Non ce l’ho, non so cosa sia nè dove stia di casa.
E non lo cago.
Un’ora fa ho preso un caffè col mio amico Dedè, il quale sostiene che leggere i miei scritti è quasi un’attività a tempo pieno, tanto sono lunghi.
Belli, eh, ma lunghi…
Temo sia un modo elegante per dirmi che non ne ha mai finito uno.
Ho riflesso riflusso rifratto riflettuto un bel mezzo minuto su questa cosa, poi mi sono ricordato di essere il Campione del Mondo di “Consigli sprecati” ed ho cancellato ogni eventuale accenno di ravvedimento.
Le parole che sbrodolo su queste pagine non costano nulla, nè a me nè a voi: scrivo post, non telegrammi.
E se in questa riga, per allungare il brodo, voglio scrivere “Ambarabà ciccì coccò”, consapevole di sprecare tempo e schermo, lo faccio, e bene che sto.
Non sono un notaio, a cui basta la firma.
Non sono un incisore di lapidi, a cui ogni parola scritta costa un migliaio di martellate su uno scalpello.
Sono il Dottordivago, Blogger per Signora, romantico cavaliere dal forte braccio, brillante ingegno e cuor di fanciullo.
E lingua da portinaia.
Se cercate autorevolezza e stringatezza, avete sbagliato posto: il mio amico Paz mi ha riconosciuto, un giorno, “il dono della Divagazione” e la cosa mi lusinga.
Sì, “M’illumino d’immenso” è stata una figata d’idea, ma se Ungaretti l’avesse considerata il titolo anzichè l’opera e ci avesse scritto intorno un bel libro, magari ci faceva su anche due lire.
Però, forse, non avrebbe ottenuto la stessa attenzione e non sarebbe diventato un grande dell’Ermetismo.
Ma a me, che me ne fotte?
L’unica forma di ermeticità che apprezzo è la mostruosa durezza dei coperchi dei vasetti -ermetici, appunto- in cui la mia mamma mi passa prodotti di altissimo livello: dai peperoncini farciti con capperi e acciughe, all’antipasto con tonno e giardiniera; è incredibile, mi tocca aprirli col piede di porco, e contento che sono, visto che il botulino iniettato sul muso ti ringiovanisce, ingrerito sono cazzi…
Perchè essere concisi quando si può essere logorroici?
E poi, come dico sempre, siamo sicuri che quelli di poche parole siano più intelligenti dei chiacchieroni e non che, magari, abbiano meno argomenti?
Se uno si mette lì a leggere qualcosa, il minimo che si aspetta è di trovare delle parole; per i contenuti mi sto attrezzando.
Quella della sintesi è una cosa che non ho mai capito, insieme a tante altre fighezze da intelligenti, tipo “abbassare la voce per essere ascoltati quando tutti urlano” -ci ho provato: non uno che mi si è inculato…- o “d’estate bisogna fare come i Tuareg che si coprono per difendersi dal caldo”; sarà: appena vedo uno col loden, a luglio, che mi dice “Sto da Dio…”, allora, magari, un pensierino ce lo faccio.
Perchè scegliere per forza la via più breve? Non sempre ne vale la pena.
Se un camionista deve andare da Diano Marina ad Albenga, fa bene a prendere l’autostrada; se un altro deve fare la stessa strada ma è seduto su uno spyderino con una signorina al suo fianco e non ha il lavoro che spinge o il Diavolo che gli corre dietro, gli consiglio di fare l’Aurelia e di fermarsi cinque minuti a Capo Mele: non sarà il posto più bello del mondo, ma non è male; comunque è sempre meglio di un guard rail a destra ed uno a sinistra e di un “da casello a casello” tutto d’un fiato.
Gente, pensate un po’: questa è solo l’introduzione…
Naaa, scherzavo: oggi sarò conciso.
Un lettore mi ha segnalato un recente post di Beppe Grillo, di cui vi propongo uno stralcio:
Come chiamereste un vostro dipendente che, invece di lavorare per voi, lavorasse in proprio o per qualcun altro? Come definireste un tizio, eletto alla Camera o al Senato e a cui pagate un lauto stipendio ogni mese, che continua, imperterrito, a mantenere la propria occupazione? Un dipendente che remunerate con le vostre tasse, con benefit da favola e una pensione sicura dopo soli due anni e mezzo? Un signore che faceva l’avvocato come Ghedini, prima di essere “nominato” deputato dal suo cliente psiconano, e che continua a fare l’avvocato percependo laute parcelle? Un parlamentare come Barbareschi che si esibisce come attore nei teatri d’Italia?
Ho pensato a lungo a come definire questa gente. Questa condizione umana ha molti aspetti, molte facce. Un solo aggettivo è forse insufficiente.
“Assenteista” è quasi appropriato perchè in Parlamento spesso non si fanno vedere, ma non rende abbastanza l’arroganza di questi “desaparecidos” pubblici, che ostentano la loro assenza come un diritto divino. L’impiegato pubblico cerca di non farsi sorprendere fuori dal luogo di lavoro in orario di ufficio per non essere licenziato, mentre per i parlamentari è un vanto…
Ecco, quest’ultima parte mi ha suscitato una riflessione, il cui frutto è quanto segue; vi faccio notare che quando l’elaborazione di un concetto porta a certi risultati, si abbandona il campo della prosa per entrare in quello della poesia.
Riflessione.
L’impiegato pubblico assenteista, così come ognuno di noi quando fa una minchiata, è come quei cani che, dopo aver lasciato un bello stronzo fumante, raspano la terra con le zampe posteriori, con l’istinto naturale di coprire la cosa.
I nostri politici, invece, fanno come gli ippopotami, che mentre cagano fanno ruotare velocissimamente la coda, così la spandono nel raggio di venti metri, quasi a dire: “Sì, ti sto schizzando di merda, ma peso tre tonnellate e sono considerato una delle peggiori teste di cazzo del creato: hai qualche problema?”
Bene, queste sette o otto righe finali righe avrebbero dovuto costituire il post di oggi.
Solo che, alla faccia di Dedè, non potevo essere così conciso.
Dottordivago
Cacchio, Blogger per Signora e’ spettacolare, da standing ovation!! AHAHAHAHAH!!!
Felice che ti piaccia, mio distratto amico.
Pensa che, proprio pochi giorni dopo averti conosciuto, ho scritto http://ilpandadevemorire.wordpress.com/2008/09/16/dottordivago-blogger-per-signora/
e proprio lì ho usato per la prima volta una “emoticon” che ti ho zanzato.
Dottordivago
Ti abbraccio , quasi quasi copio tutto pari pari e lo incollo da me senza citare la fonte. Non hai idea di quanti (tra i quali anche grandi esperti di comunicazione), mi hanno buttato lì, ma con sottintesi, per non offendere, che il segreto della comunicazione moderna sta nella concisione, che forse se accorciassi un po’ le mie scemenze avrebbero più attenzione ecc ecc. Ma a noi cosa ci frega , accidenti, se io scrivo proprio perchè ho voglia di sbrodolare, di allungare la zuppa, ogni tanto se rileggo per cercare qualche errore di battitura che tanto non trovo, ci aggiungo pure una frase! Siamo fatti così , chi ci vuole ci prende come siamo, se no pazienza. Tanto per dire, blogger per signora ha il copiright?.
Vi prendo, vi prendo tutti, miei adorati bloggers!!! (“Vi prendo” in senso metaforico…)
Un blogger che si rispetti DEVE sbrodolare: altrimenti il piacere della lettura dei vostri post(s) durerebbe pochi secondi. Come dice il re dei trombatori, il Sultano di Brianza:”Cribbio, perché una trombata sia bella…deve durare un bel po’!!! Almeno due legislature”.
Quindi dilungatevi, dilungatevi pure.
Poi, che la critica alla scorrevole loquacità del Dottordivago venga mossa da Dedè…è un paradosso!
Ai tempi di Radio West, a mocrofoni chiusi, i leggendari – interminabili – deliziosi monologhi, o “sermoni”, di Dedè era quanto di meglio ti potesse capitare in una sera d’inverno. Praticamente non c’era argomento su cui Dedè non potesse imbastire in quattroequatrotto un sermone da brivido.
Io, invece, sono diventato di poche parole: ma è solo pigrizia… D’altro canto…sono il Ragionier Pantofola.
Dottordivago ci piaci così, logorroico e divagatore, abbasso la sintesi!!!!
Felice di piacervi, amici miei; come ben sapete, le mie mani che volano (“volano” una sega…) sulla tastiera necessitano di un prezioso carburante: l’adulazione.
@ Enrico – Spero che “Blogger per Signora” non abbia un copyright, sennò sono inguaiato, visto che un ormai defunto vecchio amico di mio padre si definiva “Lattoniere per Signora”.
Era lui il vero genio.
Dottordivago
C’e’ una barzelletta in napoletano sulla memoria. C’e’ un tale che entra in un sale e tabacchi e fa: “scusat’, tenit’ e caramelle a ment’?”. E il tabaccaio: “eh si, mo m’e’ ricordo tutte quante!”
come ti capisco, io nel dialogare quotidiano la sintesi proprio non la conosco e se scrivo la sintassi mi va di traverso……
il nome è azzeccato, divago detto il dottore e quindi è giusto che divaghi su qualsiasi argomento altrimenti ti saresti dovuto chiamare dottoravaro……
per concludere con una terminologia casta e pura:
ma che minchia scrivo…. mavaffanculo vado a dormire che è meglio……
signori e signore vi saluto e sempre sia lodato il blogger del dottorato.
seconda minchiata e stavolta il vaffa me lo merito!
ciao
maurizio
Carluccio… in sintesi… volevo solo dire che con i 590 amici che mi ritrovo riesco a leggerti solo raramente perchè mi occupa un sacco di tempo. Con questo apprezzo sempre e comunque tutte le minchiate che il genere umano sforna.. e io ne sforno un mucchio.. sin dai tempi di Radio West (come dice il nostro amico anonimo (?) pantofolaio).. Non voleva essere una critica, ma una constatazione.. tutti i giorni, ancora adesso, mi capita di sproloquiare in Tv. finchè c’è qualcuno che ascolta o legge.. va tutto bene.
You’re beautiful.. don’t ever change!!!
Scusa ma tradurlo in dialetto mi occupava più tempo che scriverlo come è in realtà.
Baci … forever. Dede Vinci (nome e cognome)
Ecco, confesso di essere molto confuso adesso…
mi piaci logorroico e prolisso,
leggendoti mi sembra di essere in birreria
seduti ad un tavolo, con una guinnes
(250 anni domani…auguri!)
a conversare tranquillamente tra amici.
Quello che hai scritto sotto Riflessioni mi induce a pensare che l’argomento di questo blog fossero le cagate…
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