L’altra sera per poco non asfalto un negro in bicicletta col fanale spento.
Va beh, okay, “nero”, ma quarantanni fa Fausto Leali cantava “Non sono che un povero negro, ma nel mio cuore io prego…” e fino a ventanni fa dicevano “negro” anche al TG, quindi dico “negro” non perchè la mia formazione è di stampo hitleriano o Afrikaner ma perchè mi ci hanno abituato da bambino.
Me lo devo ricordare: i negri sono “neri”, gli handicappati sono “diversamente abili”, i ricchioni sono “diversamente trombanti” ed i pelati sono “diversamente pettinabili”.
…Cosa stavo…?
Ah, sì: il negher in bici.
Dunque, già sei nero, ti vesti di nero, giri in bici col fanale spento, contromano e con gli occhiali da sole -di notte!- così manco ti vedo il bianco degli occhi e stai pure imbronciato; almeno ridi, no?, che c’avrai una bocca di denti che fa invidia e che sembra un neon…
Morale, una sera, in orario aperitivo, lo racconto ad un amico che mi confessa di fare altrettanto: non integralmente, solo per quanto riguarda il fanale: “Ma sai che fatica si fa a pedalare con la dinamo inserita? Sembra di essere sempre in salita…”.
Certo, conviene fare così, soprattutto se devi andare dalle parti dell’ospedale: con l’ambulanza ci arrivi in un attimo.
Comunque ci ho provato; non vado in bici da una vita, di notte, poi, da due vite, quindi ho dato due pedalate sulla bici dell’amico: è vero, si fa una fatica da bestia, sembra incredibile.
E solo per tenere accesa una lampadina che con una piletta del cazzo fa luce per due mesi…
Minchia, adesso capisco perchè tutti quelli che stanno parecchio in sella, postini esclusi, si bombano come pesiste della Germania dell’Est.
Oh, ma guarda che siamo delle pippe, eh?
Non dico io ed il mio amico, parlo a nome del genere umano.
Pensate ai muscoli di una formica che si trascina un chicco di mais che pesa cento volte tanto, o ai salti che fa una pulce, che se solo fosse alta come un sardo medio salterebbe in cima alle Petronas Tower.
Tanti anni fa, nel corso delle mie trasferte africane, gli amici del posto mi raccontavano storie che sembravano vere prese per il culo.
Un amico inglese, produttore di tabacco proprietario di una farm grossa come il Belgio, aveva, chiusi in vari recinti, parecchi animali selvatici, catturati nelle sue coltivazioni, in attesa che che i guardiacaccia li spostassero nei parchi.
Avete presente gli scimpanzè? Sì, proprio quelli che negli anni 70 mettevano sui poster vestiti come i Beatles o col tutù da ballerina e che ispirano tanta tenerezza…
Bene, un maschio adulto, sui 40/45 kg, può staccare un braccio ad un uomo: non romperlo, dico staccarlo, come sfogliare una margherita; per dimostrarmelo, un suo dipendente a cui avevo dato del contaballe ne facevano incazzare uno in gabbia, stuzzicandolo con un ramo grosso, appunto, come un braccio: lui lo prendeva e lo spaccava con una facilità impressionante, e parlo di legna verde, non secca e camolata.
‘Azz!…
E noi?
Non so voi, ma io, un giorno, in palestra, stavo pedalando sulla cyclette, una di quelle con venticinque display che ti fanno anche l’oroscopo: io guardo solo quello che indica il tempo che manca alla fine del programma; visto che è un esercizio che mi annoia a morte, io non lo cago, il display, e preferisco un bel libro; ovvio, non saggi o cose ponderose, direi che un Tom Clancy o, meglio ancora, un Clive Cussler, che è come leggere Tex Willer, va benissimo.
Unica controindicazione: quando l’azione si fa intensa e gli avvenimenti mi prendono, aumento involontariamente il ritmo della pedalata; quella volta, l’eroe di turno stava salvando il mondo dal Cattiveria di turno, roba tipo riempirsi di mazzate avvinghiati ad una bomba all’idrogeno che faceva il conto alla rovescia come a Capodanno, anche se nel racconto era ottobre.
Giro la pagina, la copertina è patinata, le mani sudate…Merda, mi cade il libro; guardo il tempo, mi mancano due minuti soltanto, quindi lascio il libro in terra e finisco il programma; così mi cade l’occhio -oh, oggi mi cade tutto…- sul display che indica la potenza istantanea sviluppata: sto sbuffando come un mantice, mi sento inarrestabile come una locomotiva, le gambe sono due bielle che a momenti mi si impenna la cyclette e…
E sto sviluppando 600 watt.
Una locomotiva? Sì, toh, fuma…
Un Black & Decker, piuttosto, e neanche di quelli potenti: cazzo, possiedo svariati trapani, il 90% dei quali mi mangia in testa.
C’è da rimanerci male.
E tutto ciò con la consapevolezza che la bicicletta è considerata la macchina ad azionamento umano più efficiente in assoluto.
Siamo poca cosa, gente: teniamoci buono ’sto pollice opponibile, và…
Dottordivago
Per la cronaca, esistono dei fanalini per la bici alimentati a pile -___-
…E sono quelli a cui faccio riferimento parlando di “piletta”.
Solo che, conoscendolo, Andreino si ritroverebbe a fare avanti e indietro con la batteria tra la bici ed il telecomando della tv, oppure tra la bici ed un giocattolo della sua fidanzata…
Daltronde, ognuno ha gli amici che si merita.
Dottordivago
e pensa che un po’ di tempo fa , forse ancora adesso giravano delle pile russe a dinamo che facevi andare aprendo e chiudendo la mano…. roba da farsi dei muscoli da cinema altro che palestra!
Eppura la buona vecchia dinamo ha pur sempre il suo fascino…
Basta un po’ di esercizio…