Per introdurre il pezzo di oggi, sono andato a cercare un post di quasi un anno fa; in realtà mi servivano le ultime righe, quelle che ho grassettato, però ho scoperto che la parte precedente mi piace molto e, comunque, crea l’atmosfera giusta, quindi la riporto pari pari.
Faceva così.
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…Mi scappa di divagare, ma questa volta vi toccherò il cuore: vi riporto in una notte d’estate.
Quante notti d’estate avete avuto?
Io tante, un’infinità.
Quelle notti in cui che tu facessi qualcosa o nulla non cambiava niente; erano lunghissimi momenti di situazioni, di parole, di suoni ovattati e di profumi, in cui tu forse non sapevi ma sentivi che eri nel rosso dell’uovo, come si dice da noi; momenti in cui la tua vita stava iniziando e l’unica tua certezza era che il futuro avesse in serbo grandi cose, per te, e che il mondo avesse con te un enorme debito, da saldarsi quando tu lo avessi richiesto.
Che poi al tuo fianco ci fosse una ragazza o gli amici, non cambiava niente; l’unica imprescindibile condizione per vivere momenti simili è una ed una sola: essere giovani.
La notte dei “giovani cuori”, quella di Young hearts be free tonight, time is on your side, ha un altro colore; volendo andare nel sottile, mi ricorda il concetto anglosassone e celtico della notte, dolce e complice, così diversa dalla notte cristiana, regno della paura e del peccato.
Poi la giovinezza è relativa, basta non essere corrotti dal contatto con la vita: un decerebrato come me, che ha sempre avuto un culo notevole ed un’ottima qualità della vita, può essere ancora sufficientemente giovane a trentanni; rimanere giovani come intendo io, più a lungo, è comunque dura.
Perchè poi, col tempo, scopri che qualcuno non era proprio così amico, che le sfighe ed i pensieri non toccano solo agli altri e che quella cambiale che tenevi in tasca è inesigibile, il debitore non si trova.
Sei sempre tu, non hai subìto sconvolgimenti e la vita riserva anche cose belle; ma ti lascia un segnetto, magari invisibile: sei come una campana che ha preso un colpetto leggero, ma quella impercettibile crepa non ti fa più vibrare come prima.
Intendiamoci: anche oggi è meraviglioso starsene una notte d’estate a chiacchierare con un amico, guardando le stelle, ma prima o poi finisci per parlare di qualcosa di diverso da allora: non necessariamente argomenti sgradevoli, semplicemente “non come allora”, quando se anche parlavi di un amico morto in un incidente o di un altro che si stava massacrando di eroina, il salmo finiva sempre in gloria, perchè c’erano gli amici e la notte d’estate, e tu eri coglione in modo così sublime che tutto tornava bello in un attimo, anzi, neanche un attimo, perchè l’incantesimo non si spezzava mai, intersecava come un ricamo con un filo d’oro anche la storia più brutta e permeava tutto quanto.
Fateci caso: quei furbacchioni di Aldo, Giovanni e Giacomo, in ogni film, ti buttano lì cinque minuti di notte d’estate con la canzoncina “giusta” di sottofondo.
E funziona, perlomeno con me.
Sarò sincero: non mi riesce sempre ma a volte, magari a letto mentre aspetto che mi venga sonno, penso ad una notte d’estate; non una in particolare, semplicemente penso a certe notti d’estate; non mi viene in mente niente di preciso, ma mi pervade un senso di benessere, magari misto ad un po’ di malinconia, ma quella bella.
Dura una frazione di secondo, ma per quell’attimo io sono lì, sotto le stelle a guardare il futuro ridendo.
Un flash, come un dolcissimo popper.
Sarò scemo, eh?
Faccio uso anche di un’altra droga, e mi succede quasi sempre in macchina -eh, lo so, non dovrei…-; così, all’improvviso, mi viene in mente Bimbi e, per un attimo, sento come un leggero brivido nella schiena e sorrido: mi faccio solo di roba buona, io.
Dunque, la divagata sarebbe finita, ed insieme a lei anche il mio tempo: ne riparliamo alla prossima.
Adesso devo andare di corsa dal mio amico Dado che deve dare un’occhiata al mio braccio destro, non inteso come collaboratore fidato ma come arto, che mi fa un male porco.
Di certe cose, nessuno me ne aveva mai parlato, nelle notti d’estate.
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Questo lo scrivevo il 6 novembre 2008, poi la cosa del braccio peggiorava una cifra ed il 28 novembre, stremato da settimane di dolore bastardissimo, scrivevo Minchia, che male!… di cui riporto solo il link perchè già il titolo la dice lunga.
E mò ci risiamo.
Ma porca di quella puttana, ’ste cazzo di C5 eC6, non hanno niente di meglio da fare che rovinarmi la vita?
Una settimana fa mi sono svegliato con quello che sembrava un torcicollo; niente di strano; come dicevo al punto 5 del post precedente, non ho un bel rapporto col sonno: digrigno i denti come un peccatore preda dei tormenti in un girone infernale e spesso mi risveglio tutto rotto dopo aver passato la notte rigido e contratto come un epilettico; credo che in alcuni momenti, se mi dessero una coltellata, si spunterebbe il coltello.
Per fortuna non mi agito, così Bimbi può dormire il Sonno del Giusto.
Daltronde è anche vero che “il sonno della Ragione genera mostri”.
Già quando sono sveglio la mia Ragione non è mai “sul Chi va là”, immaginatevi quando dormo: come creatore di mostri, il dottor Frankenstein mi fa una fantasmagorica pippa.
Comunque, dopo un giorno, il presunto torcicollo si sposta nella spalla, il giorno dopo sento un dolorino al braccio.
Mi scappa di divagare: saprete senzaltro che l’olfatto è il senso più antico, quindi più profondo; mi è capitato a volte di sentire un odore e di ricordarmi perfettamente dove l’avevo sentito trentanni prima: anni fa stavo passando davanti ad un portone da cui usciva… l’odore della cucina della mia scuola elementare!
Cazzo, di colpo mi sono rivisto il corridoio, le finestrone della cucina e Falèdra, la cuoca -và che ricordarsi un nome così…- che ce la metteva tutta per deliziare i giovani palati del Doposcuola.
Altrochè i topi morti degli odierni catering…
A volte, per strada, passo accanto a qualche signorina che usa lo stesso profumo di qualche mia vecchia fiamma: sto con Bimbi da 23 anni, ma in quel momento mi sembra di essere abbracciato con quell’altra…
Va beh, tradire col naso non è grave come farlo col cervello o col pisello, no?Chiusa la divagata.
Ecco, il dolorino al braccio mi ha fatto lo stesso efetto, però molto meno piacevole: ho riconosciuto in modo inequivocabile il dolore dell’anno scorso e mi si è gelata la schiena.
Corro da Dado, l’amico fisiatra, che mi ripropone i farmaci della volta precedente, una serie di anti infiammatori più integratori che servono a tonificare il nervo compresso da quella troia di un’ernia cervicale dimmerda.
Mi dà anche un anti dolorifico: dosaggio massimo 1000 milligrammi al giorno, dosaggio di prova, consigliato da Dado, 100 milligrammi.
Avete presente un tossico?
Bene, con un decimo del dosaggio massimo, il giorno dopo ero quasi pronto a girare per la città chiedendo un euro ai passanti.
Come dice Dado “Prescrivere dei farmaci a te significa fare brutta figura”, per cui sto aspettando domani, per andare al reparto Medicina del Dolore, come un bambino aspetta la partenza per Gardaland.
In quel posto vedi quelli che soffrono davvero e già ti senti meglio.
Però, con tutto il rispetto per quelli che veramente soffrono, questa pirlata che mi tormenta ce l’ho nella pelle io, e questo particolare me la rende
-egoisticamente- più grave di un’alluvione in Bangladesh che fa mezzo milione di morti. Ve l’ho già detto: song’ ‘o fetente.
Quindi non vedo l’ora che quella dottoressa, come l’anno scorso, mi faccia sette o otto iniezioni -tutte insieme…- in un posto che già mi fa un male porco di suo; pensa bucarlo un tot di volte…
Ma dopo è l’oblio.
In questo caso, amo le donne che mi fanno soffrire…
Forse non mi sono spiegato: non si tratta di agopuntura, sto parlando di malefico, chimico e benedetto Cortisone.
Datemi un’overdose di Cortisone e con questo braccio solleverò il mondo.
“E quindi?” direbbe il Cigno, che oggi non ho accompagnato in una delle sue misteriose missioni, causa temporanea invalidità.
Quindi, cosa c’entrano le notti d’estate?
Non c’entrano, ve l’ho detto che mi servivano le ultime righe.
In quelle notti d’estate nulla ti poteva scalfire, eri Sigfrido col giubbotto anti proiettile, l’ultimo pensiero era che nella vita ti toccasse anche soffrire.
Nelle notti d’estate non c’era dolore, il Cortisone te lo autoproducevi, insieme col testosterone.
Invece il titolo di questo post, “Lo sapevo, io…”, è riferito all’unico ed indimenticabile momento di assoluta lucidità che ho avuto nella vita e che mi torna in mente quando le cose non vanno proprio bene bene bene.
Avrò avuto sei o sette anni e solitamente i ricordi di quell’epoca sono una specie di sogno, una sorta di miraggio che appare e scompare.
Questo ricordo, invece, è scolpito nella mia mente come le teste dei Presidenti nella roccia del Mount Rushmore.
Era la vigilia di Natale, mille anni fa.
Ero a casa dei miei nonni, in campagna; fuori nevicava e tutto, ma proprio tutto, era bianco; avevamo finito di cenare ed eravamo seduti davanti al camino, visto che la prima televisione, in quella casa, sarebbe entrata un paio di anni dopo.
Ricordo perfettamente l’eccitazione per la serata che mi aspettava: verso le dieci la costruzione di un mega pupazzo di neve sul sagrato della chiesa, poi una sacrosanta battaglia a palle di neve, poi la messa di mezzanotte in cui io ero la Primadonna, essendo il solista del coro.
Poi una bella dormita ed al risveglio… i regali!
E un paio di settimane senza scuola.
Dai miei nonni, in inverno si cenava presto, alle sette.
Alle otto ero in braccio a mia mamma, davanti al camino; sentivo mia nonna e mia zia che lavavano i piatti, mio nonno e mio padre che chiacchieravano, mia sorella che giocava.
Io pisolavo in braccio a mia mamma e tutto mi arrivava ovattato.
Vi viene in mente una situazione migliore?
Non sforzatevi, vi dico io che non esiste.
In quel delizioso dormiveglia, come un fulmine, mi è balenato un pensiero.
Non era un pensiero da bambino, era un viaggio nel tempo; di colpo, senza sapere spiegare come, ho pensato:
“Goditi questo momento, non ce ne sarà un altro così bello”
Un pensiero lucido, maturo, consapevole, non il pensiero di un bambino felice, per cui quella situazione era il minimo che la vita gli doveva garantire.
Quel momento ce l’ho impresso in testa: mi sono raddrizzato di colpo e mia mamma mi ha domandato: “Vuoi alzarti, gioia?”
Mi sono guardato intorno, ho realizzato che tutto era come doveva essere ed ho ripreso la posizione:
“No, mamma, sto bene qui”.
Dottordivago
Belin, mi spiace di saperti sofferente.
Se può consolarti – mal comune mezzo gaudio, dicono – oggi mentre tornavo a Trieste in moto, all’altezza di Verona ho fatto un movimento con il collo e ho sentito un “cric”. Ho il collo bloccato da 8 ore, un male porco. Ma più che quello, mi fa girare le palle la consapevolezza che solo 5 anni fa il maledetto “cric” non ci sarebbe stato.
Ah, vegnî vëgi…
caro ragazzo, è unasettimana che sono a letto e ho già fatto andare 2 scatole di Voltaren con scarsi risultati . le mie sono quelle bastarde di 4L 5L 1S , che Dio le stramaledicesse. se dura ancora un po’ vado a Lourdes
io sto discretamente, grazie.
ma l’immagine di te bambino in tutto quel benessere è emozionante. cosa ti è successo dopo per diventare come sei oggi, così disprezzabile nelle tue prese di posizione?
ma dai, che scherzo…. sei davvero inimitabile ed il tuo blog è davvero piacevole, questo è il termine giusto perchè mi piace. e non trovo i tuoi post troppo lunghi.
maria grazia
caro dottordivago, abbiamo la stessa eta, tante esperienza comuni (da quello che leggo nel blog) e io, a parte un leggero disturbo alla prostata, sto bene (almeno spero sono in attesa del risultato di alcuni esami).
Ultimamente abbiamo avuto una perdita di un amico che,almeno per me, è stata dura da digerire.
Un amico dei miei spensierati 18 anni, passati a guardare le stelle e cercare di capire quello che si voleva fare nella vita.
Le aspettative erano tante (i risultati un po meno), ma non demordo e ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e questo mi fa sentire giovane.
L’unica cosa che ti posso dire è: l’importante è esserci, smadonnando per il male ma essere li a mandare a fanculo tutto il mondo.
certo quello che ti scrivo non ti farà passare il dolore fisico, però capovolgo la tua sensazione in braccio alla mamma : quel momento di piacere e la convinzione di essere nel posto più bello del mondo non era solo tuo, era anche di tua madre(e quello che provo io quando mio figlio più piccolo si addormenta tra le mie braccia).
E allora penso al culo che ho ad essere qui, con le sofferenza lasciate alle spalle e in attesa di quelle che verranno….. e oggi alle stelle grido : CAZZAROLA CI SONO!!!
ciao maurizio
P.S. scusa se mi sono dilungato un poco ma sai la divagazione è contagiosa.
Un racconto tenero tenero che accomuna “noi grandi”. Ma tu però sei un mostro……..quella sensazione così strana in un bambino così piccolo
Da piccolo, per qualche tempo, ho pensato di essere un fenomeno paranormale.
Mmm… mi sa che ci faccio un post.
Dottordivago
più ti leggo e più penso che siamo gemelli e che ci abbiano separato appena nati..
però poi spero per te di non essere gemelli monozigoti…
E’ un pò che non mi faccio vivo ma mi prudono i tastini…
lasciatelo dire da un dentista che ha letto in fretta la tua divagazione: cerca un mio collega gnatologo e fatti fare un vero bite ( non quelli fasulli del commercio )
lasciatelo dire da uno che corre: corri di più e mangia di meno ( fra l’altro dopo la corsa sei autorizzato a bere birra belga )
lasciatelo dire da uno che ha 48 anni: le notti d’estate ci saranno tutta la vita ma te le devi guadagnare ( e se posso fare una diagnosi a distanza tu mi sembri curare molto bene il tuo software ma maltratti l’hardware; finora tieni botta, ma consumi 2 anni all’anno.
Non volevo essere saccente, se così ti sembro me ne scuso, ma realmente questo è un consiglio da amico