Stamattina ho visto un cliente -le cui finestre sono pronte- e gli ho detto che per gravissimi problemi produttivi gli avrei consegnato il tutto non prima di febbraio: questo, a momenti dà uno schiaffo per terra, per cui mi sono sentito in dovere di tranquillizzarlo prima che svenisse, o che iniziasse ad insultarmi, confermandogli la consegna per fine settimana.
“Certo che lei è peggio di Scherzi a Parte, eh?” ha ridacchiato dopo essersi ripreso.
La chiacchierata è proseguita sull’argomento “scherzi” e mi sembra impossibile che una persona normale come quel signore possa credere che in quell’inguardabile programma ci sia una sola parola o immagine vera.
Ho avuto occasione di seguirne un paio di puntate -con un occhio solo- a casa di amici, fedele audience di quella schifezza nonchè pronti a scommettere un organo sulla genuinità degli “scherzi”. Sono persone a posto, ma non hanno mai avuto la perfidia o la voglia di perdere tempo per organizzare uno scherzo vero, quindi non sanno che effetto faccia.
Si parla di “perfidia” e di “tempo da perdere”?
Eccomi qua.
L’ho scritto anche nel mio profilo su Feisbuk:
Ci sono voluti anni, ma mi sono costruito una solida reputazione da scemo.
Sono parecchi anni, quasi una trentina, che non facciamo star male qualcuno con spaventosi scherzi telefonici: appena passi i ventanni ti manca quell’incosciente spietatezza necessaria per portare una persona sull’orlo di una crisi di nervi: ma una volta era diverso, rompere i coglioni era un obbligo morale, come il fumo a quattordicianni.
Ne parlo ora, nella speranza che se tra i miei lettori ci fosse qualche vittima innocente di allora, consideri il reato prescritto.
Credetemi sulla fiducia: quando ti tirano in mezzo in certe situazioni, non basta che tu senta “Sei su Scherzi a Parte” o su una qualunque Candid Camera per capire cosa sta succedendo.
Se lo scherzo è ben fatto, ci vogliono cinque minuti d’orologio, per riprendersi.
A parte questa mia esperienza “sul campo”, posso fornire altre prove: nel mio passato di autore televisivo ho collaborato ad un “famoso” -per l’epoca- programma tipo Candid Camera, in cui nulla, assolutamente nulla, era vero, come tutto ciò che si vede in televisione, che siano drammi, litigi o Carrambate.
Non voglio fare nomi, non tanto perchè sarebbe sputare nel piatto in cui ho mangiato, ma piuttosto perchè oggi ci sono in giro un sacco di permalosi e di avvocati incazzati e beccarsi una querela è un attimo…
Dirò solo che noi ideavamo e scrivevamo le situazioni in un vero e proprio copione che le ignare vittime recitavano, con tanto di regista che urlava alla povera comparsa “Non guardare in macchina (telecamera, ndr), coglione, che sennò lo capiscono tutti!…”
Una trentina di anni fa non lo capiva nessuno, in quelle notti passate con Guido, Ezi, Squarcia e Ciccio, notti in cui l’unico verbo era “rompere i coglioni a qualcuno”.
La base era il retro del negozio dei genitori di Guido; allora non c’era identificativo chiamante e per beccarti bisognava che la Questura ti mettesse sotto controllo, ed anche così ci voleva il suo tempo; i telefoni avevano il disco combinatore e le linee avevano tutti contatti elettromeccanici, per cui, quando chiamavi uno, era come parlare in un tubo che quello teneva vicino all’orecchio, non come adesso che è tutto digitale e filtrato.
Tutto ruotava su un cardine: convincere la vittima del fatto di parlare con la Polizia o i Carabinieri, la cosa più facile del mondo, dopodiche eri il padrone della sua vita.
Attrezzatura necessaria: due registratori a cassetta col tasto “pausa”ed un captatore telefonico, che oggi si chiama vivavoce ed è su tutti i telefoni ma che, allora, era costituito da un microfono a ventosa che si appiccicava sul telefono e che mandava il segnale ad un altoparlante, che serviva da monitor di regia e che permetteva a tutta la banda di deficenti di ammazzarsi dal ridere.
In un registratore c’era il nastro con il segnale di libero (il “tut-tuut” che si sente ancora oggi), nell’altro, il segnale di chiamata (il “tuuut-pausa-tuuut” classico che si sente prima che l’altro risponda).
Tutto chiaro?
Bene.
Si individuava la vittima e si chiamava, rigorosamente dopo le due di notte.
I più bravi con l’accento meridionale eravamo io e Ciccio, che ci alternavamo al telefono: si parte.
-Vittima (con voce assonnata): Pronto?…
-Io o Ciccio: Parlo col signor XXX?
- Sì… ma chi parla?…
- È la Questura (o i Carabinieri). Abbiamo comunicazioni che la riguardano: ci richiami.
- Come…?… Cosa…?
-(Tono brusco) È il signor XXX, titolare dell’abbonamento n° 0131 xxxxx? (era semplicemente il suo numero di telefono, ma faceva un certo effetto…)
-Sì… certo… ma cosa succede?
-Ci richiami: abbiamo una comunicazione che la riguarda!
-Ma… mi dica… parli pure…
-Ma ha voglia di ridere? Potrebbe essere uno scherzo, non le pare? Ci richiami al 113 (o 112), così avrà la certezza di parlare con noi!…
- Ah, sì, mi scusi…
E così facendo, si era venduto l’anima al diavolo.
Ovviamente questo rimaneva un attimo col telefono in mano, inebetito, alchè…
-Riappenda! Non abbiamo tempo da perdere!…
E quello metteva giù, ma noi no, quindi restavamo in linea; quando sentivamo il rumore dell’apparecchio che veniva sollevato, facevamo partire il libero con il tasto pausa ed appoggiavamo la cornetta all’altoparlante del registratore.
Spesso sentivamo dei “Ma cosa sarà successo?… Oddio, speriamo niente di grave…”
Oggi mi vergogno come un ladro.
Allora ci pelavamo dal ridere.
Quando la vittima cominciava a comporre il numero, si metteva in pausa il libero e si faceva partire il segnale di chiamata. Dopo pochi squilli, pausa.
- Centotredici, dica!…
- Scusi, è il centotredici?
-Sì, centotredici, dica!…
Era fatta: la vittima era in linea con la Polizia!
-Guardi, non so… mi avete appena chiamato voi…
-Attenda, sento il collega…
Ripartiva il segnale di chiamata: questa fase poteva durare anche alcuni minuti, durante i quali la vittima cuoceva a fuoco lento.
-Pronto!…
- Sì… sono XXX, mi avete chiamato…
- Ah, sì, giusto lei!…
E così il Maresciallo Carotenuto (in onore dell’indimenticato Vittorio De Sica di “Pane, amore e fantasia”) informava il malcapitato che dal suo telefono erano partite telefonate ingiuriose nei confronti di Don XXX, parroco di XYZ.
- Ma sta scherzando, maresciallo? Si figuri se io…
- Come si permette? Mando lì una pattuglia a prenderla, poi vediamo se sto scherzando!…
- No no, per carità! Dicevo così…
- Ecco, non lo dica più, che la sua situazione è già abbastanza grave così…
Ed il maresciallo spiegava che il “cervellone” aveva individuato in modo inequivocabile l’apparecchio da cui partivano le chiamate ingiuriose all’indirizzo del sant’uomo, frasi volgari inventate sul momento, tra cui trovava sempre posto un bel “cazzo in culo non fa figli ma fa brodo per conigli”, anzi, proprio quella era la frase più ricorrente, per cui il maresciallo chiedeva alla vittima di ripeterla…
Questo poveruomo era sveglio da mezzora, spesso circondato dalla famiglia preoccupata…
Cristo, se mai ho provato rimorso per qualche cagata, questa le supera tutte.
Prima della frase, per “tarare l’apparecchiatura”, il maresciallo gli faceva dire l’alfabeto:
- Oh santo cielo… A B C D E…
- Piano, piano!… La macchina deve scannerizzare e così satura il compressore dinamico!… (che è l’equivalente di dire “sfrizza la velopendula…”). Piano, lentamente, come i numeri del Lotto…
- Oh Gesù… A… B… C…
Così fino alla Z: un minuto di puro tormento.
- Bene, ora l’alfabeto inglese, visto che sono state proferite frasi in varie lingue…
Sembra una minchiata, eh? Ma la vittima stava parlando con la Polizia…
E così ’sto poveraccio ricominciava, incasinandosi sulla J, che il maresciallo definiva “la I di Juventus” o sulla Y, che diventava “la I fatta a fionda”…
Per ora lasciamoli lì.
Non so se ho il coraggio di proseguire: vediamo domani…
Dottordivago
consola i tuoi problemi di coscienza
mio nonno ha fatto il carabiniere per più di trent’anni, e questi scherzi li faceva lui, e poteva persino permettersi il raro lusso di farli a varie caserme dell’arma senza rischiare il gabbio immediato.
un classico: chiamare qualcuno di centralino e dirgli che era la centrale operativa che testava gli apparati audiomeccanici, ordinando poi di soffiare nella cornetta sempre più forte fino a rischiare l’asfissia. Al termine, all’operatore che sembrava chioccioli sul pordoi, veniva intimato: basta così collega, che ci ha gonfiato i gabbasisi a tutti…
bastardi dentro!
30 anni fa erano scherzi meravigliosi da morire dal ridere, oggi sono , sino a quello che ho letto, tre denunce.
Come cambiano i tempi…….
maurizio
Ma…@_@ eravate dei geni dello scherzo! che crudeltà!!