Annina Sdegnosa del Mississipì, in arte Antaress, mi invita a fare un gioco che definisce “meme”.
Meme? Cominciamo bene.
Mò mi tocca andare su Wikipedia e vedere di cosa si tratta: non vorrei essere considerato uno che si fa le meme, senza neppure sapere cosa significa.
Le rare volte che qualcuno mi fa simili proposte, tipo i giochini, se posso, rifiuto, se non posso… oh, non si può piacere a tutti, quindi rifiuto lo stesso.
Da anni gli amici hanno smesso di mandarmi sms “simpatici”, visto che li detesto -gli sms, non gli amici- : il principio è che se vuoi raccontarmi una barzelletta, mi telefoni e ci diciamo quattro belinate, non che con un “inoltra” sbrighi la pratica; e poi sono quasi sempre cose che non mi fanno ridere.
Non parliamo, poi, di Feisbuk: ci finirò sopra tre o quattro volte al mese e tutte le volte clicco una cinquantina di “ignora” su qualsiasi cosa mi venga proposta, un po’ perchè Feisbuk mi ricorda le assemblee di condomio, dove anche chi sembra una persona per bene, spesso, diventa un coglione, un po’ perchè se uno usa i cani come esca per pescare gli squali (questa è una delle ultime…) ha tutte le caratteristiche per indulgere anche a stupri e genocidi, tutti vizi che non si smette così, come mangiarsi le unghie; di sicuro non lo fa smettere un gruppo su Feisbuk.
Ma se l’Annina mi propone il giochino e mi mette nelle dieci persone invitate a farlo -ed al secondo posto, poi…- beh, insomma, mi sento considerato positivamente da una persona di cui non ho mai sentito la voce, e questa cosa mi lusinga.
Per i detrattori: volete dire che mi considera positivamente proprio perchè non ha mai scambiato una parola con me?
Sarà, ma come l’ho detta io suona meglio.
Dunque, vediamo le regole del gioco; Antaress dice:
Dunque, ecco le regole (cito testualmente Erbaviola): “Il gioco consiste nell’indicare onestamente 10 cose che mi riguardano e che probabilmente chi legge il blog non sa, infine indicare altri 10 martiri che dovranno sottoporsi al medesimo gioco per non risultare dei vecchi barbagianni poco 2.0″.
Ok, sono un vecchio barbagianni per nulla 2.0.
Finito il gioco.
Naaa… Annina, Tesorovitamia, non ti liquido così: parto col gioco, se in cambio tu mi spieghi cosa significa essere 2.0.
Piccola “istruzione per l’uso”: francamente non mi ricordo le cose che vi ho già detto di me, quindi qualcuna potrebbe essere non esattamente inedita, comunque saranno minchiate: quelle toste le so solo io e verranno nella tomba con me.
Sulla scia di questa dichiarazione arriviamo al primo punto:
1) I cazzi miei li so io. Punto.
Non sono uno che si confida e non mi piace che gli altri lo facciano con me: sono confidòfobo e probabilmente la gente se ne accorge, visto che non sono il confidente di nessuno; sarà che parlo tanto e la gente è portata a pensare che un chiacchierone vada in giro a “lavarti il culo” se solo gli confidi un segreto.
Sbagliato: sono una tomba; il Cigno dice che “me la canto” ed è vero, ma rigorosamente nel campo delle troiate.
Consiglio: se proprio dovete confidarvi, fatelo con uno come me -non con me- fatelo con uno che ha mille argomenti e non ha bisogno di tirare fuori i cazzi vostri per sostenere una conversazione.
2) Sono straordinariamente goloso.
Forse avrò gusto ed olfatto supersviluppati, non lo so, resta il fatto che il piacere che mi dà il cibo non me lo dà nientaltro.
Vi brucio l’ovvia battuta: no, neanche il sesso.
3) E dire che ero bravo a raccontarla alle donne, se volevo raccontargliela; ma non “bravo” e basta, no: lo ero ad un livello inimmaginabile, era una specie di superpotere.
Ho addirittura scritto lettere e preparato veri e proprii copioni per qualche amico, che ci crediate o meno.
Adesso? Rileggetevi il punto 2 ed aggiungeteci il 4.
4) Amo Bimbi in un modo che non riesco a spiegarmi.
Ho sempre pensato che la frase “darei la vita per…” fosse una gran cagata ma se ci fosse di mezzo Bimbi… beh, spero di non dovermi mettere alla prova, ma potrei pensarci.
5) Alleggeriamo l’atmosfera: soffro di bruxismo, cioè digrigno i denti dormendo.
Ho provato ad andare a dormire con il morso come i cavalli, ma mi sono reso conto che i preparativi per la nanna diventavano più lunghi della vestizione di un palombaro; sì, anche perchè ho il sonno leggerissimo per cui dormo coi tappi: mettevo i tappi e se Bimbi mi parlava rispondevo “Ehhh?” come un vecchio rincoglionito; se poi tentavo di parlarle sembravo la voce di un cartone animato.
Un giorno mi sono detto: “E metti i tappi, e metti il bite… una di queste sere mi svito il pisello e lo metto nel bicchiere come la dentiera… Naaa, bisogna eliminare qualcosa…”.
Così continuo a rosicchiarmi i denti.
I tappi sono indispensabili.
Il bicchiere può aspettare.
6) Sono vanitoso.
Non sono esattamente una schifezza ma per un giorno, un giorno solo, vorrei essere bellissimo, una bellezza ultraterrena, roba da far girare la gente per strada; andrei ad un party hollywoodiano e, dopo aver affascinato tutte le meglio gnocche del mondo, fuggirei con la cameriera più brutta, solo per regalarle una notte indimenticabile ed avere la sua eterna riconoscenza.
Ve l’ho già detto: se dovessi scegliere tra ciulare la meglio gnocca del mondo all’insaputa di tutti e non ciularla, ma che tutto il mondo pensi che l’ho fatto, non avrei dubbi: la seconda.
E se non è vanità questa…
7) Sono un pirla.
Dopo il punto 6 non serve dire altro, no?
8 ) Sono indipendente, ingestibile, incontrollabile.
Ho sempre avuto attività in proprio per non dover rendere conto a nessuno del mio operato: se ne ho voglia, lavoro, se ho voglia di guardare il soffitto per mezza giornata devo essere libero di farlo.
“G’ho minga padroni” diceva Ligabue, il pittore matto.
Lo capisco: il solo pensiero di avere orari o controllori mi toglie la voglia di vivere.
Peccato che sono anche
9) Pigro.
Questa cosa, sommata alla precedente, fa sì che non riesca a combinare un cazzo, nella vita.
Oddio, me la passo meglio di tanti altri, ma sfrutto un centesimo delle mie potenzialità: se solo avessi più volontà o solo qualcuno che mi obblighi ad impegnarmi… Va beh, non dico niente per non sembrare immodesto.
10) Sono falso e bugiardo.
E non la racconto mai giusta, neanche quando mi faccio le meme…
Ciao Annina.
Un bacio dal Dottordivago.
P.S. No, ’sta cosa ad altri dieci non la fo, no, no no.
avevo un’immagine del doooottor divago in bianconero, ingiallita negli anni, si perche almeno 20 son passati da quando ci siamo conosciuti.
mi era sorto il dubbio di aver sbagliato persona, me lo ricordavo più cazzone di quel che scrive!
e invece no dopo aver letto i 10 punti la foto e diventata miracolosamente a colori e me lo vedo li, come se fosse ieri, con qualcosa da mangiare tra le mani, un boccale davanti, il locale è in via parma e al nostro tavolo un pilota d’aereo pien di birra, ce la stiamo ridendo a più non posso, peccato che le foto non hanno l’audio…. altrimenti si potrebbe sentire quante cazzate sparavamo e il dramma è che non siamo cambiati!… e questo non so se è un bene o un male!!
maurizio
Credo che, a causa del punto 5, continuero’ a ridere ininterrottamente, rotolandomi sul pavimento, per le prossime 72 ore. A presto quindi…
Definizione di Wikipedia di 2.0: “Web 2.0 è una locuzione utilizzata per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, WordPress, Tripadvisor ecc.)”
In altre parole, è un modo per dire “al passo coi tempi”…del web
Ma sai che quando parli di Bimbi sei troppo troppo tenero? ^_^
In altre parole, e’ il Web che diventa collaborativo, e sono gli stessi utenti a crearne in contenuti
AUGH!
A me il memè mi fa venire il tetè!!!
Elaborazione del punto 6) (per la rubrica: “Non c’e’ mai fine al peggio”):
ma tu
preferiresti che la tua Signora facesse le cosacce con te pensando ad un altro
- oppure -
le facesse con un altro pensando a te?
In palio un abbonamento a Donna moderna.
Dunque, vediamo un po’…
Con me pensando ad un altro direi di no; si ridurrebbe ad una semplice fornitura di patata -e di quella se ne trova quanta se ne vuole- ed a me toccherebbe solo la fatica.
Con un altro pensando a me è già più gratificante, anche se non andrei in giro a vantarmene.
Quindi preferirei la seconda, sempre che, facendolo con un altro e pensando a me, l’oggetto della cogitazione non sia “Vivi tranquillo, coglione, che mi agito io per tutti e due…”
Dottordivago