Sottotitolo: Salva il giovane dal Befed e dall’aggregazione alcolica.
Stavolta non ci provo neanche.
Volevo andare avanti col “mea culpa” e ricordare qualche volta in cui ho rotto i coglioni al mondo ma so già che poi mi partirebbe la divagata. Quindi interrompo momentaneamente la serie “Scusa, mondo, scusa…” e mi fiondo sulla divagata.
Ricevo con molto piacere il saluto di una “bella testa” cittadina (non ti preoccupare, Giada, so quanto ci tieni ad essere considerata ripugnante, il “bella testa” riguardava la parte interna…), saluto che coincide con il commento n° 6000 del blog, cosa che merita menzione.
Il nome di Giada, inoltre, mi riporta a qualche mese fa, quando avevo assistito, in qualità di osservatore dei cazzi degli altri, ad un piccolo battibecco su Feisbuk tra lei e una specie di coatta del web, qualcosa tipo Jessica “ti-alzo-le-mani-sulla-faccia”. Non ricordo con precisione ma mi sembra che il piccolo scazzo vertesse su un locale alessandrino, il BEFeD, con cui Giada non voleva avere questioni e discussioni per il fatto che si diceva “ghiotta del galletto”, specialità del locale …
Tutto questo mi consente di collegarmi al post precedente e di continuare a parlare, fornendo il mio inutile parere, di locali da evitare se non come la peste, almeno come la gonorrea.
Oh cazzo!…
Non sapendo con precisione come si scrive il nome del locale, l’ho cercato ‘ngopp’ internètt, per scoprire che il BEFeD non è un peccato originale alessandrino ma un male molto metastasizzato, infatti è presente in una dozzina di posti, dalle alpi Carniche, dove è partito, a quelle Giulie, passando per tutto il nord Italia.
Questa cosa mi fa riflettere: capisco che i nostri giovani, dopo svariati scontri con i fast food in genere e Mc Donald’s in particolare, hanno le papille gustative in coma, però mi sembra strano che la formula BEFeD possa avere un tale successo se ovunque il servizio e il prodotto sono quelli di Alessandria, quindi sono portato a pensare che il problema sia circoscritto alla gestione dei miei paesani.
D’altra parte, però, devo notare che comunque il locale è sempre pieno, checché io ne pensi, anche se va considerato che la clientela va dai 15 ai 25 anni, quella più difficile da gestire ma più facile da accontentare, almeno col cibo e di questo ne sa qualcosa anche un locale storico della città, che per noi rimane “la birreria di Via Ferrara”, dove di martedì, giorno di chiusura di Baleta, giocavamo a biliardo negli anni 70.
Hanno un gran bel giro di clientela per tutto il giorno ed il servizio è ok; nell’ora dell’aperitivo serale hanno un numero impressionante di giovani, tanto che, in quella via stretta quasi non si passa.
Un sabato sera ci sono finito dentro, su invito di una coppia di amici appena più giovani di me anagraficamente ma, evidentemente, molto piùggiovani nell’anima.
Si capisce che, parlando di aperitivi, è un posto da sbarbati.
Non tanto per la qualità del bere, che non posso giudicare visto che io vado a Beck’s, quanto per l’offerta di cibarie: invece di servire tartine e stuzzichini realizzati su fettine di pane o di piadina o di focaccina o di quello che solitamente viene in mente ad un barista, hanno pensato bene di appoggiare un francobollo di prosciutto su un sanpietrino di spessa focacciona, una cosa di 5 cm x 5 cm x 5 cm, roba che appena tocca lo stomaco fa come le scialuppe autogonfiabili e il senso di sazietà è pressoché immediato.
Considerando che con una fetta di prosciutto fanno dodici sanpietrini, con i 5 euro (€ cinque/00, come sugli assegni, per capirci bene…) corrispondenti al costo di una birra gli escono cibarie sufficienti per stroncare l’appetito di un paio di scolaresche. Se non bastasse, ci sono secchielli di pasta e riso, ovviamente freddi, roba di un peso specifico solitamente riservato agli isotopi, capace di innescare processi digestivi che trasformano l’adolescente di turno in un sonnolento coccodrillo che impiega una settimana per assimilare un’antilope, corna e zoccoli inclusì.
Poi, fatemi capire una cosa. Notavo che proprio nei locali frequentati dai più giovani, c’è una generalizzata tendenza a standardizzare il prezzo dell’aperitivo: 5 euro, cifra che in un locale in cui il consumo è rappresentato al 99% da birre e soft-coholic, rappresenta il top dell’happy hour.
“Happy” per il barista, ovvio.
Nei locali che frequento io, quindi posti in cui il Gerovital te lo danno alla spina ma dove è anche più facile che la richiesta di aperitivi sia più articolata, equamente divisa tra soft drinker che vanno a Beck’s come me, avvinazzati di rosso, prosecchisti, irriducibili bonne vivante da bollicine estere e pellacce da Negroni o Americani, in quei posti esiste ancora una scala di valori.
Ok, ciò che paghi non è collegato a ciò che bevi ma al fatto che con una consumazione puoi quasi cenare, e fin lì ci siamo. Ma un conto è se il barista prende una birra per il collo, te la apre e tu la acchiappi al volo senza fargli toccare il banco; un altro conto è un bicchiere di vino, magari versato da una bottiglia che viene aperta solo per te e che dopo un paio di giorni, se non “spinta” dal barista, anche se ben conservata non è più presentabile; per non parlare, infine, del lavoro che richiede un cocktail medio.
Quindi, 3 euro e mezzo per la birra e il prosecchino, a salire per il resto. Ora, considerato che il barista con 3 euro e 50 di birre se ne compera da sei a otto, mi pare che possa anche impegnarsi un momentino sugli stuzzichini e trarne comunque un meritato margine di guadagno.
Ma allora, perchè chi stordisce gli sbarbati con blocchi di carboidrati deve zanzarti 5 euri per una birra? Semplice: perchè i più giovani non capiscono un cazzo di cibo e, altro fatto importante, spesso ignorano il percorso, quasi sempre in salita, che quei 5 euri hanno fatto prima di arrivare nelle loro tasche. Quindi, quando dicevo “fatemi capire una cosa”, intendevo: ma i giovani, quelli che in Italia non trovano lavoro, quelli che non trovano un posto da sacrestano manco con la raccomandazione del Papa, dove li trovano 5 euro per una birretta, moltiplicati per il numero delle birrette?
Va be’, torniamo a quelli del galletto.
Un paio di anni fa, quando il locale aveva aperto da pochi mesi, un amico si era fissato di portarmi a mangiare ‘sto cazzo di galletto del BEFeD. Un sabato sera in cui io ero precettato per lavoro (avevo messo uno stand di serramenti all’interno della Cittadella di Alessandria
in occasione di alcune mostre ed eventi) ho prenotato per me e gli amici in uno dei “ristoranti” all’interno dell’ex fortezza, così avevo modo di dire quattro cazzate con le gambe sotto al tavolo nel momento di minor afflusso. Arriviamo stranamente in orario, tipo le otto e mezza, e troviamo una coda della Madonna; con un paio di “permesso, mi scusi” arrivo fino all’ingresso, per scoprire che ‘sta banda di bifolchi della pro loco che gestisce il ristorante, ingolositi dall’afflusso, ha aggiunto tavoli finchè ce ne stavano, forse anche qualcuno a castello come i letti della naja, e fatto entrare cani e porci, ignorando le prenotazioni.
Bello avere a che fare con dei professionisti…
All’interno della Cittadella non si trovava un altro posto manco a morire, neppure da quelli della farinata più unta e cara del mondo o nello stand in cui gli Alpini tentavano di dare nuovi significati all’espressione “mangiare male, ma male male male”.
L’amico del galletto mi fa notare che, se mi voglio sbrigare, il “locale del galletto” è a un minuto di macchina da lì.
È vero, mi sa che è la volta buona.
Arriviamo, c’è un merdaio di sbarbati e la musica a palla ma ci sono anche degli enormi cestoni pieni di arachidi a disposizione del popolo, con l’unico obbligo di buttare i gusci in terra, mai e poi mai in un cestino. Infatti si scivola un momentino ma l’idea di essere obbligato a fare lo sporcaccione mi diverte.
Miracolosamente ci trovano un tavolo da sei, purtroppo siamo in otto. Eh vabbe’, il lavoro mi chiama, quindi ci stringiamo un po’. Tutti quanti ordinano un antipasto a scelta e, per secondo, il celeberrimo galletto.
Si vede che lì, una volta, uno accaldato ha bevuto in fretta ed è morto di congestione. Da allora, mi sa che prima di portarti da bere deve passare almeno una mezzoretta, così ti puoi acclimatare…
E non ti sbattere a chiamare i camerieri, lo fanno per il tuo bene.
Poi arriva tutto.
Ma proprio tutto, neh…
Otto bevande, otto antipasti, otto galletti.
Su un tavolo da sei.
Morale, non c’era fisicamente lo spazio per appoggiare i piatti: a malapena ci stava il bere e un piatto a testa, come sarebbe logico, ma il secondo piatto non aveva speranze di trovare un appoggio.
«Vi lascio l’antipasto, poi vi riporto il galletto…»
«Galletto allo spiedo freddo?…»
«Allora vi lascio il galletto e dopo mangiate gli antipasti…»
«…che se si chiamano “antipasti”, ci sarà un motivo…»
La ragazza sbuffa: che gente noiosa c’è in giro…
Un attimo prima di mangiarle la testa, quelli del tavolo vicino si alzano e il problema logistico si risolve in due minuti. Resta il fatto di dover mangiare la “portata regina” prima dell’antipasto ma pazienza…
Il problema non è quello, il problema è il galletto.
A fronte degli 11 euro richiesti, il mezzo galletto non arriva a quattro etti, cosa che conferisce un prezzo di 30 euro abbondanti al kg ad una bestia che non si sarebbe mai aspettata di valere così tanto: ah… se fosse ancora al mondo sua mamma, sai che soddisfazione…
Ma il prezzo ha una spiegazione: per bruciarlo così, sai quanto gas hanno consumato?
È praticamente carbonizzato, il che, unito al fatto che dalla consistenza della carne sospetto una morte per artrite, presumo che più che cucinarlo volessero cremarlo, il galletto.
Concludiamo la “cena” con gli “antipasti” e ce ne andiamo, felici di lasciarci alla spalle quella musica assordante che, a tavola, non ho mai sopportato, neppure quando ero il ventenne più decerebrato della provincia.
Ma sapete qual è la cosa peggiore? Che c’è sempre qualcuno che mi dà del rompicoglioni (così ci manteniamo un po’ sull’argomento precedente) se non voglio tornare in un posto del genere.
Mi sento come Piero Marrazzo… No, non per il fatto di averlo preso nello sgnau… Intendo quando, prima di diventare il politico zozzone che conosciamo, conduceva “Mi manda Rai 3” e si scontrava regolarmente con avvocati di parte che definivano “un caso isolato” migliaia di consumatori truffati. È sempre così, sono tutti bravi, sono io che metto soggezione e la gente va in crisi…
Sono casi isolati.
Anzi, no: sono proprio io che porto sfiga, come dicevo sempre ai miei clienti pescatori quando mi dividevo tra serramenti e armeria: se andavamo a pescare insieme, raramente si acchiappava qualcosa di decente, come logica vuole nel Mar Ligure; invece, quando un mio cliente andava da solo, regolarmente si “caricava di pesce”.
Come succede in molti ristoranti: si mangia sempre benissimo, tranne l’unica volta in cui ci sono anch’io.
Così vivo indeciso se dare una seconda possibilità, quindi concedere una prova d’appello ad un incapace, o seguire il vecchio adagio secondo cui dove l’hai preso nel culo una volta è meglio non tornare.
Continua.
Dottordivago
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Li si mangia bene….. valuto sempre chi mi da l’informazione, ci sono persone affidabili che riescono a darti la dritta giusta e poi ci sono quelli che, a casa, mangiano panini e merda in scatola, perchè la moglie non è capace di farla fresca, e si trovano benissimo anche al mcdonald…..
Ho lavorato in un ambiente di riccastri abituati, molto probabilmente a mangiare merda , visto che a pranzo spesso facevo due spaghettini al sugo di pomodoro e non la smettevano di dirmi :”staovdinavio!!” !!???
Stupido! Ci aggiungevi due olive e quattro capperi e ti accasavi con qualche ricca babbiona…
non c’erano ricche babbione ma solo culi sfondati, di razza pelosa, virtualmente gay ufficialmente finocchi.
Mi tocca dar ragione al Camagna , culi sfondati a go go , quando vedevano una bella gnocca dicevano: bella ma caviglie troppo magre ! Cazzo se non sono pelose e da calciatori non li vogliamo !!
ma guarda che non è affatto facile fare un sugo di pomodoro come si deve.Sembra la cosa più semplice del mondo……..ma se non lo condisci con amore e non usi i pomodori giusti può anche riuscirti una schifezza . Il tuo probabilmente era veramente straovdinavio e allora si contento invece di criticare chi ti fa dei complimenti