che si dà ai vitelli?
O il “cruscone” impastato con l’olio di palma più scadente, per i maiali?
E poi, da quando le crisi fanno ingrassare?
Infatti al TG dell’ora di pranzo, oggi:
Famiglie italiane a rischio malnutrizione.
A causa della crisi calano gli acquisti di carne, pesce e frutta,
in favore dei più economici pane e pasta.
Continua
Dottordivago
le mie azioni sono uguali. Anche se fossi straricca da far paura non comprerei mai zucchini a 5 eurini! o ciliege a 10 euro. Scelte sane ed economicamente sostenibili fanno poi la differenza. Decenni fa il parmigiano ebbe un picco roccambolesco, decisi che non ne avrei comprato fino a quando non fosse sceso: SCESE. Se si smettesse oltre al cibo di comprare scemenze e tanta roba inutile e dannosa di sicuro non ne farebbero più. Nessuno vuole i magazzini pieni di roba che non si vende.