Notizia dell’altro giorno:
La città di Dresda, in nome della democrazia, si è vista togliere il brand dell’Unesco, cioè delle Nazioni Unite, di World Heritage Site, Sito Patrimonio dell’Umanità, perché ha voluto un ponte sulle rive del fiume Elba, che alleggerisce il traffico congestionato della città, ma che, a quanto pare, deturpa il paesaggio circostante.
Dunque, io a Dresda non ci sono mai stato per almeno due ragioni: la prima è che ci sono un milione di posti che mi interessano di più, la seconda manco ve la dico perchè basta la prima.
Quindi mi sono letto due-righe-due sulla “Firenze sull’Elba”:
Il paesaggio urbano è caratterizzato da prati bassi, ed è coronato dal Palazzo Pillnitz ed il centro di Dresda con i suoi numerosi monumenti e parchi che testimoniano la sua storia tra il 16° e 20° secolo. Il paesaggio offre anche ville e giardini suburbani del 19°-20° secolo e preziose caratteristiche naturali.
Bel quadretto, ma c’è una cosina che non mi torna.
L’unica cosa che già sapevo a proposito di Dresda è che è considerata una Città Martire della Seconda Guerra Mondiale, visto che è stata vittima del più sconsiderato, inutile e devastante bombardamento di quei sei anni di follia globale.
13 febbraio 1945: il bombardamento durò 14 ore e 10 minuti, e la distrusse quasi completamente. Alle 22 inizia l’attacco: 224 Lancaster della RAF sganciano migliaia di bombe incendiarie e ordigni dirompenti. Tre ore più tardi altri 529 velivoli compiono la stessa operazione, anche con bombe al fosforo che bruciano le persone colpite. Tra le 12:15 e le 12:50 del giorno successivo è la volta dell’aviazione statunitense, che con 1350 aerei sgancia 770 tonnellate di bombe dirompenti. I resti della città bruceranno per una settimana, senza alcuna possibilità di spegnere l’incendio o soccorrere gli abitanti.
Pronti via furono ritrovati 35.000 cadaveri, ma una cifra molto superiore era costituita dagli sminuzzati, volatilizzati ed evaporati, visto che il fosforo fa bene alla memoria ma se brucia sono cazzi; ciò nonostante, fino al 1966 uscivano fuori cadaveri ad ogni lavoro di ricostruzione ed ogni volta che uno dava una picconata in terra; questa cosa, oltre a rendere la zona inidonea alla ricerca dei tartufi, porta ad una cifra considerata corretta di circa 135.000 morti.
Tenendo conto che Hiroshima riconosce ufficialmente 85.000 vittime dell’esplosione del 6 agosto, ci si rende conto della spianata che hanno dato al ridente borgo.
A parte i cristiani, poveracci, ma per avere un’idea della città the day after facciamo due conti della serva: 224+529+1350 fanno 2103 bombardieri.
Se 2103 bombardieri sganciassero ognuno un tot di tonnellate di mattoni, della città sarebbe rimasto poco in piedi; senza nulla togliere al mattone come forma d’investimento, bisogna riconoscere che come arma di distruzione non vale quasi un cazzo, infatti gli alleati hanno sganciato migliaia di tonnellate di roba che scoppiava, bruciava o faceva qualcosaltro, comunque faceva un danno della madonna.
Domanda: cosa è rimasto di quella città?
Ripeto, io non ci sono mai stato, ma se c’è qualcosa in piedi a Dresda, ce l’hanno messa dopo la guerra.
Se così non fosse, significherebbe che ci hanno raccontato delle balle e che dovremmo dare credito a ciechi revisionismi e magari dare ragione a quel mangiamerda-di-maiale di Ahmadinejad ed alla negazione dell’Olocausto.
Quindi io parto dal postulato che l’architettura di Dresda sia originale come quella di Gardaland.
C’è da tener conto di un altro fattore: chi ha tolto a Dresda le tre stelle sul Tuttocittà?
L’Unesco, cioè le Nazioni Unite, cioè due organismi mondiali che sanno solo mangiare sè stessi, dilapidando il 90% delle loro entrate in stipendi, viaggi e faraonici summit -casualmente- nei posti più belli del mondo; solo qualche ente pubblico in meridione riesce a fare percentualmente peggio, tipo quella società campana a capitale regionale che aveva 18 direttori stipendiati nel CdA e 4 dipendenti a lavorare.
E che forse esiste ancora.
Quindi, se mai il mio ragionamento avesse un minimo di senso, ci ritroviamo con una banda di lavativi che considerava Patrimonio dell’Umanità una specie di Cinecittà.
I tedeschi sono gente seria.
Non come noi, che quando ci sono i blocchi del traffico di domenica tutti si fanno intervistare entusiasti del divieto e dichiarano “Dovrebbe essere sempre così”; gli stessi che, da lunedì, non fanno un passo manco se li ammazzi.
A Dresda serviva un ponte che ogni mese faccesse risparmiare milioni di ore in coda, con benefiche ricadute sulla qualità della vita e dell’aria; si sono guardati in faccia, hanno organizzato un bel referendum, sono andati a votare, loro, ed hanno deciso di fare quel cazzo d’un ponte al grido “Me ne infischio dell’Uneschio” (licenza poetica).
Quello di non volere un ponte utile -non come quello di Messina…- è il più bel pandismo che io conosca: questo è il terzo millennio, bellezza.
Quando è stato costruito il Colosseo, di cose belle, a Roma, ce n’erano già, ma se avessero dato retta (caso mai ce ne fossero stati) a quelli che ne temevano l’impatto ambientale, non se ne sarebbe fatto niente, e così per tutto il resto.
Pensa un po’ a quei bastardi palazzinari che hanno rovinato “un ecosistema unico come la laguna” per costruirci quella schifezza di Venezia, eh?
Ma il tempo è galantuomo, e oggi, per punizione, si beccano il ponte di Calatrava, Diolomaledica.
E poi, Unesco di ’sto casco (altra licenza…), cosa vai a rompere i coglioni a quella brava gente, eh?!…
Manco dovessero far passare il ponte attraverso San Pietro impiegando i mattoni di Notre Dame…
Eccheccazzo!
Marca “bravo” ai tedeschi, popolo a cui il Movimento Verde più forte d’Europa deve proprio averlo fatto a fette e dove forse sta attecchendo un po’ di quel Pandapensiero che vado predicando: non quello “dell’Approssimazione al Potere” ma quello di mettere il buonsenso davanti agli stereotipi ed alle questioni di principio.
In una città prima vengono gli abitanti, poi tutto il resto.
Ostia, mi scappa di divagare.
Ho fatto le superiori a Casale Monferrato, in una sezione “pilota” che raccoglieva gente da tutto il Piemonte; non ricordo in quale anno, il primo giorno di scuola ci ritroviamo una nuova insegnante di lettere, romana, che durante la prima presa di contatto se ne esce con “Vedo che ci sono pochi Casalesi: tu da dove vieni?”
“Da Alessandria”
“E tu?”
“Da Valenza”, pronunciando Valénza, con la “e” stretta.
“Ricorda: si dice Valènza“, e lo pronuncia con la “e” larga.
Risposta: “Noi di Valenza diciamo Valénza, quindi ho ragione io”.
Peccato che la ola non era ancora nata, sennò l’avremmo fatta.
Quando si parla di una città, ha sempre ragione chi la abita.
E i forestieri… muuuti, come dice Ciccio dei Palazzi.
Ehm… sarebbe grave se divagassi nel corso di una divagata?
Ma sì, và, tanto è sempre una storia di “e”.
Poco tempo fa ero al supermercato con Bimbi; si avvicina il direttore, che conosce mia madre, e fa: “Dì a tua mamma che sono diventato papà di un maschietto”
Voi sapete quanto mi interesso di bambini, quindi, nonostante io sia un parlatore a propulsione nucleare, rispondo “Ah…”
Bimbi è più educata: “Che bello!… E come si chiama?”
“Erik”, e lo pronuncia con una “E” larghissima.
Bimbi, che è più educata ma anche più suonata, ribatte: “Ah, Erik con la “E” larga?”
Il direttore, spiazzato: “No… con la Kappa”
Uno scontro fra Titani.
Bei momenti, comunque.
Va beh, torniamo a Dresda.
Anzi, tornateci voi, io non ci sono mai stato.
Però potrei farci un salto uno di questi anni, anche se non è più Patrimonio dell’Umanità.
Ma la città è sempre quella e almeno c’è un ponte comodo…
Il Pandapensiero è preziosissimo! Lo dichiaro ufficialmente da un’area geografica totalmente sprovvista di buon senso: il subcontinente (ma sarà allusivo sto sub?) indiano!
Ciao Dottordivago!
Dimenticavo: Unesco, Unicef, ONU, World Bank, vivendo in sti posti ho agio di vedere quanto faraonici siano stipendi e sprechi. Non ti dico cosa provo quando qualche ben intenzionato ma tonto blogger sponsorizza la raccolta fondi di queste organizzazioni parassite!
Pensa che anni fa, un banchiere svizzero ci diceva che l’UNICEF usa ben il 4% di quello che incassa per i poveri: il resto va in stipendi e “spese di gestione”…….